Intro:
Dinamiche creative.
Frammento77. La differenza tra la Scrittura e la Critica è che la prima non ha bisogno di inveire contro il mondo per placare le proprie frustrazioni teoriche demolendo ciò che altri hanno già creato. La Scrittura ferma un istante e lo dipinge con altri colori. La Critica spesso distrugge quei colori e quell’istante.
La seconda differenza sta nel fatto che la Critica, per sua natura, è Radical chic perché può permettersi il lusso di criticare. La Scrittura invece, come processo interiore, è necessaria all’uomo per riscoprirsi e ridisegnarsi.
A volte, tuttavia, il processo critico è necessario per ricostruire da zero e per re-inventare la realtà. Questa è una dinamica creativa che la Critica produce macinando inesorabilmente luoghi comuni e realtà ormai logore.
Se la Critica si avvicina poi alla Scrittura, e diventa Critica operativa o Scrittura Critica, allora succede qualcosa di nuovo perché, dalle macerie ‘critiche’, la Scrittura può ricostruire nuovi mondi, nuovi orizzonti, nuovi modi di affrontare il reale.
Ma c’è un pericolo: che la Critica, avvicinandosi troppo alla Scrittura, finisca per divorarla pian piano, in silenzio, capitolo dopo capitolo, come Conte Ugolino che, in un delirio di onnipotenza, divora i suoi figli, cancellando così la speranza della creazione e della Scrittura in un eccesso incontrollato di distruzione. Ritrovandosi poi inesorabilmente, la Critica, sola e sconsolata, facendo lo slalom tra le macerie che ha creato.






