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Parte 3: 1918-1933  – Capitolo 2: Maturazione e crisi dei linguaggi: (1925-1933)

2.13 Architettura della luce

Reklame, pubblicità, è uno dei termini ricorrenti nella Germania degli anni venti. Si fonda sul concetto che l’uomo è un animale manipolabile, nello stesso modo in cui, come mostrano gli studi ergonomici, sono organizzabili su principi scientifici, tayloristici, il suo spazio vitale e la sua vita sociale.

 

E.Mendelsohn, magazzini Schocken

 

Cambiando il modo di vendere, cambia il volto della città. Lo richiedono i molteplici studi sull’argomento, le tecniche messe a punto dalle sempre più numerose agenzie specialistiche e gli accorgimenti suggeriti dalle pubblicazioni di settore, quali “Die Auslage”, “Seidels Reklame”, “Die Reklame”.

 

Contribuiscono anche i progressi tecnici: la produzione di più grandi lastre di vetro, che svuotano i primi piani degli edifici trasformandoli in spazi espositivi, e l’uso sempre più diffuso dell’elettricità per l’illuminazione delle vetrine e per i cartelloni pubblicitari. Dal 1924 al 1928 la Germania raddoppia i consumi di energia.

Berlino è definita “paradiso elettrico”, con oltre tremila insegne luminose. Nel 1925 Osram scopre una tecnica per realizzare scritte colorate con i tubi al neon. Nell’ottobre del 1928 per la settimana intitolata Berlin im Licht, la Osram realizza una torre di pura luce, gli alberi della Unter der Linden vengono decorati con migliaia di lampadine elettriche, la Lufthansa organizza voli sulla Berlino notturna e i palazzi illuminati a giorno. Un’esperienza anticipata dalla città di Francoforte (1927) e che condivideranno Amburgo (1931) e Amsterdam (1929).

 

Non tutti vedono la luce e l’elettrificazione come un fatto positivo. Ernst Bloch nota che questa magnifica distrazione, paradossalmente, rende le cose sempre più oscure. Filosofi quali Heidegger (Essere e tempo è del 1927) vi vedono un’ulteriore manifestazione di quella tecnica che sta invadendo il mondo, dando corso a un destino ineluttabile, ma drammatico. Ernst Jünger, con il suo stile colorito, nota che non esiste una città frenetica quanto Berlino. Tutto si muove: i semafori, i cartelloni luminosi, i tram e anche gli inquieti giaguari dello zoo.

 

Gli architetti, soprattutto gli espressionisti, sono entusiasti. Sembrano concretizzarsi i sogni di Taut e di Scheerbart che hanno portato nel 1914 alla Glass Architektur, e che nel 1917 hanno ispirato a Moholy-Nagy il poema Visione di luce.

Mendelsohn, nel libro del 1926 America, scritto a seguito di un soggiorno negli Stati Uniti, commenta in termini estatici il circo luminoso di New York, caratterizzato da testi fiammanti e da missili di fuoco.

 

Sono i cartelloni pubblicitari con immagini in movimento che si tuffano ed emergono, scomparendo ed esplodendo sopra migliaia di automobili e sopra la folla che si accalca caoticamente per le strade.

Scharoun, nel concorso per la Friedrichstrasse del 1921, prefigura un edificio che in facciata ha posto per i cartelloni pubblicitari; nel 1928, i fratelli Luckhardt prevedono per Potsdammer Platz un edificio con un’enorme inserzione della Chlorodont; Mendelsohn, per la stessa piazza, pensa l’edificio con spazi che possono essere occupati da scritte luminose gigantesche. Nasce l’architettura della luce o Lichtarchitektur.  La luce diventa così uno strumento dell’architettura che dev’essere tenuto in considerazione sin dalle fasi preliminari della progettazione: Ernst May a Francoforte, per esempio, ne impone lo studio per certi ambienti urbani.

 

È Mendelsohn l’architetto che più di tutti interpreta la poetica della luce, cercando di modellarla con ampie vetrate, curve che suggeriscono il passaggio dell’energia, innesti e sovrapposizioni che fluidificano la massa muraria. Progettati per essere guardati anche di notte, con la luce artificiale, i suoi edifici rendono perfettamente il senso di questa ricerca comune a molti architetti della sua generazione.

L’immobile dei grandi magazzini Petersdorff a Breslau (1928) e i grandi magazzini Schocken a Stoccarda (1928) sono due tra le opere più interessanti al riguardo.

 

Per quanto avversi alle ricerche delle avanguardie, anche i nazisti non disdegnano il fascino delle nuove tecniche. Speer adopera riflettori giganteschi per costruire cattedrali di luce, Lichtdom, durante i raduni di massa nazionalsocialisti. Per celebrare il trionfo di Hitler allestisce uno spettacolo fortemente suggestivo il 1° maggio 1933 a Tempelhof. Proiettata sul versante del sublime, la nuova tecnica si mostra così utile per la propaganda politica.

 

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