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Concorsi prevedibili o trasparenti

di Luigi Prestinenza Puglisi

Sulla pagina di Facebook ho ricevuto questo commento: “Luigi guarda che fare il critico non significa sempre sparare a zero su tutto e su tutti e insinuare sempre sospetti nella mente dei tuoi tanti lettori, quando non ci sono concorsi si dovrebbero fare concorsi , quando si fanno concorsi sono truccati, quando vince uno era meglio due e viceversa ……”

Il commento criticava le mie obiezioni alle giurie prevedibili: quelle dove è molto facile, prima che sia emesso il verdetto, individuare il futuro vincitore. Si tratta di un problema particolarmente spinoso. Perché la giuria prevedibile è, a tutti i sensi di legge, legale. Nulla, infatti, può impedire che in commissione si mettano giurati che hanno rapporti di amicizia, di vicinanza ideologica, di affari con il candidato in pectore. Nulla. A meno dell’etica, che invece dovrebbe suggerire giurie che siano l’esatto opposto e cioè imprevedibili. Difficile? Direi di no: basta per esempio chiamare progettisti o critici stranieri e persone estranee ai giochi locali. Oppure mettere in piedi due distinte giurie: una che seleziona i finalisti e un’altra che proclama i vincitori attingendo a questa rosa. Altre formule possono essere studiate. E potrebbe farlo anche l’agenzia di rating sui concorsi che newitalianblood, con un’idea tempestiva e brillante, ha recentemente lanciato. Unico neo: la nuova agenzia giudica i concorsi già banditi su criteri non completamente dichiarati, esplicitando solo i criteri di valutazione di larga massima e senza entrare maggiormente nei dettagli (lpp)

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