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Parte 3: 1918-1933  – Capitolo 2: Maturazione e crisi dei linguaggi: (1925-1933)

2.18 Bauhaus: ultimo atto

Gropius propone al sindaco di Dessau il nome di Otto Haesler come possibile successore di Meyer alla direzione del Bauhaus. Il sindaco sceglie, invece, Mies van der Rohe. Gli studenti, appresa la destituzione di Hannes Meyer, protestano con energia e minacciano di entrare in sciopero.

 

 Mies van der Rohe

 

Mies reagisce con mano durissima. Ne fa espellere cinque. Dispone l’immediata chiusura della scuola. Abolito anche il vecchio statuto e imposta, per la riapertura, una nuova iscrizione. Nel nuovo bauhaus è proibita ogni attività politica e la durata del corso di studio è ridotta a sei semestri.

 

Mies punta sull’architettura. Abolisce il corso propedeutico, tenendo in scarso conto l’interdisciplinarità che prima era stata il punto di forza della scuola.

Abolisce anche le produzioni artigianali per andare incontro alle richieste degli artigiani locali che vedono il loro lavoro minacciato dalla produzione dei laboratori della scuola, rilanciati da Meyer.

Fa fronte al diminuire delle sovvenzioni aumentando le rette, ponendo fine al programma di apertura sociale voluto dal predecessore. Organizza, infine, la scuola di architettura centrandola sulla propria persona.

 

Dopo un primo semestre dedicato a nozioni tecniche elementari, i ragazzi passano nelle mani di Hilberseimer, amico ed estimatore di Mies, che li catechizza con un breviario di regole teorico-sistematiche concernenti l’esposizione, la scelta tipologica (case alte o basse), le regole di aggregazione.

Nel quarto semestre lezioni di Mies. Nel quinto e sesto si lavora al suo fianco al Bauseminar.

 

Nasce una scuola di cloni, affascinati dal genio architettonico di un maestro certamente bravo e innovatore, ma per nulla propenso a valorizzare i talenti individuali e le personali attitudini dei giovani allievi.

Herbert Hirche, Wils Ebert, Eduart Ludwig, Gerhard Weber, Georg Neidenberger, Bertrand Goldberg, John Rodger, Munye Weinraub, per quanto bravi, saranno alcuni di questi.

 

Nonostante gli sforzi di Mies per tenere la scuola lontana da ogni impegno politico, gli eventi precipitano. La Germania vive tempi di sbandamento politico accentuati dalla gravissima crisi economica del 1929.

La destra ultranazionalista si rafforza. Già nel 1930, a Weimar, Otto Bartning è licenziato e il filonazista Paul Schultze-Naumburg, che gli subentra, fa cancellare dal vecchio istituto del Bauhaus i dipinti parietali di Oscar Schlemmer.

I nazisti, che ottengono nelle elezioni dell’ottobre 1931 a Dessau un ottimo risultato, acquistano maggior potere. Uno dei punti fermi del loro programma è la soppressione della scuola. Schultze-Naumburg visita il Bauhaus nel 1932.

 

A seguito della sua relazione, il sindaco Hesse deve mettere all’ordine del giorno la proposta di chiusura della scuola, che passa con i voti dei nazisti e l’astensione dei socialdemocratici, preoccupati di perdere ulteriore consenso nella popolazione. Votano contro solo Hesse e i quattro consiglieri comunisti.

Il 1° ottobre 1932 il Bauhaus chiude. Magdeburgo e Lipsia, ancora a guida socialdemocratica, si offrono come sedi. Mies decide di continuare a Berlino in forma privata. Nel 1933 Hitler è al potere.

L’11 aprile 1933 la Gestapo fa irruzione all’interno dell’istituto, decretandone la chiusura. A nulla varranno gli sforzi di Mies e degli studenti per tentare di riaprirla.

 

L’equazione, che sfugge agli uomini di buon senso, ma risulta chiarissima ai nazisti, è: architettura contemporanea = bolscevismo.

 

 

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