
Ciorra scrive meglio di Purini. Ma proprio perché il suo libro si legge con facilità, indispettisce ancora di più. Perché ad una persona che si mostra snob ed aggiornata non è concesso menare il can per l’aia. “Senza architettura” sentenzia Ciorra ed elenca i mille problemi che ci affliggono.
Viene da rispondergli: li conoscevamo già. Sapevamo che gli architetti sono troppi, che le facoltà sono allo sfascio, che le istituzioni latitano, che i concorsi sono pochi e mal fatti, che la critica è pavida e marchettara, che le città sono cambiate eccetera eccetera. Bene, lo sapevamo tutti, e allora cosa si può fare?
Prendiamo per esempio il MAXXI di cui Ciorra è senior curator per l’architettura. Cosa sta facendo questa istituzione per svegliarsi dal letargo e contribuire sia pure in minima parte a fare uscire l’architettura italiana – quella di adesso, non quella del novecento- dal guado? Per promuoverla?
Credono Ciorra e i suoi datori di lavoro, Margherita Guccione e Pio Baldi, che a tale scopo basti fare una mostra, in buona parte riciclata, su Moretti? O su Nervi? O su Rietveld? E qualche timida iniziativa che abbina, non so in base a quale post-tafuriano criterio scientifico, West8 e Francesco Venezia? O un giardinetto dato da progettare ai giovani? O la mostra da fare sui cinesi, che per fortuna sono lontani dalle vicende italiane e parlare di loro non urta alcuna suscettibilità?
No, se in Italia stiamo senza architettura non è solo perché le cose vanno male ma perché siamo anche noi, con i nostri comportamenti a volte elusivi, a volte sussiegosi che le lasciamo andare male. (lpp)





