ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo
Affinità elettive
“Quello che invece ci univa era la plasticità dell’organismo basamento sporgente…” (Paolo Portoghesi, Cemento Romano pag.161)
IN EVIDENZA
Finalmente parte il nostro corso di scrittura critica
Dai concorsi per i Giovani critici degli scorsi anni è emersa l’esigenza di saper scrivere di architettura, perché oggi i mezzi di comunicazione stanno cambiando e si richiedono nuove abilità. Per questo motivo abbiamo provato a organizzare un corso coinvolgendo giornalisti della carta stampata e del web, critici ed editori anche digitali.
E’ il primo passo verso una scuola di critica che vogliamo realizzare. Per info sul corso leggete il bando nella rubrica: ALLEGATI. Per iscriversi mandate una mail all’indirizzo infocorsi@presstfactory.com entro il 30 aprile 2011.
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- L’OPINIONE: Orti metropolitani
- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini
- AIAC TUBE: AiacTube/Architettura e Critica
- DOCUMENTI: Dal libro di Giuseppe Frazzetto: Molte vite in multiversi. Nuovi media e arte quotidiana. Edito da Mimesis
- INCONTRI DELLA SETTIMANA: news di
- MOSTRE DELLA SETTIMANA: news di
- UNIVERSITA’ E DINTORNI: news di Nicolò Lewanski
- LETTURE D’AUTORE: Rossella de Rita: introduzione al libro Il Monte di pietà di Roma Credito e beneficenza alla fine dell’Ottocento.
- CORRISPONDENZE:
- RESTAURO TIMIDO:
- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…
- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro: Vele, io vi salverò /3
- RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: Pubblichiamo, per gentile concessione, l’introduzione al libro di Maurizio Bradaschia, Architettura per Arcipelaghi, scritta da Cherubino Gambardella
- IDEE: Consistency di Gianpaolo Buccino
- SGRUNT: Marco Maria Sambo: Atrio de la Alhambra, Granada – Álvaro Siza Vieira e Juan Domingo Santos
- FRAME: Channelbeta:
- SEGNALAZIONI: Vittorio Savi Architetto / Intellettuale / Narratore — Camerino: XXI seminario internazionale e premio di architettura e cultura urbana
- LETTERE: Francesco Benelli : Non fiori ma opere di bene
- TESTIMONIANZE: Un dialogo di Salvatore D’Agostino con Salvator-John Liotta
- ALLEGATI: Finalmente parte il nostro corso di scrittura critica
LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA
Molte vite in multiversi
Giorno 18 Aprile alla Galleria il Gabbiano (Roma, Via della Frezza 51), Enrico Crispolti e LPP presenteranno il libro di Giuseppe Frazzetto: Molte vite in multiversi. Nuovi media e arte quotidiana. Edito da Mimesis
L’OPINIONE
Orti metropolitani
E’ difficile pensare a uno spazio soddisfacente per una società quale la nostra che non sa fare a meno della complessità ma che aspira alla semplicità. Da un lato infatti desideriamo vivere in una realtà metropolitana energica e caotica ma dall’altro sognamo un ritiro beato e tranquillo in armonia con la natura e nascosto al mondo.
Per sanare la contraddizione possiamo immaginare case coperte di verde al centro di New York o di Milano. Oppure un bell’orto metropolitano dove recarci nel tempo libero. Dimenticando, per un attimo, che la terra è bassa e faticosa da coltivare.
L’orto ci attira perché è una promessa di felicità e di ordine. Non dissimile da quella suggeritaci da una cassettiera, una scatola di matite colorate ben appuntite, un tapis roulant, una collezione di classici della letteratura o un corso di inglese. Sembrano dirci: tu sarai ordinato, tu diventerai un artista, tu dimagrirai, tu diventerai colto, tu imparerai la lingua. Salvo dopo cinque o sei tentativi, essere messi da parte in un qualche ripostiglio della nostra casa e della nostra memoria. (LPP)
CARTOLINE di Renato Nicolini
http://www.renatonicolini.it/blog/
CARTOLINA CANETTI
Elias Canetti spiega, con anni d’anticipo (Il cuore segreto dell’orologio), le ragioni della crisi della nostra crisi del sapere: “Lo spirito curioso è leggero, il vero sapere si acquista solo aprendo le ali al volo”. E ancora: “Sono sempre più convinto che le mentalità sorgono dalle esperienze di massa. Ma gli uomini hanno colpa delle loro esperienze di massa? Non vi incorrono assolutamente indifesi?”.
CARTOLINA PORZIA
Parola mia, il mio piccolo corpo è stanco di questo grande mondo.
(Shakespeare, Il Mercante di Venezia)
CARTOLINA PIEDIGROTTA 1895
1.
Nella Villa Comunale, per tutto il periodo della festa, a partire dal 1° settembre, furono costruiti effimeri “chioschi caratteristici napoletani”. Il 4 settembre ebbero luogo i “quadri viventi”: Nerone che assiste all’incendio, Apollo e le Nove Muse, Un duello dopo il ballo (ispirato ad un celebre quadro del Gerome). L’8 settembre vennero invece eretti in villa gli alberi della cuccagna.
2.
E una bella barzelletta no?
CARTOLINA PAOLA GREGORY
Carocci ha pubblicato l’ultimo libro di Paola Gregory, Teorie di architettura contemporanea. Percorsi del postmodernismo. Alla maniera di Leon Battista Alberti, che considerava l’immagine ambigua, il libro non ha illustrazioni. Il percorso postmoderno si incontra, perfetto ourobouros, con l’inizio della modernità. Può darsi dipenda dalla preoccupazione di pubblicare al meglio le (già di per sé ambigue) immagini – se non se ne è sicuri è meglio farne a meno. Ma la prima citazione di Paola Gregory, in epigrafe al capitolo I intitolato La condizione postmoderna è di Michel de Montaigne: Je donne à mon ame tantost un visage, tantost un autre (…) toutes les contrarietz s’y trouvent (dono alla mia anima una volta un viso, una volta un altro … tutti i contrari s’incontrano) ribadisce la mia prima impressione. E’ in questo stato d’animo che mi accingo a leggere il libro…
CARTOLINA PROG ARCH E VITRUVIO
1.
Ad Ischia ho partecipato all’incontro del coordinamento nazionale (cui aderisco) dei professori ICAR 14 15 16 (composizione, architettura degli interni, paesaggio). A Bari si riunirà, dal 2 maggio, l’altro coordinamento dei medesimi docenti, la Rete Vitruvio. Meglio due che uno?
2.
Non è per vendere il mio prodotto ma mi preoccupa che la Rete Vitruvio abbia già annunciato cinque volumi di Atti. Era Federico Engels, se non ricordo male, a sostenere (con qualche fremito di Karl Marx…) che la quantità finisce, per le leggi della dialettica, per trasformarsi in qualità…
AIAC TUBE
AiacTube/Architettura e Critica
http://www.youtube.com/user/architetturaecritica
Nuovi filmati su AiacTube, Canale YouTube dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica.
– “In macchina con Fabio Novembre”: Zaira Magliozzi, Federica Russo e Luca Marinelli intervistano Fabio Novembre, architetto e designer di fama internazionale, al termine della Conferenza dal titolo "Il design spiegato a mia madre" tenuta da Novembre il 24 febbraio 2011 nell’Aula Magna della Facoltà di Architettura di Valle Giulia a Roma. L’intervista si svolge in macchina durante il tragitto da Valle Giulia alla Stazione Termini. Un filmato da non perdere, ecco l’indirizzo:
http://www.youtube.com/user/architetturaecritica#p/u/0/jsGJb5YVQng
(Intervista e Montaggio Video a cura di Luca Marinelli, Zaira Magliozzi, Federica Russo)
– “7 Architetti siciliani 4 Critici 1 Editore”, Video di Luca Marinelli: Ufo, Archline, Orazio La Monaca, Renato Arrigo, Gaetano Manganello, Cusenza-Salvo, Scau Studio: questi i sette Studi di Architettura siciliani che si confrontano in questo filmato con Luigi Prestinenza Puglisi, Monica Zerboni, Anna Baldini, Giovannangelo De Angelis e l’Editore Carlo Mancosu in occasione del Convegno internazionale di Architettura "ARCHITECTS MEET IN SELINUNTE_PROSPECTS FOR THE IMMEDIATE FUTURE" tenutosi tra Selinunte e Castelvetrano -in Sicilia- dal 10 al 14 marzo 2011. Per il Convegno è stata allestita una mostra a Castelvetrano sul lavoro dei sette Studi siciliani. L’esposizione si è poi spostata alla Casa dell’Architettura di Roma. Per l’occasione è stato anche pubblicato un libro dal titolo "Architetture contemporanee in Sicilia", Mancosu editore: una raccolta di progetti degli Architetti siciliani a cura di Anna Baldini e Luigi Prestinenza Puglisi.
Ecco l’indirizzo: http://www.youtube.com/user/architetturaecritica#p/u/1/fD8-vTOZ-GE
Potete inoltre leggere l’articolo "Architetture contemporanee in Sicilia" su presS/Tletter: http://www.presstletter.com/articolo.asp?articolo=3113
– “Luisa FONTANAtelier – Global Architecture – Casa dell’Architettura di Roma”: intervista a Luisa Fontana (FONTANAtelier) in occasione della mostra "Luisa FONTANAtelier, Global Architecture" a cura di: AIAC, Luisa Fontana, Laboratorio presS/Tfactory – Casa dell’Architettura di Roma, dicembre 2010. (Responsabile press/Tfactory/mostre: arch. Giulia Mura). Ecco l’indirizzo:
http://www.youtube.com/user/architetturaecritica#p/u/2/bcJxPExyd40
– All’interno del nostro “Spazio Preferiti”, dedicato ai nostri amici e ai nostri iscritti, questa settimana vi segnaliamo il Video di Marco De Gregorio intitolato “Digital Cooon – Silk Road Map 2010”.
Ecco l’indirizzo, buona visione:
http://www.youtube.com/user/architetturaecritica#p/f/0/VuWyJHhRs08
Vi segnaliamo inoltre lo Spazio YouTube di Marco De Gregorio e l’indirizzo del suo Sito Web:
http://www.youtube.com/user/MarcoDeGregorioArch
http://www.marcodegregorio.com/
DOCUMENTI
Giuseppe Frazzetto: Mostra/ovunque
Bisogna osservare la folla come si guardano le mostre d’arte. Ed ecco, facce e corpi esibiscono mille varianti del ‘terzo stato’ dell’arte. Cos’è? Si può descriverlo variamente, ad esempio notando la compresenza di qualcosa d’appartenente al Singolo e d’un elemento talmente Collettivo da poter essere definito cerimoniale, oppure osservando come forme del vivere tendano a tracimare dai loro confini, convergendo in ambiti quali l’affettività, l’espressività individuale, l’uso estetico fine a se stesso, e quindi determinandosi in un differente ‘stato’, che rende quelle pratiche sovrapponibili all’arte sebbene ancora distinguibili da essa.
Questo ‘terzo stato dell’arte’ spesso è legato alla sfera della prossimità, ovvero al corpo ed agli ambienti immediatamente vicini. Si concretizza in una specifica elaborazione della pelle del vissuto, la zona intermedia in cui certi comportamenti risultano carichi d’una sorta di allure estetica, sia pure imprecisata e priva di specifica forma, e dove specularmente forme di provenienza artistica assumono un valore d’uso, entrando a far parte del territorio della quotidianità. Luoghi e corpi diventano spazi/tempi transitori, house in motion in cui improvvisare feste mobili o scavare abissi di noia e di niente, in cui momenti d’assoluta quotidianità assumono un’intonazione ben diversa, catalizzando concentrazione e cura.
Qui non si ha a che fare con genialità e slanci sublimanti, bensì con una creatività a volte modesta, confusa fra la più ovvia ripetitività di ogni giorno. È un experience design che non progetta spazi sorprendenti o di fascinazione deliberata, oppure conceptual oriented object, ma semplice vissuto, usuale cura del corpo, degli abiti, delle emozioni. L’ulteriore non è prodotto o pensato con enfasi, ma si pone come semplice slittamento ulteriore fra comportamenti e percezioni esteticamente orientate. Perciò risultano cariche d’una sostanziale ambivalenza le oscillazioni fra la dimensione dell’espressività, del maquillage, dell’arredamento di spazi e corpi. Si determina un terrain vague in cui sono indistinguibili l’abitare, sia pure transitorio, il percepire e il vivere.
In questa mostra/ovunque in cui non si espongono opere d’arte ma viventi qualsiasi, l’estetizzazione non propone vite-divenute-opere, semmai vite-che-diventano-vite. La tensione dominante è verso una fusione tra tutti gli elementi in gioco: il che determina una provocazione rivolta a chi si troverà a percorrere quella mostra/ovunque, ad abitarvi per un breve transito. Qui si potrebbe alludere alla necessità di vedere-senza-vedere, così come l’ormai lontano concetto di musica ambient suggeriva di ascoltare-senza-ascoltare: percezione aurorale, ibridazione fra esperienza vitale e nuclei di formalizzazione estetica, immersione paradossale nella pelle del vissuto. E però non si tratta della sollecitazione a porsi in un atteggiamento contemplativo: ognuno è chiamato invece a confrontarsi con gli altri ognuno, ad interfacciarsi, a diventare molecola del Leviatano estetico, incessante mostra/ovunque di volta in volta aggressiva o sommessa, accennata o eclatante.
INCONTRI DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Domodinamica a Milano
Dal 12 al 17 Aprile Domodinamica. Policromi, collezione di mobili, librerie e comodini. Showroom Domodinamica, Superstudiopiù, Via Tortona 27
Nuova Fiera di Milano Rho: Padiglione 16 Stand C35
Il punto sul paesaggio a Milano
Il punto sul paesaggio. Esperienze internazionali a confronto / ciclo di conferenze. Milano 2011
5 maggio 2011: mayslits kassif architects_tel aviv
26 maggio 2011: jean-michel landecy_ginevra
15 settembre 2011: gilles vexlard_parigi
6 ottobre 2011: isabelle aguirre_la coruña
Sede e orari le conferenze si terranno alle ore 18.00 presso la fondazione falciola/camplus rubattino, via caduti di marcinelle 2 (milano est, zona ventura), 20134 milano. Le conferenze, ad ingresso libero, sono aperte al pubblico. Si richiede conferma di partecipazione via mail (acma@acmaweb.com) o contattando telefonicamente la segreteria del centro (+39 0270639293).
Per un vivere eco-democratico a Torino
Gli appuntamenti della fondazione Oat a Biennale Democrazia 2011
Architettura e democrazia, Venerdì 15 aprile ore 18.30, teatro Carignano Lectio magistralis di Rem Koolhaas. Introduce Manfredo di Robilant
Architettura per pochi, architettura per tutti. Sabato 16 aprile ore 14.30, sala Intesa Sanpaolo. Conferenza di Mario Cucinella, Reena Tiwari, Riccardo Vannucci. Modera Riccardo Balbo.
Design eco democratico, Domenica 17 aprile ore 15.00, maneggio della Cavallerizza Reale. La presentazione degli Otto progetti selezionati nel concorso “Con.fine Design” è coordinata da Pier Giorgio Turi; ne dibattono Paolo Maldotti, Vittorio Jacomussi, Laura Milani moderati da Cristiano Seganfreddo.
Dove si incontrano gli angeli a Pescara
Usomagazzino, Per altre architetture, Corrispondenze: Fondazione Giovanni Michelucci e Lúcio Rosato. Vernissage 19 aprile 2011 ore 19.00 Mostra aperta fino al 30 aprile 2011. Dal martedì al sabato dalle 18.00 alle 20.00. ingresso libero. via Silvio Spaventa 10/4 PescaraSud I 65126
MOSTRE DELLA SETTIMANA a cura di Santi Musmeci
Universo Rietveld a Roma
Il MAXXI rende omaggio al maestro olandese, al suo mondo e alle sue influenze sull’arte e l’architettura di oggi per la prima volta in Italia una grande mostra presenta progetti, mobili, allestimenti, modelli, video. Dal 14 aprile al 10 luglio 2011. MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Via Guido Reni 4. Roma
Calma e Quiete a Bologna
Dal 6 Aprile al 5 Giugno Fondazione Carisbo, Bologna. Calma e Quiete. Progetti subliminali di Alessandro Mendini, Michele De Lucchi, Angelo Micheli. A cura di Philippe Daverio, Palazzo Fava, Bologna.
UNIVERSITA’ E DINTORNI di Nicolò Lewanski
Sapienza Design Factory, a Roma
Inaugurazione della nuova sede del Sapienza Design Factory, con la presentazione delle sperimentazioni svolte all’interno del Laboratorio da giovani designer. Venerdì 29 Aprile 2011 alle 10.30 presso il FG tecnopolo, via Giacomo Peroni 452.
This is Tomorrow, concorso
Concorso internazionale promosso dalla fondazione Miguel Fisac sul tema del social housing, per promuovere nuove soluzioni architettoniche che rispondano ai bisogni della spazialità, ambiente, socialità e cultura, ripensando il significato della parola abitare. Iscrizioni entro il 29 Aprile. Info: http://fundacionmiguelfisac.org/concurso/
Landworks, in Sardegna
Workshop che ha come obiettivo la realizzazione di opere di risistemazione paesaggistica all’interno di siti e manufatti ricadenti nell’ambito del patrimonio UNESCO, e la contestuale progettazione delle stesse a fianco di alcuni tra i più noti paesaggisti europei. Dall’8 al 18 Maggio, riconoscimento di 4 CFU, costo 400 euro. Info: http://www.architettura.uniss.it/ita/Eventi/Scuole-estive-e-workshop/LandWorks-2011
Tor Bella Monaca, a Roma
IN/ARCH Lazio presenta la ricerca elaborata da 8 Dipartimenti di altrettanti Atenei italiani su Tor Bella Monaca. Lunedì 18 aprile 2011 alle 18, presso l’ACER, via di Villa Patrizi 11.
Achille Bonito Oliva e Massimiliano Fuksas, a Roma
Lectio Magistralis di Achille Bonito Oliva e Massimiliano Fuksas che inaugura Lo stato delle arti. Arte, Architettura, Design , l’anno accademico dei Corsi di Laurea in Disegno Industriale. Mercoledì 20 Aprile alle 17.30 presso l’Aula Magna della Facoltà di Valle Giulia, via Gramsci 53. Info: http://www.professionearchitetto.it/mostre/notizie/13119/ABO-Fuksas-Lo-stato-delle-arti
My
Conferenza internazionale a chiusura del progetto europeo MIC, che esplora l’uso di ambienti virtuali condivisi come parte di una discussione pubblica sulle questioni riguardanti la costruzione della città del futuro, con la partecipazione tra gli altri dello studio olandese MVRDV. Giovedì 12 e Venerdì 13 Maggio 2011 a Venezia. Info: http://www.myidealcity.eu/conference/
LETTURE D’AUTORE
Rossella de Rita: introduzione al libro Il Monte di pietà di Roma Credito e beneficenza alla fine dell’Ottocento (edizioni progetto Cultura)
L’istituzione del Monte di Roma avvenne più tardi rispetto a quanto accaduto in altre parti del Paese e in un momento di particolare delicatezza per le finanze della Chiesa.
Nonostante le condizioni di particolare miseria in cui viveva gran parte della popolazione romana, solo nel 1539 fu istituito un Monte nella città. Questo ritardo può essere spiegato considerando la funzione svolta dagli ebrei, i cui interessi erano strettamente legati a quelli dei cristiani. La Curia, poi, traeva notevoli vantaggi nel ricorso ai banchieri israeliti, per mantenere il controllo del mercato finanziario locale e quindi della politica comunale. Fondato il Monte, fu posto l’esplicito divieto agli ebrei di servirsene, proibizione rimasta in vita fino all’Ottocento, ma in realtà non vi era un’effettiva concorrenza con i banchi feneratizi ebraici che, comunque, trovavano il modo di utilizzarlo, spesso tramite prestanome, per reimpegnare oggetti ricevuti in garanzia.
Fedele alla concezione che vedeva l’istituzione dei Monti come un atto di carità da parte di cristiani volenterosi, che volevano sottrarre i propri fratelli alla piaga dell’usura, anche il Monte di Roma non fu dotato di un patrimonio stabile. Il capitale era assicurato per lo più da atti di liberalità e beneficenza, come anche dalla possibilità di raccogliere depositi che, potevano essere infruttiferi, ma che nella maggior parte dei casi prevedevano una remunerazione del 4%. Questi dovevano essere impiegati esclusivamente per far prestito ai poveri.
Le motivazioni che spinsero Gregorio XIII, nel 1584, a rendere obbligatorio il versamento dei depositi giudiziali superiori a cinque scudi presso il Banco controllato dal Monte, furono probabilmente dettate dallo scopo benefico di permettere all’Istituto di contare su un capitale stabile per fare fronte alle esigenze del prestito. È però improbabile che il pontefice non si fosse reso conto delle possibilità che tale provvedimento offriva: un ente che si trovava all’improvviso con molte disponibilità liquide da investire e che in parte era controllato dall’autorità ecclesiastica. I monti di pietà non furono certamente istituiti con lo scopo di dotare i governi centrali di strumenti finanziari di facile reperimento e a buon mercato. Una volta creati, però, si rivelarono «i luoghi di registrazione e di snodo dei locali flussi finanziari.»1
«Se le origini dei monti vanno così ripensate quale felice intuizione delle esigenze del mondo economico, al primo affermarsi del sistema monetario-creditizio, c’è da precisare che almeno all’inizio essi vanno circoscritti fra le piccole glorie campanilistiche.»2
Ogni monte si governava con proprie regole e, almeno formalmente, godeva della più ampia autonomia; la maggior parte delle disposizioni che regolavano il credito pignoratizio erano dettate dalla Chiesa che emanava, per lo più, solo disposizioni di carattere morale, comprendendo questi istituti nella vasta gamma delle Opere pie.
Nel caso del Monte di Roma l’autonomia fu spesso compromessa per la stretta interdipendenza con la politica finanziaria e monetaria dello Stato pontificio. L’autorità ecclesiastica cominciò a interessarsi attivamente alla sua vita e, lungo tutto l’arco del XVII secolo, il rapporto con lo Stato divenne sempre più stretto, fino a che il Monte si trovò al centro di una complessa trama di rapporti che regolavano l’attività finanziaria della Chiesa e influivano in modo decisivo sull’andamento complessivo della vita economica e sociale. Questi stretti legami portarono, nel corso del XVIII secolo, a un’utilizzazione sempre più vasta delle casse del Monte per soddisfare la politica economica dello Stato pontificio, tanto da far assumere all’Istituto un ruolo pubblicistico sempre più spiccato ma corrodendo, di contro, il suo capitale, rendendolo una struttura finanziaria precaria.
La storia del Monte nell’Ottocento seguì da vicino le sorti della città di Roma, rimanendo coinvolta nelle vicende che videro la fine del potere temporale della Chiesa.
Nel 1860 con l’unificazione italiana si pose il problema di assoggettare i monti a una disciplina unitaria che valesse in tutto il territorio dello Stato. La prima legge che disciplinò questi istituti fu emanata nel 1862 ma non si pose in termini specifici il problema della natura di questi enti inserendoli, secondo la tradizione, nella categoria delle Opera pie. Se la definizione rimaneva invariata un problema nuovo sorgeva in quel momento: la loro soggezione a norme create per associazioni mutualistiche, per istituti d’educazione e opere elemosiniere, nessuna delle quali prevedeva l’esercizio del credito, cioè un’obbligazione contrattuale.
Il Monte di Roma si trovò assoggettato a tale disciplina a partire dal 1870 e i problemi di gestione furono talmente ampi e macroscopici che, uniti a quelli propri dell’Istituto, richiesero l’intervento del Parlamento e l’emanazione di una specifica legge, che ne riconfermò però la natura di opera pia.
Nella gestione dei primi anni, la possibilità per l’Istituto di praticare esclusivamente il credito su pegno si rivelò provvidenziale per le sue casse e la prudenza e l’abilità degli amministratori fece sì che le sue sorti si risollevassero nel giro di poco tempo.
La pratica del credito si scontrava però sempre più apertamente con la disciplina legislativa che per altri istituti, che si erano trovati in condizioni meno precarie, si era rivelata costrittiva e insufficiente sin dai primi anni.
L’accesa discussione sulla vera natura giuridica dei monti, apertasi sin dai primordi della nuova legislazione, dovette però attendere lungamente prima di veder riconosciuta, almeno formalmente, la natura d’istituti di credito. Per oltre trent’anni, dal 1862 al 1898, il legislatore, infatti, ignorò le effettive funzioni svolte da questi enti, portandone alcuni a operare apertamente contro le disposizioni di legge e altri a dibattersi in forti difficoltà finanziarie. Perché questa miopia?
Dare una risposta univoca resta difficile e furono molto probabilmente un insieme di cause che non permisero di affrontare efficacemente la problematica. L’originaria predicazione francescana aveva lasciato tracce profonde negli statuti di tutti gli Istituti che, per quanto rivisti e rielaborati nel corso di diversi secoli, vedevano ancora l’esercizio del credito su pegno soprattutto nella sua funzione benefica, quale alternativa alle pratiche usuraie. I monti per secoli furono qualificati come opere pie e probabilmente questa tradizione ebbe un peso notevole se ancora nel 1898, in sede di discussione della nuova legge, che li qualificò come istituti misti, l’on. Lampertico così si esprimeva: «Il dichiarare addirittura i monti di pietà istituti di credito [...], non solo sarebbe uno svellere i monti di pietà dalle loro tradizioni e il darvi un carattere nuovo e in opposizione a quello secolare, diremo anzi popolare, di cui sono in possesso, ma lascerebbe senza guarentigia alcuna l’unità dell’istituto, la quale è finalmente la condizione prima della sua azione benefica, comunque si eserciti.»3
Con la legge del ‘98 i monti furono assimilati alle Casse di risparmio e assoggettati alla medesima disciplina nell’esercizio del credito ordinario, mentre continuarono a essere regolati dalla legge sulle opere pie per quanto atteneva alla concessione di credito contro pegno. Quest’ultima attività emergeva ancora come uno strumento di beneficenza.
Le motivazioni sociali insite nell’attività di ogni monte non influenzano, in realtà, la natura contrattuale dell’obbligazione posta in essere, prestando denaro contro garanzia di un oggetto, operazione che è effettuata solo sulla base di precisi presupposti. Il credito è prima di tutto garantito, infatti, la somma prestata non uguaglia e non supera mai il valore dell’oggetto costituito in pegno ma, anzi, è sempre inferiore a esso. Il debitore deve restituire l’importo ricevuto, volontariamente o tramite vendita all’asta del bene. Solo in alcuni casi il prestito è concesso gratuitamente essendo molto più frequente l’esazione di un frutto, nella maggior parte dei casi variabile tra il 5 e il 6 per cento.
I monti erano stati indubbiamente costituiti per lenire i disagi economici delle classi più povere ma la pratica di indagare sullo stato economico del richiedente, o il sottoporlo a particolari giuramenti che attestassero il suo stato di bisogno o l’utilizzo del credito concesso, era stata ben presto abbandonata. Per ottenere credito era sufficiente possedere un oggetto dotato di valore commerciale; utenti del Monte erano quindi i poveri comunque inseriti nel contesto sociale produttivo escludendo dall’utenza i nullatenenti.
L’esame delle operazioni svolte dagli Istituti, non solo nei secoli passati ma, anche e soprattutto, dalla seconda metà dell’Ottocento, dimostra come i prestiti di entità minima, pur incidendo in maniera sostanziale per il numero delle operazioni svolte, rappresentassero solo una parte del capitale impiegato in prestiti su pegno.
Nell’arco temporale che va dal 1875 al 1898 il monte di Roma impiegava mediamente nei prestiti superiori alle 20 lire che, secondo il Resoconto Morale del 1882, erano da considerarsi effettuati da persone non costrette da urgenti bisogni di famiglia, più del 60% del capitale. Non occorreva peraltro indagare sulla situazione economica del richiedente: le polizze erano al portatore e lo stato di bisogno dell’utente era in realtà irrilevante. La natura delle operazioni era quindi indiscutibilmente bancaria anche se la funzione dei monti era ispirata a intenzioni di beneficenza o, per meglio dire, a motivazioni che li portavano ad agire quali ammortizzatori sociali. Non solo era completamente assente qualsiasi scopo di lucro nella loro gestione ma ogni obiettivo era da ricercarsi nella diminuzione dei gravami imposti sulla concessione dei prestiti di più piccola entità.
Alla fine dell’Ottocento Roma divenne teatro di cambiamenti radicali in ogni campo, che la inserirono sempre più velocemente nella realtà economica del resto del Paese, facendone il centro finanziario di un vasto giro di affari soprattutto di carattere speculativo.
Il Monte di Pietà si trovò a dover fronteggiare una nuova situazione sociale e a dover competere con un sistema bancario in rapida evoluzione, con il quale sia per la sua precaria situazione finanziaria, sia per la sua collocazione nell’ambito delle Opere pie, stentò a mantenere il passo. Unica possibilità rimase quella di porsi al servizio del credito al consumo, attraverso l’antica e collaudata pratica del prestito su pegno, il cui esercizio, specie nei primi anni, fu assolto con difficoltà data l’esposizione debitoria nei confronti della Cassa depositi e prestiti che pesava gravemente sui suoi bilanci.
Nella mutata condizione economica che investì la città di Roma il peso dell’antico Istituto divenne nel complesso irrilevante, pur rimanendo importante per alcune classi sociali.
Nel corso del tempo, la capacità dei monti di pietà di adattarsi alle condizioni economiche e sociali del territorio nel quale operavano è stata alla base della loro vita ultrasecolare, l’elasticità ha permesso loro di svolgere un’effettiva azione a sostegno di diverse classi sociali, attraverso svariate operazioni di credito e d’investimento.
Il Monte di Roma, nel periodo da noi considerato, non smentì tale capacità e, non appena fu concessa la possibilità legale, la sua azione tornò a svolgersi in senso più strettamente bancario.
La legge del ‘98, benché dimostrasse ben presto tutti i suoi limiti, si rivelò provvidenziale per il Monte di Roma che poté accedere a nuove fonti di finanziamento. A sottolineare la natura delle sue operazioni, che volgevano sempre più verso un indirizzo di carattere bancario, furono assunte una serie di disposizioni che modificarono la gestione in senso più conveniente a un’economia di carattere moderno.
CORRISPONDENZE a cura di Zaira Magliozzi
Fare a pezzi l’universo di Rietveld
Una mostra da vedere, per imparare cosa evitare. La personale "Universo Rietveld"- al Maxxi dal 14 aprile al 10 luglio – non e’ niente di piu’ che una mostra compilativa che non aggiunge ne’ toglie nulla a quanto ampiamente illustrato nelle varie monografie e storie del design sul tema. Non una linea critica, defunto pure l’approccio curatoriale. Solo tanti disegni, modelli e plastici presi in prestito dai due musei, il Central di Utrecht e il NAi di Rotterdam, con cui il Maxxi ha coprodotto la mostra. Assente ovunque l’interazione con i visitatori, tranne nel caso del "Laboratorio Rietveld", piccola struttura esterna al percorso espositivo progettato dagli scandinavi Rintala Eggerstsson Architects. Qui e’ possibile ripercorrere la metodologia progettuale del genio olandese costruendo, con tanto di dima e colla a caldo, un piccolo modellino in scala della celeberrima Rosso-Blu.
In attesa che al Maxxi propongano una mostra di architettura contemporanea, cioe’ di una personalita’ vivente, ci consoliamo arrivivando in fondo all’esposizione attirati da una Rosso-Blu volutamente sbilenca e da un altra intenzionalmente bruciata. Riletture provocatorie di un mito ancora indiscusso, nonostante tutto.
RESTAURO TIMIDO di Marco Ermentini
Compro casa a Lampedusa
La villa detta le due palme si affaccia sulla baia di cala Francese, una delle più belle e tranquille dell’ isola di Lampedusa. Il nostro premier ha confessato pubblicamente di aver comprato su internet la sua nuova dimora. E’ inutile nascondercelo: non e vero che ai nostri politici non interessi il problema della casa.
AFORISMI RISTRUTTURATI di Diego Lama
Caro architetto, il suo progetto sarebbe bellissimo, se fossimo all’estero
Legge di Amal: il funzionario comunale stima l’architetto nella misura in cui l’architetto stima il funzionario comunale
Anche una carriera breve può risultare nociva per il bene del paese
Ascolta, vede e tace, il critico che vuol vivere in santa pace
Dopo una lunga e brillante carriera di architetto fu finalmente soppresso da un attivista di Greepeace
INTERMEZZO di Edoardo Alamaro
Vele, io vi salverò /3
“Si, l’ho pagata, ma per non prostituirsi, giuro!”. Geniale sfottò, baffo a Sua Evidenza. Giudizio giudiziario fatto su misura. Grande sartoria d’arte parà. Artigianato d’eccellenza. E d’Eccedenza. Che posso scrivere oltre e di più? Niente, mi arrendo. Desisto, non insisto. Anzi tentenno, ci raPenso. DeciDio che continuo. Cosa? Ma come, non ricordate più, amici dell’Intermezzo miei? Continuo il mio noir esistenziale e resistenziale neapolitano: quello sulle Vele di Scampia. L’infallibile ispettore Eldorado procede nella sua stesura. Sulla base degli indizi, ammissioni e respin/Finzioni fin qui raccolti. E accolti. Qui sta il bello della diretta. Anzi della direttissima. Meglio: Dilettissima eurostar.
Sono -siamo!!- dentro la terza s-puntata (ma dove sponta? – e dove spinta!), quella che state leggendo, mammamia bella! Mi domando: come far gridare in aula, sicuro, deciso, al Mediabolik nostro: “Si, è vero, l’ho progettata io quella Scampia, ma per non prostituirsi, giuro!”. Che zigurat, che figuratt, amici miei!
Ricapitoliamo: le Vele sono politicamente spacciate, mediatamente inclinate, semiaffondate. 15 su 16 assessori (con relativi accessori) dell’attuale giunta scomunale di centro-sinistra hanno fatto pollice versus per conservare a futura memoria, museo degli orrori ed errori, le superstiti quattro (tre già sono state affondate con la dinamite). E questo perché Cossiga dal Quirinale di Roma, a suo tempore, esternava e picconava … e la Chiesa concretamente pregava, …la politica mediava, la gente del luogo lottava, la società fuoriluogo se ne fregava.
C’è un problema però: non ci sono soldi per l’abbattimento … e poi le Velemorte dove le seppelliamo? In quale cimitero del ‘900? Mica c’è l’inceneritore d’architetture moderne comunali? Quelle ingombrano e puzzano anche da morte, quelle opere eccellenti militari (e talora militanti).
Nemmeno una (non improbabile) e-virata a centro-destra comunale sembra dare qualche chance alle Vele. Per una loro ricon/versione e versione al civile (“il mostro” nacque per usi parà-militari, si sa. Un“intervento umanitario” consentito dalla legge residenziale. Un campo di confinamento dei rifiutati dalla città antica (poi Unescata): l’altra faccia -e che faccia!- della Bellezza, nda).
Allora è meglio se evado (dal tema). Se vado, se me la squaglio. No, insisto, resisto. Mi lascio andare alle correnti del golfo di Scampia. Mi affido al destino e a san Giano: cioè al san Gennaro mio bello che guarda tra passato e futurò.
Cammina cammina, navigante navacante, venerdì 8 aprile scorso, riparo paro paro alla Libreria Guida di Napoli, sotto Port’Alba (Alba tragica o Alba dell’Avvenir, non si sa ancora, nda). Siedo comodo nella già mitica “Saletta rossa” (un salottiNooo dell’avanguardia focosa anni sessanta che fu, ora ridipinta con un più giusto colore marrone cacchina alla putrelle).
All’odg “Il futuro della libertà”, un seminario con Massimo Cacciari e Alessandro Campi. E ciò e cioè a partire e patire dal saggio del giurista Agostino Carrino (ex PCI, ex allievo Frattocchie …): “La destra e le libertà” (ed. Guida, Napoli), con prefazione di Gianfranco Fini (del quale è stato recente acuto “spiratore”).
Un vecchio vizietto, la politica. L’Eldorado è di quella generazione degenerata di archischietti fottuti dal ticchio della partecipazione, della democrazia, della politica. Quando c’era, quando c’era una volta … la destra e la sinistra, il fascismo e l’antifascismo, il mercato e il sociale; la costruzione e la Costituzione, l’avanguardia e la rivoluzione; il parlamentare e l’extra-parlamentare; il rosso e il nero; il bianco bel fiore e il rosa nenni. Insomma e insonni: ne abbiamo visto (fatte e sfatte) di tutti i colori, ma non immaginavamo un grigio intenso duemila così.
Perché – sintesi assoluta del seminario – siamo Oltre e Altro. Siamo DC, dopo Cristo. Dopo la grazia di Dio e dei Santi Padri ri-costituenti e vitaminici del ’48 d’Italia. Oltre le vecchie identità e appartenenze d’architettura istituzionale. In una (feconda) con-fusione. Bisogna uscire dal vecchie casematte e testematte.
“La politica è come il jazz”, afferma Massimo Cacciari. “Se non acchiappi la nota, se ti sfugge la battuta, se non passi la palla, se non fai team, se passa il tram e non sali in tempo sull’Architettura … se non agguanti il Kairos … (e che kairosso, amici miei!), sei fottuto, siamo sfottuti tutti per sempre! “
“Tutto giusto, ma quando viene Lancillotto?, penso. “Come risolvo le Vele esistenziali & demenziali di Scambia …?”, ri-penso. “Come continuare il mio giallo … qui da Guida ho fatto un buco nell’acqua …”.
E invece no. Cacciari non mi caccia. Anzi m’incoraggia, m’aiuta, dice: “Coraggio, molliamo gli ormeggi, andiamo fuori dai vecchi porti destri o sinistri, per nuove architetture. E se naufraghiamo, se andiamo a sbattere, pazienza!”.
Uhaaaa!! mi scompiscio, mi scampisco! Ha ragione Max: molliamo le Vele del tempo che fu al loro destino, …. è acqua (sporca) passata, … perdiamo solo tempo a ridiscuterne, … son cose per catafalchi comunali, accademici tauti. Ammen. Mi faccio il segno della croce, mi inchino davanti all’altare max e me ne vado dalla Chiesetta rossa. Dalla Scuola Guida. A scrivere quanto segue.
Un passo indietro, prego. Venerdì, 1 aprile, pesce d’aprile all’Istituto francese Grenoble di via Crispi a Napoli. Orario sbagliato, sono arrivato tardi alla sala Dumas. La proiezione de “Le piazze di dentro”, percorsi tra i pieni e i vuoti di Napoli, film corto (38’) di Giuseppe Cembalo, giovane collega architetto, è appena terminata. Ora sta parlando un gesuita dell’Istituto Pontano che però ponte non fa. Dice cose troppo-perbeniste per me che son stato abituato coi gesuiti di strada alla Michele Maglie, anni settanta; poi parla una maestrina del Traiano, esprime disagio … poi qualche altro intervento … noia … noietta …
Mi guardo attorno. “Ma quello è Filippo, Filippo Alison?”, mi dico. Mi avvicino, gli parlo, … gli chiedo -tomo tomo, cacchio cacchio- di Scampia & Di Salvo … Risposta secca di Alison, cu ‘nu filo ‘e voce: “Le vele? ‘na cosa campata in aria, … Di Salvo era stato per anni (e danni) in America, … e rimase sotto ‘a bbotta ‘mpressionato … vuleva fa’ l’americano, …”, dice. “… nel progetto manca il senso del … come dirti?, (e le sue mani eloquenti ruotano, parlano, disegnano, nda)”. “Hai capito?”, mi domanda. “E come no?, ho capito benissimo ….”.
“Che fai vieni?”, mi fa avviandosi all’uscita. “No resto, c’è un altro corto, me lo vedo.” … “Allora ci vediamo?”. “Si, quando vuoi, telefonami …”. Ciao, … ciao.
Nuova inquadratura, nuovo capitolo e capitolazione. L’ispettore Eldorado cammina svelto per Napoli, per via Toledo, direzione Dante. Sta già a piazza Carità, nel pomeriggio umidiccio di giovedì 6 aprile, ore 18.30 circa …
“Ma quell’impermeabile bianco che cammina ha un taglio conosciuto …”, pensa, dico, scrivo. “Ma si, è inconfondibile … è la sagoma di Salvatore Bisogni, quello del mercatino a vico Tiratorio con colonne alla Tutank-Amen … e così sia!”
Avanzo ‘o pede, arrivo, mi giro, lo guardo: è lui, è Isso. “Mo’ faccio un altro pezzo dell’Intermezzo”, progetto. Lo aggancio, .. lui è assorto nei suoi pensieri, non mi riconosce. “Levate ‘o cappiello”, ordina sfuttente. Mi sberretto, allora si che mi ri-riconosce. Sorride, sfumacchia, si ferma: “A sì tu, grande scassacà … e proprio a tte -che sei vecchio lottatore- te voglio dicere che il Partito nun capette: Luigi Cosenza aveva proposto un canale navigabile verso l’entroterra … ‘na cosa grande, che agganciava i regi lagni borbonici, … un aggiramento d’’a muntagna … perché Napule sta scamazzata … nun tene spazio …”.
Invece io trovo uno spazio e il guizzo giusto. Trovo il kairos di Cacciari per dirgli: “Si, Salvatò, hai ragione … ma di Scampia che ne pensi, a proposito di area Nord ..?” Risposta secca e seccata: “Mai avuto a che fare con Di Salvo. Io conosco sulo Luigi Cosenza”. “…Ma le Vele?”, insisto. “Niente, nun saccio niente: ‘e Vele sono solo nu’ sfizio ‘e Di salvo ca se levaje ‘o sghiribizzo e fa’ l’Utopia a Napule …”, sentenzia. “Invece Luigi Cosenza, te stavo dicenno, già nel 1955 propose ‘na cosa grande …. ma ‘o Partito lì sbagliaje assale … nun capette niente … (te lo dico a te ca sei –ripeto- vecchio lottatore, un compagno cacacà …) … e lasciammo stà pure Cacciapuoti, ‘o segretario (quello era un operaio e nun capeva stì ccose …), ma Amendola, Chiaromonte, Napolitano …”.
Mi spiega, mi dice, … ma non vi dico oltre. Perché siamo arrivati davanti al fioraio De Luca, sempre a Toledo. Salvatore Bisogni si ferma davanti alla vetrina e dice: “Io so’ arrivato: ‘A sera vado qui a farmi quattro chiacchiere, … ce sfuttimmo tra noi … Ciao”. “E ciao, Salvatò, statte bbuono, tu e Cosenza”.
Ciak, si gira pagina. – Roma, giovedì, 7 aprile ore 17.00, Casa dell’Architettura, piazza Fanti, a due passi dalla stazione Termini. Cinque minuti cinque a testa per ognuno degli interventi. Come da programma del Workshop di LPP: Trenta idee per l’housing sociale. “Una occasione” -sta scritto nell’invito- “per l’innovazione e per lo sviluppo, e non solo per la crescita della città”.
La situazione è moscia, depressiva. Gli architetti (e ingegneri) non bucano lo schermo. Guardano indietro, addirittura ai bei tempi del PIOOnorevole Fanfani. Lucio Passarelli (che il correttore automatico mi corregge in Passatelli), dice che “ci vorrebbe un nuovo piano Ina Casa”. Che ci vorrebbe l’UNA CASA. O forse Luna Casa Rossa. Non so, non ho capito bene, … Dice che “ci vorrebbe un Fanfani. E anche il grande Arnaldo Foschini …”. Vabbè, buonanotte, ripasso!!!
Esco dall’housing sociale di LPP parlando con mio amico paesano Pica Ciammarra. Dico: “Massimo, ma delle Vele di Scampia tu che ne pensi: sono da di-salvare o da ributtare?”. Risposta cauta per la PresS/Tletter: “…. bisogna contestualizzarle, di Salvo coglie in pieno lo spirito del tempo … ora è facile condannare, … ora che siamo lontanissimi dal soffio vitale che gonfiava quelle Vele napoletane …; quello era un tempo di sperimentazioni, di entusiasmo, di Utopia .… poi stop, non se ne è fatta più: Utopia lingua morta …”.
Gli dico del mio noir a s-puntate e spuntoni per LPP, … dei disegni spariti e sparati, … della Mitzi col Belfiore amaro in bocca, … del convegno all’Ultremar (vedi seconda puntata, ndr). Risposta beffarda: “Forse i disegni stanno appesi in qualche studio, come quadri decorativi…”. “Tu dove vai?”, mi domanda. “Di qua, a prendere la frecciarossa delle otto per Napoli …”. “Vabbè, allora vieni fino all’angolo con me, …. tanto è lo stesso”. Colgo l’attimo, insisto col kairos: “… allora hai capito il mio giallo/Napoli? Per me la chiave del tuttovuoto è psicolo-gioca. C’è molto gioco, un rito di purificazione … una rimozione collettiva, un occultamento di cadavere, sparizione di Vele … lì a Scampia e’ tutta una classe politica e professionale implicata, anche se c’è la prescrizione breve … ; ora è rimasto solo il povero di Salvo a pagare mediatamente per tutti, … è il classico caprone espiatorio d’architettura, indifendibile, …. ma .. ma… ma sai per caso chi le chiamò per primo “Le Vele di Scampia”? Fu di Salvo … o forse un ignoto giornalista? … si dovrebbe indagare … tutte le innovazioni e i neologismi, tutte le sperimentazioni passano per le culture basse, per le arti e parti minori letterarie, … e io sto costruendo questo noir sulle Vele come Ermanno Rea fece con la morte di Francesca Spada … ma tu lo hai letto “Mistero napoletano? … è struggente, … tcc-toc toccante”.
“Si … si … l’ho letto, … hai ragione, … qui c’è il giallo/Napoli, c’è il morto, la dinamite, la sparizione dei progetti, … c’è tutto … ma ora devo andare, ho un appuntamento … vado di qua, … buon viaggio …”. E se ne va, statte bbuono!
Sabato, ore 21, sto scrivendo la nuova puntata del mio feuletton, per Voi, solo per voi. Squillo telefonico intenso sul fisso: “Chi è?”, dico. Una voce gentile e robusta: “Sono Alessandro Castagnaro, c’è l’architetto …”. “Ma so’ io, Alè-alè”. “Ah, scusa, non ti avevo riconosciuto …”. Parte così una telefonata simpatica, … lunga lunga, varia e articolata quanto basta, ricca di battute (che salto).
Mi dice –ridendo- il Castagnaro che all’Inarch a Roma hanno veramente creduto che si presentasse candidato sindaco di Napoli, come io avevo scritto (ma io lo signo e designo prossimo assessore alle Vele, ma mi deve nominare capostaff insolubile all’istante, questa s-volta ‘o veramente, nda).
Ale – alè ha letto le due puntate del noir “Vele involate” … si è fatto una panza di risate. Allora per premiarlo gli anticipo qualcosa della terza s-puntata che sto scrivendo. Quello però mi fa: “No, ti prego, sennò poi che sfizio c’è a leggerti!”.
Mi regala all’uopo e all’uovo pasquale, qui il punto caldo, una notizia preziosa per l’indagine letteraria in corso d’opera mia: il professor Renato Sparacio, famoso ingegnere strutturista di Napoli, uno che le Vele le sa bene, troppobene, sostiene e sustiene che queste Vele latine –pare- non reggeranno molto ancora. Su-stiene, lo Sparacio grand’ingegnere, che quel tipo di prefabbricazione pesante non è stata a suo tempo molto pensante. Cioè, meglio: è pensata con una data di scadenza, con l’etichetta ben e bel in vista, come le mozzarelle confezionate: “Architettura da consumarsi (preferibilmente) entro il … (lettura della data illeggibile, abrasa ad arte, nda)”. Forse il tempo è già scaduto e le vele sono già tutte fradice da dentro, sono a rischio …
Uhaa!!!, che notizia: tutto converge alla perfezione sulla maledizione, sulla sparizione di Scampia: questa è ‘a ciliegina ncopp’ ‘o babbà de’ Vele”!
“Qui ci vuole l’ausilio di Gerardo Mazziotti, il grande testimone, l’assoluto polemista dell’architettura nostra”, penso, peso … “Mo’ gli scrivo, lo invito a entrare in gioco, se vuole”. Detto-fatto (e fato) gli scrivo tosto mail così: “Ti va di farti quattro chiacchiere sul progetto e destino, genesi e degenesi delle Vele di Scampia? Per continuare il mio noir a Intermezzi LPP, feilletton d’architettura on line veloce, ‘e PresS/T?”.
Mi risponde a vista e a svista di si: “Potremmo vederci venerdì prossimo alle 18.00 da Tullio Pironti. Allego all’uopo invito per inaugurazione mostra Gianni Pisani «Pitta Pittore 2009-2011», nuova sede della benemerita Casa Editrice “Tullio Pironti” a palazzo Bagnara. Fammi sapere.”
Guardo le immagini, gli allegati quadri del Pisani. Capisco, sorriso. Rispondo: “O.K. confermato per il 15. A venerdì. Ottima scelta la tua. Scenario d’arte di smarrimento ad hoc (signo vinces) per continuare il mio noir. Alla brivido blu. Alla Hitchcoch di “Vele, io vi salverò!”. Saluti, alla prossima s-puntata, Eldorado
RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI
Maurizio Bradaschia: Architettura per Arciplegaghi
Ecco l’introduzione al libro di Maurizio Bradaschia, Architettura per Arcipelaghi (Logos, Modena 2011) scritta da Cherubino Gambardella.
Maurizio Bradaschia è un architetto triestino.
Per sua natura è radicato nella surreale e compassata città di Umberto Saba e di Bobi Bazlen e ne coglie la costante ambivalenza tra uno stare in alto, in cima a un mare ventoso e -al tempo stesso- nel vertice basso di una Mitteleuropa densa di cultura e di drammi.
E’, però, come molti suoi conterranei un cittadino del mondo.
Da progettista e teorico è come se volesse d’impulso dare ordine a tutto quello che fa staccandosene subito dopo per cercare di mitigare ogni rigidezza con tensioni inattese.
Il suo lavoro è vasto e complesso e mi sembra una continua navigazione volta a perlustrare le latitudini e gli intervalli abbandonati.
Bradaschia scrive, pensa pianifica e progetta provando a confrontarsi sempre con la realtà e a vincere la sua battaglia interiore tra nitidezza ed espressione.
Questa condizione è ben visibile nel percorso dei suoi progetti di cui parlerò dopo. Ora mi interessa chiarire dove siamo, quale arcipelago stiamo circumnavigando.
Ci muoviamo nel mare delle definizioni e crediamo che per essere architetti europei sia necessario assumere la città come testo e lavorare con essa in un continuo gioco di rimandi.
La forma urbana ricopre oggi quasi ogni angolo del continente modellando ambiti indistinti e fatti da vasti e minuti centri storici o da immense e continue città/campagne dalla inconfondibile sagoma pulviscolare.
Le nostre azioni possono opacizzarsi se non riusciamo a usare poche calamite concettuali nei punti dove la storia ha lavorato costruendo una bellezza condivisa e riconoscibile ai più.
Qui non dobbiamo restare a guardare ma è compito del progettista rivelare altre forze e appropriate potenzialità di espressione.
Dove la complessa trama dell’oggi ha invece disegnato un territorio in attesa il nostro compito diventa ancora più urgente: non deve ambire a ricomporre l’infranto ma a far si che questo si riveli come possente opportunità di forma .
Maurizio Bradaschia non smentisce queste considerazioni e controlla le diverse dimensioni del progetto ripulendo costantemente il piano di azione e lasciando emergere le contraddizioni tra ordine e disordine, nel suo linguaggio da sempre indagate.
La sua ricerca è fatta di una infinità di progetti, una passione per la sua città raccontata in un bel libro che ne riassume il breve periodo in cui si era impegnato come assessore all’urbanistica e una innata capacità per la visione a larga scala senza però che la piccola e media dimensione ne vengano in alcun modo trascurate.
E, dall’attività di intellettuale, planner e di docente universitario che nasce la rivista Il Progetto da lui fondata e portata avanti con grande tenacia tra le mille difficoltà editoriali dell’Italia di questi anni.
Il Progetto scopre e promuove una nuova generazione di autori a cui mi onoro di appartenere.
Dalle pagine della rivista di Bradaschia molti di noi hanno visto il loro impegno trasformarsi in mostre, azioni, proposte sino alla memorabile giornata di settembre del 2000 quando alla edizione della Biennale di Venezia diretta da Massimilano Fuksas ci ritrovammo di colpo a parlarci, a mostrare lavori disegnando la presenza di una intera generazione che scaldava i motori per un ritorno di fiamma dell’architettura italiana.
Con Stefano Casciani, Giogio Goffi, Camillo Botticini, Nino Saggio e il caustico Luigi Prestinenza Puglisi cercavamo un nuovo percorso provando a sfuggire agli esiti zeviani e tafuriani del dibattito culturale.
Bradaschia ha utilizzato questo momento per mettere a fuoco una sua personale visione dell’architettura come strumento di relazione territoriale e come organismo in grado di rivelare e di mettere a registro quelle mancanze di intensità con le quali il paesaggio italiano sembra averci abituato a convivere.
Contro la tristezza e l’ omogeneità, i recuperi, i restauri del nostro autore si spingono verso un nitore da cui l’edificio, il complesso urbano sembrano risorgere in un equilibrio tra pulizia filologica e improvvisa narrazione attuale: un frammento, una pensilina, una parete in calcestruzzo, una ringhiera metallica ci dicono che un germe contemporaneo sta inducendo una tensione inattesa nello spazio della tradizione.
Questo succede nell’ampliamento del Municipio di Sgonico, dove l’integrazione tra parte preesistente e l’aggiunta si risolve in un corpo che agisce per continuità salvo acuire per un attimo la tensione geometrica in un plastico slittamento di due volumi.
Intersezioni calcolate, spostamenti memori di una tradizione del moderno che non fa sconti a nessuno nel divenire misura accorta della contemporaneità.
Una contemporaneità sofisticata e netta sia che si trovi nelle trasformazioni e negli svuotamenti edilizi, sia che abiti nelle riconversioni industriali tra cui il bel progetto per la Teseco composto da misurate ossature e mascherature volumetriche sia che abiti ancora nei recuperi di cave o nella piccolissima e sofisticata piazza pugliese dove Maurizio Bradaschia , attraverso un gioco d’acqua e tassellazioni riesce a riscrivere con grande precisione lo statuto di uno spazio pubblico densamente storicizzato.
Un percorso vasto, quindi, un percorso che si sta facendo e che offre già molti spunti di riflessione ed alcune certezze, un percorso che riesce a misurarsi con le tante scale dell’architettura sino a risolversi con grande semplicità e fascino nella piccola casa dell’architetto che abbraccia un giardino e una piscina in un controllato gioco di slittamenti ortogonali.
Questa misura laica, lontanissima da ogni ideologia, mista a una curiosità insaziabile fanno di Maurizio Bradaschia una delle più interessanti figure del panorama architettonico italiano, una figura non convenzionale e capace di attivare molte strade riuscendo, però, sempre e comunque, a scorgere limiti e confini di ogni tragitto.
IDEE
CONSISTENCY di Gianpaolo Buccino
“In realtà sempre la mia scrittura si è trovata di fronte due strade divergenti che corrispondono a due diversi tipi di conoscenza: una che si muove nello spazio mentale d’una razionalità scorporata, dove si possono tracciare linee che congiungono punti, proiezioni, forme astratte, vettori di forze; l’altra che si muove in uno spazio gremito d’oggetti e cerca di creare un equivalente verbale di quello spazio riempiendo la pagina di parole, con uno sforzo di adeguamento minuzioso dello scritto al non scritto, alla totalità del dicibile e del non dicibile. Sono due diverse pulsioni verso l’esattezza che non arriveranno mai alla soddisfazione assoluta: l’una perché le lingue naturali dicono sempre qualcosa in più rispetto ai linguaggi formalizzati, comportano sempre una certa quantità di rumore che disturba l’essenzialità dell’informazione; l’altra perché nel rendere conto della densità e continuità del mondo che ci circonda il linguaggio si rivela lacunoso, frammentario, dice sempre qualcosa in meno rispetto alla totalità dell’esperibile. Tra queste due strade io oscillo continuamente e quando sento d’aver esplorato al massimo le possibilità dell’una mi butto sull’altra e viceversa”.
Il “cristallo” per Calvino non è alternativa alla “fiamma”. È la filosofia la terza via che egli getta sul fuoco delle “due diverse pulsioni verso l’esattezza”: l’una dell’ordine, l’altra del disordine, l’una “d’una razionalità scorporata”, l’altra che non s’accontenta del “dicibile”, sono le due vie della percezione della realtà, compromesso perenne tra Apollo e Dioniso, sempre in lotta tra loro per la supremazia.
Ma in che cosa il “self-organizing-system” e il principio dell’“ordine dal rumore” differiscono?
Nel primo modello innatista o materialista la realtà è concepita come una collezione di oggetti, ognuno dotato di proprietà completamente definite dal proprio stato fisico e governato da un ordine ideale assoluto predeterminato evidente. Sulla stessa linea corre l’atto cognitivo che riproduce esattamente tale ordine secondo un processo progressivo e inarrestabile. Lo stretto isomorfismo tra il dentro e il fuori implica, in parallelo all’oggettività degli oggetti e delle leggi immutabili sottostanti, un modello concettuale altrettanto sorretto da leggi immutabili ed eterne, innate per l’appunto. Per lo schema empirista o finalista, invece, non ci sono evidenze preformate. Capitale è il ruolo del soggetto nella definizione dell’oggetto, per cui oggetto e soggetto sono solidali: la realtà, pur dotata di un suo statuto autonomo, nel momento in cui entra nel processo cognitivo, passa attraverso filtri (organi sensoriali e processi mentali) che la interpretano e la deformano. Il concetto di oggettività perde quindi le valenze dell’evidenza e dell’immediatezza per diventare una convenzione. Parimenti viene meno il modello concettuale preformato, mentre risultano fondamentali sia la genesi, il contesto di scoperta e lo sviluppo storico delle conoscenze, sia i processi mentali che presiedono alla loro formazione. Di conseguenza, la realtà non è più ordinata in discipline gerarchicamente dipendenti dall’oggetto, ma è frammentata in molteplici livelli che possono variare in relazione al soggetto.
L’opposizione tra strutturalismo e costruttivismo si risolve in parte attraverso lo stesso empirismo che riconosce “una notevole base innata per tutte le attività del soggetto”, però solo di tipo “funzionale, relativa cioè al funzionamento dell’organismo biologico nel suo insieme e dell’apparato neuronico in particolare”; si considera l’adattamento come funzione biologica fondamentale, ma molto in generale. Infatti, gli organismi sopravvivono, ed anzi si evolvono e diventano sempre più complessi, in dipendenza del fatto che si trovano inseriti ed equilibrati nell’ambiente in cui vivono, secondo processi diventati centrali a tutta la ricerca biologica da Darwin in poi. L’ipotesi fondamentale è allora che l’adattamento può avvenire se e solo se il rapporto fra l’organismo e l’ambiente riesce a stabilire un equilibrio tra la funzione di assimilazione e quella di accomodamento. Dato che le strutture iniziali di un organismo non sono atte ad assimilare tutte le situazioni ambientali e dato che, d’altra parte, esiste un limite genetico alle loro capacità di adattamento, questo equilibrio non è di natura statica: il progresso adattativo è piuttosto la storia di equilibri spezzati e ricostituiti fra assimilazioni ed accomodamenti parziali, che tendono a disporsi in cicli causali retroattivi. Quando questi cicli non riescono a costituirsi vi è dispersione dell’organizzazione; se invece si costituiscono ne deriva una tendenza alla ricostituzione dell’equilibrio su piani sempre più stabili e compiuti.
E’ proprio questo meccanismo il nucleo dei processi evolutivi, che va ancora più in profondità e si spinge fino a ricomporre una continuità tra i processi biologici e fisico-chimici e le espressioni più elevate del pensiero: la continuità tra natura e cultura.
Queste conclusioni avrebbero dovuto fare da fondamento scientifico della Consistency.
Six Memos for the Next Millennium – Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Consistenza – conosciute come le “Lezioni“ sono una chiave di lettura del nostro tempo, in cui filosofia, scienza e letteratura sono in stretta relazione tra loro. La Consistenza – la lezione mai scritta da Italo Calvino – era la concretezza all’ambizione di “saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo”.
SGRUNT a cura di Marco Maria Sambo
Atrio de la Alhambra, Granada – Álvaro Siza Vieira e Juan Domingo Santos
1-Álvaro Siza e Juan Domingo Santos hanno vinto il concorso internazionale di idee intitolato “Atrio de la Alhambra”, competizione in due fasi per la progettazione di un edificio di accoglienza per turisti nei pressi del complesso storico di Granada.
2-Un altro modo di vedere l’Architettura contemporanea, semplicemente questo.
3-Il progetto vincitore si intitola “Puerta Nueva”.
4-Immagini e relazione del team vincitore su ArchiPortale, buona visione, buona lettura:
FRAME a cura di Channelbeta
Channelbeta:
Al margine tra un ambiente urbano / industriale ed una piccola foresta, dove stanno sorgendo delle nuove costruzioni, questa scuola materna si interpone e dialoga tra i diversi contesti e le varie scale. Un’entrata semi-chiusa costituisce un primo spazio esterno per l’incontro, l’accoglienza ed al tempo stesso media il distacco tra genitori e bambini. La pianta organica stimola il movimento, genera uno spazio continuo, in cui si determinano stanze dalle forme impegnative, ma che allo stesso tempo possono essere viste come un interno ed un esterno. Le finestre sono disposte liberamente a diverse altezze e si adattano alla scala del bambino mentre in termini di luce e di illuminazione permettono un ulteriore relazione tra l’interno, il parco giochi esterno e la collina boscosa.
Rispettando le richieste del cliente e tenendo ben presente le eperienze dei pedagoghi della scuola di Reggio Emilia, si é sviluppata una nuova forma di organizzazione dello spazio interno. Ne é risultata una pianta piuttosto inusuale, dove invece di un aula completa per ogni gruppo di bambini, si prevede una grande hall comune interna, dove i sei gruppi di bambini possono interagire[...].
THAM & VIDEGÅRD ARKITEKTER
http://www.channelbeta.net/2011/04/tellus-nursery-school-stockholm/
arch. Roberta Di Loreto
robertadiloreto@channelbeta.net
SEGNALAZIONI
Vittorio Savi Architetto / Intellettuale / Narratore
Fidenza ricorda un concittadino illustre
Giovedi 14 aprile alle 16, presso il Ridotto del Teatro Magnani
Interverranno: il Sindaco di Fidenza Mario Cantini, Adolfo Natalini (Architetto, docente di Progettazione all’ Università di Firenze), Maria Pia Bariggi (docente e studiosa di Storia della Letteratura), Paolo Barbaro (storico della Fotografia), Piero Orlandi (Architetto, Responsabile del servizio beni architettonici dell’ IBC Emilia Romagna).
Seguirà la proiezione di
Buongiorno Architettura, Buonanotte Architettura, audiovisivo sull’ Architettura in Emilia Romagna, da un’ idea di Vittorio Savi e Piero Orlandi, Regia di Francesco Lauber, 2005
Così scrisse l’ amico e collega Adolfo Natalini, all’ indomani della scoparsa di Vittorio Savi: “Era un architetto che aveva costruito poco perché non sopportava la distanza tra teoria e pratica, tra la bellezza delle idee e la durezza della costruzione. Era stato architetto per interposta persona ispirando architetture con una sorta di critica preventiva a giovani architetti dei quali indirizzava lucidamente i percorsi. Era nato il 18 settembre 1948 a Fidenza e continuava ad amarla ricambiato. Ogni visita alla sua città (era impegnato in progetti per il centro storico) era per Vittorio, diventato fiorentino con frequentazioni internazionali, un ritorno a casa sia per la profonda conoscenza della città che per la calda rete di amicizie che lo avvolgeva. Vittorio Savi ha insegnato Estetica al Dams di Bologna e Storia dell’ Architettura Moderna a Mendrisio e Ferrara: è stato per moltissimi anni un docente amatissimo, con una produzione scientifica esposta in convegni in tutta Europa. Di sterminate letture era nutrita la sua scrittura, coltissima, criptica ed elegante; ne erano nutriti anche i suoi interventi e presentazioni. Spesso iniziava a parlare di cose così lontane dall’ argomento che tutti si chiedevano dove volesse arrivare; poi, come un prestigiatore, tirava fuori l’ asso dalla manica e concludeva centrando il bersaglio con una bravura che obbligava all’ applauso. Vittorio Savi aveva poco più di 27 anni quando terminava (nel 1975) il suo saggio fondamentale L’architettura di Aldo Rossi, il primo sul grande architetto con illuminanti intuizioni. Nel 1985 usciva il suo straordinario romanzo indiziario di architettura sulla Nuova Stazione di Firenze intitolato “De auctore”. Nel 1992 pubblicava “Rain Check”, definendola la sua prima opera letteraria e, nel 1995, “Finesecolo”, un libro di poesia e, in quarta di copertina, si autodefiniva "architetto, critico dell’ architettura e narratore in versi e prosa". Tra questi tre libri e successivamente ha dato alle stampe innumerevoli saggi, recensioni, presentazioni che trascendevano i limiti dei rispettivi generi. Vittorio Savi è morto nella sua amata casa, alta sulla collina di Doccia, vegliato dalla sua famiglia e dai suoi libri, di prima mattina, il 7 gennaio 2011.”
L’incontro fidentino, voluto da una gruppo di amici e dall’ Amministrazione Comunale, più che una commemorazione intende essere il tornare a fare i conti con la figura complessa e sfaccettata di un intellettuale difficilmente definibile. Sarà il dialogo di amici, collaboratori, colleghi, su alcuni dei campi in cui Vittorio Savi è incisivamente intervenuto e entro cui ha saputo tracciare nuove connessioni, lasciando sempre un segno discreto quanto profondo: la teoria e la pratica dell’ Architettura, le forme della parola scritta e parlata, l’immagine come pensiero in atto sul mondo esterno, il territorio come luogo della relazione infinita, sempre storica e sempre contemporanea, tra architettura e paesaggio.
XXI seminario internazionale e premio di architettura e cultura urbana
Tema: COSTRUIRE NEL COSTRUITO. Architettura a volume zero
Luogo: CAMERINO MC – I – Palazzo ducale
Data: 31 luglio – 4 agosto 2011
Temi progettuali:
- Conservazione e rinnovamento dell’edilizia storica
- Riuso degli spazi urbani residuali e delle fabbriche dismesse
- Recupero e valorizzazione dei territori periurbani
Scadenze:
- Per l’iscrizione al seminario 27 luglio
- Per l’iscrizione al seminario e partecipazione al premio 08 luglio
Info: www.unicam.it/culturaurbana
Il Seminario di Camerino ha finalità formative, di aggiornamento e approfondimento nel campo della ricerca e della pratica, nel confronto fra Università, Professione e Società civile, con spirito libero e aperto al reciproco apprendimento. I temi proposti riguardano la trasformazione dei paesaggi costruiti alla ricerca della qualità architettonica e della sostenibilità ambientale.
TEMI DI PROGETTO E DI CONVERSAZIONE
Costruire nel costruito … costruire il presente sul passato, senza ipotecare l’avvenire, unendoli senza distruggerli entrambi. (A. Sartoris)
Conservazione e rinnovamento dell’edilizia storica
Costruire nel costruito non vuol dire rinunciare all’architettura anzi, è proprio dal confronto fra nuovo e antico che si enfatizza l’intensità espressiva dell’uno e dell’altro; sia negli interventi conservativi in cui prevale la cura nel salvaguardare i caratteri e le matrici formali degli edifici, con materiali, tipi e tecniche costruttive conformi, che nelle ristrutturazioni in cui presentare con sincerità forme, materiali e tecnologie proprie della contemporaneità come espressione di una rinnovata urbanità, comunque in equilibrio con il paesaggio urbano conformato.
In entrambi i casi resta determinante la capacità di intervenire, da un lato, senza forzatura delle capacità prestazionali degli edifici storici e delle loro qualità architettoniche, dall’altro, senza mimetismi ma sviluppando una logica costruttiva compatibile, in grado di dialogare con le preesistenze.
Riuso degli spazi urbani residuali e delle fabbriche dismesse
La chiusura di attività produttive ha lasciato spazi abbandonati al degrado: dalle fabbriche ottocentesche, ricche di memorie storiche, con le residenze operaie ancora abitate a quelle del più recente periodo industriale, più decentrate e disabitate. In ogni caso esse rappresentano una opportunità per nuove forme di convivenza urbana oltre che per più motivate ragioni costruttive dell’architettura: funzioni produttive tradizionali e innovative, nuovi modi di abitare e di lavorare all’interno di inediti spazi rigenerati, rispondenti alla domanda della multiforme società contemporanea; spazi verdi, piazze, luoghi di incontro, di svago e di cultura. L’occasione di innestare inaspettate funzioni pubbliche e collettive nel tessuto urbano più marginale offre una speranza di aggregazione e di integrazione della attuale società multietnica e un principio fondativo per la città futura.
Recupero e valorizzazione dei territori periurbani
Negli ultimi decenni indistinte agglomerazioni edilizie si sono depositate al suolo come una coltre di detriti, sfrangiate lungo le infrastrutture o disperse in enclave nelle campagne. I territori agricoli periurbani sono stati oggetto di speculazioni fondiarie sia private che pubbliche con la continua urbanizzazione di nuove aree o considerati come riserve in cui scaricare le funzioni sgradite e i problemi irrisolti delle città.
Il tema che si pone è di recuperare i valori del contesto rurale con funzioni idonee alle proprie caratteristiche, incentivando l’uso agricolo e forestale dei suoli. Il processo di recupero e valorizzazione delle aree periurbane dovrà tendere a fornire servizi rurali alle comunità urbane in termini di attrezzature culturali e per il tempo libero oltre ai prodotti da coltura biologica a Km zero, in una logica di relazioni a rete, in cui i territori periurbani riacquistino la forza di contrastare la loro occupazione indiscriminata.
PROGRAMMA
Le giornate di studio comprenderanno sessioni con brevi relazioni programmate, comunicazioni e conversazioni interdisciplinari alternate a laboratori all’interno dei quali tutti gli iscritti potranno presentare i loro lavori e confrontarsi sui diversi aspetti dei temi progettuali proposti. Sarà allestita la mostra delle opere presentate dai partecipanti al premio con relativo catalogo a diffusione interna.
Nella giornata conclusiva, saranno assegnati gli attestati di partecipazione e i premi CAMERINO 2011.
Come sempre il seminario comprenderà la Festa camerte dell’Architettura con eventi d’arte, allestimenti e incontri conviviali.
Una monografia del seminario sarà pubblicata su ARCHITETTURA e CITTÀ, Di Baio Editore.
INFO: giovanni.marucci@unicam.it – www.unicam.it/culturaurbana
TESTIMONIANZE
Un dialogo di Salvatore D’Agostino con Salvator-John Liotta: Dal Giappone all’Italia. Dalla carta al Web dell’architettura
Salvatore D’Agostino: Ciao Salvator-John,
forse non è il momento ma ti rilancio la proposta di un colloquio.
Spero che tu stia bene.
Salvator-John Liotta: Ciao Salvatore, grazie per la tua mail e proposta: forse non è il momento migliore, ma mi dico anche chissà quando sarà il momento migliore: facciamo che sia adesso e quindi accetto volentieri.
Al momento ci hanno ‘evacuato’ nel Kansai, e quindi non sono nelle condizioni ottimali né per comunicare né per concentrarmi al 100%.
Ti linko l’articolo su questi giorni surreali che abbiamo vissuto di recente: http://www.domusweb.it/it/architecture/lettera-da-tokyo-/
SD: Il tuo articolo su Domus, segna il passaggio tra l’opportunità di una rivista di architettura di attivare dei sensori attenti alla cronaca attraverso l’immediatezza della sezione on-line.
Continuando a essere inopportuno: ‘evacuato’!
S-JL: Abito e lavoro a Tokyo, ma l’ambasciata visto l’evolversi incerto di questa crisi complessa che ha colpito il Giappone, ci ha invitati ‘caldamente’ a lasciare la capitale: o per l’Italia o per altre destinazioni. Non ci ha obbligati, ma invitato, ci tengo a sottolinearlo. Trascorrerò i prossimi giorni tra Kobe, Kyoto e Osaka.
Spero di riuscire a dialogare con te in modo soddisfacente: infatti tra gli stravolgimenti continui e repentini che stiamo vivendo in questi giorni, cambi di casa e vari lavori da consegnare; vivo veramente l’attimo.
Sono d’accordo con te per quanto riguarda Domus. L’arrivo di Joseph Grima con la sua comprensione dei nuovi media, il fatto che la redazione riceva centinaia di proposte difficili da smaltire soltanto su carta, la velocità e immediatezza dei mezzi di comunicazione e del tempo che viviamo sono tutti elementi che hanno portato alla necessità di avere un sito più veloce e agevole. Esso è altro rispetto allo spazio di approfondimento cartaceo che rimane il central core di Domus.
SD: Joseph Grima sa bene che il Web e il cartaceo sono due piattaforme distinte ognuno con il suo linguaggio e forse con una diversa profondità.
L’avvento della nuova Domus Web cambierà il panorama delle riviste italiane poiché quest’ultime continuano a insistere anacronisticamente sull’uso del Web come sito/vetrina. Ad eccezione – senza nessuna innovazione – di Casabella che ha uno spazio blog dal sapore ‘antico’ rilancio link e Abitare on-line che scechera tutti i suoi contenuti sia Web che cartacei (ndr peggiorata nella recente riposizione grafica – aprile 2011 – all’interno dei siti del gruppo RCS).Un cambiamento che dobbiamo ancora analizzare e capire.
SD: Come fai a vivere tra Kobe, Kyoto e Osaka e lavorare contemporaneamente?
S-LJ: Sono uscito di casa senza sapere se vi avrei potuto mai più fare ritorno: una sensazione strana quella di pensare che ti lasci alle spalle un luogo che potrebbe venire cancellato con tutto quello che vi hai messo dentro, in termini affettivi e materiali. Sono momenti che ti restano dentro per sempre e ti fanno pensare a quanto la vita sia veramente fragile, ma ciononostante anche che essa sia il più bel regalo possibile da vivere momento per momento. Ho preso con me due libri e un computer: un libro su tecniche di respirazione e uno su psiche e tecnologia; in viaggio ho poi comprato degli splendidi fumetti che leggo (voracemente) per rilassarmi (consiglio gli splendidi Naoki Urawasa e Fumi Yoshinaga) sul computer ho dei files sui quali sto lavorando e il minimo di softwares che mi consentono di portare avanti ricerca, lavori privati (con dei colleghi stiamo progettando una casa privata sulle colline che guardano Kyoto che conto di visitare durante questi giorni) e collaborazioni con varie riviste.
Per quanto riguarda le riviste e il modo nel quale stanno usando i nuovi media concordo pienamente con te. Tra l’altro leggevo il dialogo che hai avuto con Fabrizo Gallanti di Abitare: molto interessante. Link: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2011/01/0038-mondoblog-dal-web-chiasso-con.html
[..]
SD: Qual è il tuo paese di origine?
S-JL: L’Europa. Quando parlo con un cinese o un coreano e mi ritrovo li a spiegargli chi sono Garibaldi e Napoleone, o anche Deleuze, i Mano Negra, Wenders, Leo Messi, Magritte, Almodovar o Fellini, capisco che siamo un vero continente e non solo per via della cultura: ma perché ci siamo fatti la guerra, ci siamo invasi, ammazzati, violentati e ibridati scambiandoci il sangue e i geni. Di contro quando vietnamiti e indonesiani parlano di condottieri e generali che hanno fatto la loro storia mi sembra di essere un estraneo, solo in parte al corrente delle cose d’Asia. Più in dettaglio, penso che le mie origini affondino in quella che definirei la scuola meridionale dell’architettura: quella fatta di notte e con mezzi di fortuna.
SD: A che cosa ti sta servendo questa scuola meridionale in oriente?
S-JL: La scuola meridionale è agitata dal genio dell’improvvisazione, quella giapponese dalla serenità della regola. Ho dovuto “resettare” tutto per aprirmi veramente a ciò che fino a quel momento era per me ignoto. Aziende come Goldman-Sachs o Merrill Lynch hanno diverse sezioni, tipo GoldmanSachs Europa, GoldmanSachs Asia e infine GoldmanSachs Giappone. Questo perché il Giappone è una nazione peculiare – con pro e contro – per quanto riguarda sia storia che sistema degli affari. Estremizzando mi verrebbe da dire che quello che si sa prima di venire qui forse non serve a niente, in quanto il sistema giapponese ha un sistema operativo tutto suo. Esportabile, affascinante e comprensibile: ma non va dimenticato che e’ ‘made in Japan’.
Quindi l’attitudine che ho avuto è stata di purificazione: liberarsi del passato.
Sappiamo come la cultura monoteista abbia la tendenza ad escludere elementi esogeni ed esterni ad essa in quanto tende alla purificazione. Il piombo che cerca di essere tramutato in oro. Mentre scintoismo e buddismo tendono all’inclusione. Ecco, all’inizio quando sono arrivato in Giappone, ho praticato una sorta di purificazione al contrario (in quanto ero ancora imbevuto di cultura monoteista): decidendo di non usare gli strumenti cognitivi che avevo fino a quel momento appresso. Sono venuto vuoto, o meglio cercavo di svuotarmi delle cose che avevo appreso. Le cose che conoscevo non che non mi potessero servire, ma ho preferito fare finta di non averle.
Poi, oggi, dopo che esse hanno dormito per lungo tempo, sento che si stanno risvegliando e il tutto si sta cominciando a mischiare in modo naturale in un processo ancora in corso. Spero in futuro mi portino ad avere una maggiore espansione della coscienza e una più ampia sintesi dei saperi.
SD: Durante questo tam tam di domande e risposte mi hai scritto: «Qui tranne il fatto che l’acqua è razionata e che la città non funziona al 100%, tutto sommato si continua a vivere bene!»
Mi piace il tuo ottimismo, grazie per questo dialogo.
S-JL: Per via degli effetti di questa crisi complessa che ha colpito il Giappone, Tokyo si trova oggi a dover ripensare il suo futuro: trattandosi di una metropoli ultra avanzata che dopo anni di spregiudicatezza consumistica, intensa produzione di avveniristiche sequenze spaziali ed esperimenti sociali si può capire che ripensarsi in quanto una delle capitali del mondo non sarà immediato. Ma diceva Henry Ford che gli ostacoli sono quella cosa spaventosa che si vede quando ci si distrae dalla meta.
Qui siamo con un occhio all’immediato e uno all’infinito.
Grazie a te!
Leggi l’intervista nella versione integrale: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2011/04/0012-fuga-di-cervelli-colloquio-italia.html
LETTERE
Francesco Benelli : Non fiori ma opere di bene
Quale legame diretto vi può essere tra l’immagine di un capitello corinzio? e un cimitero? Evidentemente nessuno; ed è proprio questo quello che volevamo dire? (Sandro Anselmi, Cemento Romano pag.196)
Gentile professore Prestinenza Puglisi,
mi permetto di scriverle per farle notare che forse il prof. Alessandro Anselmi forse si e’ scordato di Vitruvio il quale nel IV libro, citando Callimaco, descrive la nascita del capitello corinzio proprio sulla tomba del marito di una giovane fanciulla, osservando un cesto di paglia avvinghiato da foglie d’acanto.
Cordiali saluti,
Francesco Benelli
ALLEGATI
sono aperte le iscrizioni per
IL CORSO DI SCRITTURA DELLA SCUOLA DI CRITICA AIAC
a cura di Luigi Prestinenza Puglisi
PresS/Tfactory_Associazione Italiana di Architettura e Critica con il supporto dell’istituto Luigi Sturzo
ROMA 19 MAGGIO – 1 LUGLIO
Costo: 240 euro + 50 euro di iscrizione all’associazione AIAC
Perché
L’obiettivo del corso non è insegnare a scrivere. In così poco tempo non ci si riuscirebbe. E’ piuttosto aiutare coloro che già si cimentano con la carta stampata o il web a scrivere meglio. Imparando da coloro che la comunicazione la fanno per mestiere.
Questo corso, che è il primo di tre, fornirà delle informazioni di carattere generale: come si scrive un pezzo, quanto deve essere lungo, come si attira l’attenzione del lettore, che differenza c’è tra un comunicato stampa e un editoriale, come si lancia una notizia, come ci si interfaccia con una redazione, come si fa un’intervista e quanto deve essere lunga, come si scrive per la rete, come ci si rivolge a un pubblico di non addetti ai lavori, come ci si orienta nel mondo della pubblicistica italiana.
La Scuola di Critica proseguirà con un altro corso più tecnico, dedicato all’analisi degli edifici resa attraverso scritti di diverso taglio, dalla stroncatura al saggio critico. E un altro dedicato alla storia della critica e all’analisi delle sue tecniche e dei suoi linguaggi. A questi due stiamo ancora lavorando e li lanceremo in seguito, anche aiutandoci con l’esperienza accumulata nel primo corso.
A chi
Questo primo corso è rivolto:
1.a chi vuole fare il critico e pensa di fare anche gli altri due corsi;
2.a chi ogni tanto vuole scrivere un articolo di architettura;
3.a chi scrive in rete, magari su un blog;
4.al progettista che vuole comunicare meglio le proprie idee;
5.a chi vuole trovare un’occupazione nel mondo delle Public Relation o della comunicazione d’architettura.
Organizzazione
Il corso è caratterizzato da due parti:
Il Modulo A, che prevede un’introduzione del tema oggetto di studio, quasi sempre di natura tecnica e teorica, a cui seguono conferenze di approfondimento tenute da personalità del giornalismo, dell’editoria e della critica.
Il Modulo B, che consiste nell’esercitazione e nella messa in pratica delle nozioni teoriche con revisione degli elaborati svolti a casa e in aula.
Orari
Il corso completo prevede 6 seminari ognuno diviso in modulo A (teoria) e modulo B (pratica) di 3 ore ciascuno per un totale di 36 ore. Gli incontri si svolgono due giorni a settimana (modulo A e modulo B) e seguono il seguente orario: 17:00 – 20:00.
Docenti
La direzione scientifica è di Luigi Prestinenza Puglisi, la coordinatrice del corso è Anna Baldini, le responsabili sono Zaira Magliozzi, Giulia Mura e Federica Russo.
Calendario:
- Primo Seminario 19-20 maggio
Modulo A:
Luigi Prestinenza Puglisi: Mezzi e Tecniche della scrittura. Carta stampata e web.
Conferenze di approfondimento
Modulo B:
Il Riassunto: laboratorio, esercitazione
- Secondo Seminario 26-27 maggio
Modulo A:
Luigi Prestinenza Puglisi: Apparati e aspetti tecnici dello scrivere: bibliografia, quote, note, citazioni.
Conferenze di approfondimento
Modulo B:
Raccontare un evento: laboratorio, esercitazioni e correzione elaborati
- Terzo Seminario 8-9 giugno
Modulo A:
Anna Baldini (presS/Tmagazine): ruolo e funzioni di un ufficio stampa, diffusione delle notizie di architettura.
Conferenze di approfondimento
Modulo B:
Il comunicato stampa: laboratorio, esercitazioni e correzione elaborati
- Quarto Seminario 16-17 giugno
Modulo A:
Luigi Prestinenza Puglisi: interviste in piedi e in ginocchio
Conferenze di approfondimento
Modulo B:
L’ intervista: laboratorio, esercitazioni e correzione elaborati
- Quinto Seminario 23-24 giugno
Modulo A:
Luigi Prestinenza Puglisi: il pezzo breve e la stroncatura
Conferenze di approfondimento
Modulo B:
Il pezzo breve: laboratorio, esercitazioni e correzione elaborati
- Sesto Seminario 30 giugno – 1 luglio
Modulo A:
Luigi Prestinenza Puglisi: l’ articolo giornalistico (3000 – 4000 battute)
Conferenze di approfondimento
Riflessioni conclusive
Modulo B:
L’ articolo giornalistico (3000 – 4000 battute): laboratorio, esercitazioni e correzione elaborati
Conferenze di approfondimento
Le conferenze di approfondimento saranno di supporto al “modulo A” e verranno tenute da personalità del giornalismo, dell’editoria e della critica. Saranno presenti: Maria Cecilia Averame (Quintadicopertina casa editrice digitale), Anna Baldini (presS/Tmagazine), Simona Casalini (La Repubblica), Luigi Catenacci (professioneArchitetto), Paolo Conti (Corriere della Sera), Rossella de Rita (storico), Antonella Greco (La Sapienza), Diego Lama (critico), Rossana Livolsi (Rai), Alessandra Mammì (l’Espresso), Paola Maugini (Paola Maugini Comunicazione), Paola Pierotti (Progetti e Concorsi – il Sole 24 ore), Mauro Salerno (Progetti e Concorsi – il Sole 24 ore), Paola Salvatore (Mancosu editore), Marco Maria Sambo (AIAC tube), Massimiliano Tonelli (Artribune).
A confronto con…
Il venerdì all’interno del laboratorio ci saranno momenti di confronto con personaggi che operano nel mondo della critica, del giornalismo e del web: Michele Costanzo (hortus), Daniela Fanni (professioneArchitetto), Valerio Paolo Mosco (critico), Renato Nicolini (presS/Tletter).
Conferenze aperte al pubblico
E’ in programma l’ organizzazione di conferenze aggiuntive al calendario previsto, tenute da personalità del mondo dell’editoria italiana. Ci hanno dato già la loro adesione Riccardo Chiaberge e Ludina Barzini. Le date saranno comunicate successivamente. Le conferenze saranno aperte al pubblico.
Luogo di svolgimento del corso
Roma
Fondazione don Luigi Sturzo
Via delle Coppelle 35
Requisiti di iscrizione
L’iscrizione è aperta a tutti coloro interessati ad acquisire le tecniche fondamentali della scrittura critica. Il corso è a numero chiuso, per iscriversi è necessario inviare una mail con i propri dati anagrafici con il proprio CV di massimo 2 cartelle all’ indirizzo infocorsi@presstfactory.com Una volta raggiunto il numero minimo di 10 partecipanti verrà comunicata ad ogni richiedente la modalità di versamento della quota di iscrizione al corso e la scadenza entro cui provvedere a farlo. Solo dopo aver effettuato il pagamento ci si potrà ritenere iscritti a tutti gli effetti. Il numero massimo di partecipanti è 30; il corso verrà attivato soltanto al raggiungimento del numero minimo di partecipanti.
Strumentazione tecnica necessaria
Ogni partecipante dovrà portare durante le lezioni un Pc portatile su cui è installato un qualsiasi programma di elaborazione testi compatibile con Word.
Frequenza
La frequenza è obbligatoria, sono ammesse al massimo due assenze, oltre le quali non si provvederà al rilascio dell’attestato di frequenza.
Costo
Il costo del corso a partecipante è di 240+50 Euro per la quota annuale di iscrizione all’ AIAC_Associazione Italiana Architettura e Critica.
Nel costo è compreso:
La partecipazione ai sei seminari per un totale di 36 ore e alle conferenze organizzate contestualmente.
Nel costo non è compreso:
Tutto ciò che non è espressamente indicato nella voce “nel costo è compreso”.
Iscrizione
L’iscrizione avviene in due fasi:
Nella prima fase si richiede una pre-iscrizione via mail entro il 30 aprile 2011, mandando in allegato il proprio CV di massimo 2 cartelle all’ indirizzo infocorsi@presstfactory.com La pre-iscrizione non è vincolante ai fini dell’iscrizione, ma permette di rimanere aggiornati sul programma e di avere priorità al momento dell’iscrizione.
Nella seconda fase, a seguito di una mail di conferma da parte dello staff organizzativo, si dovrà provvedere all’iscrizione definitiva tramite il pagamento della quota di iscrizione (240 Euro) più la quota annuale di iscrizione all’Associazione Italiana Architettura e Critica (50 Euro) entro e non oltre il 6 maggio. A conferma dell’avvenuto pagamento, e quindi dell’iscrizione al corso, deve essere inviato entro e non oltre il 6 maggio, esclusivamente via e-mail, una copia del bonifico all’indirizzo infocorsi@presstfactory.com .
L’AIAC si riserva il diritto insindacabile di rifiutare le iscrizioni.
Pagamento
Il pagamento è da effettuarsi tramite bonifico bancario a:
Associazione Italiana di Architettura e Critica
Nome banca: Unicredit Banca di Roma
Agenzia: 02368 Dessì
Iban: IT 98 O 02008 05284 000401321326
Causale: Corso di scrittura 2011 e iscrizione AIAC
Diritto di rimborso
E’ possibile recedere l’iscrizione al corso di scrittura critica dandone apposita comunicazione via mail all’indirizzo infocorsi@presstfactory.com prima del 10 maggio (incluso). In tal caso verrà rimborsata all’iscritto la quota d’iscrizione pagata fatta salva una quota di 50 euro + 50 euro della quota annuale di iscrizione all’Associazione Italiana Architettura e Critica.
Nel caso di recesso comunicato dopo il 10 maggio o durante il corso stesso, il partecipante non avrà diritto ad alcun rimborso.
Attestato
Al termine del corso, a ogni iscritto con meno di due assenze, verrà rilasciato attestato di partecipazione.
Responsabilità
L’organizzazione non è responsabile per eventuali furti, smarrimenti, danni e incidenti che potranno accadere durante lo svolgimento del corso di scrittura critica.
Trattamento dei dati personali
L’organizzazione garantisce la tutela dei dati personali ai sensi del D.Lgs.n. 196/03.
N.B: Il programma, i relatori e le date del corso possono subire modifiche per esigenze logistiche e di calendario.
Contatti
Direttore del corso:
Luigi Prestinenza Puglisi
Coordinatrice del corso:
Anna Baldini
Responsabili del corso:
Zaira Magliozzi
Giulia Mura
Federica Russo
Per info:
392 3294039
presS/Tletter
Lettera con notizie e eventi di architettura, cultura, arte, design. Per cancellarsi e rimuovere il nominativo dal nostro indirizzario basta mandare una mail al mittente con scritto: remove. Per iscriversi basta farne richiesta. Ai sensi della Legge 675/1996, in relazione al D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Si informa inoltre che tali dati sono usati esclusivamente per l’invio della presS/Tletter e di presS/Tmagazine. Per avere ulteriori informazioni sui suoi dati, che di regola si limitano al solo indirizzo di e-mail accompagnato qualche volta dal nome e cognome ovvero dal nome della società, può contattare il responsabile, Luigi Prestinenza Puglisi, all’indirizzo l.prestinenza@libero.it. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (Privacy L.75/96). Abbiamo cura di evitare fastidiosi MULTIPLI INVII, ma laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo e ce ne scusiamo sin d’ora.
E’ gradito ricevere notizie, le quali, dovranno essere comunicate via mail con almeno una settimana di anticipo e, comunque, entro il mercoledì che precede l’evento, con brevi comunicati stampa, di regola non superiori alle cinque righe. In questi dovrà essere chiaro giorno e luogo dell’evento, titolo, partecipanti, telefono, mail, sito web per approfondimenti. Le notizie, a giudizio insindacabile della redazione, sono divulgate quando se ne intravede un potenziale interesse. E’ però cura di chi riceve la lettera verificarne attendibilità e esattezza. Pertanto esplicitamente si declina ogni responsabilità in proposito. La redazione si riserva il diritto di sintetizzare le lettere e gli interventi da pubblicare. Il materiale mandato in redazione, che è anche il luogo dove sono custoditi i dati, viale Mazzini, 25, Roma, non verrà restituito.
In redazione: LPP Lila Aras, Anna Baldini, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Gianpaolo Buccino, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Marcello del Campo, Rossella de Rita, Marco Ermentini, Emiliano Gandolfi, Gaia Girgenti, Luca Guido, Salvator-John Liotta, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Domenico Pepe, Claudia Pignatale, Ilenia Pizzico, Stefano Malpangotti, Valentina Micucci, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Claudia Orsetti, Paolo Raimondo, Federica Scarnati, Moya Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.





