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Parte 4: 1933-1944, Capitolo 1: Tra natura e tecnologia 

1.1 Dopo il classicismo

 

M.Piacentini, Rettorato alla Città Universitaria di Roma

 

Se c’e’ uno stile che a partire dal 1933 unifica vecchio e nuovo continente e’ quello classicista. Si esaurirà nel 1944, quando i disastri provocati dalla seconda guerra mondiale spazzeranno ogni velleità di camuffamento retorico.

Hitler e Stalin pretendono per i loro edifici celebrativi,  e senza possibilità di alternativa, fattezze classiche.

Mussolini, più tollerante e non privo di aperture e di curiosità, e’ solleticato dall’idea della romanità che lo porterà a preferire Piacentini e i tromboni di ogni tipo ai razionalisti.

 

La passione per timpani, colonne, cornicioni, composizioni simmetriche e assiali investe anche la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, ridando fiato a un atteggiamento conservatore che, per la verità, anche in epoche precedenti non era mai venuto meno.

E intacca il credo di alcuni architetti che in precedenza si erano schierati per l’innovazione e l’avanguardia: tra questi Lurçat che, nonostante avesse realizzato tra il 1930 e il 1930, il capolavoro funzionalista della scuola di Villejuif,  nel 1934 disegna un retorico progetto per l’Accademia delle scienze di Mosca e Oud che nel 1938 realizza per la Shell un edificio tanto simmetrico e monumentale da suscitare l’indignata reazione di numerosi colleghi, Philip Johnson compreso.

 

A rendere la situazione ancora più preoccupante, contribuisce l’esaurirsi di una stagione del Movimento Moderno che, dopo aver prodotto, sul finire degli anni venti e nei primi anni Trenta, una fioritura di capolavori sembra approdare verso un atteggiamento sempre più formalista riassumibile nelle banali formule dello stile internazionale propugnato dalla mostra del MoMa del 1932.

Ma se l’architettura contemporanea, come vorrebbero Johnson e Hitchcock, si risolve in uno stile, in base a quale presupposto etico può pensare di migliorare il mondo? Cosa cambia allora- si chiedono e non senza ragione sostenitori e nemici del Movimento Moderno- se un edificio, invece che avere fattezze postcubiste  ha quelle greche o romane?

 

Come accade in tutti i tempi in cui molte domande stentano a trovare risposta o ne trovano di sbagliate, in cui la tensione collettiva sembra esaurirsi e il gusto dell’opinione pubblica regredire, nascono proprio allora ipotesi operative alternative e originali linee di ricerca, a volte minoritarie, ma non per questo meno coinvolgenti e tali da rimettere in discussione punti di vista acquisiti e consolidati.

Tra queste, due emergono: l’ organica e la tecnologica.

 

La prima, di maggiore successo, trova in Wright e Aalto i suoi due principali esponenti. Wright, nella seconda metà degli anni Trenta, ha quasi settanta anni.

Per lui il rapporto con la natura e’ una dimensione acquisita già dal tempo delle Prarie e segue un ventennio di sperimentazioni tese al recupero delle culture anticlassiche giapponese e mesoamericana. Aalto di anni ne ha quasi la metà.

Per lui, giovane esponente del CIAM, la tensione organica nasce da un approfondimento in senso naturalistico e psicologico del credo funzionalista ed e’ condivisa con molti i suoi coetanei che parimenti sentono sempre più stretto il vestito postcubista. Del resto anche lo stesso Le Corbusier, che generazionalmente sta tra Wright e Aalto, a partire dagli anni Trenta, seguendo un originale percorso di ricerca, mette in discussione l’ideologia purista e i piani-parete intonacati per orientarsi verso materiali naturali e forme plastiche riprese dall’architettura spontanea.

 

La seconda linea di ricerca e’ tecnologica. Ha anch’essa due sponde:negli Stati Uniti e in Francia. In America i punti di riferimento sono la rivista Shelter – nella quale scrivono Buckminster Fuller, Knud Lonberg-Holm, Theodore Larson- e il gruppo Structural Study Associates a cui partecipa anche Frederick Kiesler.

La rivista prende posizione contro lo stile internazionale ospitando un infuocato intervento di Wright sulla mostra del MoMA. Opere come la Casa Smontabile del 1932 di Alfred Clauss, la Crystal House realizzata nel 1933 da George Fred Keck e Leland Atwood, la American Motor Home del 1934-35 disegnata da Robert McLauighin, il chiosco Polo Nord del 1938 di Betrand Goldberg continuano la ricerca cominciata con la Dymaxion di Buckminster Fuller e ancora oggi ci colpiscono per l’ innovativo carattere sperimentale.

Nel 1935, esce il Time-Saver Standards, un manuale di orientamento progettuale, teso alla razionalizzazione del processo edilizio. Consolida i risultati di una cultura pragmatica e professionale che, a partire dal secondo dopoguerra, produrrà una nuova stagione di capolavori.

 

Precedenti della linea tecnologica che si sviluppa in Francia sono la Maison de Verre di Chareau e le ricerche sul cemento armato condotte da Perret, il quale, nonostante il suo approccio classicista, e’ visto dagli architetti più giovani ( tra questi anche l’oramai cinquantenne Le Corbusier) come un compagno di strada.

A subire l’influenza delle nuove tecnologie saranno l’architetto franco americano Paul Nelson che tra il 1935 e il 1937 realizzerà la Maison Suspendue, un capolavoro – di cui abbiamo accennato nel precedente capitolo- che mette in discussione le forme tradizionali dell’abitazione per un approccio dinamico e spazialmente coinvolgente pensato per moduli funzionali, e i progettisti Eugené Beaudoin e Marcel Lods che realizzeranno nel 1935 una scuola all’aria aperta, caratterizzata da una notevole flessibilità funzionale, e che collaboreranno, come vedremo in un successivo paragrafo, con l’altro personaggio emergente dell’architettura francese, Jean Prouvé, alla progettazione della Maison du Peuple a Clichy, il primo edificio multifunzionale della storia dell’architettura del Novecento.

 

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