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Parte 3: 1918-1933  – Capitolo 2: Maturazione e crisi dei linguaggi (1925-1933)

2.1 Loos-dada

È nel 1923 che Loos si risveglia da un periodo di crisi creativa e personale, scandita da composizioni architettoniche bloccate, simmetriche, monumentali, quali il progetto alla gloria di Francesco Giuseppe (1917), palazzo Bronner a Vienna (1921), il monumento funerario di Dvorák (1921), villa Stross (1922), la colonna per il “Chicago Tribune” (1922).

 

 

Josephine Baker

 

Il capovolgimento creativo, prefigurato dall’ambigua villa Rufer, segnata da un inattuale cornicione, ma le cui bucature sono liberamente disposte lungo i prospetti, avviene nel 1923 con il progetto al Lido di Venezia per l’attore Moissi.

Un blocco edilizio su più livelli, misuratamente mediterraneo, articolato e vagamente pittoresco, che contrasta con l’algido neoclassicismo dei disegni precedenti.

Il capovolgimento personale avviene lo stesso anno con la decisione di trasferirsi a Parigi. Può così chiudersi un periodo negativo, culminato con il deludente rapporto con il comune di Vienna di cui per un anno è stato architetto capo. Il comune, incurante delle sue proposte di siedlung e di una casa autocostruibile con un sistema all’americana, ha deciso di realizzare il suo vasto programma di edilizia economica e popolare in grossi caseggiati da Loos osteggiati (tra questi il più famoso sarà nel 1927 il Karl Marx Hofe, progettato da Karl Ehn).

Karl Marx Hofe, foto Chiara Quinzii


A Parigi Loos è accolto con molto riguardo dagli esponenti delle avanguardie. Le Corbusier  lo considera un precursore del funzionalismo, tanto da aver pubblicato nel novembre del 1920, sull’“Esprit Nouveau”, la traduzione francese di Ornamento e delitto. Dalla frequentazione con Tristan Tzara viene l’incarico per la realizzazione di una casa sulla collina di Montmartre.

L’edificio, realizzato nel 1925, è Loos al suo meglio. Lungo la strada è un blocco chiuso appoggiato su un basamento in pietra. Due scavi centrali – uno nel basamento, l’altro nel blocco superiore – articolano il volume e offrono una localizzazione alle bucature.

 

Casa Tzara, foto Chiara Quinzii

 

Se il prospetto all’esterno è austero e chiuso allo sguardo dei passanti, sul cortile è articolato in un gioco di volumi le cui regole sono dettate da esigenze funzionali.

La casa, al suo interno, si snoda su numerosi livelli per tenere conto dell’orografia del terreno, caratterizzata da un forte dislivello, e anche di esigenze specifiche quali, per esempio, la possibilità che la zona pranzo, sopraelevata rispetto al soggiorno, serva come palco per piccole rappresentazioni teatrali.

 

L’edificio per la Baker, progettato nel 1927 ma non realizzato, è caratterizzato all’esterno da un basamento punteggiato da piccole bucature e da un volume sovrastante di gusto Déco a strisce bianche e nere.

E’ un’abitazione con annessa una piscina coperta che deve servire alla diva per spettacoli acquatici. Il volume è semplice, ma le bucature lo rendono dissimmetrico. Un corpo cilindrico aggettante funge da elemento di richiamo e da pensilina d’ingresso; ai piani superiori ospita un caffè e una sala da pranzo.

 

Da più parti è stata notata l’accurata progettazione delle visuali interne, il piacere da voyeur garantito dalle lastre di vetro poste lungo i muri che contengono l’acqua della piscina, lo sfarzoso salone d’ingresso culminante con la prospettiva di una scala semicircolare e il gioco delle doppie altezze.

La Baker, come non tarderà ad accorgersi anche Le Corbusier, che le è compagno di viaggio nel 1929 sulla nave Julius Cesar di ritorno dal viaggio in Sud America, è una donna da far perdere la testa anche al più rigoroso dei classicisti.

 

Nel 1927 Loos lavora a villa Moller a Vienna e nel 1928 a villa Müller a Praga. Le due case possono leggersi anche come una risposta all’architettura di Le Corbusier, verso il  quale nutre sentimenti di rivalità.

Le due ville, di forma austera ma non più classiciste, mostrano come sia possibile articolare il tema dei percorsi nello spazio senza seguire le strategie della promenade architecturale. Affrontano anche il tema del rapporto tra interno e esterno.

Casa Müller, foto Chiara Quinzii

 

Casa Müller, foto Diego Terna

 

Ma  se Le Corbusier pensa all’abitazione come a un dispositivo per inquadrare, attraverso aperture pensate ad hoc, lo spazio esterno, le residenze di Loos si chiudono in se stesse nel rispetto di una filosofia dell’introspezione, del riserbo e della privacy tipicamente viennese.

 

Nel 1928 Loos si ritira in Cecoslovacchia, dove nel 1930 gli viene conferita una pensione a vita che gli allevia le preoccupazioni economiche che l’hanno perseguitato per tutta la vita. Muore nel 1933.

 

 

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