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Corrispondenze

redazione 04/02/2011 Senza categoria Nessun commento

Milano, una censura tira l’altra

di Zaira Magliozzi

 Un nuovo ennesimo affronto. La battaglia del Comune di Milano contro l’Arte contemporanea apre un nuovo capitolo. L’ultima diatriba riguarda, infatti, la prima personale del macedone Robert Gligorov inaugurata al Pac (padiglione d’Arte contemporanea del capoluogo lombardo) qualche giorno fa. Nonostante l’ok iniziale della Moratti e dell’assessore  alla cultura Finnazzer Flory, l’artista ha dovuto rinunciare a due delle sue opere più rappresentative: Guernica e H20. La prima, un muro di 15 metri per 5 interamente rivestito di bistecche già esposta a Firenze, è stata letteralmente bocciata dal garante per la tutela degli animali e dalla Asl. Mentre la seconda, che vede sempre come protagonisti gli animali, questa volta vivi, e già presentata a Madrid, non ha superato la censura dei burocrati. Eppure Milano, a buon ragione, è stata inserita dal New York Times nella top five dei luoghi da visitare nel 2011. E questo anche perché punta molto sul Contemporaneo, alla stregua di New York e Londra. E’ notizia di questi giorni, infatti, che la città abbia voluto fortemente Anish Kapoor per una installazione site specific negli spazi della Fabbrica del Vapore. Ed è per questo che le decisioni sulla mostra al Pac oggi, ma anche quelle prese qualche mese fa sulla personale di Maurizio Cattelan ci lasciano perplessi. Solo all’inizio di quest’anno, dopo mille smentite e conferme, la giunta di Palazzo Marino ha finalmente deciso che l’imponente scultura L.O.V.E., il famoso dito medio che l’artista era pronto a donare alla città, potrà rimanere a piazza Affari fino a settembre di quest’anno. Un atto doveroso visto che il suo significato è rappresentato dal luogo in cui si trova. Ma quante ne ha dovute passare il nostro artista più apprezzato all’estero! La sua personale a Palazzo Reale lo scorso autunno è stata letteralmente dilaniata e ridotta a sole tre opere più quella di piazza Affari. Causa gli imbarazzi creati dalle sue opere nei politici e burocrati di turno. Ma di cosa si lamentano, è normale e doveroso che l’Arte contemporanea crei dissensi, contrasti, dubbi e malumori, è uno dei suoi scopi. Essa, infatti, si muove su confini che niente hanno a che vedere con il buon senso, la morale o l’etica. E giudicarla con questi principi è un fallimento in partenza. E’ come voler guardare qualcosa di nuovo con gli occhi dei nostri trisavoli.
“Per me un’opera funziona se ti attira e poi, quando sei vicino e disarmato, ti tira un cazzotto” dice Cattelan. E intanto, ad approfittare dello scivolone di Milano, c’è il Guggenheim di New York  che ha in programma per quest’anno una grande personale del nostro più grande e tanto bistrattato artista.

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