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Ecosostenibilità e lettera a un professore universitario

di Mauro Andreini

Ecosostenibilita’ demagogica o demagogia ecosostenibile
Mamma natura, mi hai sempre insegnato le regole pratiche della giusta messa a dimora dell’albero, dell’arbusto, del cespuglio o del fiore a seconda dell’insolazione, dell’orientamento, del clima, del vento e mi hai sempre insegnato del loro difficoltoso mantenimento e della loro delicata sopravvivenza.
Mamma natura, mi hai sempre insegnato che ogni cosa deve stare al suo posto, gli alberi nei boschi e l’erba nei prati.
Mamma natura, ora vedo questo proliferare di vegetazione sui progetti di grattacieli, di palazzi, di case, vedo terrazze piene di alberi, di arbusti, di cespugli, come piccoli boschi pensili, vedo facciate annullate dai rampicanti, tetti che non sono più lastrici di cemento ma parchi verdi con nidi di rondini e di aquile.
Mamma natura, ma t’immagini che si può passeggiare in terrazza, si può portare il cane a pisciare sul tetto, e da dietro la siepe spiare la strada, ma t’immagini che non c’è più bisogno d’uscire di casa, il fuori è venuto in casa.
Mamma natura, scherzavo dai, sono palazzi e case per ominidi, automi e marziani, è tutto un verde di plastica, non sono alberi veri, non sono siepi vere, non potrebbero sopravvivere.
Mamma natura, lo sai come sono gli architetti, gli piace tanto giocare con le cose che conoscono poco, come giocare con te.
 
Lettera ad un professore universitario
              Caro professore, alla fine di questa mia ti nasconderai senz’altro dietro un generico “non si può fare di tutta l’erba un fascio”. Vero, non si può generalizzare e infatti non mi rivolgo alla maggioranza degli onesti ma a chi come te ha sempre perseguito il malaffare eludendo e fuorviando ogni richiamo alla responsabilità del ruolo. E allora,
             Perché professore, deleghi i tuoi doveri d’insegnamento ai cultori della materia e ai dottorandi che scegli di volta in volta dalla schiera dei giovani ancora impreparati ad insegnare e li inganni con la promessa di un futuro improbabile ? Almeno lascia a questi poveri precari una parte del tuo immeritato stipendio, in fondo non sono loro che ti permettono di usare l’università nient’altro che come prestigioso biglietto da visita per i tuoi affari privati ?  
Perché professore, scrivi dei libri inutili e prolissi (anzi li fai scrivere dai tuoi ossequiosi e remissivi assistenti non pagati, che poi nemmeno menzioni) ed obblighi i tuoi sventurati studenti (nessun altro te li comprerebbe) ad acquistarli ?
Perché professore, insegni progettazione pur non avendo mai fatto un progetto edificabile ? Perché, per sopperire a questa tua incapacità creativa, fai operarei tuoi studenti su temi e luoghi di progetto, per poi appropriarti intellettualmente dei risultati e proporli senza vergogna per rubare un incarico, un progetto di concorso, una mostra, una pubblicazione o un titolo di merito ?
Perché professore, ti rinchiudi nella tua casta, tutto intento alle carriere e alle scalate accademiche, trami concorsi truccati ? Perché come in un gioco da tavolo disponi l’avanzamento o la stagnazione delle carriere, per niente condizionato dal merito ? Perché aspiri ai titoli accademici da collezionare come figurine panini, senza preoccuparti di collezionare i veri titoli, quelli sul campo ?
           Perché professore, lasci in eredità a tuo figlio un posto da docente condannandolo poi a vivere senza la soddisfazione di poter dire di aver fatto tutto da solo ? Perchè gli tramandi questa cattiva abitudine di favoriree raccomandare gli affiliati escludendo così da ogni speranza i veri meritevoli ? Ma perché lo costringi, poverino, appena laureato a diventare dottorando, poi ricercatore, poi associato e infine poco più che quarantenne lo obblighi magari ad essere ordinario, quando lui avrebbe continuato volentieri a divertirsi ancora con la moto, la barchettina a vela e il surf ?
Perché professore, organizzi convegni, conferenze, mostre e rassegne per invitare in vetrina solo i tuoi privilegiati e quando poi riesci a diventare, addirittura, il capo di qualche carrozzone lo usi per scopi familistici promuovendo le tue idee, quelle dei tuoi compagni di merende ed ignorando quelle dei possibili antagonisti o comunque di coloro che in cambio non ti potrebbero dare niente ?
            Perché professore non vuoi essere esaminato da nessuno, non vuoi essere soggetto a verifiche, che so, di una commissione esterna che attesti il tuo impegno ed il risultato della tua ricerca scientifica, della tua attività didattica e del tuo aggiornamento ?
Insomma professore, perchènon riconosci che la vera ricerca è fuori dell’università ? Non vedi che, lì fuori, i veri innovatori sono impegnati nelle loro ricerche di campo e non nelle vecchie e polverose ricerche di titoli accademici ? Non vedi che forse saranno loro a passare alla storia, mentre a te non rimane altro che passare all’incasso ?
           Caro professore, forse sei tu il male primario dell’università, altro che i pochi fondi o i troppi studenti e allora, se rinnegando il tuo passato, iniziassi a condividere che l’università è un luogo di cultura, di ricerca, di merito e non di solo potere, allora potremmo, insieme, ampliare e consegnare questo elenco di domande al nuovo ministro dell’università. Che almeno ci risponda lui.
            Salvo che anche lui non sia un professore.
 
Mauro Andreini

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