presS/Tletter
 

di Massimo Locci

High Line, Manhattan (NY), Diller Scofidio+Renfro e James Corner

La presentazione di due differenti libri Patchspace, Dai nonluoghi alle connessioni urbane, scritto da Aldo Olivo per la collana Equilibri Instabili di Prospettive e Il progetto urbano nella città contemporanea di Maurizio Russo per l’editrice CLEAN ci consente di riaprire un tema molto significativo. Attraverso due approcci  diversi, da architetto e da sociologo, affrontano l’argomento in modo originale, inconsapevolmente scambiandosi nei ruoli e divergendo in parte; la lettura di entrambi i saggi ci sollecita alcuni interrogativi.

Le nuove città o le parti di espansione anche quando fortemente innovative  nell’immagine urbana e nelle tecnologie costruttive, anche quando basate sul contenimento energetico e sulla sostenibilità ambientale complessiva, sono realmente strutturate a misura d’uomo e consentono un miglioramento della qualità della vita? Quando si affrontano i problemi dello sviluppo urbano, vedendo in particolare l’ipertrofismo dei nuovi interventi, ci si domanda se ciò è frutto di un approccio organico che nasce da reali esigenze funzionali e di  corretta rappresentatività  dello spazio pubblico? L’attuale metodologia urbanistica che nega il piano unitario e interviene sulle singole parti risulta capace di governare tutti i processi legati alla trasformazione? Quanto sulle scelte influisce la rendita urbana, per cui la città e l’architettura, la qualità dello spazio nel suo complesso sono un effetto secondario della finanziarizzazione del territorio.

Per molti versi questo è un tema antico che oggi si ripropone in forme nuove e preoccupanti: interi pezzi di città, infatti, vengono trattati come un prodotto finanziario (fondi immobiliari) che devono rendere a prescindere dalle effettive esigenze di trasformazione. In Italia l’esempio di Milano è esplicito. L’IN/ARCH ha deciso di approfondire il problema aprendo un dibattito.

Le logiche del libero mercato, l’abnorme inurbamento pongono anche un problema etico,  legato sia al gigantismo delle opere realizzate sia alle logiche costruttive e all’uso dei materiali sempre più uniformati a scala globale. Il rischio è che perda senso il valore stesso del nostro operare; tutto rischia di essere mercificato e anche i centri storici e le buone architetture possono diventare essi stessi  spazi generici per il commercio e la fruizione del tempo libero,  nonluoghi o luoghi senza la stratificazione di  funzioni che da sempre caratterizza i nuclei antichi.

Il primo saggio affronta il tema della dissoluzione della città contemporanea che, nell’interpretazione di Aldo Olivo, si sviluppa per ambiti autoconclusi e scollegati; in prevalenza sono monadi isolate, acontestuali e in diagolo globalizzante con altre opere a distanza e con un unico elemento comunane essere coeve.  Nel secondo saggio Maurizio Russo evidenzia come l’idea di città da sempre si lega alla "figurazione rappresentativa" della realtà sociale ed economica. Il libro, partendo da alcuni richiami storici e interventi europei recenti, analizza in particolare il caso di Salerno, dove Oriol Bohigas ha attualizzato il concetto di piano-progetto  proponendo interventi per parti autosufficienti e non relazionate, nella maggior parte dei casi  partendo da soluzioni architettoniche affidate a grandi firme internazionali.

In questo ultimo quarto di secolo, come aveva intuito Koolhaas,  disperando di poter gestire unitariamente lo sviluppo urbano,  si è definitivamente accantonata ogni riflessione sul disegno urbano e sulla continuità dei tessuti. Per poter essere riconoscibili  nel territorio le nuove monadi architettoniche sono linguisticamente molto caratterizzate, oggetti "muscolosi" e  autoreferenziali,  spesso non in relazione con l’intorno, talvolta perfino  giustapposti ai luoghi. In sintesi il tessuto organico e unitario della città, come  da sempre siamo abituati a concepirla ha lasciato il posto al patchspace. Neologismo che non ha solo connotazioni negative; infatti alla staticità della storia si è sostituita la simultaneità, il dinamismo e la velocità della contemporaneità. La rete delle infrastrutture modifica il tradizionale rapporto tra la percezione spaziale ed il movimento degli utenti nelle città, divenendo, di fatto, l’osservatorio privilegiato della modernità.

Entrambi i testi segnalando soluzioni positive, cercando di individuare imput progettuali capaci di problematizzare l’approccio. Un tema interessante di oggi è anche il riutilizzo e la trasformazione delle infrastrutturedismesse.

A Salerno uno dei temi fondanti del piano è legato proprio l’accesso in città, sul lato nord-ovest lo Studio Pica Ciamarra ha previto di dismettere e recuperare un viadotto autostradale per conferire una nuova immagine del waterfront e rifunzionalizzare l’area .

Altrettanto interessante l’esito degli Holcim Awards 2011 per l’Europa: il primo premio  è andato a Flussbad , un progetto urbanistico di ristrutturazione di un ramo sottoutilizzato del fiume Spree a Berlino, vicino alla Museuminsel, trasformato in una "piscina" naturale lunga 745m. Il terzo premio è stato assegnato al gruppo Philippe Rizzotti Architects, Samuel Nageotte Architecture e Off Architecture per la conversione in "villaggio verticale" di uno dei viadotti autostradali recentemente dismessi sulla Salerno Reggio Calabria, vicino a Scilla.  Le unità abitative, concepite per utenti in pensione, sono inserite in piattaforme orizzontali a sbalzo, create per ospitare unità abitative, servizi medici, strutture ricreative e negozi.

Leave A Response