ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo
Laurea in Architettura a Lucio Passarelli
L’ingegner Lucio Passarelli ne sarà felice?
IN EVIDENZA
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- L’OPINIONE: Il passato ha il sedere rosa
- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini
- AIAC TUBE: AiacTube/Architettura e Critica
- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di
- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di
- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Nicolò Lewanski
- CORRISPONDENZE:
- RESTAURO TIMIDO:
- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…
- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: L’Omaggio
- SPECIE DI LIBRI: Diego Terna su: Storia e controstoria dell’architettura in Italia
- RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: Nancy Goldring:On Why Artists Loved Leo Steinberg
- SGRUNT: Marco Maria Sambo: Back to Politics
- FRAME: Channelbeta: HUNSET MILL,
- SEGNALAZIONI: Premio Internazionale Ischia di Architettura 2011 —
Master in architettura per la cooperazione e lo sviluppo — Designing Protected Areas — Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida
LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA
Laurea in architettura a Passarelli
E’ una buona notizia che rende il dovuto riconoscimento a un protagonista della cultura architettonica romana, forse non abbastanza pubblicato non perché fosse un ingegnere ma, paradossalmente, per reazione all’appoggio e all’apprezzamento che Bruno Zevi non gli aveva mai lesinato. Quando qualcuno avrà modo e tempo di riscrivere una seria storia dell’architettura italiana del secondo novecento, liberata dai pregiudizi tafuriani o casabelliani contro il professionismo non accademico, figure come la sua accanto ad altre più o meno importanti quali quelle di Pellegrin, Ricci, Palpacelli, Martelli Castaldi, Lusana, Giacomo Leone, Pica Ciamarra, Nicoletti emergeranno con maggiore risalto. (LPP)
Profilo biografico di Lucio Passarelli
La Sapienza Università di Roma, su proposta della Facoltà di Architettura, ha deciso di conferire all’ ingegnere Lucio Passarelli la Laurea Honoris Causa in Architettura.
Il conferimento avrà luogo mercoledi 13 aprile 2011 alle ore 10.30 nell’ Aula Magna della Sapienza, p.le Aldo Moro 5.
Ai saluti del Rettore Prof. Frati e del Preside della Facoltà Prof. Masiani, seguirà un intervento della Prof. Arch. Alessandra Muntoni e un intervento di Lucio Passarelli.
Lucio Passarelli nasce a Roma nel 1922.
Si laurea in Ingegneria civile, sempre a Roma, nel 1945.
E’ accademico nazionale nella Classe Architettura dell’Accademia Nazionale di San Luca; accademico, sempre nella Classe Architettura della Pontifica Accademia del Pantheon; membro della Giunta dell’Istituto Nazionale di Architettura e già Presidente della Sezione di Roma e Lazio.
A partire dal 1950 ad oggi, ha guidato la progettazione architettonica dello Studio Passarelli. Si ricordano alcuni tra i principali progetti e realizzazioni dello Studio:
La Sede dell’Istituto Mobiliare italiano e dell’ufficio Italiano Cambi, in Via delle IV Fontane, Roma; l’Edificio Polifunzionale di Via Campania a Roma; il Complesso Edilizio dell’Istituto Autonomo Case Popolari a Vigne Nuove a Roma; il Primo Premio al Concorso per il Padiglione Italiano alla Biennale di Venezia; il Collegio Internazionale S. Tommaso D’Aquino e Chiesa, in Via degli Ibernesi a Roma; la partecipazione allo “Studio Asse”; il Padiglione Italiano all’Expò Universale a Montreal; il Primo Premio al concorso per i Tribunali a Roma Piazzale Clodio; la Nuova Ala dei Musei Vaticani a Roma: Musei Archeologico ed Etnologo; il Centro Direzionale e Centro Sportivo Pubblico per la FIAT a Milano Corso Sempione; il Centro Direzionale FIAT a Torino S. Paolo; il progetto vincitore del Concorso Internazionale per il Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene; la ristrutturazione dell’ Università LUISS in Roma, via Parenzo; la ristrutturazione della Biblioteca Nazionale in Roma; i Nuovi Ingressi ai Musei Vaticani per il Giubileo 2000; il progetto vincitore per il Palacongressi di Riccione; la Chiesa Parrocchiale di Selva Candida a Roma.
Per l’ Accademia di S. Luca, Lucio Passarelli ha curato i Convegni su “Architettura e arte oggi nel centro storico e nel paesaggio” (dicembre 2002) e il Convegno Laboratorio su” Il caso della sopraelevata di S. Lorenzo a Roma” (febbraio 2004).
Lo Studio Passarelli ha ottenuto i Premi IN/ARCH nel 1961, 1964 e 1969, il Grand Prix d’Architecture du Cercle d’Etudes Architecturales nel 1975 per la nuova ala dei Musei Vaticani; la Mention Special du Concours Cembureau nel 1975; il premio Europa-Nostra 1995-1996 per la ristrutturazione dell’edificio di Aschieri in Via Parenzo per l’Università LUISS. Lucio Passarelli ha vinto il premio “Romarchitettura alla carriera 2009”.
L’OPINIONE
Il passato ha il sedere rosa
Il tempo, in architettura, gioca a favore delle opere peggiori. Prendete per esempio a Roma l’Altare della Patria o il quartiere Coppedè o certi edifici dell’Eur. Quando furono realizzate erano un affronto: al buon senso e all’intelligenza. Per spreco di risorse. Per cattivo uso dei materiali. Per imbecillità retorica. Per il fatto di non rappresentare le energie migliori della loro epoca.
Con il passare del tempo ci siamo abituati alla loro presenza. E invece di giudicarle secondo un principio di moralità, le valutiamo per lo sforzo che la loro realizzazione ha comportato, per qualche aspetto riuscito, perché hanno delle decorazioni insolite o di eccellente fattura artigianale, perché sono pittoresche o per il loro aspetto surreale. Diventano, insomma, un oggetto di curiosità. Direi anzi che tanto più sono lontane nel tempo tanto più solleticano la nostra nostalgia. Perdiamo la capacità di giudizio critico e non riusciamo più a contestualizzarle storicamente. Per esempio dimentichiamo che quando l’ Altare della Patria fu completato già il Movimento Moderno era all’opera: un’idea questa che ci renderebbe invece l’enorme cassata del Sacconi indigeribile.
Come sintetizzare il concetto? Forse con l’affermazione di una famosa e anziana attrice che affermava che il passato ha sempre il sedere rosa. (LPP)
CARTOLINE di Renato Nicolini
http://www.renatonicolini.it/blog/
CARTOLINE MARCELLO VITTORINI
1.
E’ morto Marcello Vittorini, figlio di un piccolo imprenditore edile, nato all’Aquila nel 1927. Lì frequentò il Liceo Classico per poi iscriversi a Roma alla Facoltà di Ingegneria. L’ossimoro tra formazione classica e tecnico scientifica – e non solo questo tipo di ossimoro – ne ha caratterizzato la personalità.
2.
“Non mi sono subito trasferito a Roma, per i primi anni sono rimasto un pendolare, forse in sintonia con la formazione aquilana, e mi sono sempre sentito, anche successivamente, più un transumante che un trasferito”.
(Diego Lama, “Cemento romano”)
3.
“La seconda volta che andai a Roma fu nel 1943, in bicicletta, per iscrivermi alla Facoltà d’Ingegneria. L’Aquila e Roma erano state appena liberate (…) In bicicletta ci volle un giorno e mezzo per raggiungere la città, visto che i tedeschi avevano fatto saltare tutti i ponticelli: ogni volta bisognava scendere e risalire…”
(da Diego Lama)
4.
“ Roma era una città che aveva ritrovato il gusto della libertà. Si ballava dovunque, ci si incontrava, si fraternizzava con le truppe d’occupazione in cui c’erano parecchi italiani”
(da Diego Lama)
5.
“Mi ricordo che Valle mi chiese di fare uno studio sui centri minori della Costiera Ionica della Provincia di Reggio Calabria. Così io partii ed andai a vedere tutti questi paesi sulla costa. La cosa che mi colpì fu che, crollati i centri antichi, erano stati ricostruiti in basso i nuovi quartieri. Era evidente il forte contrasto tra la bellezza degli ambienti del passato abbandonati e deserti, e la bruttezza di quelli recenti appena costruiti.”
(da Diego Lama)
6.
“Ludovico Quaroni era una persona interessante, di grande fascino. Era un po’ imprevedibile, correva appresso alle cose. Quando ci incontrammo per definire un piano di zona lui arrivò con tre planimetrie diverse. Una con sette edifici decrescenti che riproducevano un po’ la cavea romana (…) un terzo appariva completamente irrazionale, strano, una cosa incomprensibile. Gli chiesi: “Ma come fai a proporre cose così diverse tra di loro?”. Lui rispose: “Beh, quest’idea rappresenta la cavea, quest’altra rappresenta il negativo, cioè i gradoni, il terzo, ma che ti posso dire, è la reclame della Coca Cola in arabo, m’interessava e l’ho riprodotta”
(da Diego Lama)
7.
“La qualità urbana non è un problema di pieni ma un problema di vuoti: bisogna studiare e progettare i vuoti perché la realtà della città si manifesta attraverso lo spazio di relazione delle strade e delle piazze”.
(da Diego Lama)
CARTOLINA UN NUOVO NATALE DI ROMA
Il Comitato per salvare Grotta Perfetta teme la “colata di cemento” su nuovi reperti archeologici appena ritrovati, 22 ettari di terreno agricolo vicino alla via Appia… Durante gli scavi per la realizzazione dell’I60, sono emersi una villa romana, una necropoli databile tra il IV secolo a. C. e l’età di Traiano, mausolei e una strada in basolato in ottime condizioni. I “diritti edificatori” li riseppelliranno ugualmente sotto 400.000 metri cubi su 125.000 mq (87.500 residenziali e 37.500 commerciali), per 5000 nuovi abitanti. Venti edifici e due alberghi, per usare la terminologia del Monopoli. “Compensazione” per i costruttori che non avevano potuto edificare Tor Marancia, assegnata al Parco dell’Appia Antica nel 2002.
“Potrebbe diventare uno spazio civico restituito ai cittadini, dove organizzare visite guidate ed esposizioni, un parco, uno spazio da frequentare – spiega l’archeologa Maria Rosa Patti, che fa parte del Comitato – Potrebbe far riemergere quel legame fra città e spazi immediatamente extraurbani, che caratterizzava la Roma antica, e che in qualche modo potrebbe ritornare ora fra centro e periferia, in un dialogo urbano fra spazi abitativi e monumentali, odierno e antico, offrendo spazi di socializzazione che non siano solo i centri commerciali”.
Così il coordinamento di associazioni e cittadini – su mio suggerimento – ha deciso una protesta simbolica, un’occupazione dell’area in occasione del prossimo 21 aprile, Natale di Roma. Gli antichi romani praticavano la suovetaurilia; noi moderni, a preferenza di porchetta, abbacchio, ed arrostini, ci porteremo fave e pecorino.
CARTOLINE MUSEO PIACENTINI
1.
Nel corso della presentazione dell’intervento degli ABDR sul Museo della Magna Grecia di Marcello Piacentini a Reggio Calabria, nasce una cortese ma significativa polemica . A Paolo Desideri che presenta le nuove vetrine dell’allestimento come il superamento della vecchia mentalità positivista “da entomologi”, dove erano mostrati “tutti i cocci” o “tutte le monete” di un periodo, in favore di una visione integrata nella storia delle diverse tipologie; risponde Simonetta Bonomi, sopraintendente per i beni archeologici della Calabria, dando voce al rimpianto dei suoi colleghi per le “vecchie vetrine”. Così – osserva – mostreremo comunque “molto di meno”. Sono state le period’s room dei musei americani, in particolare del Metropolitan di New York, a promuovere una concezione più comunicativa e spettacolare del Museo. In modo forse impertinente mi viene in mente un’analogia con IKEA: il visitatore incontra montati in ambienti tipo (le period’s room) gli oggetti che poi trova per l’acquisto smontati sugli scaffali (le vetrine da entomologo).
2.
Alfredo Pirri non lo sa, ma porge un ramoscello d’ulivo agli architetti, illustrando il suo intervento “d’artista” sull’intervento architettonico degli ABDR. Mentre si costruiva il Museo di Piacentini, toccava infatti il suo massimo la polemica degli artisti contro gli architetti, in particolare Marcello Piacentini, reo di voler imporre (negli interventi in applicazione della Legge Bottai che destinava il 2% dell’importo totale dei lavori ad opere d’arte che li completassero) localizzazione e dimensione dei loro interventi. Pirri si fa invece ispirare dall’architettura, di cui così riconosce la supremazia, trasportando nella nuova piazza ricavata dal vecchio cortile i partiti dell’intervento architettonico sulla facciata di Piacentini. Pace fatta dopo 60 anni?
AIAC TUBE
AiacTube/Architettura e Critica
http://www.youtube.com/architetturaecritica
– Un nuovo, piccolo filmato su AiacTube-Canale YouTube dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica: “Daniel Libeskind – Selinunte Micro Preview”, pochi secondi di preview direttamente dal grande evento “Architects meet in Selinunte” 2011.
Ecco l’indirizzo: http://www.youtube.com/user/architetturaecritica#p/u/12/z_dFmVaxrd8
– Continua la collaborazione tra AiacTube e il Canale 850 di Sky “ACM Channel/Ceramicanda Tg Architettura”.
Dopo la messa in onda del filmato realizzato per il Concorso “Un’idea per la ricostruzione-Proposte per l’emergenza” (http://www.youtube.com/user/architetturaecritica#p/u/36/-_cvzC-5yD0) e del filmato “Rem Koolhaas – Delirious Venice – Biennale di Venezia
Per vedere il Palinsesto-850Sky, fate un click su questo link:
http://www.ceramicanda.it/source/home.asp?page=puntata&cat=131&dadove=3
Iscrivetevi al nostro Canale, inviateci i vostri video, le vostre proposte, i link ai vostri filmati: le idee migliori verranno inserite su presS/Tletter, su AiacTube e saranno segnalate alla Redazione del Canale 850 di Sky.
(architetturaecritica@libero.it – architetturaecritica@live.it)
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Il punto sul paesaggio a Milano
Il punto sul paesaggio. Esperienze internazionali a confronto / ciclo di conferenze. Milano 2011
7 aprile 2011: okra studio_utrecht
5 maggio 2011: mayslits kassif architects_tel aviv
26 maggio 2011: jean-michel landecy_ginevra
15 settembre 2011: gilles vexlard_parigi
6 ottobre 2011: isabelle aguirre_la coruña
Sede e orari le conferenze si terranno alle ore 18.00 presso la fondazione falciola/camplus rubattino, via caduti di marcinelle 2 (milano est, zona ventura), 20134 milano. Le conferenze, ad ingresso libero, sono aperte al pubblico. Si richiede conferma di partecipazione via mail (acma@acmaweb.com) o contattando telefonicamente la segreteria del centro (+39 0270639293).
Gilles Clement a Firenze
Conferenza Il giardino in movimento con Gilles Clement, a cura di Pino Brugellis e Sergio Risaliti interverrano inoltre Cristina Scaletti, Alberto Tesi, Giovanni Gentile. Lunedì 4 aprile 2011 ore 15.30. Aula Magna del Rettorato, Piazza San Marco, 4 Firenze.
Nuova sede stabilimento Bio-On a Torino
In occasione dell’evento celebrativo del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia “Esperienza Italia 150°”,promosso dalla Regione Piemonte e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enrico Iascone Architetti sarà presente all’interno del Laboratorio “Vivere senza petrolio” di Bio-On, azienda produttrice di biopolimeri, con il progetto del suo nuovo stabilimento produttivo. Officine Grandi Riparazioni Corso castelfidardo,22 – Torino Stazione Futuro – Qui si rifà l’Italia dal 17 marzo al 20 novembre 2011
La Kunsthalle più bella del Mondo a Como
Producing for exhibiting: L’arte di produrre arte, ottavo appuntamento de La Kunsthalle più bella del Mondo, Un progetto per il Centro delle Arti Contemporanee di Como. Giovedì 24 marzo 2011 ore 18 presso Fondazione Antonio Ratti, Villa Sucota, via per Cernobbio 19, Como
Unplugged Italy a Treviso
Alla Fondazione Benetton Studi Ricerche un incontro pubblico per presentare il libro "Unplugged Italy. Tracce di architettura italiana, un resoconto illustrato degli incontri interculturali che 8 studi di architettura italiani hanno vissuto ad Oslo. Venerdì 25 marzo 2011, ore 18.00. Fondazione Benetton Studi Ricerche Spazio Bomben, via Cornarotta, 7 – Treviso.
Architects Party 2011 a Genova
Architects Party 2011,Gli aperitivi negli studi di architettura d’Italia. Genova dal 21 al 25 marzo partecipazione su invito.
Giovedì 24 marzo 5+1AA, AMW Architetti Associati, Archinetwork
Venerdì 25 marzo Andrea Meirana Architetto, OBR Open Building Research
Akrai Urban Lab a Palazzolo Acreide
Sabato 26 Marzo 2011, alle ore 11.00, presso i locali del Centro Espositivo Museale delle Tradizioni Nobiliari di Palazzo Rizzarelli-Spadaro, nell’antico quartiere di San Paolo a Palazzolo Acreide, si terrà l’inaugurazione di una mostra dal titolo Akrai Urban Lab: Progetti per Palazzolo Acreide. La mostra mette in rassegna le migliori tesi di laurea in progettazione urbana e architettonica, prodotte da giovani neolaureati della Facoltà di Architettura in Siracusa, dell’Università di Catania, sulla città di Palazzolo e sul suo territorio.
Territorri al limite a Trieste
Slow Food Italia, in partecipazione con la Provincia di Caserta, promuove una discussione pubblica su un possibile riutilizzo produttivo (culturale e colturale) dei "territori al limite": spazi liberi del paesaggio a ridosso delle città e delle aree industriali della provincia di Caserta. Oltre la scontata (ma evitabile) logica di disponibilità di quei suoli per la sola espansione urbana. Agricoltura periurbana, Città_Paesaggio antropizzato, Multifunzionalità_Funzioni sociali, Prodotti locali, Qualità dei prodotti alimentari. Ne discutono, Domenico Zinzi, Ettore Corvino, Giovanni Mancino, Vezio de Lucia, Antonio Di Gennaro, Silvio Greco, Gaetano Pascale, Francesco Marconi, Raffaele Cutillo modera Antonio Pastore. Venerdì 25 marzo 2011_ore 16:00 Sala Consiglio Provinciale_Palazzo della Provincia. Caserta_Corso Trieste
Pordenone 2001 -2011 a Pordenone
Pordenone 2001 -2011 dieci anni di opere pubbliche, interverranno Sergio Bolzonello, Antonella Minetto, Maurizio Favalli, Luca Maria Francesco Fabris, Renzo Mazzer. venerdì 25 marzo 2011
dalle 17,30 alle 19,30. Sala incontri T. Degan Biblioteca CivicaPiazza XX Settembre Pordenone
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Sette architetti siciliani a Roma
Qual è lo stato di salute dell’architettura contemporanea in Sicilia? Buono se paragonato a quello di altre realtà italiane. Da qui l’idea di una mostra dedicata a sette architetti operanti in aree territoriali diverse: Architrend, Arrigo, Cusenza-Salvo, Iraci, La Monaca, Scau, UFO. Alla Casa dell’architettura, spazio Monitor, piazza Manfredo Fanti. Organizzazione: Associazione Italiana di architettura e Critica. In occasione della mostra è stato edito un libro catalogo, edito da Mancosu Editore, dal titolo Architettura contemporanea Sicilia curato da Anna Baldini e Luigi Prestinenza Puglisi
Salone dell’Arte del Restauro a Ferrara
Dal 30 marzo al 2 aprile 2011 Ferrara Fiere ospita la XVIII edizione del Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, il primo e più importante evento nazionale dedicato all’arte del restauro e della conservazione del patrimonio artistico italiano.
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Nicolò Lewanski
Luigi Moretti: la forma violata, a Roma
Presentazione del libro di Marco Giunta e Alessandra Nizzi dal titolo La forma violata, che apre una mostra presso la galleria Embrice di Roma di disegni e foto appartenenti all’opera giovanile di Luigi Walter Moretti. Sabato 26 marzo 2011 alle ore 10.00 presso la Facoltà di Architettura “Argiletum”, Aula Urbano VIII, Via Madonna dei Monti, 40. Info: http://www.embrice.com/incorsoeinprogramma.htm
Call for papers: urbanistica e altre catastrofi
Invito per chiunque volesse contribuire con articoli e riflessioni al prossimo numero di Rassegna di Biourbanistica sui temi della pianificazione e catastrofi naturali, sul ruolo e la responsabilità dell’urbanistica, sulla città resiliente, e sulla necessità di un nuovo approccio biofilico alla pianificazione. Info:
http://www.biourbanism.org/call-for-papers-journal-of-biourbanism/
Il piano generale del traffico urbano di Bari, a Bari
Presentazione multimediale a cura dei proff. Francesco Civitella ed Edoardo De Liddo del piano generale del traffico urbano di Bari. Venerdì 25 marzo – ore 18,30 Sala della 1° Circoscrizione, Via Priolo 2, Palese (Bari)
Quarto workshop sul progetto della città Ticino, a Mendrisio
Workshop organizzato nell’ambito del progetto di ricerca Urban Quality,dal titolo Natura, interpretata come materiale per il progetto di forme di interazione tra i diversi spazi di vita dell’uomo. Venerdì 25 marzo 2011 dalle ore 14.00 alle 18.00 presso l’aula C3.89 dell’Accademia di architettura (terzo piano di Palazzo Canavée, Via Canavée 5, Mendrisio, Svizzera). L’ingresso è gratuito. Al termine verrà offerto un rinfresco a tutti i convenuti.
http://www.usi.ch/highlights/event/highlights_event_detail.htm?doc_id=21628
Territori dell’abitare, a Bologna
Il DAPT di Bologna in collaborazione con l’Urban Center organizza una serie di eventi sul tema della sostenibilità urbana e il progetto di architettura: un seminario il 24 Marzo, Workshop il 30, e una mostra aperta fino al 2 Aprile. Info: http://www.urbancenterbologna.it/index.php?/attivita-urban-center-bologna/territori-abitare-bologna-sostenibilita-urbana-progetto-architettura.html
CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi
Libeskind chi?
Conoscere Daniel Libeskind è stata una grande scoperta e ha avuto per me, la sua forte dose di importanza. L’occasione è quella del Meeting Internazionale organizzato dall’AIAC e presS/Tfactory a Selinunte. E’ lui il grande architetto del Museo ebraico di Berlino, il progettista visionario che ha donato al mondo uno dei più alti esempi di Architettura “sentimentale” , portavoce di uno stato d’animo cupo ma necessario, memoria vivente di un passato sofferto. Da lì in poi solo pura consacrazione con conseguente assegnazione dell’appellativo di Archistar. Ma come ha gestito questa grande eredità l’architetto,ormai, americano d’adozione? Facciamo una rapida carrellata dei suoi progetti: il Denver Art Museum, il Royal Ontario Museum, Imperial War Museum a Manchester, il London Metropolitan University Graduate Centre, il The Wohl Centre a Ramat-Gan, il Military History Museum a Dresda, il Grand Canal Square Theatre and Commercial Development a Dublino, il Creative Media Centre a Hong Kong per esempio. Cos’altro aggiungere? Io non avevo il minimo dubbio, Libeskind per me era una star di sicura eco internazionale. Ma c’era qualcosa che non tornava. La mia certezza iniziava infatti a vacillare dopo aver parlato con chi, nello stesso Paese in cui Libeskind vive e lavora, insegna e fa attività critica e giornalistica. I primi tra tutti sono stati Bill Menking e Aaron Levy, direttore della rivista The Architect’s Newspaper il primo ed Executive Director e Chief Curator della Slought Foundation il secondo. Durante la prima cena insieme esprimevano tutto il loro scetticismo per il successo di pubblico e attenzione ricevuta da Libeskind, non se lo spiegavano proprio. Negli Stati Uniti, infatti, il progettista del Museo ebraico era considerato di certo un importante pioniere, ma aveva fatto ormai il suo tempo. Altre star occupavano ora la scena, ma chi erano? La risposta era stata unanime: Rem Koolhaas, Frank Gehry e Zaha Hadid. Oltre questi tre nomi il baratro. A rimarcare questa mia scoperta è stato Neil Leach durante una delle tante chiacchierate serali. Il noto critico statunitense non lasciava il minimo dubbio e mi offriva una interessante chiave di lettura: “In America la cosa più difficile è mantenere il proprio successo. Se fai una cosa sbagliata sei finito” e il riferimento era per alcuni progetti “in serie” fatti da Libeskind dopo il Museo ebraico, tutte copie sbiadite dell’originale a sentire lui. Ma c’era una cosa che proprio non gli perdonava, il progetto per il Museo di storia militare a Dresda, quella era un’ incoerenza troppo grande. Era inaccettabile, un ebreo che ha sofferto per gli orrori del nazismo che disegna il tempio di consacrazione dei suoi carnefici. A quel punto gli appigli diventavano davvero pochi, c’era solo una possibile spiegazione alla venerazione tutta italiana dell’architetto in questione: nel Bel Paese non importa quante cose sbagliate fai, basta farne una e grande, per il resto puoi vivere di rendita e verrai consacrato vita natural durante. Ma questo, ai miei amici americani, non ho proprio avuto il coraggio di confessarlo.
RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini
Intercapedine
Stanotte ho sognato una casa fatta di lunghe intercapedini. Camminavo in fretta con una lampada in mano e non riuscivo a trovare la fine. La penombra era interrotta dalla poca luce che filtrava dalle poche grate del marciapiede soprastante. Mi sono svegliato di colpo ed ho pensato alla casa di Angelo Spettacoli in Sardegna: è fatta di sole intercapedini interrate che circondano la cantina. Il bello è che la cantina non c’è: è un locale quadrato senza accesso. Così scendendo la ripida scala verso il basso si percorre il perimetro dell’intercapedine senza sosta alla vana ricerca di una porta. Forse è proprio dai luoghi incerti, inquieti, interstiziali e dimenticati come l’intercapedine, l’antibagno e l’atrio che dobbiamo ripartire per dare un senso all’architettura di oggi?
AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama
Il suo progetto più rivoluzionario fu un gran bel buco
Con molte parole e poche idee si costruiscono castelli di pietra, con poche parole e molte idee si costruiscono castelli di sabbia
Ornamento e diletto?
In Italia il passato non è mai passato
Il meno è più (più o meno)
INTERMEZZO di Edoardo Alamaro
L’Omaggio
Si dice, si chiacchiera, al bar dell’Epoca mia – e io qui in-fedelmente riporto- che l’arte è morta, … che l’architettura pure s’estinta, … che l’artigianato italiano, non ne parliamo proprio più; che l’Italia sta in guerra, … che la Nato ha aperto l’ombrello, … e comme chiove, … piovono bombe su Gheddafik, l’amico tradito da Silvio-bancomatto, …. che per conto suo deve andare in tribunale, per l’affaire della marocchina rubacuori a gettoni. Insomma: un periodaccio, che taccio!! … e io poi stamattina non mi sento nemmeno tanto bene, … non ho molta voglia e vaglia di fare l’intermezzo, né l’intermazza … ma Lpp (che crede nel nucleare pulito, ahinoi!), mi ri-chiama all’Ordine e alla disciplina di partito …, anzi, meglio tutta un parolone al maschile: disciplino dipartito … una prece!
Dicevo, i morti, i dipartiti, quelli di Tripoli, quelli del Giappone terremotato e nuclerizzato … vanno sempre rispettati, … vanno lasciati in pace, pace eterna se possibile. Specie se sono, veniamo ai fatti nostri, anime più o meno benedette di artisti & mastri artigiani locali e anche di architetti bi-locali a rate, senza pretese, senza accessori e assessori unisversitari.
Dico e scrivo -ecco, mi è venuta un’idea per fare l’Intermezzo- dei morti e stramuorti d’architettura et similia in Napoli, città senza cittadini dove –di regola – hanno già hanno fatto una triste vita. Perchè è noto e notorius che S.p.arte-nope (dal verbo s.p.arti-re, dividere ad arte) è città non facile per l’arte & l’innovazione edelizia, da sempre. Nei secoli dei secoli, ammenn!
Spartenope-Novecento (e inizio Duemila) è un luogo disgraziato dove il consiglio base sirenuso è il seguente: primmaccosa, impara l’arte e mettila da parte e a partito, in quella parte che sai tu, … poi fujtenne … e -se rimani a Napule- futtatenne, … e m’arraccumanno (mi raccomando, ndt): gira sempre ‘a capa da quell’altra parte, da quella che vince (e llà sta l’arte & l’architettura legale, … zitto a chi sa ‘o ggioco … e tiene ‘e cunuscenze d’avvocate!!!, nda).
Sicondaccosa consigliata da Eldorado, relativa alla definizione & de-finzione geometrica stessa dell’arte nostra, a tre, quattro e più dimensioni: caropittore o caroscrittore, caroarchitetto a prezzi scontati: ricorda che “lo spazio è … di chi se lo piglia!” E ogni mezzo è bbuono pe’ so’ piglià, fronte-retro, faccia-versus, ‘e secco o po’ di chiatto ‘mbrugliato, … coltellate addrete alle reni: ‘a guerra è guerra d’arte … ‘cca siamo tutti artisti .. altrimenti statti accuorto che ca’ .. muristi … perché ca’ niscuno è fesso…. a S.p.arte-nope, Italy!
Per questo motivo profondo, per principio (e per fine vitae), io non amo molto gli “Omaggi”. Quelli che a ogni piè e s-gomito spinto e pinto si vanno s-offrendo ad un più o meno illustre defunto dell’arte: pittore, scultore, architetto, musicista, poeta che sia. Quello, l’omaggiato, il Maestro commemorato, se proprio potesse e poetesse ancora parlare direbbe alla Totò: “ma chi te l’ha chiesto st’Omaggio …, nuje simme seri, appartimmo ‘a morte: io nun ne tengo cchù che ne ffà ‘ di questi omaggi vuosti, di questa giornata di studi, … di questi atti grandi di convegni, quadri, rievocazioni, prugetti, disegni, ridisegni … e poesie bbelle. Scampatemi da stu Scampia! Dio ci Di Salvo e liberi. Dicimmo ‘a verità: vuje siete (site, ndt) solo furbacchioni, volete ffà sule (fare solo, ndt) libbri e carriera!”
Ma poi l’anima benedetta del fu scrittore, architetto, scienziato, poeta, pittore, scultore, musicista e quant’altro che fu (pace all’anima sua), capisce che il dono ossequioso che gli si offre non è un o-maggio (o un oh-marzo, LPP: è primavera!!), ma bensì è l’artista pittore, poeta, architetto e cumpagnia bbella cantando e disegnando che si serve dell’Omaggio all’illustre defunto Maestro per omaggiarsi da se medesimo; così come in vita si accostava all’illustre per farsi la foto o post fisso vicino al grande pittore, scultore, architetto, poeta o musicista che fu … che ci sta a forza …. che gli dice dall’Oltretomba mail: “Pure da muorte non se po’ sta quiete. A Spartenope se sparteno (dividono, ndt) pure ‘e muorti eccellenti!! (Vedi se fanno l’Omaggio a ‘nu povero Cristo qualunque; un convegno titolato: “all’Architetto militonte ignoto”; a ‘nu semplice laureato in Architetture sfortunate che fece il professore-sbeffeggiato e stipendiato nella pubblica scuola media, unificata dalla Repubblica italiana!!!, ndt, ddt, spruzz)”
Cari lettori, qui lo dico e qui lo nego. Dimenticate tutto questo introibo sproloquio-ante che avete (spero) fin qui letto. Non vale in questo caso; non vale per “l’Omaggio a Vincenzo Gemito” che lo STUDIO 49 di Luigi Grossi -che sta ‘ncopp’ ‘e Quartieri Spagnoli di Napoli- sta rendendo all’assoluto nostro scultore che morì nel lontano 1929. Proprio quando infuriava la famosa crisi economica mondiale del ’29, un terremoto più o meno come quello odierno. Ma allora erano più rozzi: non avevano i silenziatori e gli ammortizzatori sociali di oggi. Tutto ritorna però, con gli interessi … e ritorna pure e puro il disegno e di-sogno di Vincenzo Gemito attraverso quello (fatte le rifatte e debite proporzioni) di Salvatore Ciaurro, pittore che stimo per molti versi, prose, prese, cunti, pru-verbi, prrr-aggettivi, novelle, fabule e racconti nostri & nostrani. Da bar dell’Epoca, da intermezzo.
Stimo e amo Ciaurro (che il correttore automatico mi modifica sempre in “Cimurro”, come fosse un cane d’artista, mastino pittore napoletano, s’intende), perché (come Peppe Macedonio “maiolicaro ignoto”, elogiato nel passato “Intermezzo”, nda), non ha mai fatto arte e p-art a carico e scarico dello Stato italiano. In nessuna forma e finzione, anche regionale e provinciale. Infatti non ha mai goduto di uno stipendio o contratto: né da professore, né da applicato di segreteria dell’arte, né da guardaporte di facoltà o portineria critica e, quindi, criticabile per definizione. Niente di tutto questo. W l’Itaia, WW Ciaurro, pittore senza cimurro!!!
Anche da studente il Nostro è stato assolutamente meritevole. Pur essendo oggi uomo di raffinata cultura letteraria e artistica, non ha impegnato molte risorse statali per istruirsi. Tanto meno quelle del Liceo artistico o dell’Accademia delle Belle Arti; giammai quelle di Architettura alla Gravina. Ne ha facoltà.
Si è formato invece sulla strada, on the road; si è formato e firmato a onte road, a jamme ja, a deutesche bank, simme ‘e Napule paisà. N.d.a., ah, ah …. proprio come gli antichi uomini di teatro popolare. Compagnia di giro e girotondo che amo, .. quelli di “qui la pezza, qui il sapore, … qui il lazzo qui il Tasso d’autore …
Infatti Ciaurro il Salvatore si è guadagnato da vivere misurandosi ad ogni sua rappresentazione ritrattistica col cliente, faccia a faccia, faccia a mano, la sua. Del “ritrattato”, spesso socialmente non disprezzabile, doveva intercettare in un baleno, cu ‘na botta ‘e carboncino, o di matita rossa e blu, il carattere, il tipo edilizio profondo, l’anima che stava dentro quelle forme del viso commerciale da disegnare, da non disdegnare (‘a pagnotta è pagnotta, nda). Cioè intercettare il Dio agente, presente e onnipotente, nonostante tutto, in quel corpo o corpaccione che gli stava di fronte sulla seggia; che respirava con quel naso retto o aquilino; che parlava con quella bocca sgraziata o acconciata dal chirurgo estetico, … insomma: la maschera quotidiana di noi umani d’oggi.
Ciaurro ha così preso l’abitudine di entrare, per questa via disegnata, dentro la vita degli edifici altrui: entrare dalla porta, cioè dagli occhi del cliente; scendere poi giù per le cervella sue (se ci sono); indi per l‘esofago e -chiano chiano- nello stomaco (che c’è sempre), … po dint’ ‘e ‘ntstine, fino al buco ultimo dell’ignaro ritrattato ad arte monetaria … un vero architetto d’Interni, il Nostro Salvatore … che fa tutto ciò con la matita sua indolore. Ciaurro è infatti una sofisticata sonda dell’arte normale: provare per credere, soddisfatti o rimborsati (dall’artista e da me che garantisco l’opra sua: prezzi giusti e fissi … e ricordate: la ditta non ha succur-sali & scendi, solo succur-pepe a richiesta, nda).
Ho scritto, gentili amici intermezzati, che Ciaurro il Salvatore si è formato all’arte per la strada. Arte di strada, strada maestra, via nova napulitana, vie antiche lastricate di piperno, pre tutela Unisco in bel fiore. Ma in effetti ho sbagliato, almeno parzialmente: Ciaurro, artista di strada senza cimurro, si è formato sul mare, sulle portaerei alleate, inseguendo la VI flotta, quella americana della post-liberazione. Quando Napoli diventò la capitale militare di tutto il Mediterraneo; perché la base Nato stava a Bagnoli, proprio dove ci doveva essere il Collegio “Costanzo Ciano” per gli scugnizzi di Napoli, costruito nel 1940, non lontano dalla Mostra d’Oltremare. E Ciaurro il Salvatore lì avrebbe incontrato certamente Gemito Vincenzo, figlio di NN , … ma gli scugnizzi non ci entrarono mai a Bagnoli, via Ciano Costanzo, padre potente di quel Galeazzo, … ma che azzo quel 25 luglio!!
Sfortunato fu lo scugnizzo senza casa: prima la guerra, poi i tedeschi occupatori, infine gli americani e la Nato con i radar alleati che vedevano lontano, lontano, come nelle favole: fino alla Turchia, fino al canale di Suez, … vedevano tutti i peli d’Egitto di Ruby e Mubarock, la facevano pelo pelo: chi entrava e chi usciva dallo stretto suo …: che Napoli guardona, ve lo credevate?
E a Napoli, in quella base Nato di Bagnoli, qui il risvolto che ci interessa oggi come critici del gusto e (soprattutto) del disgusto; a Bagnoli, dicevo, arrivava ogni ben di Dio e … ogni male del diavolo di consumo. Prima che altrove in Italia. E per questa via dal vero, nel veropop, nel concreto monetario made in the USA, che il Ciaurro Salvatore, scugnizzo-disegnatore, ha udito (e messo in opera) le prime radio-transistor; ha provato sul viso (dei suoi clienti da pittare) i ronzii dei primi rasoi elettrici, … in bocca ha sentito tutta la freschezza pop dell’America igienica e affluente spremendo e ridendo i candidi dentifrici Colgate con Gardol, e … e poi … si è lavato e pittato con le saponette americane; ha mangiato con i piatti e le posate di plastica, Usa e getta .. ha visto tutte in fila le confezioni affascinanti dei detersivi, sognando i supermercati del Brillo … che poi effettivamente Brillò e brillar-dono … con i dollari dell’arte napoletana lavata con Perl’ano, di massa e di mazza … ; per questa via pop e militare Ciaurro il Salvatore ha visto New York da Napoli-Bagnoli e viceversa. Andata e ritorno senza biglietto, fatta e contraffatta, Nato e ri-Nato oggi (grazie Gheddafik, nda). Ciaurro e tutti gli art/ieri – domani alla Ciaurro, hanno visto Warhol prima di Warhol, hanno intra-visto dal vivo il pre-Andy …. vi dovrei spiegare il perché, ma … stop, è già troppo per un intermezzo d’intrattenimento. Alla prossima spuntata, LPP permettendo, Eldorado
SPECIE DI LIBRI a cura di Diego Terna
Specie di libri: Storia e controstoria dell’architettura in Italia
A 11 anni dalla sua morte, si parla spesso di Bruno Zevi con una sufficienza che è probabilmente figlia delle ultime valutazioni del critico prima della scomparsa: il suo giudizio estremamente positivo sul lavoro, per esempio, di Gerhy, o di Libeskind, si infrange sulla produzione architettonica di questi architetti negli ultimi anni, non all’altezza di quanto si sarebbe potuto immaginare dalle prime opere. Quella che per Zevi era la liberazione finale dello spazio, il raggiungimento di un nuovo grado zero nell’architettura, finalmente svincolato dal tanto odiato Post Modern, si è rivelata, poi, una tendenza altrettanto dannosa, un brand fatto di deformazioni, blob, linee spezzate senza alcuna ragione spaziale.
Eppure, rileggendo l’ultimo libro di Zevi, Storia e Controstoria dell’architettura in Italia, pubblicato nel 1997, questa sufficienza si dilegua immediatamente e si riconosce, nel critico, una abnegazione, una passione, un coraggio che oggi è molto difficile trovare, nel campo della critica e della storiografia d’architettura.
L’elemento più affascinante in questa storia zeviana è proprio l’impegno profuso dal critico nel dare dei giudizi di valore a quasi 3000 anni di storia dell’architettura italiana, trattando gli edifici come pari, senza farsi influenzare dall’importanza storica degli stessi, ma, appunto, con una passione così forte da trasparire in ogni pagina del libro.
Succede così di vedere elenchi che paiono arbitrari, come nel caso dei templi greci, che vengono descritti come di nessun interesse spaziale (a parte il tempio di Paestum). Oppure, si può leggere la descrizione di Roma come una non-capitale, un borgo papale ingigantito. O, ancora, scorrere un elenco scarno di architetti-poeti, creatori di linguaggi architettonici (solo sette!) e di letterati prestigiosi, ma di secondo piano rispetto ai primi (Di Giorgio, Peruzzi, Terragni, Scarpa, tra gli altri), per tacere degli esclusi (Leonardo, Bramante, Bernini, Alberti, i Sangallo, per citare solo alcuni).
SI tratta di giudizi magari discutibili, ma assolutamente credibili in base all’accorata analisi di Zevi. E questo, indipendentemente da qualsiasi lettura dell’opera del critico, è un dato che ci parla dell’influenza zeviana sulla storia della critica, italiana e non.
La capacità di valutare l’architettura per quello che è, spazio, è ciò che oggi manca a buona parte dei giudizi critici che riguardano l’architettura, soprattutto in Italia, dove recentemente assistiamo alla nascita continua di riviste, cartacee e online, di gruppi di critici, di conferenze itineranti, che hanno come tema principale proprio la stessa.
Eppure, quella che dovrebbe essere una notizia positiva, mostra in realtà uno sfiorire della passione nei riguardi dell’architettura, che si evidenzia nel tentativo di parlare d’altro, di trovare dei temi al di fuori della disciplina, buttandosi con ferocia nella grafica, nella parola fine a se stessa, nel revival di figure che si pensava potessero essere dimenticate.
L’architettura è venuta a noia, perché difficile, perché unica delle “arti” a non poter essere prodotta dalla sola volontà dell’autore, perché impossibile da esporre in una mostra, perché vittima di una serie di nepotismi, corruzioni, burocrazia, compromessi, budget, che spostano sempre più su l’asta dell’impegno di ogni singolo architetto.
La figura di Bruno Zevi, dunque, è importante nel suo svelare senza cedimenti l’entusiasmo – autentico, continuo, forse ingenuo – nei confronti dello spazio, del vuoto che ci circonda, dell’essenza stessa del mondo costruito dall’uomo. I suoi scritti sono una assidua esortazione verso lo scopo ultimo, per non dimenticare che l’architetto (e il critico) può passeggiare in territori inesplorati, inseguire discipline diverse, essere stimolato dagli apporti più disparati, ma deve sempre far ritorno, magari malconcio a causa di tutte le avversità, allo spazio, al vuoto racchiuso dall’architettura.
RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI
Nancy Goldring: On Why Artists Loved Leo Steinberg
Championing artists:
When news reached me that Leo had slipped away, I found the courage to open a yellowed envelope labeled “Leo” in which I had stored a small cache of letters and postcards written in his familiar penciled hand (the same elegant script that appears on the little yellow post-it notes poking out of his thousands of books). What I had entirely forgotten after forty years of close friendship was the care and support he gave me as a young artist—his comments on the work (that seem generous in retrospect) and careful reading of reviews (“what deplorable syntax!” he wrote of one). He took artists dead seriously, teaching us to follow his example, taking ourselves just so.
His plightless public:
How to fathom the odd mixture of young students and cane-toting artists (often oil and water) lining up around the block for his lectures. A large group sits in a darkened, stuffy room, so conducive to that drowsiness that infects art students during historical lectures. The slides stick, the projectors hum too loudly. Instead, all appear alert, enchanted, and on the ready for his sly witticisms and practiced flourishes delivered with dramatic visual punchlines. Nearly four hours with Las Meninas? Hard to imagine. An evening of 16th Century Roman and Florentine Drawing? Who ever heard of Perino del Vaga? Yet all present seem magically transfixed. Merriment and intense learning commingling.
Looking at pictures with Leo:
His “incessant” teaching assumed its greatest form when he stood in front of paintings or sculptures: his eyes and his mind at work, detecting, reconsidering, and sharing of himself with a great generosity of spirit. He carefully dispensed his thoughts, leading one to his desired conclusion, contriving to reveal that essential point: “Does anything bother you about this painting?” He would ask provocatively. “The left finger?” I would hazard. Concurring, he would deliver a short impromptu lecture on the way that one tiny reprehensible pinkie disturbed the entire composition and thus the sense of the painting. Images implanted themselves in his mind with a stunning indelibility. Just as he could recite Milton from memory for an hour without hesitating over a single word, the paintings he had scrutinized were ready for retrieval and could be easily summoned even if twenty or sixty years had passed since his viewing.
Why words matter:
The more art students are being trained to pen tiresome statements, “contextualizing” or identifying “referents” for their “practice,” the farther they move from their real work. Leo’s writing sends artists back to their proper activity—making art—while simultaneously leading them to understand the great usefulness of words for their process. He would often wrestle with a word for days until he found just the right one, or invented it if he had to (one of my favorites is “iconarrhea,” citing the cause for Picasso’s prodigious output) He would grapple with a phrase until he felt sure that word would enable us to see what he saw, to understand what he intended. In his writing and especially in his lectures, he gave us the essential tools for finding and articulating what needed to be said, what would make a difference to our work.
Contemporary artists and history:
It was Other Criteria that impelled me to seek Leo out many years ago. He agreed to let me—a stranger and “only an artist”—sit in on a criticism class at the
Leo introduced his lectures on Michaelangelo’s Sistine chapel at
Written Friday, March 18, 2011
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
Back to Politics
“Back to Politics” rappresenta un concetto fondamentale per il nostro futuro. Vuol dire costruire una nuova consapevolezza del fare Architettura, una nuova coscienza (da ‘cum-scire’, sapere insieme, condividere) che veda nei diseredati del Pianeta Terra il punto di forza della propria dinamica politico-culturale. Molti Architetti traducono questa idea in modo puramente formale, credendo che ‘Back to Politics’ preveda unicamente la ‘nuova semplicità’ del progetto depurato dalla complessità del contemporaneo. Niente di più sbagliato.
“Back to Politics” vuol dire semplicemente avere un programma d’Architettura nel quale non rientrino solamente i Mega Yacht di lusso, le Torri di Dubai o il circo mediatico degli Expo’ di mezzo mondo.
“Back ti Politics” vuol dire che l’Architettura non può unicamente fare teatro ma che, di tanto in tanto, come ci ha insegnato la dinamica formale di Samuel Mockbee in Alabama, può essere al servizio dei diseredati, senza per questo rinunciare alla sua qualità, alla sua complessità.
Perché senza “Back to Politics” –oggi più che mai– la Critica d’Architettura è inutile perché diventa sottocategoria della Critica d’Arte. E alla lunga anche l’Architettura diventa banale ripetizione tecnologica della propria immagine sbiadita, senz’anima.
Sgrunt a tutti.
FRAME a cura di Channelbeta
Channelbeta: HUNSET MILL, Norfolk, UK di ACME
Norfolk Broads è un paesaggio artificiale di straordinaria bellezza. Dopo centinaia di anni di uso industriale del paesaggio naturale, negli ultimi decenni si è posta attenzione ai temi legati alla conservazione, all’ecologia e al paesaggio visto come luogo di rifugio. Questo ha fatto in modo che Norfolk Broads diventasse autosufficiente nella gestione dell’approvvigionamento di energia, acqua e nella gestione dei rifiuti, con un effetto positivo sull’ecologia e l’economia locale.
Gli obiettivi ambientali sono direttamente incorporati nel concetto di architettura finalizzato alla realizzare un edificio che appare solido, puro e semplice, con una chiarezza di spazio e di coerenza tra la scala e la materialità. Nel corso della sua vita nel 20° secolo, la casa ha sofferto di una serie di estensioni mal concepite, aggiunte per sopperire le carenze strutturali e funzionali della casa originale. Tutte queste estensioni hanno influenzato negativamente l’impostazione della casa originale ed hanno causato cedimenti, anche a seguito delle ripetute inondazioni[...].
http://www.channelbeta.net/2011/03/enhunset-mill-norfolk-uk-acmeithunset-mill-norfolk-uk-acme/
arch. Roberta Di Loreto
robertadiloreto@channelbeta.net
SEGNALAZIONI
Premio Internazionale Ischia di Architettura 2011
Il giorno 7 aprile alle ore 16 presso la Libreria Internazionale Ulrico Hoepli, in via Hoepli 5, Milano verrà presentato il Premio Internazionale Ischia di Architettura edizione 2011.
Nell’occasione verrà inaugurata la mostra fotografica di Moreno Maggi “punti di vista, scorci di architettura” (vincitore del PIDA fotografia del 2010), la mostra dei progetti vincitori dell’edizione 2010, verrà proiettato in anteprima il documentario “a Journey to Ischia” di Nathaniel Kahn e Francesco Conversano, e verrà presentata la pubblicazione che racconta i primi tre anni di storia del premio.
A raccontare le esperienze delle edizioni passate saranno presenti: Paolo Pisciotta (consigliere Consiglio Nazionale Architetti), Giuseppe Roscioli (vice presidente Federalberghi), Franco Regine (Sindaco di Forio), Giovanni Hoepli (editore), Gennaro Polichetti (presidente dell’Ordine degli A.P.P.C. di Napoli), Massimo De Falco (editore del magazine Compasses), Federico Verderosa (ANAB), Moreno Maggi, Giovannangelo De Angelis (presidente associazione PIDA). Sarà presente anche la madrina dell’evento di quest’anno, l’attrice Emanuela Tittocchia.
La mostra terminerà il 16 aprile.
L’evento, giunto alla sua quarta edizione, ha come obiettivo quello di premiare gli alberghi e le SPA più belli del mondo, divulgando la cultura dell’architettura di qualità nel settore turistico-ricettivo. Ogni anno il tema viene affrontato mettendo in relazione le opere italiane con quelle realizzate in un determinato paese straniero. Nell’edizione scorsa il confronto è avvenuto con gli Stati Uniti, nel 2011 la nazione prescelta sarà quella degli Emirati Arabi Uniti in cui, a partire dal mese di maggio, verranno organizzati una serie di eventi preparatori.
Per informazioni: www.pida.it
Master in architettura per la cooperazione e lo sviluppo
Il prossimo giovedì 24 marzo 2011 alle ore 14,00, presso l’Aula magna della Facoltà di Architettura, si terrà il terzo seminario sul tema dell’Architettura e Cooperazione nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) dal titolo “ANTICHE TECNOLOGIE PER UNA NUOVA ARCHITETTURA. Dalla geometria ortogonale alla geometria polare” tenuto dall’Architetto FABRIZIO CARÒLA (N:EA Napoli)
Il ciclo di seminari fa parte delle attività culturali previste per l’AA 2010/2011, dal Dipartimento di AACM dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, diretto dalla prof.ssa Concetta Fallanca, con l’obiettivo di sensibilizzare studenti e professionisti sul tema dell’ Architettura e Cooperazione nei Paesi del sud del mondo.
L’iniziativa prevede l’organizzazione di sei incontri a cadenza mensile, avviati da Corrado Minervini a gennaio 2011, che vedono come relatori altrettanti professionisti specialisti nel settore, che hanno vissuto in prima persona l’esperienza di architetto nei PVS.
Il ciclo di seminari è finalizzato al percorso preparatorio per la realizzazione del Master in Architettura per la Cooperazione e lo Sviluppo (MARCOS) e si colloca nell’ambito delle attività formative del Dottorato di Ricerca in Architettura, curriculum in Pianificazione e Progettazione della Città Mediterranea e Rilievo e Rappresentazione dell’Architettura Mediterranea.
L’iniziativa è promossa e organizzata da Concetta Fallanca, Irene Caltabiano, Laura Marino, Sebastiano Nucifora, Antonio Taccone, Alessandro Villari.
http://www.unirc.it/daacm/eventi-universita-reggio.php?act=detail&id=54
Ciclo dei seminari
18 gennaio
Corrado Minervini
24 febbraio
Emilio Caravatti (Africabougou Monza)
24 marzo
Fabrizio Caròla (N:EA Napoli)
8 aprile 2011
Raul Pantaleo (TAMassociati Venezia)
Alessio Battistella (Ar.Co. Milano)
maggio 2011
Luca Bonifacio (Hope and Space)
Filippo Frazzetta (Acra Milano)
giugno
Gianni Vaggi (Università di Pavia)
Irene Caltabiano (Politecnico di Torino)
Nico Lotta (VIS Roma)
Tavola rotonda Designing Protected Areas
salvaguardia, gestione e pianificazione: la progettazione integrata e consapevole in ambienti naturali protetti
giovedì 7 aprile 2011 ore 10.30
aula Fiorentino – facoltà di Architettura
via Antonio Gramsci 53, Roma
Giovedì 7 aprile si svolgerà il terzo appuntamento del ciclo di seminari organizzati dal dottorato in Progettazione e gestione dell’ambiente e del paesaggio dal titolo Designing Protected Areas,salvaguardia, gestione e pianificazione: la progettazione integrata e consapevole in ambienti naturali protetti. La tavola rotonda affronterà il tema della salvaguardia di ambienti di pregio, siano essi completamente naturali o modificati dall’intervento antropico nei secoli, della gestione e della pianificazione di tutti quegli ambienti che, seguendo le direttive della Convenzione Europea del Paesaggio, perseguono l’obiettivo della "qualità paesaggistica", con particolare riguardo ai Parchi Nazionali e alle Aree Marine Protette. A dibattere sull’argomento saranno presenti la dott. Flavia Amabile, giornalista de La Stampa ed autrice del libro Fiordamalfi; la prof. Annalisa Calcagno Maniglio, ordinario di Architettura del Paesaggio, Università degli studi di Genova; dott. Luca Marini
dirigente di RomaNatura e responsabile dell’Area Marina Protetta Secche di Tor Paterno; dott. Giuseppe Vignali, direttore del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano.
L’incontro sarà introdotto dai saluti di Giovanni Carbonara, vicepreside della facoltà di Architettura e direttore della Scuola di specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio e da Benedetto Todaro, direttore della scuola di dottorato in Scienze dell’architettura. Introdurrà l’incontro Achille M. Ippolito, coordinatore del dottorato.
Info:
Rossella Laliscia – segreteria dei dottorati in Scienze dell’architettura
T (+39) 0649919283 – rossella.laliscia@uniroma1.it
Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida
Apre al pubblico venerdì 29 aprile 2011 nello spazio di Torino Esposizioni, la mostra Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida. È un progetto espositivo itinerante che nasce dalla cooperazione tra l’Associazione Pier Luigi Nervi Research and Knowledge Management Project con sede a Bruxelles, il Civa (Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage) di Bruxelles, il MAXXI/Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e lo CSAC/Centro Studi e Archivi della Comunicazione dell’Università di Parma.
La mostra è parte degli eventi collaterali di Esperienza Italia 150°. Il tour internazionale si realizza grazie al contributo di Permasteelisa group, Italcementi e Ance. La tappa torinese è sostenuta da Regione Piemonte, Collegio costruttori edili di Torino, Camera di Commercio di Torino, Cassa di Risparmio di Torino, Maire Tecnimont, Recchi Ingegneria e Partecipazioni S.p.A. e Burgo Group.
Sotto la guida di un comitato scientifico internazionale, presieduto dallo storico dell’architettura Carlo Olmo, è frutto di una collaborazione tra il Politecnico di Torino, l’Università di Tor Vergata e Università Sapienza di Roma. La mostra è stata realizzata anche grazie al progetto di ricerca Pier Luigi Nervi Arte e Scienza del Costruire con il contributo di Compagnia di San Paolo e il coordinamento dell’Urban Center Metropolitano di Torino.
Le mostre (organizzate in Italia e all’estero) si articolano su diverse tappe e sono caratterizzate da un nucleo centrale di 12 opere selezionate tra le più celebri realizzate da Nervi in tutto il mondo e da sezioni tematiche realizzate a “misura” per ogni specifica tappa, dove di volta in volta si introducono nuovi materiali, studi, testimonianze.
Alla prima mostra inaugurata a Bruxelles nel giugno 2010 sono già seguite le tappe di Venezia (settembre-novembre 2010) e di Roma (al Maxxi, dicembre 2010-marzo 2011). L’approfondimento della tappa di Roma è incentrato sulle opere progettate da Nervi per le Olimpiadi del 1960. Seguirà dopo Torino un tour internazionale tra Cina e Stati Uniti.
Pier Luigi Nervi rappresenta uno dei maggiori artefici di architetture strutturali nel panorama internazionale del Novecento. A lui si devono alcune delle più belle opere di architettura contemporanea, frutto di un’eccezionale coniugazione fra arte e scienza del costruire.
Di lui è stato detto che aveva l’audacia dell’ingegnere, la fantasia dell’architetto, la concretezza dell’imprenditore. La sua opera, in molti anni di carriera, ha ruotato intorno ad almeno sei attività fondamentali: progettare, disegnare, calcolare, modellare, scrivere, insegnare.
Ognuna di queste tracce ha avuto vita autonoma, pur incrociandosi nel contempo con le altre, in modo talvolta indissolubile, permettendo di ricostruire gli sviluppi di una storia che fin dagli inizi, si caratterizza decisamente lontana dai comuni canoni dell’ingegnere civile che fa architettura.
Attraverso l’esposizione dei progetti che hanno portato alla realizzazione di opere quantitativamente e qualitativamente eccezionali, testimoniate in tutti i cinque continenti e costruite per i committenti più diversi (dall’Unesco a Papa Paolo VI), è possibile ripercorrere una storia che sarebbe altrimenti difficile da raccontare, dove le tecniche rivoluzionarie di costruzione si incrociano con la storia politica italiana e internazionale.
Ed è proprio un progetto itinerante di mostre che meglio permette di esplorare la complessità dell’universo di cultura e relazioni in cui Nervi ha operato, oltre a fornire i mezzi per analizzare l’invenzione formale nelle sue opere in qualità di autore che ha permesso a Nikolaus Pevsner di definirlo come «il più geniale modellatore di cemento armato della nostra epoca».
La tappa torinese della mostra, sarà allestita nella splendida cornice di Torino Esposizioni, proponendo per la prima volta un percorso espositivo “Nervi dentro Nervi”. Questo edificio, costruito subito dopo la guerra per ospitare i Saloni dell’Automobile (una vera e propria vetrina dell’industria torinese) sigla l’inizio di un rapporto intenso e continuo tra Nervi e la città di Torino, che avrà il suo apice con l’assegnazione del Palazzo del Lavoro per le grandi celebrazioni di Italia ’61, considerato il più grande intervento di trasformazione urbana di un città in pieno boom economico.
Il nucleo centrale della mostra ruota attorno all’illustrazione, attraverso disegni originali e riproduzioni fotografiche, di una selezione delle 12 opere più celebri di Nervi, in Italia e nel mondo – dagli Hangars di Orbetello e Orvieto degli anni Trenta, alla Cattedrale di St. Mary a San Francisco, alla Sala delle Udienze Pontificie e all’Ambasciata di Brasilia della fine degli anni Sessanta, passando per le opere olimpiche di Roma al termine degli anni Cinquanta e per quelle torinesi di Torino Esposizioni e del Palazzo del Lavoro.
Il percorso si snoda scandito da una sequenza fotografica che propone la lettura di dieci su dodici opere iconografiche di Nervi ancor oggi esistenti, realizzata dall’obiettivo di Mario Carrieri, grande maestro della fotografia d’architettura.
I modelli fisici delle 12 opere presentate in mostra, realizzati con la tecnologia della stampa a prototipazione rapida, sono stati ideati dal NerViLab del Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della Sapienza Università di Roma e dal Dipartimento di Ingegneria Strutturale del Politecnico di Torino, al fine di contribuire alla comprensione della profondità del pensiero nerviano, puntando a trasmetterne l’esito più felice: l’espressività spaziale delle composizioni strutturali comunicate tramite il linguaggio geometrico.
Nella sezione appositamente ideata per la tappa torinese della mostra, sarà delineato un primo aspetto riguardante il rapporto di Nervi con la grande committenza industriale italiana che negli anni del Dopoguerra aveva il suo cuore proprio a Torino, in particolare Fiat, ma anche Burgo, Italcementi, Lancia e L’Oréal. Oltre a un approfondimento sugli edifici di Torino Esposizioni e Palazzo del Lavoro, ancora oggi ammirati in tutto il mondo, verranno illustrati anche progetti meno noti, che hanno comunque contribuito a disegnare il volto moderno di Torino (alcuni stabilimenti Fiat tra Mirafiori e Venaria, l’officina di manutenzione della Atm di Via Manin) oltre a molti progetti inediti per le grandi strutture della città, come Porta Nuova.
Un secondo aspetto che sarà esplorato riguarderà il rapporto tra Nervi e gli architetti italiani, per la progettazione di molti degli edifici in mostra; Gio Ponti (per il grattacielo Pirelli di Milano) con cui l’ingegnere avrà un lunghissimo rapporto dipanato anche attraverso le pagine della rivista Domus, Luigi Moretti per la Borsa di Montréal, Marcello Piacentini e Annibale Vitellozzi per i palazzi dello sport di Roma, Ettore Sottsass per Torino Esposizioni e infine Ernesto Nathan Rogers e Pietro Maria Bardi, che contribuiranno a costruirne la fortuna critica attraverso riviste come «Quadrante» e «Casabella».
Un’attenzione particolare sarà rivolta infine ai rapporti fra Nervi e la cultura politecnica milanese e torinese: grazie al rapporto intenso e di lunga durata con personaggi eminenti delle scuole politecniche quali Arturo Danusso a Milano e Guido Oberti a Torino, Nervi scopre le possibilità offerte dalla ricerca sperimentale per la messa a punto e la verifica delle proprie straordinarie invenzioni formali e costruttive (in particolare su modelli in scala ridotta), mentre i suoi contatti con Gustavo Colonnetti faranno emergere uno spaccato della “stagione d’oro” dell’ingegneria e architettura italiana del XX secolo.
L’allestimento sarà anche animato da testimonianze in video, con interviste e filmati d’epoca ritrovati negli archivi di Raiteche e Istituto Luce.
L’esposizione è accompagnata da due cataloghi, editi da Silvana Editoriale, che si completano a vicenda; uno più generale sui temi che delineano la carriera di Nervi e uno più specifico sulle tematiche dell’allestimento torinese.
L’itinerario della mostra proseguirà anche fuori degli spazi di Torino Esposizioni. Per permettere di conoscere dal vivo le opere nerviane sparse nella città, l’Urban Center Metropolitano di Torino propone una serie di itinerari nerviani che si svolgeranno a bordo di un bus utilizzato all’epoca di Italia ’61 e appositamente restaurato per l’occasione.
Nel contesto della mostra, il 2 maggio, all’Accademia delle Scienze di Torino è in programma una giornata seminariale a carattere internazionale sull’opera di Pier Luigi Nervi. Una attenzione particolare sarà riservata da un lato ai rapporti fra scienza e arte del costruire e dall’altro, ai problemi di conservazione e riuso culturalmente corretto del patrimonio eccezionale di architettura strutturale del Novecento (in particolare proprio di Nervi, ma non solo) di cui Torino è dotata.
Due occasioni di rilievo per riportare al centro del dibattito culturale cittadino, in un confronto anche con altre realtà, il destino di un patrimonio straordinario di opere che hanno fatto la storia dell’architettura contemporanea, conosciute ed ammirate nel mondo intero, le cui prospettive di riutilizzo sono state e restano ad oggi ancora assai problematiche.
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mostra+itinerario guidato: www.urbancenter.to.it
Orari: lun, merc, giov, sab, dom 11-18.30 – venerdì 11-21 – chiuso martedì
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