Intro:
Le Riviste di Architettura pubblicano i progetti dei grandi Architetti, ignorando quasi sempre quelle silenziose avanguardie che costruiscono frammenti urbani di grande qualità; dimenticando quanti formano nuove idee critiche, senza clamore o facile isteria di Styling. Le Riviste di Architettura pubblicano sempre la stessa solfa, inserite più che mai nel Mercatino globale per vendere qualche copia in più.
Frammento13.
Le Riviste di Architettura si muovono esponenzialmente (ormai da anni) verso un crescente interesse per tutto ciò che riguarda l’impatto visivo. Tutto ciò che non fa “rumore grafico” viene fagocitato nei fogli bianchi del disinteresse. E fin qui, niente di male. Il contrario sarebbe peggio. Perché dare troppo spazio a un’Architettura anonima, reazionaria e priva di spunti visivi rappresenterebbe la morte delle idee. Per molti anni è stato così. Con l’Accademia che frenava il progresso e la dinamica formale. Oggi, tuttavia, corriamo un grande rischio. La velocità eccessiva privilegia tutto ciò che fa share, per usare un termine televisivo. E non c’è cosa che fa più audience delle massaie che litigano, gridano e si tirano i piatti in Tv. I direttori di Rivista sono sempre più spregiudicati perché devono rispettare alcune regole di Mercato: devono “fare notizia” e vendere più copie possibile. E fini qui, ancora niente di male. Perché proporre idee per piccoli e ristretti circoli di intellettuali con le scrivanie polverose non serve proprio a nessuno. Se questo meccanismo, però, si cristallizza nel suo evolversi continuamente e rimane cioè l’unico modo di operare nel mondo, allora il progresso si ferma, il cambiamento diventa manierismo di Mercato e tutti si abituano agli eccessi per vendere qualcosa. E’ come se fossimo immobilizzati in un quadro all’interno del quale tutto deve essere venduto velocemente. Alla fine il quadro si svuota. Il tasso alcolico di velocità e marketing che siamo in grado di reggere aumenta giorno dopo giorno, allargando questo quadro a dismisura, anno dopo anno, fino a farlo scoppiare inesorabilmente.
Frammento14
I direttori delle Riviste “patinate” di Architettura (in Italia) non fanno altro che seguire le leggi di Mercato e il suo sfrenato bisogno di fagocitare ogni cosa. Casabella (di Francesco Dal Co) mischia tutto, tentando una difficile e inefficace mediazione tra le Archi-Star e l’Accademia reazionaria di altri tempi. L’Arca, nonostante le premesse esaltanti dei primi anni, rischia di rimanere ancorata allo Styling dell’Architettura, pubblicando troppo spesso la stessa solfa e troppi Oggetti pieni di tecno-riccioli.
VilleGiardini è ormai diventata una Rivista da parrucchiere. Il neo Direttore di Abitare -Stefano Boeri- è preso nelle maglie del “melting pot”, in un brodo primordiale nel quale conta solamente il Mercatino globale. La nuova Abitare, distante anni luce dal rigore rivoluzionario, dinamico e positivo della meravigliosa direzione di Italo Lupi, sembra essere solamente una grande pubblicità alla figura di Boeri-Architetto, un messaggio promozionale, un meraviglioso Spot attraverso il quale, tra una ceramica e l’altra, tra la pubblicità di un bagno e l’altro, emerge tutto e il contrario di tutto: una sorta di Blob che si dimentica delle sue origini innovative e si concede alle sirene del denaro, facendosi guidare da uno spericolato “Schumacher” in una folle corsa per vendere architettura, con la “a” minuscola. Un tempo Bruno Zevi protestava contro chi usava le Riviste di Architettura per farsi pubblicità. È il caso di seguire, oggi più che mai, il suo esempio.
La Rivista Area, dopo un inizio critico non brillante, vaga tra alti e bassi, pubblicando tanto quel brodino di mercato (di cui parlavamo prima) quanto, qualche volta, ottimi progetti quando si occupa di Città e Metropoli e non solamente di Oggetti caduti qua e là sulla terra, quasi per caso.
Alcuni margini di riflessione, in ogni caso, sono rimasti. La nuova Domus (diretta da Flavio Albanese) tenta di far riflettere con rubriche interessanti e “Intersezioni” che svelano il Mondo nella sua globalità, spingendosi spesso nei territori dimenticati da tutti, nella parte davvero povera del Pianeta Terra che necessita di attenzione; affrontando il Territorio e non pubblicando solamente i Gehry, le Hadid, i Fuksas&Co. e i Nouvel del momento. In tal senso Lotus -da moltissimi anni- sembra un valido aiuto per approfondire e riflettere con serietà sui problemi del Contemporaneo, sull’Architettura e sul Paesaggio urbano. Anche la Rivista Gomorra (sottotitolo: Territori e culture della Metropoli contemporanea) indaga, da ormai una decina di anni, sul mondo dell’Architettura e del territorio metropolitano, della Sociologia e della Cultura, con contaminazioni e idee diverse.
Frammento15
La speranza è rappresentata dagli sguardi incrociati sul Mondo e sull’Architettura. L’innovazione consiste nella Critica e nella voglia di migliorare, senza troppi compromessi, il Territorio che solchiamo con i nostri piedi, vagando per la Metropoli contemporanea, descrivendo le sue forme, contaminando idee e riflessioni libere da qualsiasi moda.
Bisogna riscoprire una teoria che non sia imprigionata nella marmellata di Styling manierista che ormai ha preso il sopravvento nella Ricerca architettonica attuale. Bisogna togliere, con coraggio, le catene alle idee. E non scrivere o progettare per compiacere questo o quel Critico, questo o quel Direttore di Rivista che forse un giorno pubblicherà i nostri lavori.
Il futuro ci attende, tra le pieghe dei nostri giorni. Lasciamo che la speranza dilaghi. E che il dibattito non si limiti al numero di copie vendute dalle Riviste o dal ricciolo più bello confezionato ad arte da uno scaltro Architetto che sa bene inserirsi nel gioco di questo Mercatino globale.
Marco Maria Sambo






