presS/Tletter
 

presS/Tletter n.06-2011

redazione 25/02/2011 Senza categoria Nessun commento

ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo

 

New Urbanists a Roma

Arranca arranca arranca. Leon, Leon, Leon!

 

IN EVIDENZA

 

- LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Architects meet in Selinunte: 10-14 marzo 

- L’OPINIONE: La mano nera

- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini

- AIAC TUBE: AiacTube/Architettura e Critica

- DOCUMENTI: Intervista a Renzi, che apre un’inchiesta del Giornale dell’Architettura di marzo, ora in uscita, dedicata a Firenze in occasione dell’adozione del nuovo Piano strutturale comunale

- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di Santi Musmeci

- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Nicolò Lewanski

- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Nuove strategie urbane – Tactical Urbanism

- NOTIZIE DALLA SPAGNA: gli eventi in Spagna raccontati da Graziella Trovato e Francesca Ferlicca

- SICILIAN ARCHITECTURAL CHAOS: Salvator-John Liotta intervista Gaia Patti (seconda parte)

- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Carnevale

- NOTIZIE INARCH: Presentazione del volume Cemento romano

- MILLE COMIGNOLI: Cronache da Parigi a cura di Benedetta Stoppioni

- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…

- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: A che serve la critica web?

- SPECIE DI LIBRI: Diego Terna ci parla di Plants & Architecture

- SGRUNT: Marco Maria Sambo: S/N/D/F e Royksopp

- FRAME: Channelbeta: 10 anni di Channelbeta

- SEGNALAZIONI: Paolo Angeletti a Roma — REBEL MATTERS I. SOUTH-NETS

- IN OFFICINA: la rubrica di Mario Miccio di approfondimento di mostre e eventi: Teotihuacán. La città degli dei

 

LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA

 

Architects meet in Selinunte

Dall’ 11 al 14 marzo ci sarà a Selinunte un grande incontro di architettura  a cui noi dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica (AIAC) stiamo lavorando da tempo.

Avrà per titolo Architects meet in Selinunte: Prospettive per il prossimo futuro.

Selinunte è una delle località più belle della Sicilia, fronteggiante il mare, adiacente a una magnifica area naturale e al parco archeologico più grande d’Europa. La municipalità di Selinunte ha da tempo puntato alla valorizzazione dell’architettura contemporanea ed è stata attivamente coinvolta in concorsi di architettura, workshop ed eventi da noi organizzati.

Sono partner di questa seconda iniziativa alcune tra le più note riviste internazionali di architettura: A10 (Holland ), The Architects’ Newspaper (USA), Architectural design (UK), Compasses (Arab Emirates), L’Industria delle Costruzioni (Italy). Numerose altre, tra le quali The Plan e il Giornale dell’Architettura, verranno in qualità di ospiti.

Attraverso il lavoro dei più promettenti giovani talenti operanti sulla scena mondiale e attraverso il punto di vista di importanti studiosi e critici si cercherà di delineare strategie per l’architettura del prossimo futuro.

Il tema sarà articolato in tre sottotemi:11 marzo: nuova semplicità, ecologia, postdigitale; 12 marzo: (dis)identità; 13 marzo: coinvolgimento sociale e back to politics

Il convegno è concepito come un flusso ininterrotto di  informazioni. La corrente principale di questo flusso sono le esposizioni dei TALENTS, cioè di venti gruppi under 35 di altrettante diverse nazionalità selezionati come i migliori operanti a livello internazionale, i quali durante i tre giorni si alterneranno sul palco. Gli interventi dei TALENTS saranno intervallati dagli interventi dei CRITICS, cioè direttori delle riviste partner dell’evento e critici di riconosciuto livello internazionale,  e dalle conferenze  degli SPECIAL GUEST, cioè quattro studi di architettura operanti a livello internazionale e noti per la loro ricerca architettonica.

Gli SPECIAL GUEST sono: Bellaviti Coursaris: Francia, Dekleva Gregoric: Slovenia, Ecosistema Urbano: Spagna, Onix: Olanda

Oltre ai lavori del convegno nei quattro giorni, sono previsti numerosi blockbuster events (eventi esplosivi). Sono lectio magistralis di ospiti particolarmente illustri:Arup, Dante Benini, Mario Cucinella, William J.R. Curtis, Odile Decq, Neil Leach, Daniel Libeskind, James Wines

Vi sarà inoltre una mostra del lavoro di sette studi di architettura siciliani. I sette studi selezionati sono: Architrend , Renato Arrigo, Cusenza-Salvo, Antonio Iraci, Orazio La Monaca, Scau, UFO. L’evento sarà lanciato anche attraverso una pubblicazione edita dalla Mancosu Editore.

Il 14 marzo è prevista una visita a Gibellina e Salemi, località di particolare interesse architettonico. Anche i giorni dall’11 al 13 marzo saranno articolati in modo da lasciare spazio alla conoscenza dei luoghi. Le sedi del convegno e pause tra i lavori saranno organizzate in modo da far visitare ai convegnisti l’area archeologica, l’area naturalistica di Selinunte e il sistema delle piazze di Castelvetrano progettato da Pasquale Culotta (1939-2006).

Il convegno è gratuito ed aperto a tutti ma, per partecipare, è necessario accreditarsi alla casella di posta: infoeventi@presstfactory.com.

La partecipazione al convegno è gratuita. Se prenoti adesso con un volo low cost ( per esempio Wind Jet o Blu Panorama) per Palermo o Trapani troverai biglietti a costo ridotto. Per l’ospitalità abbiamo attivato delle convenzioni alberghiere.

 

Noi ci saremo

Vieni anche tu

 

 

Guarda il promo: http://www.youtube.com/user/architetturaecritica

 

INFO ITALIA: Zaira Magliozzi, +39 3398089833, segreteria@presstfactory.com; Federica Russo, +39 393 2294 999, infoeventi@presstfactory.com

INFO ESTERO:Bernardina BORRA, +39 3463176514

borra@demoarchitects.com

 

L’OPINIONE

 

La mano nera

In tutte le discipline ci sono persone, direi per natura, più dotate e meno dotate. E’ ciò che si chiama talento. Lo si vede nei nuotatori: alcuni stanno a galla senza fatica, altri producono schiuma. Nei danzatori: i bravi hanno sin da piccoli il senso del ritmo, gli altri sono goffi e impacciati. Negli artisti: hanno una formatività fervida e multicolore diversamente da chi adopera la matita come fosse una zappa. Nel pensiero: con  una naturale propensione ai ragionamenti astratti mentre altri hanno un cervello che si sente  battere a vuoto.

Ovviamente il talento non basta. Ha bisogno di essere orientato, sviluppato e disciplinato soprattutto da coloro che vogliono proporre le sperimentazioni più eversive. Molti talenti in nuce si perdono per strada. Mentre altri poco portati, grazie alla forza di volontà, possono produrre risultati apprezzabili. Anche se, credo, mai straordinari.

Rimane infatti in loro quella traccia  della “mano nera”, la colpa originaria di una mancata predisposizione per quella specifica attività ( nel senso che si può aver talento per disegnare e non per costruire, per pensare e non per disegnare, per scrivere e non per danzare ecc… ecc…)

Veniamo all’architettura: anche in questa disciplina è possibile ipotizzare in alcuni progettisti più o meno noti una  difficoltà originaria a muoversi con leggerezza e senso innato della forma.

Chi sarebbero questi architetti dalla mano nera?  La mia ipotesi è che sono coloro che si rifugiano nelle regole, nel monumentale, nel pesantemente tettonico. Mentre i talenti le regole le inventano, il monumentale lo umanizzano, la tettonica la sorpassano in corsa. Quindi, se l’ipotesi è corretta, Gregotti e non Ricci, Botta e non Piano, Purini e non Fuksas, Aulenti e non Grasso Cannizzo, Portoghesi e non Pellegrin, Derossi e non Cucinella, Isola e non Rota.

Detto questo  si può almeno in linea teorica –avrete però capito che non è l’ipotesi di chi scrive- preferire il tozzo Zen di Vittorio Gregotti alla fluidità spaziale dei villaggi di  Leonardo Ricci o le ancora più tozze architetture di Mario Botta alle vibranti costruzioni di Renzo Piano. Ma questo è un’altra opinione per le prossime presS/Tletter.

 

CARTOLINE di Renato Nicolini

http://www.renatonicolini.it/blog/

 

CARTOLINE JUNG

1.

Quando si vive la propria vita, si devono mettere anche gli errori nel conto. La vita non sarebbe completa senza di essi.

2.

Possiamo credere che vi sia una strada sicura, ma questa potrebbe essere la via dei morti. Allora non avviene nulla … Chiunque prende la strada sicura è come se fosse morto.

3.

… capii quanto sia importante dire sì al proprio destino. In tal modo forgiamo un io che non si spezza quando accadono cose incomprensibili; un io che regge, che sopporta la verità, e che è capace di far fronte al mondo e al destino. Allora, fare esperienza della disfatta è anche fare esperienza della vittoria.

 

CARTOLINE TOR BELLA MONACA

1.

Come non si deve (la demolizione) e come si può fare. Il progetto – che è sempre una proposta su cui tutti possono discutere – contro l’illusione auto referenziale della “tabula rasa”.

2.

Le macerie di Tor Bella Monaca formerebbero una torre contro il cielo più alta della mitica torre di Babele.

3.

La demolizione come pedana di rincorsa per il salto triplo. Da 228.000 a 678.000 metri cubi. Con conseguente lottizzazione di altri 19.9 ha. di agro romano.

4.

Tor Bella Monaca è insieme punto di partenza e punto di arrivo nella relazione della città con l’Agro Romano, quel paesaggio dal forte valore simbolico che tanto piaceva ad Henry James e agli altri viaggiatori (da Gogol a Nietzsche) che arrivavano a Roma. E’ uno dei pochi luoghi urbani dove questo è ancora possibile. Le grandi corte affacciano con i loro cortili aperti verso l’Agro, che così può ancora penetrare nella città.

5.

Le corti piccole residenziali al contrario affacciano verso la città. Non è questa la sola opportunità per migliorarne – costruendo servizi – la qualità urbana. Un’occasione ancora maggiore è costituita dalla possibilità di caratterizzare, con interventi anche leggeri, come spazi pubblici quel 39% di vuoti urbani classificati come “indefiniti” da un’analisi della Facoltà di Architettura di Pescara.

6.

Stratificazione, densificazione, rarefazione; ricucire, ammagliare le parti urbane, la periferia “polenta scodellata” dell’abusivismo cominciando da Torre Angela; diversificazione delle tipologie abitative: quante parole ha il vocabolario oltre a demolizione e gentrificazione!

7.

“E’ ignorante che dice che sia un progetto impossibile”

(Leon Krier agli Stati Generali di Roma)

 

CARTOLINE GARIBALDI

1.

Giustizia! santa parola, prostituita, derisa dai potenti della terra!

2.

Chi può calcolare quale consolidamento avrebbe avuto il Papato se Pio IX continuava nel sistema di riforme e se identificava la causa sua con quella della Nazione italiana disposta a darsi al diavolo purché il diavolo la costituisse? Eppure la Provvidenza accecò quel vecchio tentenna per il bene di questo povero popolo…

3.

Oh! Roma! patria dell’anima! tu, sei veramente la sola! l’eterna! Al di sopra d’ogni grandezza umana anche oggi… sotto qualunque degradazione! Il tuo risorgimento non può essere che una catastrofe da mettere a soqquadro il mondo!

(Da Giuseppe Garibaldi, “Clelia o il Governo dei Preti”, 1868)

 

CARTOLINE STATI GENERALI

1.

Noncurante del precedente di Luigi XVI, che li pagò con la ghigliottina, il Sindaco di Roma Alemanno ha convocato gli Stati Generali. Basteranno ad evitargli la stessa sorte i 500.000 euro che sono costati?

2.

Noncurante di quello che è successo a Mubarak, ha poi chiamato a concluderli il noto amico della nipote…

3.

Ecco … perfino Maurizio Flammini, presidente di Federlazio, che dopo aver fallito il colpo della F1 all’EUR … voleva fare una bella gara mondiale di sci di fondo al Circo Massimo. (…) I costruttori romani sembrano come gli elefanti nella savana, attenti agli odori che porta il vento. Giacca blu, in terza fila, Pierluigi Toti: “I prossimi dieci anni fino al 2020 saranno importantissimi (…) le pare possibile che l’asse Roma – Fiumicino non sia pieno di alberghi e servizi?”

(da “Repubblica” del 23 febbraio)

4.

Roma città della sostenibilità ambientale,  città policentrica e solidale, città nella competizione globale, città della cultura e dell’entertainment. Il progetto è cosa secondaria rispetto all’efficacia comunicativa degli slogan. Ma anche in questo caso non andiamo troppo bene: cultura ed entertainment è quasi peggio di cinema e fiction; sostenibilità ambientale, policentrica e solidale, competizione globale mi fanno subito pensare: “Sindaco caro / ho orrore del banale!”

 

AIAC TUBE

 

AiacTube/Architettura e Critica

http://www.youtube.com/architetturaecritica

 

– AiacTube, il Canale YouTube dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica, inizia un percorso di collaborazione con il Canale 850 di Sky “ACM Channel/Ceramicanda Tg Architettura”: alcuni dei nostri filmati saranno trasmessi nei prossimi mesi sul Tg Architettura e molti altri video dei nostri iscritti e amici saranno segnalati alla Redazione di Ceramicanda.

 

 Dopo la messa in onda del filmato realizzato per il Concorso “Un’idea per la ricostruzione” ( http://www.youtube.com/architetturaecritica#p/u/34/-_cvzC-5yD0 ) verrà trasmesso su Sky, la prossima settimana, il video “Rem Koolhaas – Delirious Venice – Biennale di Venezia 2010”: http://www.youtube.com/architetturaecritica#p/u/3/3cbA8YCv-y0

 

 Per vedere il Palinsesto-850Sky, fate un click su questo link:

http://www.ceramicanda.it/source/home.asp?page=puntata&cat=131&dadove=3

 

 Iscrivetevi anche voi al nostro Canale, inviateci i vostri video, le vostre proposte, i link ai vostri filmati: le idee migliori verranno inserite su press/Tletter, sul nostro spazio YouTube e saranno segnalate alla Redazione del Canale 850 di Sky.

(architetturaecritica@libero.itarchitetturaecritica@live.it)

 

– AiacTube segnala un nuovo iscritto: LiveSicilia – http://www.livesiciliatv.it/ – importante WebTV dedicata alla Sicilia e curata da Bruna Masi con la Regia di Maurizio Diliberto. LiveSicilia si aggiunge ai nostri iscritti e amici YouTube come Tg3, TreccaniChannel, InArch, FestivalScienzaGenova, RibaArchitecture, Channelbeta, aasArchitecture e molti altri importanti Canali del mondo dell’informazione, della cultura e dell’architettura.

 

– AiacTube, nuovo Video – Terzo promo realizzato da Luca Marinelli, Claudia Alessandro e Giovanna Solito per l’Evento-Aiac di Selinunte (10-14 marzo 2011).

Ecco l’indirizzo:

http://www.youtube.com/architetturaecritica#p/u/12/JxJkNPD64HE

 

– Vi ricordiamo infine di visitare il nostro “Spazio Preferiti”, dedicato ai nostri amici e ai nostri iscritti. Vi segnaliamo in particolare il filmato di uno dei più bravi Videomaker italiani -l’Architetto Franco di Capua- i cui video sono famosi e visti da migliaia di persone in tutto il mondo. Di Capua ci porta in Emilia Romagna –a Riola in Provincia di Bologna- e ci mostra un bellissimo viaggio alla ricerca dell’architettura di Alvar Aalto. Ecco l’indirizzo, buona visione: http://www.youtube.com/architetturaecritica#p/f/0/8OmaBGpayVg

 

Da non perdere anche lo Spazio YouTube di Franco Di Capua, “DI CAPUA Channel”: http://www.youtube.com/user/franckyOtedesc

 

DOCUMENTI

 

Filippo De Pieri: Firenze, si cambia! (ma il sindaco mette a dieta la città)

 

FIRENZE. Forse la vera notizia è che in città si fa ordinaria amministrazione. Un anno e mezzo dopo la sua vittoria all’elezione a sindaco nel giugno 2009, Matteo Renzi ha portato alla prima fase di approvazione da parte del Consiglio il Piano strutturale comunale (Psc), riprendendo il filo di un lavoro che la precedente giunta aveva intrapreso senza condurlo a termine e cercando, soprattutto, di concluderlo in tempi brevi. Dopo gli scandali urbanistici e le vicende giudiziarie che avevano travolto diversi esponenti dell’amministrazione Domenici, anche questo è un modo per riportare l’urbanistica a una dimensione normale, di gestione quotidiana.

Oppure si può pensare, non necessariamente contraddicendosi, che la notizia sia che il nuovo Psc di Firenze si propone come un piano di svolta. A partire da quello slogan, «volumi zero», che indica con decisione la direzione del «rifare» (e non più del «fare») città, azzerando tra l’altro le previsioni edificatorie non attuate del precedente piano; oppure a partire da gesti dimostrativi come la discussa pedonalizzazione di piazza del Duomo. È soprattutto nel campo delle infrastrutture e dei trasporti che la giunta sembra cercare un nuovo protagonismo fiorentino, non esitando a entrare in polemica con i grandi interlocutori nazionali (in primo luogo le Ferrovie) e a proporre di rivedere progetti già avviati, secondo schemi ambiziosi che proprio nel documento di piano sembrano trovare un primo punto di sintesi.

Tutto questo sarebbe probabilmente meno interessante se a guidare il Comune non ci fosse questo trentaseienne Pd cresciuto nel partito popolare, che cita spesso Giorgio La Pira (il sindaco democristiano degli anni cinquanta-sessanta) e non manca di suscitare simpatie anche a destra. Il suo stile decisionista ha già prodotto molti piccoli strappi in quel compassato mondo di plantigradi che è oggi il centrosinistra italiano, ma misurarsi con la tradizione di esperienze amministrative e di rapporto tra saperi accademici e politici che l’urbanistica italiana ha accumulato negli ultimi decenni non è necessariamente facile, neppure per un «rottamatore». Abbiamo incontrato Renzi nel suo ufficio di Palazzo Vecchio.

 

Il nuovo Psc è stato redatto da un gruppo di lavoro interno agli uffici comunali, senza consulenti esterni. Quali sono le ragioni di questa scelta?

Firenze ha vissuto una fase tormentata, con indagini che hanno riguardato alcune vicende urbanistiche ed edilizie e che in alcuni casi si sono rivolte direttamente contro dipendenti del Comune. L’ufficio urbanistico era l’ufficio più in difficoltà della macchina amministrativa. In un periodo in cui tra l’altro le polemiche contro i cosiddetti «fannulloni» della pubblica amministrazione erano all’ordine del giorno, abbiamo scommesso sui nostri funzionari per dare un segnale forte. È la stessa ragione per cui ho deciso di assumere personalmente l’assessorato all’Urbanistica. Certo abbiamo cambiato alcuni dirigenti e riorganizzato il lavoro, ma abbiamo anche voluto far capire che il Psc non doveva essere uno strumento di cui avere paura o su cui magari cercare di salire, ma la grande occasione per riflettere sul futuro della città.

 

Che rapporto c’è tra il nuovo piano e le ipotesi che erano state elaborate dal precedente consiglio comunale?

I due piani strutturali che erano stati già adottati ma non approvati avevano lasciato un patrimonio di elaborazioni avanzato e un quadro conoscitivo approfondito. Noi siamo partiti da questo lavoro e vi abbiamo inserito alcune idee di fondo. La prima è quella di una Firenze che dice basta al consumo di suolo e fa dell’innovazione ambientale non un feticcio ideologico ma una scelta strutturale, in linea con le principali città del mondo. La seconda è quella di una Firenze città della modernità, capitale dell’innovazione e della qualità della vita, una città che non è solo un museo a cielo aperto e non sta solo lì a contare i turisti. Più Berlino che Venezia. Un’altra riguarda il linguaggio del piano, il fatto che il piano esce dal burocratese per esprimere obiettivi che tutti possono capire. Per esempio abbiamo ripreso da New York il principio secondo cui ogni fiorentino dovrebbe avere un parco, o un giardino, o una piazza a dieci minuti a piedi da casa propria.

 

Una delle sue prime scelte come sindaco è stata di pedonalizzare piazza del Duomo…

Qualcuno forse pensa che sia stato solo un gesto mediatico, in realtà si è trattato della più grande operazione culturale che noi faremo a Firenze in questo decennio. Non c’è operazione più grande del restituire a piazza del Duomo la sua funzione di piazza e non di «elegante spartitraffico», come diceva Alberto Arbasino. Piazza del Duomo è uno di quei luoghi in cui un’amministrazione ha la possibilità di far percepire subito ai cittadini uno scarto rispetto al passato. Io rivendico anche il valore di alcune demolizioni, come quella della pensilina di Cristiano Toraldo di Francia, accanto alla stazione di Santa Maria Novella, e non perché io ami le demolizioni ma perché è importante non considerare tutto quello che viene fatto a Firenze come qualcosa che vale per sempre; staccarsi dall’idea, tipica delle Soprintendenze, che Firenze sia immutabile. Ci stiamo avviando a demolire anche alcuni quartieri di edilizia popolare (in via torre degli Agli a Novoli, in via Rocca Tedalda) che nei prossimi cinque anni ricostruiremo in tempi certi, secondo i criteri della sostenibilità ambientale, restituendo agli abitanti case più belle in luoghi che erano diventati dei simboli di degrado civico.

 

Il Psc indica la strada dell’intervenire su aree già urbanizzate ma non tenta di fissare un disegno generale dei luoghi di trasformazione.

La principale area di trasformazione di Firenze non si trova in un luogo specifico ma è rappresentata dall’immenso volume di contenitori dismessi, situati su tutto il territorio comunale. Questa è una partita fondamentale, soprattutto nell’anno del federalismo demaniale: occorre capire cosa verrà ceduto al Comune, cosa il Comune potrà gestire, anche attraverso accordi con le amministrazioni centrali, e poi si potrà avere un’idea più chiara delle funzioni da ricollocare e delle prospettive che si aprono. La grande sfida di Firenze non si gioca sui terreni della periferia ma sulla capacità di ricondurre a una soluzione unitaria tutti questi interventi.

Per quanto riguarda la periferia, la priorità del Piano è bloccare la corsa all’oro sulle aree ancora libere, che sono del resto quasi esaurite. Finora sembrava quasi che ci fosse un diritto morale a costruire da parte di chi possedeva terreni. È con questo tipo di logica che bisogna chiudere. Solo dopo aver fatto questo sarà possibile aprire un ragionamento su alcuni spazi potenzialmente interessanti, inserendoli però dentro un modello che considera prioritaria la definizione del sistema della mobilità pubblica.

 

Dove pensa di trovare le risorse per le grandi opere infrastrutturali che il piano propone?

Alcune opere, come la tangenziale sotterranea, si possono fare in project financing anche subito. Quando una città è vitale come lo è Firenze, che «Tripadvisor» giudica tra la migliori città d’Europa, le risorse si trovano, anche attraverso forme innovative. Abbiamo enormi vantaggi competitivi che solo noi possiamo perdere. Più serio è il problema dei tempi, ma d’altra parte questo è un Piano che non può non ragionare in una prospettiva almeno ventennale.

 

Pensa che sia opportuno affiancare al Psc altri tipi di pianificazione, per esempio strategica?

A Firenze si è discusso di piano strategico per dieci anni, a partire dal 2000, dando vita a riflessioni anche interessanti. Ma il piano nel suo complesso è stato una sconfitta, perché ha dato più importanza al coinvolgimento dei soggetti sociali rappresentativi rispetto alla concretezza del progetto. La responsabilità del fallimento è soprattutto di quelle associazioni di categoria che sono entrate nel processo come portatrici di singoli interessi e non di una visione d’insieme e hanno portato il piano verso una concertazione snervante e autoreferenziale. Abbiamo bisogno di altre forme di pianificazione e di condivisione delle scelte. Noi abbiamo sperimentato strumenti partecipativi per la consultazione dei cittadini sul Psc e abbiamo lanciato l’iniziativa dei «100 luoghi», che continueremo a seguire per tutto il 2011.

 

La questione del governo dell’area metropolitana è da sempre un problema centrale per Firenze. Qual è il margine per una condivisione delle scelte con i comuni contermini?

Noi abbiamo un ottimo rapporto con i comuni della Piana per quanto riguarda il 90% delle scelte concrete. Alcuni punti forti di contrasto ci sono e sono quelli più visibili. Uno riguarda lo sviluppo del polo aeroportuale, per cui la Regione sta cercando in questo momento di definire una soluzione. Un altro riguarda il fatto che i comuni intorno a Firenze hanno piani strutturali che non condividono l’opzione dei volumi zero, il che ha un impatto sul funzionamento dell’area metropolitana. Infine vi è un forte contrasto di tipo politico perché, in una situazione in cui tutti i comuni sono governati dal PD, io sono portatore di un’idea di partito che è molto diversa da quella di quasi tutti i sindaci della Piana.

La questione comunque è nazionale, non locale: in Italia bisognerebbe fare le città metropolitane, senza se e senza ma. Personalmente sono particolarmente interessato alle proposte dell’Anci, ma soprattutto credo a una prospettiva immediata di riorganizzazione delle aziende pubbliche locali che forse può sembrare banale ma oggi rappresenta, insieme ai trasporti, l’aspetto più concreto intorno a cui costruire, nei fatti, una dimensione metropolitana.

 

Che cosa si potrà fare per garantire una qualità architettonica nelle trasformazioni che il Psc renderà possibili?

Bisogna prendere atto del fatto che un sindaco, oggi, non ha strumenti per governare e gestire la qualità architettonica. Io non ho lo spazio per dire «quello sì, quello no». Ho i miei giudizi su alcuni edifici di Firenze, ma finché faccio il sindaco li tengo per me. Questo è triste ma forse è anche un bene. E non credo che la soluzione stia nel fare come quei politici che puntano sulla caccia al nome, con risultati spesso discutibili.

Prenda il quadrante di Novoli: è un esempio di luogo in cui le precedenti amministrazioni hanno scelto di coinvolgere nomi grandi, o comunque riconosciuti, e li hanno messi insieme in una sorta di festival dell’architetto di grido. Il mio obiettivo oggi non è tanto valutare la qualità del risultato, anche se so che questo dibattito appassiona i fiorentini, ma fare aprire questi edifici, restituire il quartiere a un contesto di normalità. È solo questa qualità urbanistica che può costituire lo sfondo per la qualità dell’architettura. E d’altra parte proprio Novoli mostra anche che ogni tentativo di garantire qualità non può non confrontarsi con il problema del rispetto dei tempi amministrativi, cioè con il grande problema dell’efficienza del sistema paese. Quando il Palazzo di giustizia di Leonardo Ricci è stato pensato, trent’anni fa, era un palazzo di giustizia contemporaneo: ma oggi?

Intervista di Filippo De Pieri

 

INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Esportare l’architettura a Roma

Esportare l’architettura, presentazione del catalogo della mostra Alto Design Alta Tecnologia realizzata dall’OICE al WTO di Shanghai. Martedì 1 marzo ore 17.30 Casa dell’architettura, Piazza Manfredo Fanti 42. Roma

 

Planning the Grand Paris – A city beyond design? a Roma

Planning the Grand Paris – A city beyond design? Mercoledì 2 Marzo 2011 alla British School di Rome ore 18.00. Organizzato dall’Académie de France à Rome – Villa Médicis e dalla British School di Roma, in collaborazione con Institut Français. Tavola rotonda con: Djamel Klouche, Dominique Perrault e Francis Rambert, coordinata e organizzata da Antoine Vialle. The British School at Rome, Via Gramsci 61 Roma. Info: T +39 06. 3264939

 

Mostra Pier Luigi Nervi a Roma

Due appuntamenti in occasione della mostra Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida. Roma. Ingegno e Costruzione a Roma, a cura di Esmeralda Valente e Alessandra Vittorini. 17 marzo 2011 ore 18.00, Foyer Galleria 1, L’aula per le udienze Paolo VI. Museo MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma – via Guido Reni Via Guido Reni, 4A – 00196 Roma -www.fondazionemaxxi.it

 

Cemento Romano a Roma

Lunedi 28 Febbraio 2011 ore 20.00, presentazione del volume Cemento Romano di Diego Lama, interverranno Luigi Prestinenza Puglisi, Renato Nicolini, Francesco Moschini, Giuseppe Pullara, Acer Via di Villa Patrizi 11 Roma

 

Le vele di Scampia: che fare? a Napoli

Martedì 1 marzo 2011 ore 15,00- 19,00 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – Napoli – Palazzo Serra di Cassano, l’Università degli studi di Napoli Federico II di Napoli , Dipartimento di Progettazione Urbana e di Urbanistica – Dottorato di Ricerca in Progettazione Urbana – e aniai Campania in collaborazione con Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – Sovrintendenza B.A.P.S.A.E. Napoli e provincia presentano a Napoli Le vele di scampia: che fare? Interverranno: Stefano Gizzi Rudy Girardi – Antonio Lavaggi, Renato De Fusco, Pasquale Belfiore, Francesco Bruno, Antonino Della Gatta, Marco Dezzi Bardeschi, Paola di Biagi, Benedetto Gravagnuolo, Daniela Lepore, Sergio Stenti, Gabriele Szaniszlo, Angelo Torricelli, Andrea Vidotto, Gerardo Marotta, Mario Losasso, Pasquale Miano. Moderatore Alessandro Castagnaro

 

Mario Cucinella a Ecobuild Londra

Mario Cucinella sarà tra i protagonisti dell’edizione 2011 di Ecobuild, la più importante fiera a livello mondiale dedicata al design e all’edilizia ecosostenibile presso ExCeL da martedì 1 marzo a giovedì 3 marzo. Il giorno dell’inaugurazione di ECOBUILD 2011 – 1 marzo ore 11.15- Mario Cucinella parteciperà alla tavola rotonda inaugurale dal titolo: The role of architects in a resource stressed world. Lo stesso giorno – 1 marzo – ore 13.30 presso South Gallery, Platinum Suite 2 all’interno di ECOBUILD l’Architetto Mario Cucinella – insieme al Dottor Bruno Milanesio – Amministratore Unico NUV (Nuova Università Valdostana) Srl – presenterà alla stampa il progetto realizzato per la Nuova Università Valdostana che verrà realizzato ad Aosta.

 

MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci

 

Biomilano a Roma

Mostra Biomilano, sei idee per una metropoli della biodiversità sei stati di transizione tra città, natura e agricoltura sei energie per un nuovo modello di economia urbana. Three cities in Flux un’indagine sulla riqualificazione urbana a Londra, Milano, Roma. Stefano Boeri, Biomilano dal 7 febbraio al 28 febbraio. The British School at Rome. Via Gramsci 61, Roma

 

Mostra Pier Luigi Nervi a Roma

Mostra Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida. Roma. Ingegno e Costruzione a Roma, a cura di Esmeralda Valente e Alessandra Vittorini. Fino al 20 marzo 2011. Museo MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma – via Guido Reni Via Guido Reni, 4 A – 00196 Roma -www.fondazionemaxxi.it

 

Salone dell’Arte del Restauro a Ferrara

Dal 30 marzo al 2 aprile 2011 Ferrara Fiere ospita la XVIII edizione del Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, il primo e più importante evento nazionale dedicato all’arte del restauro e della conservazione del patrimonio artistico italiano.

 

Le regard de William JR Curtis a Angers

Mostra fotografica di William JR Curtis dal 20 Gennaio al 6 Marzo. Maison de l’Architecture, des Territoires et du Paysage,

312 avenue René Gasnier, Angers

 

UNIVERSITA’ E DINTORNI di Nicolò Lewanski

 

L’accademia di mendrisio e la città di Varese a confronto, a Varese

Tavola rotonda che chiude, segnando un momento di riflessione sul lavoro svolto, la mostra Trasformazioni architettoniche e urbane nella città di Varese, centro e periferia, con la presentazione al pubblico del catalogo dove sono illustrati i centodieci progetti realizzati dagli studenti della scuola di Mendrisio riguardanti la città di Varese. Sabato 26 febbraio alle ore 17.00 a Palazzo Estense a Varese, in via Luigi Sacco 5.

 

Premio Ecologia Laura Conti 2011

Dodicesima edizione del Premio Ecologia Laura Conti promosso dall’Ecoistituto del Veneto Alex Langer, diretto alle tesi di laurea discusse a partire dall.AA 2000-2001, che riguardino ecologia, mobilità intelligente, sostenibilità sociale, energie rinnovabili e relativi aspetti tecnologici. La scadenza per l’invio dei materiali è il 30 Settembre 2011. Info: www.ecoistituto-italia.org

 

LAVA-SCAPE workshop, a Catania

Workshop di indagine territoriale (fotografia e disegno del territorio) organizzato da Landform e Abadir, Accademia di Belle Arti (Catania) con il patrocinio del CISDA, facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Per partecipare occorre inviare curriculum e portfolio a mail@landform.it entro il 30 Marzo, il costo è di 300 euro. La Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino riconoscerà ai partecipanti 3 ECTS. Info: http://lavascape.wordpress.com/

 

Carme Pinos, a Venezia

Conferenza Il senso di Carme per il paesaggio, con la presentazione dei progetti e del pensiero architettonico dell’interessante architetta spagnola, nell’ambito della scuola di dottorato IUAV; introduce Renato Bocchi. Giovedì 3 marzo 2011 alle 16.30 presso l’aula Tafuri, Palazzo Badoer a San Polo 2468, Venezia. Info: infodottorati@iuav.it

 

CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi

 

Nuove strategie urbane – Tactical Urbanism

Un problema vecchio come il mondo. La costante e crescente dicotomia tra città progettata e città spontanea. Campi profughi, edilizia popolare e baraccopoli sono un’ invariabile di molte città contemporanee e soluzioni efficaci e questi pressanti “problemi” non sembrano essere state ancora trovate. Soprattutto se si pensa che il meglio che si è potuto fare, ad esempio in Italia, è stato demolire e/o trasferire il problema ancora più fuori, nella periferia abbandonata, nello spazio di nessuno. Ma non può certo ridursi tutto a questo e, mentre molti ancora dibattono se sia meglio demolire o riqualificare non trovando la soluzione, perché un’unica soluzione non può bastare, ho scoperto l’esistenza di un piccolo grande studio newyorkese, gli Agency Architecture. La loro presenza a Roma per una conferenza è dovuta alla vittoria dell’ American Academy Rome Prize Winners 2010-2011. Un premio che gli permette di vivere un periodo nella città eterna per “continuare il proprio lavoro in un’atmosfera che promuove la libertà intellettuale e artistica, lo scambio interdisciplinare e l’innovazione” spiega il sito ufficiale. Un lavoro interessante il loro, fatto di molta ricerca, e qualche piccolo progetto a microscala. Come quello che ha vinto il prestigioso One Prize di New York, la “Super Levee Urban Farm”, un intelligente sistema di dighe terrazzate concepite per aiutare le popolazioni a rischio esondazione e sfruttare le potenzialità dell’acqua. Grazie alla conformazione scalettata la diga, non più concepita come un alto muraglione, può ospitare diverse funzioni a seconda della sua altezza e della sua vicinanza con l’acqua, diventando ora contenitore di riserve d’acqua, ora zona per la coltivazione. Più soluzioni per un unico problema complesso. Questa la loro strategia che “tiene conto delle molteplici facce della città, dove il costruito non può essere statico ma deve necessariamente essere lo specchio delle persone per cui è nato, e dell’economia globale di cui è parte”.

 

NOTIZIE DALLA SPAGNA di Graziella Trovato con Francesca Ferlicca

 

Eventi

 

VII BIAU Bienal Iberoamericana de Arquitectura y Urbanismo

Organizzano il Ministero di Cultura conl’Ordine nazionale di Achitetti. Mostra con conferenza. Per informazioni visitare il sito del Ministerio de Cultura.

ARCOmadrid – Feria Internacional de Arte Contemporáneo quest’annocelebra il suo trentesimo compleanno con meno superficie e più vanguardia.

Apertura al pubblico: Venerdì 18, Sabato 19 e Domenica 20 dalle 12.00 alle 20.00 16.02.11 > 20.02.11.

Per maggiori informazioni consultare il sito:

http://www.ifema.es/ferias/arco/default.html

 

In occasione del 30° compleanno della Fiera d’Arte contemporanea (ARCOMadrid) Arte Madrid organizza un programma di esposizioni da gennaio a marzo. ArteMadrid è un’associazione di gallerie d’arte di Madrid.

Fondata nel 2000, è costituita da 36 gallerie, che lavorano a livello nazionale e internazionale nel campo dell’ arte moderna e contemporanea.

La programmazione regolare di esposizioni offre a collezionisti e fruitori d’arte una vasta panoramica sui maggiori artisti spagnoli e internazionali.

Per maggiori info consultare il sito:

http://www.artemadrid.com/

 

Dialogo con José Luis Pardo. Corso “Espacios de Transición entre lo público y lo privado” del Master de Proyectos Avanzados de la ETSAM (UPM). Mercoledí 23 marzo alle ore 10,00.

 

“Arquitectura versus diseño”

L’architetto statunitense Peter Eisenman dirige una nuova edizione del Corso di Architettura Contemporanea durante il quale si analizzerà, in 7 lezioni il ruolo e il significato del disegno in architettura.

Parteciperanno gli architetti Pier Vittorio Aureli, Jeffrey Kipnis, Carme Pinos, Luis Fernandez-Galiano, Antón Garcia-Abril, Andés Jaque y Alejandro Zaera-Polo.

Per maggiori informazioni consultare il link http://www.circulobellasartes.com/ag_talleres.php?ele=191&mod=futuro&tipo=general

A seguire il programma delle conferenze:

21.02.11- Jeffrey Kipnis – Prototipo y singularidad 28.02.11- Carme Pinos – Desde el contexto 07.03.11- Luis Fernández-Galiano -Vigencia de Vitruvio 14.03.11- Antón García-Abril – Densidad vs tensión  21.03.11- Andrés Jaque – Arquitecturizando el día a día. Cotidianizando lo arquitectónico 29.03.11- Alejandro Zaera-Polo-Envolventes

Circulo de Bellas Artes/ C/ Alcalà, 42 28014 Madrid, España

07.02.11 > 29.03.11 Ore 19.30

 

Mostre

 

Peter Eisenman- Cidade da Cultura de Galicia

07.02.2011 > 13.03.2011

Circulo de Bellas Artes/ C/ Alcalà, 42 28014 Madrid, España

Coincidente con il corso di architettura contemporanea diretto da Peter Eisenman al Circulo de Bellas Artes si inaugura nella terrazza la mostra fotografica sulla Cidade da Cultura de Galicia, progetto dell’architetto americano.

La mostra ci permette di osservare la biblioteca e gli archivi, inaugurati lo scorso 11 gennaio, nonchè dettagli degli edifici in costruzione, con particolare enfasi sulle strutture,le facciate e i materiali. Con un totale di sei edifici, questa nuova città si propone di aiutare ad affrontare le sfide della società dell’informazione e della conoscenza.

 

DOMUSae. Espacios para la cultura.Continua fino al 16 de marzo 2011, dalle ore 10:00 alle 20:00. Salón de Reinos / Calle de Méndez Núñez, 1, 28014 Madrid, España.Il progetto della mostra unisce documentazione originale piante, schizzi e plastici insieme ad altro materiale creato appositamente per l’occasione, come interviste e materiale video. Il percorso inizia con una serie di fotografie di grande formato di edifici che saranno presto riconvertiti in spazi museali, e continua al piano superiore con l’approfondimento sugli edifici culturali della nuova avanguardia architettonica spagnola. Per maggiori informazioni consultare il sito: http://www.mcu.es/novedades/2010/novedades_DOMUSae.html

 

Francisco Mangado. Arquitecto

22.02.11 > 10.04.11

Circulo de Bellas Artes/ C/ Alcalà, 42 28014 Madrid, España

Esposizione che riunisce attraverso plastici, supporti fotografici e audiovisuali e un video, la produzione architettonica e di design realizzata dall’architetto Francisco Mangado. La sua produzione arquitettonica si presenta divisa in 3 ambiti. Nel primo troviamo plastici di progetti costruiti e concorsi realizzati. Il secondo , attraverso supporti grafici e audiovisuali, pone l’accento sulla genesi e lo sviluppo degli elementi industriali. Infine un video revisiona i principali progetti e le riflessioni dell’autore.

 

SICILIAN ARCHITECTURAL KAOS by Salvator John Liotta

 

Salvator-John A. Liotta intervista Gaia Patti

Seconda parte (sul Giappone e la Sicilia)

 

4) Di recente sei stata in Giappone dove hai compiuto uno straordinario viaggio a piedi partendo daTokyo e concludendolo a Kyoto, dall’attuale capitale a quella antica. Un viaggio a ritroso nella storia le cui immagini diventeranno presto un documentario che ha come titolo provvisorio "Slow Japan": in un epoca nel quale le distanze vanno ripensate e vengono trasformate dalla tecnologia, quale è il senso di questo viaggio? Cosa ti ha più colpito? Puoi raccontarci le tue impressioni e anche qualche aneddoto?  Mi piacerebbe sapere perché il Giappone e come questa nazione e i suoi abitanti siano apparsi ai tuoi occhi.

 

4) Da molto tempo volevo fare un viaggio a piedi. Il mio compagno aveva un progetto per un documentario. Abbiamo pensato di far convergere queste due idee in un progetto unico: viaggiare a piedi e farne un film.

L’idea del Giappone è venuta in un secondo momento. Ci interessava indagare il rapporto spazio-temporale col territorio, i concetti di velocità e lentezza, nonché l’idea che il modo di accedere alle cose influenza sostanzialmente la visione che ne abbiamo. Il Giappone ci affascinava e si prestava particolarmente bene ai nostri propositi: il mito della velocità e della tecnologia, una tradizione antica e tuttavia attuale, un’idea del tempo e dello spazio molto diverse da quelle occidentali.

Il viaggio è stato un’esperienza unica e straordinaria. 35 giorni di cammino: dal Palazzo Imperiale di Tokyo, lungo l’agglomerato costiero industriale che comprende le città di Fuji, Shizuoka, Toyohashi, poi la penisola di Kii e le sue foreste, il pellegrinaggio del Kumano Kodo, i centri buddisti del monte Koyasan, infine il Palazzo Imperiale di Kyoto.

Per camminare non bisogna saper fare nulla: basta la volontà di avanzare. Ci si confronta con le proprie reali capacità fisiche e con obiettivi graduali e concreti. Si inverte il nostro rapporto con il movimento: invece di essere portati, per muoverci dobbiamo fare un atto fisico e volontario. E’ una lezione di rispetto per i propri limiti e di fiducia in sé stessi. E’ piacevole e semplice. Scrive il filosofo Frederic Gros: "La discipline, c’est l’impossible conquis par la répétition obstinée du possible" La disciplina è  l’impossibile conquistato con la ripetizione ostinata del possibile.

Per la prima metà del viaggio, abbiamo camminato quasi esclusivamente tra città e industrie. Gia solo uscire dall’agglomerato di Tokyo ci ha preso qualche giorno.

Prima di attraversarla a piedi, sapevo che Tokyo è una gigantesca megalopoli. Dopo averla attraversata, posso dire che Tokyo è una gigantesca megalopoli. Mentre lo dico, ho un’idea molto concreta e reale di cosa sia una gigantesca megalopoli, di quanto tempo ci voglia per uscirne e di quante persone, quanti edifici, quanti luoghi vi si incontrino. Fare esperienza diretta dei luoghi ci mette davanti a tutta la loro complessità ed estensione. Il percorso fatto a piedi è solo una linea, una delle infinite linee possibili. Spostandosi lentamente il mondo, che grazie agli spostamenti aerei sembra percorribile in lungo e in largo in una manciata di ore, ridiventa enorme. 

Camminando tra le industrie, una delle cose che più mi ha colpito è la successione, la relazione di contiguità e di interdipendenza tra zone urbane diverse. La struttura complessa e organizzata che costituisce una città. Un giorno, camminavamo da tre giorni lungo una strada nazionale, mi sono ritrovata a chiedermi: “Perché siamo venuti qua? La gente che viene in Giappone va a Nikko, va a Kyoto, torna con gli occhi pieni delle meraviglie storiche e naturali di questo paese. Perché noi camminiamo per tre giorni lungo una strada di periferia piena di camion e di ciminiere?” La risposta che mi sono data è che questo fa parte di quello, non c’è l’uno senza l’altro. Nella nostra società siamo molto portati a limitare, tagliare, delimitare. Delimitare geograficamente: viviamo in una rete che collega dei punti, tra un punto e l’altro è come se ci fosse un vuoto. Invece quello è un pieno che permette al punto di vivere. Tutto ciò merita di essere visto e vissuto.

Nella seconda parte del viaggio, dal santuario di Ise ai cammini sacri del Kumano Kodo, abbiamo camminato nella natura e dormito in piccoli villaggi sparsi tra le colline. Abbiamo visitato templi e santuari, siamo entrati a contatto con delle religioni, buddismo e scintoismo, basate sul rispetto della natura e sulla tolleranza reciproca. Nelle religioni giapponesi si trovano i fondamenti di una struttura di pensiero che da vita e forma alla società: il tempo ciclico, la possibilità di rinascere, la molteplicità, la comunione con la natura, il cambiamento, la trasformazione come base per la vita.

I templi e i santuari giapponesi sono dei luoghi aperti, in cui la natura è sempre presente. Il santuario di Ise, shintoista, è uno dei luoghi sacri più venerati del Giappone. L’edificio del tempio è estremamente semplice, la foresta che lo circonda, costituita da alberi millenari, è il vero monumento. E’ un luogo di una bellezza sconcertante. Davanti a quell’edificio estremamente spoglio e semplice, ho ripensato alla magnificenza di San Pietro a Roma, alla ricchezza dei suoi materiali, alla sofisticata complessità delle sue strutture, e ai principi del tutto diversi che ne sono il fondamento. Probabilmente non c’è miglior modo di conoscere e comprendere la propria cultura che viaggiando altrove.  

Gli incontri con i giapponesi, nonostante la barriera insormontabile della lingua, mi hanno dato un profondo rispetto per questo popolo. Unici occidentali in quella regione isolata e selvaggia della penisola di Kii, siamo stati accolti con un’onestà e una gentilezza stupefacenti. Questo ha reso il viaggio più facile e piacevole, tanto più che spostandoci a piedi spesso chiedevamo informazioni e aiuto alle persone che incontravamo per strada. 

Il viaggio a piedi costringe a restare ancorati alla realtà, i problemi che si affrontano sono prima di tutto fisici e concreti: rispettare la tabella di marcia, proteggersi dal freddo e dal caldo, trovare da dormire prima che faccia buio, alimentarsi bene…. Anche le sensazioni e le impressioni sono prima di tutto fisiche. E’ un livello di vulnerabilità e di ricettività che non avevo mai sperimentato. Nonostante ciò o forse proprio grazie a questo, nella mente si libera uno spazio per la riflessione e l’astrazione. Vari livelli di percezione e di pensiero coesistono, alimentati dal movimento.  

 

5) Cosa pensi della Sicilia, a che punto siamo con essa ( architettonicamente parlando)?

5) In Sicilia è molto difficile lavorare. Non è una novità ed è qualcosa contro cui chi ha uno studio si scontra quotidianamente. Non mancano l’energia o le capacita, anzi gli architetti siciliani mostrano spesso una competenza e una preparazione straordinarie. Ma la Sicilia ha le sue leggi, i suoi codici. Manca una struttura di fondo, soprattutto a livello di opere pubbliche e di scelte politiche e territoriali. I tempi lunghissimi delle procedure, la difficoltà di accedere agli incarichi, la logica clientelare che regola praticamente tutte le attività nell’isola, rendono veramente difficile il crearsi di un contesto dinamico e democratico.

A Palermo, la mia città, si assiste oggi al proliferare di nuovi grandi centri commerciali, in aree periferiche occupate frammentariamente e senza alcuna logica urbana o territoriale. L’iniziativa del singolo e del privato resta purtroppo il canale privilegiato per molte attività.

La situazione e particolarmente difficile per gli architetti più giovani: ancora e forse più di prima molti finiscono per lasciare l’isola, o per riconvertirsi in altre professioni più o meno attinenti all’architettura. Quando si vive all’estero, e ci si rende conto che è possibile per qualcuno che non ha “amicizie” accedere a un concorso e vincerlo, la Sicilia appare come una terra malata. 

Non voglio, con questo, sminuire il lavoro di quelli che portano avanti l’architettura in Sicilia. Ho un grande rispetto per coloro che riescono a crearsi uno spazio e a lavorare in questo contesto. Ci sono molti esempi positivi, soprattutto nella parte orientale dell’isola, che è particolarmente attiva. Credo che in Sicilia ci sia bisogno di un’apertura. Per quanto il contesto siciliano sia molto peculiare e difficilmente comparabile con altre regioni d’Europa, credo che nel dialogo con chi lavora in contesti differenti stia una chiave importante per introdurre nuovi elementi di riflessione e per aprirsi alla contemporaneità. E quello che alcuni architetti siciliani, come Claudio Lucchesi che lavora con il gruppo internazionale UFO, stanno cercando di fare. Trovare nuovi spazi di collaborazione, per riunire le energie disperse e isolate, e per mettere a profitto l’esperienza di quelli che lavorano sull’isola e di quelli che si trovano all’estero o nel resto d’Italia, è secondo me un passo utile e necessario per poter introdurre nuove dinamiche.

 

Gaia Patti -insieme alla collega Fabienne Louyot- dirige lo studio d’architettura LAPS con sede operativa a Parigi e connessioni in tutto il mondo. La filosofia progettuale di LAPS prevede una molteplicità architettonica che integra competenza dei sistemi costruttivi, l’esigenza del rispetto ambientale e la cura dei materiali: un’architettura dallo spirito contemporaneo, innovativa e singolare. LAPS ha diversi progetti in fase di realizzazione.

gaiapatti@laps-a.com

 

RESTAURO TIMIDO  di Marco Ermentini

 

Carnevale

Il luogo migliore per capire a fondo la realtà che ci circonda è il Carnevale di Viareggio. Il carro di apertura è un’opera curiosa affidata al geniale artista Aldo Spoldi. Una grande figura alta 12 metri che mangia il mondo giunto a compimento e maturato come un frutto. Non si tratta di riaggiustarlo o restaurarlo, la sua ferita non è altro che la sua apertura, il suo donarsi. Così l’intera società diventa cibo e la liquidità baumaniana gustosa bevanda. E’ una bella sfida per l’arte e per l’architettura: non basta interrogarsi sui linguaggi e legittimarsi davanti alla finanza ma bisogna realizzare il mondo nuovo dove la creatività si fa creazione che, come un sogno, non necessita di modificare il reale.

 

MILLE COMIGNOLI a cura di Benedetta Stoppioni

 

Futur antérieur. Art contemporain et archéomodernisme. Festival _ Centre Pompidou _ Place Georges Pompidou – 75004 Paris _ www.centrepompidou.fr

Conferenze-dibattiti-incontri _ 17 febbraio – 4 marzo 2011

 

Nel campo dell’arte, la fine del modernismo si è tradotta in una crisi della storicità, a cui si è sostituito uno storicismo incoerente, aggregato di riferimenti non motivati a forme e momenti del passato che si equivalgono tutti e sono testimonianza di una incapacità di articolazione delle differenze storiche del futuro, come anche del passato. Contro questa sorta di “riduzione al presente”, alcuni artisti, che si potrebbe definire “archeomodernisti” e tra i quali si può citare Xavier Veilhan, Mathieu Briand, Raphaël Zarka, Evariste Richer, Huges Reip, Laurent Grasso, Laurent Montaron, Vincent Lamouroux, Stéphane Magnin, danno oggi forma ad una storicità autentica e costruiscono una nuova relazione di interpolazione con alcune matrici del modernismo nel loro rapporto con il nostro immaginario attuale. La programmazione di “Futur antérieur” è stata ideata da Arnauld Pierre, professore di storia dell’arte contemporanea a l’università Paris-Sorbonne (Paris IV).

 

Tutte le sessioni:

 

Kiné-vision et magie de la vitesse: l’imaginaire moderne de la mobilité _ giovedì 17 febbraio, 19h00 _ Arnauld Pierre, con Vincent Lamouroux e Xavier Veilhan, artisti.

Oggetto della discussione saranno quelle opere d’arte attuali che guardano verso certi momenti fondatori dello sviluppo dei mezzi di locomozione, proponendo una propria rappresentazione di un passato che sognava il suo futuro come il trionfo della mobilità.

 

Contemplation scientifiques: l’imaginaire de la science et le laboratoire de la modernité _ mercoledì 23 febbraio, 19h00 _ Arnauld Pierre, con Laurent Grasso, Evariste Richer e Rapaël Zarka, artisti.

L’obiettivo della conferenza è tentare di comprendere come alcune opere d’arte contemporanee facciano ritorno a quel dato momento della coscienza moderna in cui la pratica artistica era un mezzo scientifico e una componente della ricerca poetica del sapere.

 

Interpolations temporelles: le modèle uchronique de la science-fiction _ venerdì 25 febbraio, 19h00 _ Con Arnauld Pierre, autore; Mathieu Briand, Stéphane Magnin, artisti; Valérie Mavridorakis, storica e critica d’arte.

La fantascienza non solo fornisce agli artisti contemporanei soggetti ed intrighi pittoreschi, ma anche modelli operativi fondamentali che si sviluppano in temporalità intersecantesi.

 

Archéocinéma: kiné-vision et autres fantasmagories animées _ mercoledì 2 marzo, 19h00 _ Arnauld Pierre, con Hugues Reip, artista.

Certe opere contemporanee fanno riferimento ad una storia dello sguardo, dell’osservazione, dando generoso spazio al ricordo delle lanterne magiche, teatri d’ombra e altri dispositivi ottici di cui la cultura scientifica e popolare si era arricchita nell’epoca precedente all’avvento del cinema. La modalità in cui tutto ciò accade, sarà analizzata in questa sessione del festival.

 

Une uchronie contemporaine _ venerdì 4 marzo, 19h00 _ sessione conclusiva del ciclo “Futur antérieur”, serie ideata da Arnaul Pierre.

In “che cos’è il contemporaneo?” (2008) Giorgio Agamben afferma che non si può non pensare alla contemporaneità se non scindendola in più tempi e che è contemporaneo ciò che, attraverso la divisione e l’interpolazione del tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con altri tempi. Se l’”archeomodernismo” si dovesse dotare di un programma, grazie al quale poter intravedere la sortita dall’anomia temporale del postmodernismo, sarebbero sicuramente sufficienti queste parole. Ma per adesso non si intende per “archimodernismo” che quella tendenza di opere nate recentemente nel campo dell’arte contemporanea a dar forma a una storicità veritiera, costituendone una nuova relazione con certe matrici oggettuali del modernismo nel loro rapporto con il nostro immaginario attuale.

 

AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama

 

L’architettura, come la musica, non può essere tradotta in parole

 

L’architettura aiuta a sopportare la natura

 

L’architetto? Un esperto di cretinate

 

L’architetto che non ama il cantiere è come uno scrittore che non sa leggere

 

Un architetto che resta indietro dopo qualche anno si ritrova avanti

 

INTERMEZZO di Edoardo Alamaro

 

A che serve la critica web?

A che serve la critica?, si è domandato il nostro assoluto Dux ‘e PresS/T (sei tutti noi, LPP!!) nello scorso numero di questo notiziario. A domanda simpatica l’LPP si risponde aprendo un quadrifoglio amletico: m’ama, non mamma, … critico, non criptico, … mi denunciano, non mi rinunciano …

 

Nel primo petalo del quadrifoglio di LPP c’è scritto “nodo”.

Il critico può essere una barriera, un muro, “un cancello”, annota. Può essere un cerbero, un pubblicano (tu non entri, tu non appartieni, tu non hai pagato …). Oppure può farsi “nodo”, scrive ancora. Un nodo progettuale da sciogliere nell’acida scrittura, forse. O da tagliare gordianamente & goliardica-mente. Spesso il critico, infatti, è un problema, più che una risorsa (aggiuntiva e non sostitutiva dell’opera, nda).

No, … no, .. no, … non è questo il caso, non è questo il nodo. Lo s-nodo LPP (meglio che “il nodo”), al contrario, “crea occasioni, lancia talenti, stabilisce interconnessioni che prima non esistevano”. Bene, bravo, bis.

Confermo, è vero: LPP connette, lega, fa squadra, fa gioco critico ampio. Talvolta empio. Fa giocare, lancia lunghi cross, passa la palla (che ha). Talspesso fa anche gol, azione personale. E’ il nostro Maratona ‘e PresS/T. Lpp ha fiuto, è un cane (di) critico. Esempio: dopo tre mie presS/Tlettere, mi disse a sorpresa, a Napoli: “ti do una rubrica: Intermezzo”, (ahilui, hai-voi!!!!).

 

La critica, la direzione critica, è quindi aver fiuto, fieto, fiato. Il critico è un fondista fordista colla velocità dello scattista. E’ un peso piuma col gancio del peso massimo. (Ti spiezzo in due!!!) E’ un Giacomo Leopardi con la faccia di Marlon Brando. (A Silvia, ah Ruby: ultimo tango d’architettura ‘e PresS/T, nda).

La critica è un fatto animale, istintuale, non si insegna, si fa. E’ un mestiere a rischio tuttoburro, da ultimo banco web a par ris. (Ma anche l’olio di vaselina va bene: esibire ricetta medico-critica, non rimborsa-bile dalla ASL, Architetti Senza Lavoro, ndr).

Il critico arrischio lo riconosci subito: ha l’antenna in testa e nel ditone che batte nel web ha le stimmate sanguinanti. Infatti ha avuto “la chiamata” sulla via di (a)lamasco, dalle parti di vico Lammatari alla Sanità, Naples. La coop (tazione) non funziona: signori critici si nasce. (“E io lo nacqui”, diceva l’assoluto Totò).

Altra caratteristica indispensabile per far critica: devi avere occhio ironico & orecchio che ruba alla Rafele Viviani, primo ‘900. Il distacco partecipato è consigliabile. Chi non ama la musica non può fare il critico giocoso ‘e PresS/T.

In fatti & ri fatti … in principio era la gioia … poi venne la noia. Venne l’accademia, vennero gli uomini-grigi, vennero gli assessori con accessori & badanti al seguito. Ci vediamo, arrivederci e grazie. Ripasso dopo l’elezione.

 

E allora? Allora, cambia musica, Maestro! Chi non ama le canzonette non può analizzare le strofe edili ed edific-abili a orecchio. Non può scrivere critiche welowebb. La scrittura criticosa-domani è musica internet, internos. Perché “il manuale del perfetto critico” (copia unica scritta a mano, che posseggo, fotocopie a richiesta, tassa a carico del destinatario, nda), recita che lo s-critico deve so-so-soprattutto saper creare ritornelli e refrain. Quelli che danno (molto danno) all’occhio e restano nell’orecchio. Quei ri-tornelli sottili che ritor-nano giganteschi automaticamente. Che canticchi mentre progetti e/o la fai in barba e barbetta al cliente, magari (anzi, quasi sempre) pubblico. E non pubblicabile. Manu-ali e ped-ali di canzoni per consultazione rapida. Esempio: “la forma segue la finzione”; “ornamento è diletto” … Ar core mio sta ‘nfronte a mme!!! Se non hai in te tutto questo, caro mio, fai il ricercatore all’Università, se ci riesci. E’ meglio!

 

Secondo petalo del quadrifoglio LPP: “Racconti” (nelle varie lingue, nei vari dialetti edilizi, nelle varie vulgate). E’ la strada maestra della critica, anche quella popolare cantata dai cantastorie, dai trovatori e trovatelli dell’architettura. Dai Fiorello e Fiorellini del nostro mondo crudele. Senza racconti non c’è critica, credo.

Bisogna allineare (e storpiare) lingua, matita, cuore e cervello (anzi: cer-bello, se c’è), e … via con la critica, col cuore oltre la barriera (il cancello di cui sopra). Se non si ha innato il piacere di raccontare, di fabulare, di narrare. Di inventare & fare, sfottere & fottere, ironizzare & ipotizz(ozz)are. Di essere angelico & farabutto insieme; guardia & ladro; traditore necessario & Gesù in croce e crocicchio, non c’è consegna critica. Non c’è tradizione possibile, non c’è spago per far nodi.

Soprattutto bisogna incarnarsi, entrare dentro, molto dentro. Se non si sta molto tra la gente, nella strada, sul marciapiedi; nei bordelli edilizi, nei consigli comunali, nelle fogne dei condomini dei Grandi Programmi, … è meglio cambiare mestiere. La storia tra la gente è già progetto (d’architettura), partecipato e con-diviso, disse quel tale gran barbone di getto. E si gettò (nella critica). E così morì. Una prece.

 

La balla che son finite le “grandi narrazioni” è una di quelle cose ad effetto senza affetto, pigramente mediatiche, che non sopporto. Slogan e sentenze fortunate, per la verità. Cose castranti da pamphlet. Come “Scultura lingua morta” di Martini, (non è China Martini, ma Arturo Martini, ndr).

La modernità ‘900 è stata fatta di piccole narrazioni grandi in sé, si sa. E’ ri-fatta e ri-fata di sogno, infanzia, primitivo mediafricano che ribolle e riballa oggi sulla costa mediterranea, nostra dirimpettaia. Quella che preme sull’Europa addormentata senile … Pigliate ‘na pastiglia, siente a mme!!! I nostri sono frammenti, nani lussuriosi sulle palle di giganti di cartapesta. Arti minori con parti minorenni audaci, contemporanee alla Ruby (Silvio resisti, nun e da’ retta ‘e passatisti sinistrati. WW Licenza e Libertà!!).

 

Il terzo petalo del quadrifoglio di LPP è Progetti e direzioni. E’ il petalo che, scritto così, mi interessa di meno (e poi lo spazio a disposizione è sempre un tiranno che tira (… la catena wc, nda). Infatti scrive LPP: ”Criticare è selezionare, cioè dare valore ad alcune prospettive rispetto ad altre.” E oltre. E oltras. Criticare non è quindi cancellare. Non è costruire cancellate quadrettate per accesso a torri d’avorio. Non è farsi gomma e cancellino d’autore. Non conviene oggi a nessun rais. Perché, come dice la canzone: 100 catene (di sant’Antonio) se ponno spezzà nel web…. Esperienza insegna e in sogna….

 

Quarto punto di LPP: i Giornali. Scrive il Nostro “la critica nasce sui giornali perché il critico non lavora solo sull’artista ma anche sul pubblico. Senza comunicazione non si fa critica, ma solo erudizione….”.  Giusto, giustissimo, condivido e divido. Sottoscrivo. Stop, arrivederci e grazie. No, un codicillo post Gutenberg.

Mentre scrivo, mi raggiunge una critica notizia: un patriota egiziano ha dato alla sua figlia appena nata il nome  “Facebook”. Quella bambina egiziana di nome Facebook Jamal Ibrahim è una favola vivente. E’ l’inizio di un possibile racconto s/critico d’architettura contemporanea. A dare la gioiosa notizia è stato uno dei quotidiani più popolari del paese, Al-Alahmar.

Senza internet, senza web, senza facebook non ci sarebbe stata nessuna rivoluzione d’Egitto; il rais starebbe ancora lì; Ruby avrebbe ancora uno zio da giocare in questura a Milano, … e allora?

Allora (e ahi loro): la domanda da porci (dico pòrci) è la seguente: che forme sta prendendo la critica?, la narrazione sul web, sugli sms, su mix, sul dix …? Quella bambina rivoltosa egiziana di nome Facebook Jamal Ibrahim apre il cuore & la fantasia alla speranza. Il mio successo di ri-inviato normale ‘e Pres/ST sarà quando un lettore (ed e-lettore) scriverà così: “Caro Eldorado, in tuo onore (e ònere) ho chiamato mio figlio Intermezzo”. Così sia. Saluti, alla prossima. A Dio piacendo e gioendo.

 

SPECIE DI LIBRI a cura di Diego Terna

 

Plants & Architecture

Alla Biennale di Architettura di Venezia del 2008, il padiglione giapponese è servito da sfondo ai minuti disegni di Junia Ishigami, che hanno ricoperto totalmente le pareti bianche dell’edificio, dando vita a un mondo poetico di incredibile complessità.

Un estratto di quei disegni si può trovare in un altrettanto minuscolo libro, intitolato Plants & Architectures, stampato da Kano Printing e uscito in concomitanza con l’apertura della Biennale.

 

Il tema principale, come da titolo, è il rapporto instaurato tra specie vegetali e architettura, un rapporto rivisto sotto una luce nuova, che pone gli elementi verdi allo stesso livello fisico di tutti gli altri elementi -statici, funzionali, materiali- che compongono l’architettura.

Ma il punto chiave del progetto editoriale non si trova in questa nuova definizione del verde, bensì nella produzione grafica dell’architetto giapponese. Ogni disegno presente nelle poche pagine del libretto apre la visione a un cosmo ben definito, seppur tratteggiato, nei tremolanti schizzi di Ishigami. In ognuno di questi piccoli universi, si apre un tema architettonico che ha, in potenza, dei margini di approfondimento stupefacenti.

E’ necessario, almeno per un attimo, astrarre la grafia dei progetti dai ricchi rimandi e dalle citazioni, più o meno dichiarati, ai maestri di Ishigami, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, assolutamente rilevanti nel suo lavoro: si scoprono, allora, degli immaginari che riescono, con pochi tratti e altrettante parole, a definire i limiti di spazi di assoluto interesse.

I disegni non hanno necessità di cercare la verosimiglianza, ma quasi si rifanno a composizioni grafiche medievali, dove l’accento non è sul corretto delineamento della prospettiva, ma sulle caratteristiche diagrammatiche di ciò che viene rappresentato. In questa maniera Ishigami riesce a svolgere un racconto in cui l’architettura è pienamente presente; il disegno, cioè, non si offre come surrogato dell’architettura, ma ne delinea i suoi tratti fondamentali, ampliandone, data la natura basica del disegno stesso, le sue caratteristiche.

 

La frase che chiude il libro è una dichiarazione di Ishigami, che riesce a rendere ovvio il risultato raggiunto dal libro:

 

I produced this book in conviction that some new vision might come into clearer focus by laying out various different “realities” across the board.

 

speciedilibri@gmail.com

diegoterna.wordpress.com

 

SGRUNT  a cura di Marco Maria Sambo

 

S/N/D/F e Royksopp

Non vedo l’ora di tornare in Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia, Paesi meravigliosi nei quali si trova dell’ottima architettura contemporanea. Perché è sicuramente nel Nord Europa che potremo trovare l’ispirazione per l’architettura sostenibile del futuro, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente, lontana anni luce dal ‘Dubai Style’ o ‘Shanghai Style’ a cui ci hanno abituato negli ultimi anni le Riviste di Architettura mondiali.

 

E dunque, sognando con Urbarama, ecco a voi 4 splendidi indirizzi:

 

1- http://it.urbarama.com/map/Sweden

2- http://it.urbarama.com/map/Norway

3- http://it.urbarama.com/map/Denmark

4- http://it.urbarama.com/map/Finland

 

Bonus-Link, ascoltando musica e ballando nei surreali mondi nordici fatti di fiabe e poesia. Rimaniamo in Norvegia: Royksopp per tutti, a tutto volume, ‘What Else Is There’, ecco l’indirizzo, buona Visione: http://www.youtube.com/watch?v=ADBKdSCbmiM&feature=artist

 

Sgrunt a tutti.

marco_sambo@yahoo.it

 

FRAME a cura di Channelbeta

 

10 anni di Channelbeta

Il 19 Febbraio 2001, con questo editoriale debuttava il Bollettino Ermeneutico Trimestrale d’Architettura www.b-e-t-a.net . Con Andrea Pinna, Anthony Bellezza ed Emanuela Bonvecchi decidemmo di realizzare una rivista digitale trimestrale monografica. Il numero zero lo dedicammo al “vuoto”. Da allora sono passati esattamente 10 anni. Dal punto di vista informatico quest’arco di tempo copre almeno due “ere” digitali del web. Siamo passati dalla fase 1.0 vettoriale, unidirezionale, in cui il web era utilizzato come archivio a cui attingere, alla fase 2.0, circolare ed interattiva, dove non esiste più distinzione tra editore e lettore. Oggi siamo all’inizio della fase 3.0 caratterizzata dall’inversione del flusso di informazioni, che invece di essere ricercate arrivano direttamente a noi fino al punto di fondersi con la realtà, la cosiddetta realtà aumentata. Il web si è evoluto e sta continuando ad evolversi secondo una curva esponenziale. Proprio l’anno scorso c’è stato lo storico sorpasso: oggi si sta più tempo in rete che davanti la tv. Dieci anni fa la rete veniva vista con grande scetticismo, un luogo da nerds, dalla scarsa credibilità. Oggi invece siamo in una situazione diametralmente opposta dove il web è al centro di tutto e dove si può direttamente accedere alle informazioni senza intermediazioni e manipolazioni.

 

Anche nel piccolo mondo dell’architettura il web è diventato il primo strumento d’informazione e divulgazione. Ogni giorno vengono visitate milioni di pagine relative all’architettura. Questo ha cambiato il modo di fruire l’informazione, sempre più veloce e spesso superficiale. L’editoria cartacea nella quasi totalità dei casi, invece di rafforzare la dimensione critica e di approfondimento, ha tentato di rincorrere il web, lasciando sempre maggiore spazio all’immagine. I testi sono diventati sempre più superficiali, prettamente descrittivi, sostituiti spesso direttamente dalle cartelle stampa degli studi di architettura.

 

In tutto questo turbine, passando da momenti di grande fermento ad altri meno frizzanti Channelbeta ha seguito il suo percorso. Nel 2008 c’é stato un radicale rinnovamento del gruppo editoriale. La passione, la volontà e la determinazione di questo nuovo comitato editoriale ci ha permesso di arrivare a questo importante traguardo con grandi soddisfazioni. Desidero ringraziare Roberta Di Benigno, Roberta Di Loreto, Davide Di Virgilio, Annalisa Gentile, Francesco Giorgino, Manuela Ianni, Cabiria Iannucci, Matteo Falcone e David Abondano grazie ai quali tutto questo non sarebbe possibile.

 

Se desiderate saperne di più di questa piccola storia oggi sul blog Wilfing Architettura in occasione del nostro decennale potrete leggerne un racconto nato tra uno scambio di mail con Salvatore D’Agostino.

 

Gianluigi D’Angelo

http://www.channelbeta.net/2011/02/en10-anni-it10-years/

 

arch. Roberta Di Loreto

robertadiloreto@channelbeta.net

 

SEGNALAZIONI

 

Paolo Angeletti a Roma

Inaugurazione della mostra Paolo Angeletti. Disegni di Architettura a cura di Alessandra Capuano Antonella Greco Fabrizio Toppetti e Tavola Rotonda venerdì 25 Febbraio alle ore 16,30 presentano: Amedeo Schiattarella, Renato Masiani, Piero Ostilio Rossi, intervengono oltre ai curatori: Carmen Andriani, Antonella Bonavita, Francesco Cellini, Alfonso Giancotti. Casa dell’Architettura Piazza Manfredo Fanti 47 Roma, spazio “Monitor P”, 25 febbraio – 18 marzo 2011.

 

L’iniziativa promossa dal Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Università degli Studi di Roma intende ricordare la figura e l’opera di Paolo Angeletti architetto, docente, studioso. Il catalogo della mostra edito da Prospettive contiene anche scritti di: Anselmi, Argenti, Bonavita, Capolino, Falaschi Grimaldi, Marucci, Muntoni, Nicolini, Panella, Pitzalis, Purini-Thermes, Terranova.

 

Di seguito un estratto della nota dei curatori:

“Per qualche mese ci siamo incontrati, con Gaia Remiddi, nello studio di via della Minerva, dove riuniti attorno a un tavolo disegnato da Paolo abbiamo aperto cartelle e rotoli di disegni studi e progetti. […] L’obiettivo dei nostri incontri è quello di selezionare disegni per una esposizione. Una esposizione che vorremmo raccolta, misurata, essenziale. Non un disegno in più.

Perché una mostra di disegni di Paolo Angeletti? L’occasione nasce dalla volontà espressa dal DiAR (Dipartimento di Architettura della Sapienza oggi confluito nel DiAP Dipartimento di Architettura e Progetto), il nostro dipartimento, di organizzare una iniziativa per ricordare la sua figura. La ragione culturale e scientifica attiene alla volontà di fissare l’attenzione su una personalità di rilievo nel panorama romano e sul disegno come strumento di lavoro per l’architetto.

La maggior parte dei disegni che abbiamo scelto sono di mano di Paolo. Altri riguardano progetti dello studio Angeletti&Remiddi, spesso nei casi dei concorsi, si tratta di gruppi allargati. I progetti sono noti e sono di tutti coloro che vi hanno lavorato, progettisti e collaboratori. In questo caso, quando si tratta dei disegni geometrici, si è posto il problema della attribuzione, ovvero dell’autografia. Eppure, estendendo il campo semantico al progetto di disegno, l’autoralità può ampliarsi oltre l’autografia, se la presentazione delle cose supera l’oggettività della rappresentazione. La questione è aperta. Non spetta a noi dirimerla.

Disegni di differente natura, fatti per occasioni e motivi diversi, in un arco temporale che va dalla fine degli anni cinquanta ai primi anni del nuovo millennio. Il risultato è un panorama sufficientemente ampio e rappresentativo delle varie sfaccettature della figura di Paolo Angeletti e delle declinazioni molteplici del disegno di architettura”. (A. Capuano A. Greco F. Toppetti)

 

REBEL MATTERS I. SOUTH-NETS

La scuola di Dottorato add genova è lieta di presentare REBEL MATTERS I. SOUTH-NETS un evento che si prefigge di riunire alcune traiettorie attuali significative che mostrano una riflessione strategica e sensibile rispetto agli orizzonti Locale-Globale, Ovest-Est.

 

REBEL MATTERS I. SOUTH-NETS, questo è appunto il nome dell’evento, è promosso in modo congiunto da ADD (Scuola di Dottorato in Architettura e Design), con il DSA (Dipartimento delle Scienze Architettoniche) e con la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Genova) si configura, all’interno dell’attività culturale della Scuola di Dottorato e più in generale della Facoltà, come il primo di una serie di seminari internazionali, di scambio e intercambio dal tema “rebel” che si prefiggono di riunire in un confronto proficuo, progettisti, urbanisti, designer e più in generale personalità significative ed emergenti del panorama e della riflessione architettonica contemporanea che si caratterizzano come portatori, rappresentanti di uno spirito nuovo, un approccio basato sulla cooperazione, interazione e scambio e sulla ricerca, conoscenza e impiego di nuove tecnologie e strategie divergenti dalle tradizionali. Personalità che si distinguono dunque per la capacità vedere orizzonti alternativi proponendo un approccio al progetto nuovo e divergente sia alla ripetizione di modelli standardizzati e convenzionali che alla produzione d’immagini-icona.

 

Il convegno si terrà il giorno 4 Marzo 2011 nell’Aula Benvenuto della Facoltà di Architettura di Genova.

Contemporaneamente l’evento verrà trasmesso in streaming sul sito della scuola www.addgenova.org dal quale anche in seguito sarà possibile rivedere i filmati dei diversi interventi.

 

Responsabili : Manuel Gausa, Mosè Ricci

 

Comitato Scientifico : Marialinda Falcidieno, Paola Gambaro, Franz Prati, Benedetta Spadolini, Raffaella Fagnoni, Gianluca Peluffo, Carlo Vannicola

 

Segreteria Scientifica : Emanuela Nan, Nicola Canessa, Matilde Marengo, Emanuele Sommariva

 

Dalla Spagna :

Christian Scharmer – Barcellona |Ecosistema Urbano – Madrid | Marta Malé – Barcellona | Willy Muller – Barcellona

 

Dalla Croazia

Goran Rako – Zagabria | Hrvoje Njiric – Zagabria | Studio UP – Zagabria | Sasa Randic – Spalato

 

Dall’Italia

Pippo Ciorra – Roma | Gumdesign – Viareggio | Italo Rota – Milano | Pino Scaglione – Trento | Joe Velluto – Vicenza

 

IN OFFICINA a cura di Mario Miccio

 

Teotihuacán. La città degli dei

Roma, Palazzo delle Esposizioni 9 novembre 2010 – 27 febbraio 2011

 

Messico. Bicentenario dell’inizio del Movimento Indipendente Nazionale e del centenario della Rivoluzione messicana

 

La cultura, la storia e l’arte del Messico in tutte le sue forme (mostre, musica, fotografia, cinema) sono state ospitate al Palazzo delle Esposizioni di Roma, in via Nazionale 194, a partire dal 5 ottobre 2010 in occasione della celebrazione del Bicentenario dell’inizio del Movimento di Indipendenza Nazionale del 1810 (interessanti le immagini dei murales dell’Album del bicentenario del Messico Gigantes de Guadalajara) ed i 100 anni della successiva Rivoluzione messicana del 1910. Diverse sono state le iniziative: in occasione di Musei in Musica si è tenuto il 20 novembre il concerto di Juan Carlos Laguna “La chitarra messicana nel mondo”; sempre il 20 novembre ha preso avvio la rassegna cinematografica “CineMexico”, l’epoca d’oro del cinema messicano, mentre la mostra fotografica sulla rivoluzione messicana “Immagini di una rivoluzione”, inaugurata il 5 ottobre 2010,  si è chiusa il 9 gennaio 2011. Nell’ambito di tali iniziative due sono le  mostre ancora in corso che chiuderanno il 27 febbraio: “Remix” di Carlo Amorales e “Teotihuacán. La città degli dei”.

 

La mostra “Teotihuacán. La città degli dei” è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e dall’Azienda Speciale Palaexpo e dalla Fondazione Roma, essa si è avvalsa della collaborazione del Consejo Nacional para la Cultura y las Artes (CONACULTA), dell’Instituto Nacional de Antropologia e Historia (INACH) e  dell’Ufficio degli Affari Culturali e Scambio Accademico dell’Ambasciata del Messico in Italia per “la diffusione in Italia dei valori propri del vasto patrimonio dell’arte e la cultura messicana”.

 

Le commemorazioni legate alla storia, alla cultura ed all’arte messicana sono iniziate in Messico nel 2009: la mostra su Teotihuacán è stata ospitata a Monterrey (Gran Nave Lewis del Parco Fundidora)e a Città del Messico (Museo Nazionale di Antropologia – MNA) per poi approdare nel 2010 in Europa a Berlino (Martin-Gropius-Bau), Parigi (Museée du Quai Branly) e Zurigo (Museo Rietberg).

 

Il 2010 è stata l’occasione per festeggiare anche i 100 AÑOS DE INVESTIGACIONES EN TEOTIHUACÁN: la zona archeologica di Teotihuacán infatti è stata aperta al pubblico il 13 settembre del lontano 1910.

 

Teotihuacán, sesta città del mondo e la più grande dell’America precolombiana

Il sito archeologico di Teotihuacán si trova a 48 km a nordest della capitale Città del Messico, tra i 19° 36’ a 19° 45’ di latitudine Nord e tra 91° 40’ a 98° 58’ di longitudine Ovest, tra i 2250 e 2850 metri di altitudine a nordovest del lago di Texcoco.

Teotihuacan è patrimonio dell’Umanità dal 1987 con la denominazione Città preispanica di Teothihuacán.

 

“L’assetto urbanistico di Teotihuacán dimostra una pianificazione accurata e centralizzata: tutti gli edifici e le strade sono orientati, a 25 gradi nord-ovest e seguono una griglia creata a partire dall’asse principale, la Calzada de los Muertos (via dei Morti), che dalla piramide della luna si estende verso sud  e da un asse est-ovest. Il nucleo iniziale di Teotihuacán  è costituito dalle due grandi piramidi, costruite durante il Preclassico Tardo (fase Tzacualli I secolo d.C.), chiamate dagli Aztechi del Sole (60 metri di altezza e 220 di lato) e della Luna (alta 48 metri). La città si sviluppa successivamente con il tracciato dell’asse della Calzada de los Muertos (fase Miccaotli, 100-200 d. C.) e in seguito con la sostituzione del primitivo asse est-ovest, che partiva dalla piramide del Sole, con l’asse che passa dalla Ciutadela e dal Gran Conjunto (fase Tlamimilolpa, 200-400 d. C.). Questa pianificazione divide la città in quattro quadranti, in modo analogo a quanto avverrà nella capitale degli Aztechi,  Tenochtitlan, e riflette probabilmente la visione mesoamericana del cosmo quadripartitico del quale Teotihuacán diviene il centro, l’axis mundi.

(…) Durante le fasi Tlamimilolpa (200-400 d. C.) e Xolalplan (400-600 d. C.) la città raggiunge la massima espansione e arriva a occupare 20 chilometri quadrati, mentre il numero degli abitanti sfiora le duecentomila unità, rendendola la sesta città del mondo e la più grande dell’America precolombiana.” (Alessandra Pecci, Aztechi. Arte. La grande storia dell’arte, 2006, Milano, IL SOLE 24 ORE).

 

Teotihuacán per la sua influenza economica, politica e religiosa diventa la capitale di uno stato che esercita la sua influenza su gran parte del Mesoamerica, dal Messico centro-settentrionale all’Honduras, e sovrani di importanti città Maya come Tikal e Copál vantano un qualche legame primordiale con la grande metropoli. Da un punto di vista tecnologico, tuttavia, non conosce l’uso di alcun metallo e la maggior parte degli utensili (visibili in mostra) sono in pietra e ossidiana.

Negli anni seguenti al 650 d. C. un incendio distrugge il centro monumentale: la popolazione diminuisce progressivamente e la città, ormai in decadenza, viene definitivamente abbandonata intorno alla fine del I millennio. Saranno successivamente gli Aztechi a dare il nome di Teotihuacan – “Il luogo in cui nascono gli dei”- alla città abbandonata da mille anni e la cui originaria denominazione non è stata ancora identificata.

 

La mostra

Non si può non restare impressionati dalla magnificenza delle opere esposte. Sono presenti, infatti,  più di 450 reperti (un numero maggiore di quelli esposti nel 2009 nella prima mostra di Città del Messico costituita da 425 reperti): i nuovi oggetti venuti alla luce durante recenti scavi archeologici  si sono aggiunti ai lotti provenienti principalmente dal Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico e dai due Musei di Teotihuacán. Come nelle precedenti mostre del tour europeo, sono presenti nella mostra romana i preziosi pezzi del Museo Anahuacalli, voluto da Diego Rivera per esporre la collezione personale di sculture preispaniche.

 

Curatore della mostra

Curatore della mostra è stato Felipe Solís Olguin, già curatore nel  marzo del 2004 de “I tesori degli Aztechi”, mostra tenutasi a Roma, a Palazzo Ruspoli, Fondazione Memmo.

Felipe Solís Olguin  è morto nell’aprile del 2009, prima dell’inaugurazione della prima grande esposizione del 18 maggio 2009 al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico, di cui era il Direttore. La mostra è stata dedicata alla sua memoria.

 

L’allestimento

L’allestimento della mostra è opera di Marisa Coppiano (N4Studio).

Il periodico messicano LaJornada di lunedì 15 novembre 2010 titola: “Palacio de Exposiciones de Roma, convertido en templo teotihuacano”.  Condividiamo con la giornalista Alejandra Ortiz Castañares l’immagine della scalinata trasformata dalla presenza dei due serpenti piumati, posti ai lati, che sembra condurci a un centro cerimoniale teotihuacano: immagini forti, suggestive che l’allestimento della mostra ha reso possibile.

 

All’interno del museo sono le opere monumentali, le sculture e le ceramiche dell’antica civiltà. Come piccoli gioielli, le sculture (realizzate con i materiali più diversi: minerali come giadeite, nefrite e turchese; rocce come basalto, diorite, marmo, ossidiana, riolite e selce; conchiglie e coralli) ed i 15 frammenti di pitture murali sono esposti con gli strumenti del mostrare: basamento, pannello, bacheca e illuminazione che hanno permesso di costruire i 7 spazi della mostra.

Bacheche in plexiglass appoggiate su basamenti neri e grigi e su particolari altari di ferro verde appoggiati a pavimento o su sabbia a sottolineare la misticità dei luoghi.

 

L’utilizzo di soluzioni di luce LED, che oltre all’intera gamma di colori RGB può disporre anche di ogni tonalità di luce bianca, ha consentito, nel progetto illuminotecnico delle opere e degli spazi realizzato in collaborazione con ILTI Luce, un utilizzo limitato dei pannelli sospesi motorizzati dell’impianto di illuminazione studiato appositamente dall’Architetto Michele De Lucchi, sistema che è stato utilizzato in poche sale  per l’illuminazione centrata delle opere libere da teche.

 

La retroilluminazione schermata con opaline è riuscita a disegnare gli spazi esaltandone le forme, in particolare dove è stato scelto il rosso dei pannelli, che rimanda ai riti sacrificali ed al fuoco, e fa da sfondo agli affreschi.

 

Ma soprattutto i colori: dal nero al grigio, al rosso, al giallo, al verde, all’azzurro. I colori costruiscono gli spazi e la mostra comunica attraverso il colore riuscendo a coinvolgere il visitatore, ad attrarlo verso gli oggetti esposti, a stimolarne la curiosità e la voglia di approfondire la conoscenza.

 

Grandi pannelli fotografici e immagini in movimento spiegano il contenuto degli spazi espositivi  e rimandano ad iconografie e simbolismi legati alla religione ed ai riti, al linguaggio simbolico dei Teotihuacani ad oggi non ancora decodificato. Così nella prima sala la sagoma della piramide-montagna è l’immagine  che rimanda alle piramidi simbolo delle montagne sulle cui  vette si formano le nuvole e la pioggia ed al cui interno vi sono le grotte, punto di contatto con gli inferi.

 

I sette spazi espositivi

Varcando la soglia del palazzo, dopo la biglietteria, si accede alla Rotonda, ritmicamente delimitata da colonne, con agli angoli delle pareti quattro video che raccontano con filmati e piantine orientative la storia della città. Il grande ambiente ospita un fregio monumentale in pietra e stuccoGiaguaro di Xalla”. Si esce da questa sala e da sinistra si inizia il percorso espositivo suddiviso in 7 settori tematici.  Ai lati di ogni ingresso si trovano due pannelli sospesi – uno in italiano ed uno inglese – che spiegano il contenuto di ogni sala:

  1. architettura e urbanistica, in cui viene descritto lo sviluppo urbanistico con un modello del centro cerimoniale della città, le caratteristiche costruttive e gli utensili impiegati per costruire edifici come le piramidi della Luna e del Sole (forse dipinte di rosso), così come erano dipinte ed affrescate le case, come si evince dal  grande frammento di pittura murale sulla parete rossa in fondo alla sala;
  2. politica, economia e guerra;
  3. il sacrificio, in cui sono riuniti alcuni reperti provenienti dai recenti scavi nella Piramide della Luna e mai esposti al pubblico, neanche in Messico;
  4. la religione: dei e i rituali;
  5. la vita nei palazzi e nei complessi residenziali;
  6. lo splendore dell’artigianato teotihuacano;
  7. Teotihuacan e il mondo mesoamericano.

 

MEXcolliamoci (dal Comunicato stampa del Palazzo delle Esposizioni)

Dall’11 novembre 2010 a domenica 27 febbraio 2011.

I Servizi educativi – Laboratorio d’arte offrono percorsi differenziati per i diversi pubblici, con l’obiettivo di avvicinare in particolare i più giovani ai linguaggi dell’arte. In linea con le più avanzate strategie educative, il sapere passa attraverso il fare e il momento della verifica di quanto scoperto coincide con l’attività in laboratorio per incentivare la sperimentazione e la creatività personale.

Il sabato e la domenica l’invito è rivolto alle famiglie; nella settimana alla scuola dell’infanzia e primaria. L’attività si svolge in due momenti: la visita in mostra favorisce una lettura immediata e originale del testo artistico attraverso il dialogo e l’incontro con l’opera, il laboratorio affida un ruolo determinante alla dimensione creativa attraverso la sperimentazione dei diversi linguaggi del contemporaneo.

MEXcoliamoci è un’occasione per scoprire l’antica civiltà pre-atzeca di Teotihuacan, misteriosamente scomparsa. Per sensibilizzare i più giovani all’incontro con una cultura altra e rendere familiare la diversità attraverso reperti, usanze e storie di un popolo lontano. In mostra i ragazzi ripercorrono la vicenda artistica della città, passando tra pittura e musica, architettura e scultura, per poi avvicinarsi alla vita quotidiana, alla religione e al ruolo di Teotihuacan nel più vasto ambito dell’America centrale. In laboratorio grandi cubi da manipolare. Frammenti di occhi cerchiati, bocche di giaguaro, piume di uccello e orecchie a disco da assemblare con elementi e fregi decorativi. Un mosaico monumentale e tridimensionale per costruire insieme la porta d’accesso a una città misteriosa dedicata al culto di bizzarre divinità.

 

 

Incontri a Teotihuacan (dal Comunicato stampa del Palazzo delle Esposizioni)

In occasione della grande mostra dedicata a “Teotihuacan. La città degli Dei”, ogni settimana fino al 17 febbraio sono arrivati al Palazzo delle Esposizioni i più grandi esperti internazionali dal Messico per illustrare le loro ricerche sul campo e i nostri maggiori studiosi di culture indigene americane, per raccontare una delle civiltà più straordinarie e misteriose della storia dell’umanità.

 

Grazie alle testimonianze di questi grandi archeologi e antropologi il pubblico ha potuto avere una visione completa non solo sull’arte e la cultura, ma anche su tutti gli aspetti principali di questa grande civiltà precolombiana, come la religione e i sacrifici, le usanze e la vita quotidiana, la società e la politica.

I meravigliosi reperti esposti nelle sale hanno acquistato così nuova vita, svelando in parte il loro significato nascosto, il mistero custodito gelosamente nel silenzio millenario di un’arte, espressione di una civiltà tanto raffinata quanto distante dalla nostra.

 

Continua a leggere collegandoti alla rubrica “In officina” nel sito http://www.presstletter.com/ da cui potrai scaricare testi, immagini e linkare approfondimenti.

 

presS/Tletter

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