presS/Tletter
 

presS/Tletter n.01-2011

redazione 20/01/2011 Senza categoria Nessun commento

ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

 

Tarzans nella foresta italiana

Io lavoro. Tu ruby?

 

IN EVIDENZA

 

- LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Premio ad un talento under 40. In giuria: Renzo Piano

- L’OPINIONE: Il gioco del cavallo di Caligola e della Salomè

- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini

- DOCUMENTI: Salvatore D’Agostino intervista Federico Zanfi

- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Ilenia Pizzico

- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: In Svezia, il primo hotel sugli alberi

- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Natale arrogante

- NOTIZIE INARCH: La vera storia di Tor Bella Monaca

- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

- CRONACA E STORIA: Arcangelo di Cesare continua con Cronache e storia: Dicembre 1960-Gennaio 1961

- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: Colazione da Truffany

- SPECIE DI LIBRI: Diego Terna ci parla di Christopher Orr

- RECENSIONI,COMMENTI,SUGGERIMENTI: L’ènfasi architettonica, che cos’è la città dello spettacolo

- SGRUNT: Marco Maria Sambo: Domanda nichilista

- MEDIA E DINTORNI: Antonio Tursi ci parla di Vetrine e trappole

- FRAME: Channelbeta: Uffici e centro logistico a Nola, Italia

- SEGNALAZIONI: Salviamo la Casa al parco di Gardella

- LETTERE: Massimo Bilò sul Macro

- LA STORIA IN PILLOLE: Rossella De Rita ci parla di: Il movimento operaio a Roma

- ALLEGATI: Premio Fondazione Renzo Piano ad un giovane talento

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

 

Premio Fondazione Renzo Piano ad un talento under 40

Premio di 10.000 euro a un architetto under 40 che ha realizzato un’opera costruita in cui esigenze tecnologiche e costruttive siano coniugate ad un’innovativa e poetica ricerca spaziale. Il premio è bandito dalla Fondazione Renzo Piano e dalla Associazione Italiana di Architettura e Critica_presS/Tfactory.

Il bando sulla rubrica ALLEGATI e sul sito www.presstletter.com

 

L’OPINIONE

 

Il gioco del cavallo di Caligola e della Salomè

Mi interesso oramai poco di politica. Ciò che però mi colpisce della cronaca odierna è la facilità con la quale meriti, chiamiamoli così, personali si trasformino in incarichi di responsabilità intellettuale. Insomma pare che sia semplice diventare assessori, parlamentari o giornalisti per episodi che hanno a che fare più con il letto che con i libri. In fondo questa non è una grande novità. E’ sempre successo a destra, centro e sinistra che amanti, oltre che figli e parenti, accedessero a incarichi che persone più serie o preparate potevano solamente sognare. E l’imperatore preferisce un equino di nome Incitatus a un potenziale avversario; il ballo di una bella donna alla testa di quel lagnoso del Battista.

A ricordarcelo è proprio la abbagliante luce che si proietta, sia pur con sostanziali e diverse sfumature, sui casi Ruby, Minetti, Carfagna, e che, quasi tracimando, illumina anche un universo ben più vasto gelosamente tenuto nascosto o celato dalle culture istituzionali. Da mondi cioè dove a parole si antepongono le virtù dello studio, dell’impegno, del merito ma dove nei fatti prevalgono le leggi della consanguineità, del sesso, della fedeltà generando quello che in Italia è da anni il più mostruoso spreco di risorse e di talenti intelluali della sua storia.

E così più i giornali mettono in luce questo premier –beato lui o povero lui- danaroso, tribale e sporcaccione, più si delinea il ritratto di un’intera società, mondo universitario compreso, che da sempre gioca , forse più nascostamente e con maggiore ipocrita abilità, al gioco del cavallo di Caligola e della Salomè. (LPP)

 

CARTOLINE di Renato Nicolini

http://www.renatonicolini.it/blog/

 

CARTOLINA DOLCE STIL NOVO

“Per lui Noemi è la pupilla, io il culo”.

(Ruby)

 

CARTOLINA FINALMENTE UN PROGETTO PER LA SICUREZZA DI POMPEI

La nuova Sopraintendente degli scavi di Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro, ha disposto che “in caso di nubifragio, forti venti o piogge persistenti, a titolo precauzionale, volto a garantire la pubblica incolumità, vengano tenute interdette all’accesso del pubblico case ed aree dove sono stati individuati elementi di pericolo. In caso di avverse condizioni climatiche, e per tutta la durata delle stesse, devono essere provvisoriamente chiuse, da parte del servizio di custodia, le case aperte al pubblico”.  Quando pioverà, i turisti giunti a Pompei da ogni angolo del mondo, rimarranno fuori dei cancelli…

(dal “Mattino” del 13 gennaio)

 

CARTOLINA FORMULA 1

Lo dice la parola stessa, Formula 1. Un solo posto nella vettura, un solo Gran Premio per paese. Per capirlo, il Sindaco di Roma ha impiegato tre anni, dedicato al Gran Premio all’EUR lo spazio d’onore della sala Italia all’Expo di Shangai… Ma il tempo perso non è stata la cosa peggiore; il grave è che siamo stati costretti a prendere sul serio un personaggio come Flammini, che spostava ogni settimana milioni di metri cubi da una parte all’altra dell’EUR.

 

CARTOLINA DOVE VA L’ARCHITETTURA

A giudicare dalla tavola rotonda per la presentazione del n.264 de l’Arca, sta ancora domandandoselo.

Scopro però, ascoltandola, l’imprevista analogia di una frase di Paul Zumthor (citata da Exit) “involucro e sfondo della vita che scorre”, con un analogo concetto di Aldo Rossi, “architettura scena fissa della vita che deve scorrere liberamente”. Mi viene in mente Sandro Penna: “Io vivere vorrei addormentato / dentro il dolce rumore della vita”. Scape ci invita a riflettere sugli effetti della fine – con la crisi finanziaria – dell’ “inebriante flusso di denaro”. Francesco Librizzi ci mette davanti alla foto degli osservatori, con grandi occhiali, dell’esplosione atomica di Bikini. Da allora l’annuncio, la visibilità ed il ruolo (essenziale) degli spettatori hanno assunto un altro valore estetico. Uno “scatto” per andare oltre può venire dal fatto che caratteristica essenziale dell’uomo è “rischiare”. (Ma già lo diceva Rilke: “l’uomo vive inconsapevole del rischio.”). Il gruppo OSA cita Adolf Loos (“la casa deve piacere a tutti, mentre l’opera d’arte non deve piacere a nessuno”), per sottolineare la tendenza ad “andare verso la necessità” eliminando il gesto gratuito. Vecci architetti sottolinea il nuovo ruolo del potere economico con un’immagine di Metropolis di Fritz Lang accennando alla rigida gerarchia sociale (gli operai in basso) che la pervade. Un’ (incerta) impressione conclusiva è che l’architettura stia pensando ad andare dove va l’umanità… Torna il basso sociologico, dopo gli acuti formalistici?

 

DOCUMENTI

 

Salvatore D’Agostino intervista Federico Zanfi

Alla biennale di architettura di Venezia del 1996, Stefano Boeri e Gabriele Basilico, presentarono un viaggio per immagini, individuando sei segmenti (ciascuna disegnava un rettangolo di km 50 per km 12) di territorio italiano dalle caratteristiche urbane molto simili, in luoghi diversi. Quel viaggio a piedi non voleva dimostrare, ma mostrare il complesso rapporto che c’è tra la città e il territorio, tra il costruito e la politica, tra la vitalità e l’idealizzazione. Poneva dubbi, invitava a riflettere, non si nascondeva dietro i fasti del passato.

 

Nella recente Biennale, dopo 14 anni, Luca Molinari ripropone una sezione del paesaggio italiano per temi. Ricordo 106 Statale Jonica, un’installazione-denuncia a cura di Filippo Romano ed Eva Frapiccini.

 

Grazie alla Fondazione Claudio Buziol di Venezia nel 2010 è nato ‘Lo-fi Architecture’ un progetto curato da Mario Lupano con Luca Emanueli e Marco Navarra: «un programma di lavoro che si confronta con problemi urgenti delle città e dei territori e si rivolge a chi determina le dinamiche amministrative, economiche e culturali dei contesti urbani».

 

All’inizio di luglio del 2010 gli artisti di ‘Alterazione video’ hanno iniziato a creare il Parco Archeologico dell’Incompiuto Siciliano a Giarre: «la città offre una serie di incompiuti collegabili da un percorso per turisti “pensanti”, come dice Andrea Masu, con tanto di segnaletica e mappa con itinerari. Una attrazione per una città che non ha nulla da offrire, ma che potrebbe suscitare l’attenzione di molti con questo divertente progetto, un gioco ma non solo, una provocazione o meglio una parodia del paesaggio come dice ammirato lo scrittore e docente universitario Salvatore Silvano Nigro».

 

Oggi la cultura italiana passa per questo paesaggio di cemento.

Del progetto di questi contesi urbani sfumati, ne ho parlato con Federico Zanfi, autore del libro Città latenti, Bruno Mondadori, Milano, 2008.

 

Salvatore D’Agostino: «Improvvisi ed eccezionali accadimenti hanno scosso il paese tra il luglio e novembre: la frana di Agrigento, l’allagamento di Firenze e Venezia, le frane e le alluvioni nell’alto e basso Veneto.

Alla radice di ognuno di essi sta, per certo, il cattivo uso del suolo, sotto forma sia di continuo ed insensato disfacimento di antichi equilibrati ecosistemi naturali, sia di violento e pervicace sfruttamento intensivo del suolo a scopi edificatori». 1

Questo è l’inizio dell’editoriale dell’urbanista Giovanni Astengo scritto per la rivista Urbanistica numero 48 nel dicembre 1966.

La copertina di quel numero non offriva scappatoie ideologiche. Era listata a lutto. Celebrava la morte del territorio italiano.

 

Federico Zanfi: È evidente che tutti quei temi sono ancora più che attuali. La frana di Agrigento è stata forse la prima, sicuramente la più nota, vicenda in cui una porzione di territorio carente di manutenzione e fragilizzata da uno sfruttamento edilizio eccessivo, cede. Negli ultimi decenni la cronaca del Mezzogiorno è stata segnata da troppe vicende simili per poterle ormai contare, Giampilieri resterà solo per poco tempo l’ultima di questa serie. In realtà questi fenomeni si danno in tutto il paese, le statistiche riportano dati impressionanti sul numero di eventi franosi che ogni anno si registrano in Italia e sulla quantità di territorio danneggiato da questi fenomeni. Le frane si danno al Nord come al Sud per una diffusa incuria verso il suolo, ma nel Mezzogiorno questi eventi intercettano un altro fatto, legato all’argomento di questa conversazione. Si trasformano in tragedia, più spesso che altrove, perché le colate di fango travolgono case che non dovrebbero stare dove sono, come a Sarno. L’abusivismo in questo senso non è la causa del dissesto, o comunque ne è una concausa, ma fà si che il dissesto diventi più probabilmente una tragedia. Questi eventi funzionano come delle spie, per qualche giorno portano in televisione e in prima pagina sui giornali un paesaggio in cui l’abusivismo edilizio è stata la la modalità esclusiva o comunque una delle modalità prevalenti di costruzione del territorio, ma che nel dibattito pubblico non è mai stato molto rappresentato. Il dibattito più recente lo si è giocato su Punta Perotti e su poche decine di ecomostri che hanno avuto una sovraesposizione mediatica impressionante, e che hanno distolto l’attenzione dal vero problema. Intendo dire il vero problema dal punto di vista quantitativo. Quando avviene una tragedia come a Sarno o a Giampilieri si apre invece una finestra di attenzione su di un paesaggio fragile, a rischio e intensamente abitato – gli ecomostri invece sempre sono tutti vuoti – che però si richiude poco dopo. Ce ne si dimentica. E invece dovrebbe iniziare proprio da queste finestre su questo paesaggio critico la ricostruzione di una immagine aggiornata dell’abusivismo edilizio nel nostro paese.

 

Per leggere l’intervista completa: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2011/01/0013-b-uso-la-citta-latente-di-federico.html#_ednref1

 

Per leggere il progetto di descrizione (fotografo Salvatore Gozzo) Comiso: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2011/01/0012-b-uso-salvatore-gozzo-comiso.html

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Andrea Palladio. Unbuilt Venice a Roma

Giovedì 20 gennaio 2011, ore 17.30 presentazione del volume Andrea Palladio . Unbuilt Venice di Antonio Foscari, Lars Müller Publishers coordina Francesco Moschini. Presentano Guido Beltramini, Howard Burns, Paolo Fiore, Pier Nicola Pagliara, sarà presente l’autore. Accademia Nazionale di San Luca. Roma, piazza dell’Accademia di San Luca 77 

 

La vera storia di Tor Bella Monaca a Roma

Lunedì 24 gennaio 2011 – ore 18.00, seminario di studio: La vera storia di Tor Bella Monaca "prima conoscere, poi discutere, poi deliberare" (Luigi Einaudi – Prediche Inutili 1959). Proiezione del video "La vera storia di Tor Bella Monaca" a cura di Massimo Locci. Interventi di Carmen Andriani, Alessandro Anselmi, Piero Barucci,  Marta Calzolaretti, Stefano Cordeschi, Carlo Odorisio, Lucio Passarelli, Elio Piroddi, Franco Purini. Coordina Livio Sacchi. Roma, Palazzo Taverna – via di Monte Giordano, 36.

 

João Louís Carrilho da Graça a Roma

Conferenza dell’architetto portoghese João Louís Carrilho da Graça, promossa dall’Area didattica 2 della Facoltà di Architettura di Roma "La Sapienza"  Venerdì 21 Gennaio ore 16 presso l’Aula magna di Piazza Borghese 9. Presenta Lucio Altarelli. Intervengono Gianni Accasto, Giorgio di Giorgio, Piero Ostilio Rossi.

 

Conversazioni tra Italia e Portogallo a Milano

Architettura, urbanistica, fotografia conversazioni tra Italia e Portogallo, introduce Maddalena d’Alfonso. Giovedì 20 gennaio 2011 ore 10. Sulla città Europea, Nuno Portas e Bernardo Secchi. Premio Piranesi, João Luís Carrilho da Graça, Luca Basso Peressut e Pier Federico Caliari. Progettare in Europa, Manuel Aires Mateus, Giuseppe Marinoni e João Nunes, con Giovanni Chiaramonte,presenta: Carlos Machado e Moura. Sull’architettura e la fotografia, Eduardo Souto de Moura e Gabriele Basilico, presenta: Federico Bucci. Facoltà di Architettura e Società, via Ampère 2, Spazio mostre Nardi, ore 18.30, Milano

 

Le regard de William JR Curtis a Angers

Inaugurazione mostra fotografica di William JR Curtis Giovedì 20 Gennaio ore 18.00. Maison de l’Architecture, des Territoires et du Paysage, 312 avenue René Gasnier, Angers

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Progetti di Giovani Architetti a Milano

Dal 3 Dicembre 2010 al 30 Gennaio 2011, Il GiArch (Coordinamento Nazionale dei Giovani Architetti Italiani) e UTET Scienze Tecniche hanno avviato una collaborazione per promuovere l’architettura italiana under40, attraverso la serie di monografie della nuova collana editoriale LineaGiArch e attraverso la mostra denominata Progetti di Giovani Architetti Italiani. Triennale Bovisa, Milano

 

Le regard de William JR Curtis a Angers

Mostra fotografica di William JR Curtis dal 20 Gennaio al 6 Marzo. Maison de l’Architecture, des Territoires et du Paysage,

312 avenue René Gasnier, Angers

 

UNIVERSITA’ E DINTORNI di Ilenia Pizzico

 

Joao Louis Carrilho Da Graca a Roma

Venerdì 21 gennaio si terrà la conferenza dell’architetto portoghese João Louís Carrilho da Graça, promossa dall’Area didattica 2 della Facoltà di Architettura di Roma La Sapienza. Presenta Lucio Altarelli. Intervengono Gianni Accasto, Giorgio di Giorgio, Piero Ostilio Rossi. Ore 16.00, Aula magna Facoltà di Architettura, Piazza Borghese 9, Roma.

 

L’Aquila: immagini, progetti e proposte per la ricostruzione a Milano

Venerdì 21 gennaio si terrà il convegno L’ Aquila: immagini, progetti e proposte per la ricostruzione. Il convegno si interroga sul perché l’emergenza umanitaria, sociale ed economica conseguente al terremoto del 6 aprile 2009 non abbia mobilitato adeguatamente le coscienze e le competenze della cultura architettonica e urbana. Si coglierà, inoltre, l’occasione per presentare i contenuti del Libro bianco per la ricostruzione. Ore 10.30, Aula Rogers, Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano, via Ampère 2, Milano.

 

Dottorato internazionale di architettura Villard d’Honnecourt a Venezia

Il corso di dottorato di ricerca internazionale di architettura Villard d’Honnecourt ha come obiettivo formare ricercatori in architettura sui temi relativi alle specificità del territorio europeo e mediterraneo in rapporto alle trasformazioni contemporanee. L’organizzazione della didattica prevede un’articolazione in seminari itineranti nelle università coinvolte e periodi individuali di ricerca stanziale da svolgersi presso una delle università che compongono il panorama accademico del dottorato. Il dottorato VdH si muove inoltre in controtendenza rispetto alla logica della chiusura monosede che ha caratterizzato negativamente l’organizzazione dei dottorati nelle facoltà di architettura italiane o di forme di internazionalizzazione che non si caratterizzino come gestione comune a tutti gli effetti delle attività didattiche e di ricerca. La lingua utilizzata durante gli incontri collegiali, le presentazioni e i seminari è l’inglese. Scadenza domande: 31 gennaio 2011. Info: www.iuav.it/Didattica1/SCUOLA-DI-/DOTTORATI-/architettu1/index.htm

 

Progetto Luce ecosostenibile

Simes SpA lancia una nuova iniziativa potenziando il proprio impegno nell’ambito dell’illuminazione ecocompatibile con l’istituzione del concorso. Progettisti italiani e stranieri, nonché studenti delle diverse facoltà italiane del settore, avranno così l’opportunità di mostrare e dimostrare ad una giuria

selezionata ed esperta quanto le proprie abilità progettuali possano essere coniugate anche con una spiccata sensibilità al risparmio energetico e all’ ecosostenibilità. Scadenza domande: 31 gennaio 2011. Info: simes.it

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

 

In Svezia, il primo hotel sugli alberi

Tree Sauna, Bird’s Nest, Blue Cone, Cabin, Mirrror Cube, Ufo, a Room with a view. Nomi bucolici ed evocativi per un nuovo concetto di accoglienza. Vere e proprie camere per due o quattro persone, sospese da terra e aggrappate al fusto dei tanti pini che caratterizzano le suggestive foreste boreali della Svezia del nord. “Creare un albergo confortevole e ben progettato che permette ai visitatori di vivere in armonia con la natura e tra gli alberi” il credo di questa nuova formula escogitata dal Tree Hotel che si è affidato ai migliori designer svedesi per farlo: Inredningsgruppen, Sandell Sandberg, Cyrén & Cyrén, Tham & Videgård Arkitekter, Marge Arkitekter AB. Al grido di “fuga dalla città” le camere sembrano risvegliare in molti il recondito piacere che si cela dietro quell’arrampicarsi selvaggio, quando da bambini ci si rifugiava lassù, sull’albero, dove niente di brutto poteva succedere. Ne avevamo già parlato con gli esperimenti del Park Hotel sul Danubio (http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=478)  e della Capsula sulle Dolomiti (http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=1783) dove si intravedevano interessanti innovazioni. Una diversa interpretazione di ospitalità. Non più solo letto e prima colazione. Lavorare sull’unicità dell’esperienza, scegliendo un luogo privilegiato, ancora meglio se isolato, dotato di tutti gli irrinunciabili confort, dove il rapporto uomo-natura viene rinnovato.  Anzi, addirittura reinventato.

 

RESTAURO TIMIDO  di Marco Ermentini

 

Natale arrogante

“Mmmm… che profumo! Libera l’emozione: non c’è Natale senza un po’ di Arrogance!”. Abbiamo sopportato questo martellante spot radiofonico durante le feste di fine anno. Non so chi sia il “creativo” di turno ma mi sembra alquanto inopportuno. Come si può pensare che i mugolii di una giovane donna possano esortare il povero pollo a comprare il profumo che annulla il già scarso pudore nel maschio italiano? Evidentemente qualcuno, anche non presidente, ci casca. Certo siamo testimoni tutti i giorni del comportamento dei nostri vicini umani: maneggiano senza riguardo quanto ci circonda. Ma insistere nell’esaltare l’arroganza come virtù è troppo. A questo punto mi domando: forse anche per l’architetto e il suo io smisurato è giunto il tempo di cambiare e usare, nel nuovo anno, la delicatezza al posto della prepotenza?

 

NOTIZIE INARCH a cura di Claudio Betti

 

La vera storia di Tor Bella Monaca

lunedì 24 gennaio 2011, ore 18.00

palazzo taverna – via di monte giordano 36, roma

seminario di studio

LA VERA STORIA DI TOR BELLA MONACA

proiezione del video "La vera storia di Tor Bella Monaca" a cura di Massimo Locci

interventi di

Carmen Andriani, Alessandro Anselmi, Piero Barucci, Marta Calzolaretti, Stefano Cordeschi, Carlo Odorisio, Lucio Passarelli, Elio Piroddi, Franco Purini

coordina Livio Sacchi

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

 

Dopo anni di riflessione teorizzò un nuovo stile che chiamò architettura eco-illogica

 

Tra professionisti la virilità si misura in mq costruiti

 

I giovani architetti parlano e si vestono allo stesso modo, e i loro render sono tutti uguali

 

Meglio chi fa architettura usando il potere che chi fa potere usando l’architettura

 

Era fiero di aver vinto il concorso di idee intitolato: concorso senza idee

 

CRONACA E STORIA di Arcangelo Di Cesare

 

Dicembre 1960-Gennaio 1961

Tracce di quell’Italia che non esiste più……………..

Negli anni ‘60 fu edificata la borgata S.Apollinare in Dossetti presso Ferrara, opera dell’architetto Pierluigi Giordani; questa piccola borgata rurale, a servizio delle popolazioni che avrebbero lavorato nel delta padano, era rappresentativa di quella voglia di strutturarsi che l’Italia aveva dopo la fine del conflitto mondiale.

Le bonifiche padane, infatti, avevano generato molto lavoro nell’ambito rurale e a seguito di questo spostamento di masse si decise di edificare centri civici che avrebbero supportato la loro voglia di aggregazione.

Questo progetto rappresenta ancora un valido esempio, sia dal punto di vista economico che da quello sociologico, di come sia possibile riuscire a edificare uno stile di vita e di educazione comunitaria con scarsità di mezzi ma con uno spirito eccelso.

Oggi si continua a edificare ma si sono persi sia lo spirito sia quella voglia di aggregarsi…….

Echi dall’Olanda………………

Sono presentate quattro opere dell’architetto Gerrit Rietveld, progetti contraddistinti dalla grande ricchezza di elementi costruttivi generatori di luce, colore e spazio.

Le accuse di Theo Van Doesburg a Rietveld di tradire lo “spirito del De Stijl”, dopo la partecipazione di quest’ultimo a una mostra allestita dal Bauhaus nel 1923, furono dettate più dal risentimento nato dall’estromissione di Van Doesburg dalla scuola di Weimar che dal reale distacco del maestro olandese dal “De Stijl”.

Le sue opere dimostreranno, al contrario, una fedeltà fatta di coerenza al linguaggio neoplastico, frutto di soluzioni mai capricciose e scandite da segni decisi e sperimentati.

La casa per un medico a Ilpendam presso Amsterdam ne è la sintesi felice: una scultura vivente con mura e pannelli vitrei che, insieme, aprono e chiudono l’edificio rispetto al paesaggio che la circonda, creando quel “continuum visivo”, tra casa e natura, vibrante di emozioni.

Capolavori……………………..

In questo fascicolo è presentato un capolavoro assoluto dell’architetto Hans Scharoun: la scuola femminile di Lunen in Westfalia.

La conformazione planimetrica, frutto di una distribuzione articolata e funzionale psicologicamente, è composta da una serie longitudinale di edifici che fanno da spina a due serie di cellule scolastiche articolate secondo i principi scharouniani delle “sfere psicologiche”.

La scuola rappresenta uno dei migliori esempi di spazi creati per l’armonia della crescita.

Ogni cellula era composta da uno “spazio dell’attenzione” che corrispondeva alla vera e propria aula, da uno “spazio spirituale” per le attività di gruppo e ricreative e da uno “spazio giochi” da svolgersi all’aperto.

L’etica progettuale unita alla capacità di organizzare una sconcertante frammentazione planimetrica rivela una dinamicità che supera qualsiasi forma di regola progettuale precostituita e rappresenta, ancor oggi, un capolavoro del “non finito”.

Ricordi……………

La vita dell’architetto Giovanni Vedres, spezzata prematuramente nel 1960 a soli 57 anni, ci permette di ricordare la parabola di questo uomo sfortunato.

Nato a Firenze, studia al politecnico di Milano compiendo gli studi universitari a Monaco; a 24 anni si stabilì a Parigi ove conobbe colui con cui avrebbe collaborato nella prima parte della sua carriera: Andrè Lurcat.

Gli rimase fedele anche quando il periodo felice di Lurcat, unico concorrente di Le Corbusier, volse al crepuscolo; lo fece animato da quei valori morali che avevano più importanza delle ambizioni professionali e da quella fedeltà e amicizia che venivano prima dell’arrivismo professionale.

Questa discrezione caratteriale non limitò però, la produzione architettonica che, altresì, fu molto feconda e si svolse soprattutto in Francia.

Fu grazie all’incontro con l’architetto Emile Aillaud che riuscì a realizzare i grandi quartieri nella periferia di Parigi: Bobigny, Asnieres e Epinay-sur-Seine; questi progetti furono per Vedres la palestra ove riuscì a eccellere sia sul piano tecnico, grazie alla elevata prefabbricazione degli edifici, che sul piano artistico, grazie alla personalizzazione espressiva dei grandi complessi residenziali.

Rievocare, attraverso il ricordo, il lavoro di alcuni architetti è sempre più necessario affinché tutti possano conoscere e ri-conoscere la tradizione dell’architettura moderna italiana.

Tra queste figure la rivista ricorda Cesare Cattaneo, figura non minore del più conclamato maestro

Giuseppe Terragni.

Nel progetto per una casa dell’Assistenza del 1935 la sua maturazione fu impressionante: i delicati e intelligenti passaggi tra i vari corpi rientranti e aggettanti, il comporre per incastri di stampo non manualistico e la nitida narrativa planimetrica e altimetrica dimostrarono come il destino, decidendo di stroncare la vita di Cattaneo a soli 31 anni, gli abbia offerto il compendio di un’eccezionale precocità espressiva.

Nel 1960 molte persone che lavoravano nell’indotto edile abbandonarono questo lavoro a favore di un posto in fabbrica; la stabilità del lavoro e i minimi salariali annuali davano all’industria quella sicurezza che nel campo edile era assente.

A Milano su 365 giorni lavorativi, 60 erano festivi e 150 inattivi causa maltempo; quindi, lavorando i restanti 155 giorni all’anno a 1500 lire al giorno si guadagnavano 225.000 lire l’anno ovvero 18.750 al mese………………………………………………….pardon 116,20euro l’anno ovvero 9.68 euro al mese !!!!!!!!!!!!!

 

Architetto Arcangelo DI CESARE  www.xxl-architetture.com

Mail: a.dicesare@xxl-architetture.com - archang@libero.it

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

 

Colazione da Truffany

Cari amici dell’Intermezzo, riprendiamo.

Innanzitutto, buon anno. Anche se un po’ in ritardo, ma la colpa è di LPP. Vorrei farvi un dono, … un tempo mi piaceva fare regali, … inviare biglietti d’auguri alla Gio Ponti, … disegnati a mano, personalizzati.

Ho fatto un po’ di auguri per Natale e per l’anno nuovo. Invio oggi pigro, per iscritto, frettoloso, rigorosamente email. E rigorosamente email le risposte. Eccone una: “… ricambio auguri… sai che ti seguo da quando ti ho ritrovato nella PresS/Tletter, e non ho perso nessun intermezzo … Molto sinteticamente devo dirti però che sono preoccupato dell’a(la)marezza che traspare da ogni tuo scritto e dall’accorato disincanto delle tue recenti considerazioni. …

Ricorda che Eduardo (de Filippo stavolta), nella sua ultima interpretazione di NAPOLIMILIONARIA, cambiò la battuta finale: dal pessimistico "adda passà a nuttata" allo speranzoso "amma fa passà a nuttata!".

Che dire, che fare, che rispondere?: buon anno, … partecipaziò, partecipaziò, … battagliò, battagliò, … marchiò, marchiò, … consultaziò consulaziò, … è asciuto pazzo ‘o padrò!!!

Ad un amico architetto che vedevo spesso ai tempi del bel fiore edilizio comunale napolitano, ho scritto, con qualche ironia quanto segue: “Invio auguri Natale, speriamo il meglio. Sulla via dell’Eldorado possibile 2011. Tanti besos e vasi applicati senza brut fleur di polverosi palazzi.” Risposta: “… i Palazzi sono spesso grigi e pieni di mummie e muffe; alcune volte vi passano però anche molti denari che se uno li intercetta poi ne gode liberamente …. Come ha detto la Gelmini, a proposito della sua riforma dell’Università: è finito il ’68! Auguri a te, vecchio mio!”
Replica mia: “… nella Mezzanotte Santa dillo a Babbo Natale con la slitta e con i doni di Palazzo, … poi dammi una voce … e godi, godi tanto, architetto mio!”

 

Volevo fare gli auguri di buon anno a Cherubino nostro, porta bene, … ma non ho trovato più il suo indirizzo mail nel mio indirizzario. S’è squagliato, che disdetta! Glieli faccio in ritardo da qui: “Caro Kerubingo, buon anno … e un consiglio: dell’Opinione di LPP futtatenne, siente a mme! Ricorda invece quanto disse il produttore americano di film Sam Goldwyn. Quello della “Metro Goldwyn Mayer“, la casa cinematografica del leone ruggente, ahumm!!! Uno che se ne intendeva di soldi e di successo. Uno che diceva cose bizzarre e paradossi assoluti, epocali: le goldwynate, rimaste famose, altro che i PresS/Taforismi qui sopra. Esempio: "Un contratto verbale non vale la carta su cui è scritto!"

Sul punto che ci interessa consigliò ad arte: “Non date retta ai critici! Non degnatevi nemmeno di ignorarli!” Geniale qui-pro-quo, qui-quo-qua, … convergenze parallele incrociate, capriole parallele paralitiche. Anzi solo parà.

 

Stop, fine della puntata. Anzi no, uno zuccherino regalo, un cioccolattino omaggio d’inizio anno. Autopromozionale. Pubblicità Progresso. Un amico architetto e scrittore di Salerno, Mimmo Notari, per Natale ci (e mi) ha fatto un regalo gioiosissimo. Ha scritto e letto pubblicamente il 27 dicembre quanto segue, … udite, udite, … leggete, leggete (.. se volete, se ci credete):

“… La scrittura di Alamaro è innanzitutto narrativa, perché racconta vite, vicende, personaggi, luoghi. Una scrittura schioppettante, divertente, ricca di giochi di parole, calembour; una scrittura teatrale, ricca di dialoghi, che sa essere umoristica, ma anche grave come un epitaffio, poetica. Una scrittura vulcanica, interattiva, ricca di slogan promozionali, ironici ed autoironici; una leggerezza prestata al critico dall’artista, al performen dall’architetto, al fantaisiste dal concretiste …

La scrittura di Alamaro è autobiografica. Racconta a intermezzi la sua vita che si incrocia con quella degli altri; racconta il suo amore/odio per i luoghi …; la sua scrittura è diario, vita quotidiana … con i suoi spazi di lavoro, la sua casa, la sua forma delle cose e delle case…; è il diario di come si è svolta la sua ricerca …; la sua scrittura è reportage, grazie al quale viene fuori vivo e vero, con tutte le sue luci ed ombre, il personaggio o la vicenda da raccontare …; la sua scrittura è panflet: Alamaro non si nasconde, dice quello che pensa schierandosi …; la sua scrittura è polemica. Una polemica rassegnata, mai veemente o rancorosa, sempre elaborata con la filosofia della sua napoletanità. … Ecco, per me Alamaro (botta finale, ndr) è un po’ il Truman Capòte della critica: pieno di estimatori, ma soprattutto di detrattori. Perché ad Alamaro impeditegli tutto, ma non impeditegli di dire la Verità: i cani abbaiano, ma la carovana prosegue”. (Hai capito, LPP!, ndr-).  [risponde LPP: mica tanto]

 

Troppo bello, un epitaffio (corna, corna..) quest’ultima frase! Ma un momento: chi è questo Alamaro? Io so’ sulo Eldorado perduto e capòtato. Che peccato, me l’eros quasi creduto!! Alla prossima … e non disperate: c’è un’Italia migliore che ci attende, la nostra, ‘e PresS/T!

 

P.S. Leggo ora su "Il Giornale" del 2 gennaio: "Secondo Wikipedia (edizione italiana) fu «mamma» l’ultima parola che Truman Capòte pronunciò prima di morire, il 25 agosto 1984 …. Se guardiamo la voce inglese, le ultime parole dell’autore di "Colazione da Tiffany" furono: «Sono io, sono Buddy…» e poi: «Ho freddo» (Buddy era il nomignolo con cui una cugina, Miss Sook Faulk, lo chiamava da bambino)."

Misteri di Wikipedia, enciclopedia partecipata. A noi risulta però che (modifica) dopo "Ho freddo…" il grande scrittore americano sussurrò, con un filo di voce, a sangue quasi freddo, a me che eros presente, quel 25 agosto 1984 a Los Napoles: "Eldo … rado, eldora … do … ‘o sole mioooo sì tuuuuh! Pro- pro-pro / se quuuiiiieeee … tutuu…."

 

SPECIE DI LIBRI a cura di Diego Terna

 

Christopher Orr

Fino al 29 Gennaio 2011, alla Galleria Hauser & Wirth di Zurigo, si tiene una personale dell’artista scozzese Christopher Orr.

Grandi muri grigi, nei quali navigano piccoli quadri dipinti con tinte scure, verdi, ocra.

Orr ci invita ad entrare, a causa delle  modestissime dimensioni delle opere che obbligano ad avvicinarsi fino a sfiorare i quadri, all’interno di mondi inquietanti nella loro apparente serenità. Come fuoriusciti da un tempo e uno spazio che, forse, non esistono più, o che, meglio, non sono mai esistiti, piccoli universi punteggiano le pareti della galleria, richiami verso un’esistenza diversa dalla realtà circostante.

Orr ci spinge ad affrontare una riflessione sul vuoto, che l’artista scozzese rimarca in ogni quadro con improvvise sfumature chiarissime, delle presenze fondamentali che aleggiano sulle persone ritratte.

L’attenzione che riponiamo nello scrutare, come al microscopio, i cosmi limitati entro i margini del quadro, ci obbliga a dare una consistenza all’inquietudine provocata da questi sprazzi di vuoto, a subire una realtà vera, eppure così distorta da sembrare impossibile. Si esce così dalla galleria con un senso di turbamento profondo ma assolutamente fruttifero.

Il libro a corredo della mostra, edito da TIM NYE, del 2008, è un piccolo oggetto emozionante, costruito come un meccanismo ludico: ogni componente è ben separata e definita, come costruita per avere vita propria. La sovracoperta è un grande foglio di lucido ripiegato, che forma una tasca che accoglie il manifesto della mostra, anch’esso piegato per mostrare solo l’illustrazione, seminascosta dal lucido. La copertina, di stoffa grigia, racchiude, internamente, tre allegati, che costruiscono una struttura per parti separate, evidenziate da formati di pagina differenti, rilegati con i sedicesimi a vista: un estratto dai viaggi del Barone di Munchausen, un saggio di Caoimhìn Mac Giolla Léith e le tavole dei lavori di Orr dal 2003 al 2008.

 

speciedilibri@gmail.com

diegoterna.wordpress.com

 

RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI

 

L’ènfasi architettonica, che cos’è la città dello spettacolo

Nel tempo gli architetti hanno sempre tentato con vari artifici di suggestionare lo spettatore, analizzare questo fenomeno ha portato l’autore a coniare la definizione di ènfasi architettonica. La declinazione di tale concetto nella storia delle costruzioni architettoniche spiega come affrontare le varie articolazioni problematiche offerte da questo inesauribile tema. La metafisica monumentale, il cinema e l’utopia, il logo architettonico, il marketing, le installazioni e l’architettura nomade, l’architettura maccheronica e quella d’avanspettacolo, sono alcuni degli aspetti che vengono scandagliati. Se il teatro, e in particolare quello dell’antica Roma, è stato il prototipo scenografico per il classicismo, non è mai mancato nella comunicazione del linguaggio contemporaneo un forte connotato spettacolare: l’ènfasi e l’insieme di altre dinamiche che concorrono per vie diverse a questo fenomeno. L’architettura dello spettacolo e l’utente-spettatore sono le chiavi interpretative privilegiate da cui chi si occupa di comunicazione, di arte, di architettura e di urbanistica non può sottrarsi.

 

Cenni biografici sull’autore:

Giovanni Lauricella, architetto, artista, giornalista, critico d’arte, ha al suo attivo numerose mostre, di cui Theatrum Urbis. La città dello spettacolo, tenutasi a Roma dal 23 al 29 gennaio 2006, fornisce il contenuto originario di questo libro. Attualmente l’autore cura le recensioni d’arte per Quaderni Radicali e agenziaradicale.com , e una rassegna d’arte, “Arte sotto i piedi”, le cui iniziali si ritrovano nel suo nickname nel web, ASIPJOK.

 

SGRUNT  a cura di Marco Maria Sambo

 

Domanda nichilista

Perché nessuno scrive che la più grande nichilista degli ultimi anni si chiama Zaha Hadid?

 

 Frank Zappa per tutti, a tutto volume, e che il 2011 abbia inizio:

http://www.youtube.com/watch?v=wo2WblAo2eA

 

(marco_sambo@yahoo.it)

 

MEDIA E DINTORNI a cura di Antonio Tursi

 

Vetrine e trappole

«Il sole è il migliore disinfettante» delle dinamiche di potere. Questa indicazione del giurista Louis Brandeis sembra prestarsi bene alla comprensione del fenomeno WikiLeaks. Assange ha svelato i segreti delle guerre e delle diplomazie. Ha messo in opera una trasparenza simmetrica nella quale non solo il potere riesce a scrutare i cittadini ma anche questi ultimi riescono a tenere sotto controllo il potere. Acquisiamo consapevolezza di vivere in un’epoca di visibilità generalizzata: anche i più potenti finiscono sotto i riflettori. Si deve apprezzare il coraggio di Assange e la mobilitazione dell’opinione pubblica attraverso una sapiente strategia di comunicazione. Il potere globale, dal basso, orizzontale dei media che sovverte l’ordine mondiale del potere.

Sarebbe però sciocco limitarsi semplicemente ad applaudire. La storia non finisce mai e qualcosa si deve aggiungere. Con WikiLeaks non cessano le dinamiche di potere. Semmai si ridislocano nelle reti e si giocano diversamente. Assange non garantisce la verità, ma brandelli di verità. Brandelli che altri possono strumentalizzare. Anzi dello stesso Assange si è dubitato essere al servizio di altri poteri (la Cina, diversi servizi segreti, potentati economici). E soprattutto lo scavo verso la trasparenza è un’impresa destinata al successo? La vetrinizzazione dei rapporti sociali è stata da altri e tristemente evocata. E per restare alla diplomazia: nel mondo multicentrico di oggi basta tenere sotto controllo gli Stati Uniti? O forse le dinamiche sono più complesse, dense e inestricabili rispetto alla verità a brandelli di Assange? Non dovremmo perciò dimenticare l’avvertimento prezioso di Michel Foucault sul pericolo di una società messa in vetrina: «la visibilità è una trappola». antonio.tursi@gmail.com

 

[“L’espresso”, 13 gennaio 2011]

 

FRAME a cura di Channelbeta

 

Uffici e centro logistico a Nola, Italia di Cibinel Laurenti Martocchia architetti associati

L’edificio si sviluppa su una superficie di circa 13500 mq, di cui 2000 mq di uffici direzionali su due livelli ed il resto utilizzato per depositi logistici e laboratori per la produzione.

Il lotto è situato in un’area industriale ASI nel comune di di Nola, collegata e visibile dall’autostrada e dalla adiacente superstrada. In virtù di tale aspetto, l’approccio progettuale ha voluto conferire alla facciata principale esposta a sud, corrispondente all’ingresso e visibile proprio dall’autostrada, una immagine estremamente rappresentativa. Essa si compone di singoli pannelli modulari diamantati tridimensionali di grande dimensione realizzati in Cls tramite casseri prefabbricati. Poiché la struttura dell’edificio, così come tutto l’involucro esterno, è stata voluta e realizzata con struttura prefabbricata in cemento armato, allo stesso modo, per la facciata principale si è voluto portare al limite della sua fattibilità tecnica tale espressione costruttiva[...].

 

http://www.channelbeta.net/2010/12/enoffice-building-logistic-center-nola-italia-modostudioituffici-centro-logistico-nola-italia-modostudio/

 

arch. Roberta Di Loreto

robertadiloreto@channelbeta.net

 

SEGNALAZIONI

 

Salviamo la Casa al parco di Gardella

Buongiorno Prof. Prestinenza Puglisi,

sono Stefano Manfredi e faccio il progettista a Milano. Le scrivo perché sono sicuro che Lei sarà sensibile alla segnalazione che Le volevo fare.

Naturalmente lei conosce La Casa al parco di Gardella qui a Milano, vicino foro Bonaparte. Ebbene ora è sotto lavori di ristrutturazione; il comune ha autorizzato il "recupero del sottotetto" consentendo la sua disgraziata modifica; una violenza su quel monumento dell’architettura italiana che, oltre a stravolgere l’originalità del progetto gardelliano, creerà un pericoloso precedente anche per altri prestigiosi edifici milanesi ancora non vincolati.

Questa preoccupazione è condivisa da altri colleghi professionisti e cultori dell’arte con cui staimo cercando di concepire un’azione mirata a fermare questa follia; perciò mi domandavo se, ammettendo che Lei la condivida, dalla sua posizione potesse "alzare la voce" attraverso i suoi canali e sensibilizzare la pubblica opinione.

Vorremmo tentare di fermare quel cantiere ma…sarà dura.

Con colleghi abbiamo messo su una petizione online e un blog su cui aggiorneremo lo "scandalo".

http://www.petizionionline.it/petizione/architettura-che-succede-alla-casa-al-parco-di-ignazio-gardella/2938; http://casaalparco.blogspot.com/2011/01/salvate

 

LA STORIA IN PILLOLE di Rossella de Rita

 

Il movimento operaio a Roma

Osservando lo sviluppo economico di Roma in un’ottica storica si notano, dal 1870 in poi, alcuni fattori costanti. Gli investimenti hanno da sempre privilegiato le grandi opere pubbliche quali l’insediamento dei ministeri, i fasti del regime fascista, le Olimpiadi, i mondiali di calcio, il Giubileo e via di seguito, oppure sono comunque stati legati alla funzione pubblica e al settore della comunicazione.

Il processo di urbanizzazione non è stato accompagnato da un parallelo sviluppo industriale e l’accresciuta manodopera, proveniente soprattutto da flussi migratori, è stata impiegata nelle attività connesse allo sviluppo urbano, all’insediamento e alla crescita dell’apparato statale.

La particolare natura dell’economia cittadina rese meno compatta e continua, meno chiara nelle sue prospettive, la lotta dei lavoratori romani. La maggior parte di questi si trovava ad avere di fronte non un vero e proprio capitalista ma, più spesso un ente pubblico; l’oppressore ma anche colui che concedeva e poteva riconoscere diritti.

Roma così come mancava di un vero tessuto industriale, spiccava quindi per l’assenza di un moderno proletariato, le cui rivendicazioni potessero essere sostenute da forme di tutela organizzate.

La mancanza di una coscienza di classe e di una vera organizzazione impedì la pianificazione di una strategia di lotta e le rivendicazioni degli operai trovarono il loro sbocco solo in sussulti insurrezionali, placati però dalla tendenza ad affidarsi al paternalismo governativo.

Unica categoria più forte e compatta era quella dei tipografi che, anche grazie al fatto di saper leggere e scrivere, giunse prima di altri a organizzarsi per la tutela del proprio lavoro.

La crisi vissuta alla fine del XIX secolo provocò una massiccia disoccupazione e la reazione disperata degli operai con l’assalto ai forni e la devastazione dei negozi del centro della città. In questo clima sempre di più tesero ad affermarsi tendenze anarchiche. Le due categorie tradizionalmente più importanti nel movimento operaio romano erano gli edili e i tipografi. La categoria degli edili era quella che più facilmente si lasciava affascinare da tendenze rivoluzionarie ed era più vicina al pensiero anarchico. I tipografi avevano invece tendenze più riformiste e un atteggiamento più collaborativo con i pubblici poteri.

Il 1° maggio 1891, prima celebrazione della festa del lavoro in Italia, ci furono dei disordini in piazza Santa Croce in Gerusalemme, che dovevano dare il via alla rivolta che doveva estendersi a tutta la città. La rivolta fu repressa e le forze rivoluzionarie e anarchiche, che fino a quel momento avevano guidato le proteste dei lavoratori, dovettero lasciare il passo a forze più moderate che, nel 1892, riuscirono ad ottenere la costituzione della Camera del Lavoro. L’influenza socialista cambiò la posizione della Camera del Lavoro portandola a un aperto conflitto con i pubblici poteri, tanto che nel 1897 fu disposta la sua chiusura con l’accusa di fomentare gli scioperi e i disordini.

Ricostituita nel 1900, pochi anni più tardi partecipò attivamente all’elezione di Ernesto Nathan.

 

LETTERE

 

Massimo Bilò sul Macro

Caro Luigi, ti invio alcune considerazioni sul MACRO. Massimo

 

1 – Sul metodo

 

Ho partecipato al concorso per il MACRO, ma a metà strada ho rinunciato perché il programma originario cambiava con disinvoltura eccessiva, vanificando il lavoro già fatto. Inoltre trovavo discutibili alcuni vincoli imposti dall’amministrazione, come il mantenimento di facciate di modesto o nessun pregio: vedi anche il MAXXI, come ri-prova dei danni di un radicalismo ingenuo che non ho mai apprezzato.

 

Ricordo alcune richieste del bando: "Elemento fondamentale del nuovo intervento dovrà essere uno spazio aperto qualificato che si costituisca come luogo di sosta e contemporaneamente percorso d’arte" e altrove "gli spazi aperti-giardini sono dunque una componente essenziale del nuovo progetto" per 1200 mq. Oppure: "Il cuore del nuovo intervento sarà un moderno spazio espositivo contemporaneo – uno spazio scenico di alta flessibilità e versatilità, tecnologicamente adeguato, fortemente integrato ed interrelato, spazio polivalente per esposizioni di arte contemporanea e anche per performances teatrali-musicali ..(e via così)" per 1500 mq.

 

L’età mi rende disattento; ma nella prima visita al nuovo edificio non mi è sembrato di notare che queste richieste siano state soddisfatte. Confido, tuttavia, nella terza inaugurazione.

 

Ho sempre deprecato, anche su questa letter, l’abitudine italiana di considerare assolutamente labile il rapporto tra contenuti del bando, parere della giuria, proposte del progetto premiato; ho imparato a mie spese che del programma proposto dal committente ogni concorrente può infischiarsene quanto vuole e altrettanto farà la giuria e altrettanto lo stesso committente. Ma un bando non è una sorta di contratto tra il banditore e chi aderisce?

 

2 – Sul merito

 

L’interno mi sembra più "carino" e accattivante dell’esterno. Passo spesso per via Nizza, vicino a quel cubetto di vetro, audacemente a sbalzo, che si connette agli edifici esistenti per mezzo di due scossaline di latta nera poste a mò di cesura o vuoto. Un’elegante soluzione o un pasticcetto? E che dire del piccolo giardino col percorso a zigo zago e i 26 malinconici, stentati alianti di mussoliniana memoria? Passando mi chiedo: s’innalza il rigore sintattico verniciando le telecamere di bianco o nero, in tinta con le pareti? Ma perché nere, poi? Uno sberleffo punk? E’ bello quel finto attico di vetro che ondeggia con tanta graziosità? Non so; mi duole soprattutto per la parete sottostante privata dei suoi begli occhi, resi inspiegabilmente orbi. Eppure, dentro, in quel punto, un poco di luce naturale avrebbe giovato.

 

L’atrio (c’è solo quello o mi sbaglio?) è un bello spazio a più piani, percorso da passerelle sospese con strutture old-high-tec. Bel colore per quel giocattolone al centro, con il suo meeting-space-open-air, dove d’inverno (ma solo d’inverno: l’irraggiamento non perdona!) si può gradevolmente sostare. Utili gli spazi espositivi preesistenti (risparmiati da soluzioni innovative che ne avrebbero potuto alterare l’elegante sobrietà!?).

 

In copertura, peccato per quello sterminato lastrico solare malinconico, che un prato verde avrebbe certamente nobilitato. Posso sperare nella terza inaugurazione? Un appunto, però, lo voglio fare: non era possibile trovare per i parapetti soluzioni tali da evitare o ridurre la vista di quel contesto che, a parte i panni stesi, non mi sembra entusiasmante? Ohimè!

 

Massimo Bilò

 

ALLEGATI

 

La Fondazione Renzo Piano

e la

Associazione Italiana di Architettura e Critica_presS/Tfactory

presentano il

 

PREMIO FONDAZIONE RENZO PIANO AD UN GIOVANE TALENTO

1a edizione – 2010

bando di partecipazione aggiornato al 4-11-2010

 

Presentazione

La Fondazione Renzo Piano e la Associazione Italiana di Architettura e Critica_presS/Tfactory bandiscono la prima edizione del Premio Fondazione Renzo Piano ad un giovane talento.

Il concorso ha lo scopo di valorizzare l’architettura di qualità ideata dai giovani progettisti e di promuoverne la conoscenza. In particolare è finalizzata a premiare un’opera costruita, realizzata da un architetto italiano sotto i quaranta anni, in cui esigenze tecnologiche e costruttive siano coniugate ad un’innovativa e poetica ricerca spaziale.

 

Modalità di partecipazione

La partecipazione è gratuita e aperta ai progettisti e agli studi italiani che siano under 40. Lo studio si considera tale se ha una sede in Italia e almeno uno dei partner e’ italiano. Tutti i componenti dello studio devono essere nati dopo il 1/1/1971. Si considereranno solo i titolari, i partner e gli associati, non i collaboratori dello studio. Le associazioni temporanee tra progettisti sono equiparate agli studi.

Autocandidandosi si dichiara di avere tali requisiti.

Il materiale deve essere inviato all’indirizzo mail: premioarch40@gmail.com, entro le ore 12:00 del 15 febbraio 2011. L’oggetto della e-mail deve essere: “Premioarch40”.

Nella e-mail i progettisti dovranno dichiarare, assumendosene le responsabilità, che il

materiale inviato è di propria ideazione e che non vi siano diritti di terzi. Come ricevuta verrà inviata e-mail di risposta nei giorni seguenti.

Si può partecipare con un’unica opera costruita che sia stata completata non prima del primo gennaio 2008.

Tutti i progetti partecipanti concorrono in un’unica sezione.

 

Esclusione

Sono esclusi dalla partecipazione i membri della giuria e coloro i quali non rispettano le indicazioni anagrafiche.

 

Elaborati

La partecipazione avviene in forma palese, indicando il nome del progetto e del gruppo partecipante sugli elaborati.

Ogni partecipante (studio o progettista) può presentare un’unica opera costruita.

Si devono presentare: elaborati grafici (in formato .pdf), un’immagine (in formato .jpg), la scheda con i crediti del progetto (in formato .doc), la scheda con i dati dei progettisti (in formato .doc).

- Gli elaborati grafici organizzati in due file [ciascuno è un foglio A4 orizzontale, formato .pdf, con peso massimo 1,50 MB, nome file:nomegruppo_1 e nomegruppo_2 (ad esempio studiorossi_1 e studiorossi_2)], ciascuno inoltre dovrà contenere il nome del partecipante (studio o progettista), il nome del progetto e un numero minimo di 4 foto/disegni del progetto. I disegni da presentarsi sono quelli del progetto definitivo e le foto quelle del costruito.

- L’immagine dovrà essere in formato jpg, peso massimo 200 kb, dimensioni 600×400 pixel, risoluzione 72 dpi, nome file: nomegruppo_3 (ad esempio studiorossi_3).

- La scheda con i crediti [in formato .doc, nome file: nomegruppo_4 (ad esempio

studiorossi_4)] dovrà contenere il nome del partecipante (studio o progettista), il nome del progetto, la data di completamento dell’opera, l’ubicazione,  la destinazione,  i mq. dell’opera, il costo totale e il costo/mq., l’impresa esecutrice, una breve descrizione del progetto (al massimo 1.000 battute).

- La scheda con i dati dei progettisti [(in formato .doc, nome file: nomegruppo_5 (ad esempio studiorossi_5)] dovrà contenere i nomi dello studio e di tutti i progettisti con le relative date di nascita e il recapito (telefonico, postale ed e-mail) del capogruppo cui fare riferimento.

 

Le schede di partecipazione sono scaricabili dal sito www.presstletter.com e devono essere compilate integralmente.

Deve esser compilata anche la liberatoria per il trattamento dei dati personali scaricabile dal sito www.presstletter.com.

 

Scadenza

Gli elaborati dovranno essere inviati via mail entro le ore 12:00 del 15 febbraio 2011.

 

Lingua ufficiale

Italiano

 

Selezione

Il concorso è articolato in due fasi. Nella prima verranno individuati i 12 finalisti. Nella seconda proclamato il vincitore.

 

Giuria

Le giurie delle due fasi saranno così composte:

Giuria della prima fase: Claudia Alessandro, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Zaira Magliozzi, Luca Marinelli, Giulia Mura, Santi Musmeci, Ilenia Pizzico, Federica Russo (presS/Tfactory) Kendall Doerr (RPBW New York), Paolo Colonna (RPBW Parigi), Shunji Ishida (RPBW Genova).

Giuria della seconda fase: Renzo Piano.

La composizione della giuria della prima fase potrà essere soggetta a variazioni, che saranno comunicate su www.presstletter.com.

Il verdetto delle giurie è inappellabile.

 

Premi

Il primo classificato riceverà un premio di 10.000 euro offerto dalla Fondazione Renzo Piano.

Sono previste due menzioni speciali che riceveranno una targa.

Tutti i progetti partecipanti saranno pubblicati su www.presstletter.com in un’apposita sezione.

 

Avvertenze finali

Partecipando al concorso i concorrenti accettano le norme del presente bando ed autorizzano la pubblicazione su PresS/Tletter (newsletter, PresS/Tmagazine e siti web www.presstletter.com, www.presstfactory.com) e su eventuali altre pubblicazioni, su carta o su web, nonché l’inserimento dei progetti in mostre che potranno documentare gli esiti del concorso.

La partecipazione è gratuita e non è previsto alcun compenso per i partecipanti. PresS/Tletter si riserva, per fondate ragioni (quali, ad esempio, il non rispetto dei requisiti richiesti per la selezione) il diritto di non pubblicare i progetti pervenuti e di non inserirli nella selezione.

 

Media Partner del Concorso

presS/Tletter (www.presstletter.com)

 

presS/Tletter

Lettera con notizie e eventi di  architettura, cultura, arte, design. Per cancellarsi e rimuovere il nominativo dal nostro indirizzario basta mandare una mail al  mittente con scritto: remove. Per iscriversi basta farne richiesta. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per  l’invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail accompagnato qualche volta dal nome e cognome ovvero dal nome della società, può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all’indirizzo l.prestinenza@libero.it. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Abbiamo cura di evitare fastidiosi MULTIPLI INVII, ma laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo e ce ne scusiamo sin d’ora.

E’ gradito  ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail con almeno una  settimana di anticipo e, comunque, entro il mercoledì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori  alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell’evento,  titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un  potenziale interesse. E’ però cura di chi riceve la lettera verificarne  attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni  responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è  anche il luogo dove sono custoditi i dati,  viale Mazzini, 25, Roma, non verrà restituito.

 

In redazione: LPP Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica  Zerboni.

Like this Article? Share it!

Leave A Response