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Da che mondo è mondo si fanno marchette. Tre tipi sono ricorrenti: le simmetriche, le asimmetriche e le riflessive.

La marchetta simmetrica o di scambio è un complimento, un elogio, un riconoscimento a chi ti ricambierà con una marchetta dello stesso genere. Serve a far apparire se stessi e il proprio alleato come più importanti di quello che si è. Si è parlato molto, a suo tempo, di due direttori di riviste che pubblicavano l’uno i lavori dell’altro così il lettore poteva pensare che si trattasse di progettisti di livello planetario.

 

La marchetta asimmetrica è dell’inferiore verso il superiore, fatta allo scopo di captarne la benevolenza. Nasce con le dediche del libro al principe e si sviluppa con saggi straripanti di citazioni del maestro.

 

La marchetta riflessiva è un complimento a sé stessi. Nella forma più immediata è un autoriconoscimento esplicito. Celebre fu quello di Gregotti, molti anni addietro su un numero di Panorama: nella rubrica che, se ben ricordo, lui allora curava, si collocò tra i progettisti più bravi a livello internazionale. Ma può essere una quarta di copertina esagerata ( che magari ti proclama un grande pensatore, scrittore, intellettuale, progettista): tanto, si dirà, la quarta la scrive l’editore.

Oppure un libro che mostra i progetti più interessanti di famosi architetti a cui affianca i propri, suscitando così nel lettore l’idea che si tratti di opere dello stesso livello.

Oppure ancora un numero monografico di rivista i cui articoli sono scritti da allievi o ammiratori che, ovviamente, sono prodighi di riconoscimenti verso il maestro.

In questa luce mi sembra si possa leggere buona parte della produzione accademica italiana.

 

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