
La speranza c’era nonostante tutto. Nonostante i dubbi sulla legittimità di una tale spesa, nonostante il clima di austerity che si respira in Italia da qualche tempo. Molti, dopo l’impopolare decisione del Governo, se la sono presa ingiustamente con il Professore. Come se fosse l’unico a non credere nelle potenzialità della Capitale, a non capire l’occasione di rilancio economico offerto dalle Olimpiadi. Come se l’Italia non avesse più volte dimostrato, con i recenti Mondiali di Nuoto ad esempio, tutta la sua inadeguatezza a gestire in maniera sostenibile e coerente un evento di tale portata. E non è servita nemmeno la promessa di mettere in piedi una manifestazione low cost: “modernizzando quello che abbiamo e valorizzando quello che la città di Roma ci offre”. Non poteva bastare per almeno due motivi. Il primo riguarda quella consuetudine, tutta italiana, di far lievitare i costi di qualsiasi intervento pubblico nel giro di pochi anni – vedi il caso della linea metropolitana C. E questo non ce lo potevamo permettere se contemporaneamente si chiede al Paese di stringere la cinghia. Il secondo è di natura logica. Perché puntare su un cavallo zoppo con scarse chance di vittoria? Onestamente parlando, Roma non poteva competere con l’intraprendenza di Tokyo né con lo sviluppo repentino che ha investito Madrid finora. La storia sembrava già scritta. Il Governo ne ha solo anticipato l’epilogo. E, infine, cosa succederà alla Città dello Sport di Calatrava? Nata per ospitare i Mondiali di Nuoto del 2009, ad oggi ne è stata completata solo una piccola parte. Per assicurarsi ulteriori fondi, era stata inserita nel piano di candidatura alle Olimpiadi 2020. E ora? Rimarrà abbandonata a stessa come una città fantasma?





