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Parte 1: 1890-1905 – Capitolo 1: Precursori

 

1.7 Perret

Insieme a una linea di ricerca neomedioevale e romantica, che culminerà nell’espressionismo e nell’organicismo, è compresente in questi anni una linea rigorista e classicista che, attraverso il cubismo e poi il purismo, sfocerà in quello che sarà conosciuto come l’International Style. Così, se da un lato vi sono le ricerche di Horta, van de Velde, Berlage, Mackintosh, Olbrich, Sullivan, Wright, Saarineen, dall’altra vi saranno quelle di Behrens, Perret, Wagner.

Se volessimo però ridurre questa contrapposizione in una rigida formula rimarremmo delusi. Ci accorgeremmo che i confini sono poco chiari e che non è facile evidenziare una precisa linea di demarcazione tra i due schieramenti.

 

Auguste Perret, Casa di rue Franklin

 

Inoltre, vedremmo che i passaggi dall’uno all’altro fronte sono continui e frequenti. Così Berlage, pur producendo opere con forte connotazione neoromanica, intenderà la sua opera in senso classico e vedrà di cattivo occhio le intemperanze espressioniste di Michel de Klerk e della scuola di Amsterdam. Wagner, pur essendo un architetto fortemente classicista assume nel suo studio Olbrich dando ampio spazio alle sue ricerche e facendosi da lui influenzare.

 

Het Ship, foto Chiara Quinzii


Behrens, dopo una prima fase romantica che corrisponde all’esperienza di Darmstadt, perseguirà un rigorismo che condurrà a progetti di insulso monumentalismo, quali l’ambasciata tedesca di Pietroburgo del 1912, ma non senza tardivi ripensamenti e magistrali interventi, come nel caso dell’espressionista edificio amministrativo della Höchster Farbwerke del 1920-24.

 

Hoffmann indulgerà tra le raffinatezze del liberty e uno spoglio ma severo rigorismo. Per non parlare di personaggi quali Mies, Gropius, Le Corbusier, che oscilleranno tra le due proposte. Mies e Gropius frequentando, tra gli altri, Taut e Häring. Le Corbusier abbandonando, a seguito delle esperienze di lavoro con Perret (1908-9) e Behrens (1910), l’insegnamento neomedioevale e anticlassico di Charles L’ Éplattenier.

 

Tre, dicevamo, sono i principali interpreti della linea rigorista. Wagner in Austria, Perret in Francia, Behrens in Germania. A Wagner abbiamo già accennato, di Behrens parleremo in seguito, accostandolo all’esperienza del Werkbund. Resta Auguste Perret.

 

Nasce a Bruxelles nel 1874. È quindi più giovane di Wright di sette anni e più vecchio di Le Corbusier di tredici. Figlio di uno scalpellino che nel 1882 fonda un’impresa di costruzioni, Auguste studia a Parigi alla École des Beaux-Arts. Suo professore è Julien Gaudet, autore nel 1902 del trattato Eléments et théories de l’architecture, un manuale basato sul metodo ottocentesco di Durand, cioè su una teoria rigorosamente classicistica, costruita a partire dalla meccanica e razionale combinazione di tipi.

 

Nel 1897, dopo tre anni di corso, lascia la scuola per lavorare insieme ai fratelli nell’impresa paterna, una delle prime a impiegare sistematicamente il cemento armato. Auguste lo studia a fondo: si dice che due dei suoi libri favoriti fossero il testo sul sistema Hennebique, Le béton armé et ses application, del 1902, e l’Historie de l’architecture di Auguste Choisy, edito nel 1899. Quest’ultimo centrato sul ruolo delle invenzioni nell’evoluzione del sistema delle forme.

Il capolavoro di Perret è la casa in rue Franklin a Parigi, realizzata tra il 1903 e il 1904. La cui forza, nota William J.R. Curtis, risiede nel modo autorevole in cui annuncia la potenzialità di un nuovo materiale in una fraseologia radicata nella tradizione.

 

A. Perret, Casa di Rue Franklin,  foto @Antonucci

 

E’ la dimostrazione delle immense possibilità offerte da una tecnica che quasi azzera i vincoli della muratura portante con esili pilastri, ampie aperture, snellezza costruttiva, flessibilità di pianta. Tutto l’edificio è proiettato verso la luce. Eppure, di fronte a questa possibilità che potrebbe essere latrice di incalcolabili aperture, Perret, quasi per paura di andare troppo in là, cerca di mostrare che per questa nuova via è possibile recuperare valenze tettoniche e quindi la tradizione classica.

In rue Franklin la dimostrazione avviene denunciando con chiarezza il funzionamento della struttura. Quest’ultima portata in facciata e rivestita in listelli lisci di ceramica, diversamente dai pannelli di tamponamento caratterizzati da motivi delicatamente floreali. Come in un tempio greco, ogni componente esplicita ruolo e funzione: nulla è lasciato all’arbitrio, tutto trova una giustificazione razionale.

 

 

A.Perret, casa in rue Franklin, foto @Fabrizia Mascolo

 

Nel 1906 Perret abbandona il rivestimento e sperimenta nel garage al 51 di rue de Ponthieu a Parigi la struttura in cemento armato lasciata a faccia vista. È al ritmo delle travi e dei pilastri che è lasciato ogni intento formale. Da qui un alternarsi nei prospetti di campiture piccole e grandi, in una composizione che vagamente assomiglia a un quadro astratto.

 

Tra il 1908 e il 1909 il ventunenne Le Corbusier lavora come disegnatore presso il suo studio che, nel frattempo, è diventato uno dei principali punti di diffusione della costruzione in cemento armato in Francia. L’esperienza lo segnerà profondamente, imponendogli una radicale riflessione che lo condurrà, negli anni venti, a tradurre in precetti estetici le possibilità offerte dalla nuova tecnica: nasceranno i cinque punti dell’architettura moderna.

 

Dopo l’exploit di rue Franklin e del garage al 51 di rue de Ponthieu, la ricerca di Perret sembra perdere mordente, orientandosi verso un sempre più asfittico e retorico tecnicismo con derive monumentaliste. Deludente è il teatro agli Champs Elysées (1911-13), e di maniera la sia pur affascinante Notre-Dame du Raincy del 1922-24 che in ogni caso, tra le successive, sarà la sua opera migliore.

 

 

 

 

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