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L’identita’ dell’architettura italiana. La stanno ancora cercando

di Mauro Andreini

Penserete che voglia dissertare scientificamente di questo tema. Ma nemmeno per idea, non saprei che dire, anzi il problema non me lo sono neppure mai posto. Se invece l’argomento vi appare interessante e divertente eccovi l’annuale ricorrenza del convegno sulla “Identità dell’architettura italiana”, l’appuntamento più importante dopo la commemorazione di Tutti i Santi (che include anche quella dei Morti) e prima di quella dell’Immacolata Concezione.
Mi è difficile trattenere l’ironia ed il sarcasmo. Mi verrebbe di buttarla sul cazzeggio, alla zelig, introducendo il tema con l’elenco di possibili sponsors immaginari, da CukiDent a Prostatin, da ParmaCotto a ErbaLifeTerzaEtà, da Xanax a Viagra, il tutto con l’alto patrocinio dell’INPS. E subito proseguire con una sorta di monologo comico irriverente“ma dopo tutte queste volte non l’hanno ancora trovata l’identità ? la stanno ancora cercando e sempre nello stesso luogo, con gli stessi nomi, con lo stesso programma e negli stessi orari ?” chissà, verrebbe da aggiungere, se anche con le stesse relazioni. Anche perché cosa vuoi che sia accaduto di nuovo e con questa crisi da un anno ad oggi nel panorama italiano. Specialmente poi a quelli che non sono di certo i principali costruttori contemporanei.
Riesco a malapena a bloccarmi l’ironia, ma per non far pentire sin d’ora questo presS/Tigioso blog per avermi invitato cercherò di ricompormi in un atteggiamento più serioso.
Già dal titolo c’è qualcosa di ambiguo.
“Identità dell’Architettura Italiana”, lascerebbe pensare che l’architettura italiana possa aver avuto ed abbia tuttora una sua unica identità omologante ed uniforme invece che infinite identità a seconda del luogo dove si trova. Se più verosimile questa seconda ipotesi allora andrebbe meglio “Identità delle Architetture in Italia”. Però in questo caso dovrebbero essere presenti anche rappresentanti delle altre parrocchie di pensiero e questo, forse, guasterebbe di sicuro la festa. Allora optiamo per un più partigiano “Identità di Parte dell’Architettura Italiana”.
Già dall’elenco dei relatori c’è qualcosa che balza agli occhi.
A vedere dai nomi sembrerebbe che l’architettura italiana si sia fermata venti o trentanni fa e sia stata portata avanti solo e rigorosamente da accademici strutturati appartenenti ad una sola corrente di pensiero. Non per essere contrari all’età senile, prima o poi ci aspetta tutti, né per voler rottamare a tutti i costi, ma trovare completamente esclusa la nuova generazione fa sembrare il tutto più un ritrovo annuale di auguri prenatalizi, come quelli delle congregazioni dove i decoltès contano più dei discorsi, piuttosto che un convegno ad ampio raggio sull’architettura italiana. Ma che Studiosi dell’Identità sono se non conoscono e valorizzano i tanti giovani di qualità che sparsi per l’Italia, tra mille difficoltà, stanno cercando di ricercare e sperimentare la loro Innovazione. Inoltre non sembra presente alcun nome nuovo rispetto agli anni precedenti tanto da lasciar sospettare che la scelta avvenga per parrocchie o per affinità accademiche. Sembra quasi che in Italia esistano delle squadre di architettura così come quelle di calcio, ognuna a giocare sul proprio campo d’allenamento, ognuna ad autocelebrarsi senza mai affrontarsi nella partita del dialogo e del confronto.
Ognuna, in fondo, persa dentro i cazzi suoi.

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