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Parte 3: 1918-1933  – Capitolo 2: Maturazione e crisi dei linguaggi: (1925-1933)

2.11 Sintesi sovietica

Nel 1925 si forma l’OSA, Associazione degli Architetti Contemporanei. Vi partecipano Moisei Ginzburg, i fratelli Aleksandr, Viktor e Leonid Vesnin, Nikolaj Kolly, Il’ja Golosov e Ivan Leonidov, senza dubbio il più dotato. Aderenti a Leningrado: Beldovskij, Galperin, Oll; a Har’kov: Malosëmov, Steijnberg; a Kiev: Cholostenco.

 

I. Leonidov, Istituto Lenin

 

Tra le prime iniziative è la fondazione della rivista “Sovremennaya Arkhitektura”, “Architettura contemporanea”. Caporedattori: Aleksandr Vesnin e Moisei Ginzburg. La rivista, che uscirà sino al 1931, pubblicherà testi e progetti di Victor Bourgeois, Walter Gropius, Hannes Meyer, Mies van der Rohe, André Lurçat, Robert Mallet-Stevens, Hans Wittwer. Ampio spazio è lasciato inoltre a Le Corbusier, con cui Ginzburg, che lo ammira particolarmente, è in contatto.

 

L’OSA, a differenza di altri gruppi d’avanguardia che l’hanno preceduta, è un’associazione culturale radicata nella professione. Unisce, quindi, architetti, tecnici, intellettuali e critici non orientati verso la discussione astratta, ma che si propongono il compito di definire e sviluppare i principi generali dell’architettura all’interno della società socialista, di spiegarla ai pubblici poteri e di svolgere un’azione polemica nei confronti di coloro che rimpiangono la tradizione.

La rivista “Architettura contemporanea” non esita a impegnarsi in battaglie di principio, attaccando gli sprechi di denaro pubblico in edifici inconcludentemente celebrativi. Nella rivista sono affrontate anche questioni tecniche che investono la sfera formale quali, per esempio, un’inchiesta sui vantaggi dei tetti piani, con opinioni di Taut, Behrens, Oud e Le Corbusier, e una sulla forma appropriata per le nuove residenze collettive, o domkommuna, che serve a lanciare anche un concorso di idee su questo argomento particolarmente sentito, a causa della scarsità di alloggi che si registra nel paese.

 

Nell’aprile del 1928 si svolge a Mosca la prima conferenza dell’Osa. Nel documento finale si stigmatizzano cinque mali: l’ignoranza dell’architettura, l’eclettismo senza principi, le ricerche astratte di forme nuove, il dilettantismo ingenuo, le opere che presentano un finto carattere moderno e lasciano inalterate le vecchie logiche costruttive.

Proposto il perseguimento di tre obiettivi materialisti e costruttivisti: la creazione di nuove tipologie che soddisfino la vita sociale, la qualità dell’edificio, l’interrelazione delle parti. Ginzburg, in coerenza con tali assunti tra il 1928 e il 1929 realizza il Narkomfin, un edificio in linea il cui programma funzionale esprime un modo nuovo di concepire la residenza: cellule di pochi metri quadrati disegnate sulla logica dell’Existenz minimum e abbondanza di spazi sociali quali mensa, lavanderie centralizzate e sale di lettura.

Macchina per abitare in senso lecorbusieriano, riprende dal maestro franco-svizzero la composizione per volumi puri, le finestre a nastro, il tetto giardino, il piano pilotis.

 

Ginzburg – che non può partecipare al primo congresso CIAM a La Sarraz, perché le autorità svizzere negano a lui e a El Lissitskij il visto – è nominato insieme a Nikolaj Kolly delegato CIAM in rappresentanza dell’Unione Sovietica nel secondo congresso di Francoforte, che, come vedremo, tratterà proprio il tema dell’existenz minimum.

Kolly è coinvolto da Le Corbusier nella realizzazione del Centro Soyuz di Mosca, un incarico ottenuto grazie anche all’appoggio dell’OSA, che però, per via di ostacoli burocratici e difficoltà realizzative, viene malamente eseguito. (I rapporti di Le Corbusier con la Russia, dopo un inizio idilliaco, non saranno facili. Entra in polemica con Ginzburg, nel 1930, quando scrive Commenti sulla urbanizzazione di Mosca e sulla Città Verde, un testo in cui attacca le tesi dei disurbanisti sovietici in nome di una maggiore concentrazione urbana e propone, in alternativa, il progetto della Ville Radieuse.

L’anno successivo perde il concorso per il Palazzo dei Soviet, con una monumentale composizone non priva di reminiscenze costruttiviste.)

 

L’architetto di maggior talento che opera in Russia in questi anni è Ivan Leonidov. Studia al Vkhutemas nell’atelier di Aleksandr Vesnin. Persegue una poetica originale che non si lascia incantare dal classicismo purista o dal gelido rigore razionalista.

 

Il progetto di tesi di laurea per la Libreria Lenin del 1927 è una composizione suprematista di volumi elementari: un miracolo di equilibrio tra masse, rese trasparenti e leggere grazie all’uso dei nuovi materiali, agganciate al suolo o sospese in aria per mezzo di esili tiranti.

Nel 1930 propone, per un complesso sportivo a Mosca, una cupola realizzata in tralicci in ferro triangolari e vetro e, per il campo sportivo, una piramide con gli stessi materiali. Il progetto prefigura le cupole geodetiche di Buckminster Fuller, ma trasposte all’interno di un quadro di Malevicˇ. Prefigura anche un nuovo modo di vita in cui istruzione e ricreazione fanno parte di un processo unitario. Subirà le violente critiche del gruppo filostalinista Vopra, l’Associazione panrussa degli architetti proletari, che lo accusa di inconcludente idealismo. Sempre del 1930 è il progetto presentato al concorso per la nuova città lineare di Magnitogorsk negli Urali orientali.

La pianta ricorda i coevi quadri di Kandinskij e Klee. Il lavoro, insieme a quello di Ginzburg e di altri architetti dell’OSA, è giudicato poco concreto e respinto. L’incarico sarà assegnato al più affidabile Ernest May, trasferitosi in Russia con la sua brigata di architetti tedeschi.

 

Perso in un universo di puri valori spaziali, Leonidov per tutta la vita non costruirà praticamente nulla. Si limiterà a lasciare incantevoli progetti in cui il confine tra arte e architettura è sempre più tenue e un’eredità di forme e invenzioni spaziali che, ancora oggi, aspetta di essere esaminata.

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