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4.1.4: Asplund, Aalto e l’architettura organica in Europa

Parte 4: 1933-1944, Capitolo 1: Tra natura e tecnologia 

1.4 Asplund, Aalto e l’architettura organica in Europa

Erik Gunnar Asplund fa parte con altri studenti, tra i quali Lewerentz, di un gruppo che nel 1910 protesta contro l’insegnamento impartito alla regia accademia di belle arti di Stoccolma per fondare una propria scuola di architettura. Sebbene brevissima – durò solo un anno – l’ esperienza è fondamentale nella maturazione di un personaggio, sostanzialmente estraneo a ogni linea, tendenza o stile che però ebbe un influsso notevolissimo nella creazione di una scuola nordica.

Tra il 1920 e il 1928 Asplund realizza la sua opera più nota, la biblioteca pubblica di Stoccolma, un edificio di impianto classicheggiante che riscatta una certa rigidezza di forme con una solida quanto coinvolgente spazialità interna.

Biblioteca pubblica, foto di Chiara Quinzii

 

Tra il 1928 e il 1933, si avvicina alla poetica funzionalista e nel 1930 realizza il suo capolavoro, l’esposizione di Stoccolma, un complesso dalle linee moderne caratterizzato da una atmosfera creativa e giocosa. Denota un atteggiamento opposto a quello retorico e magniloquente delle tante esposizioni internazionali allestite nelle diverse città europee tra le due guerre. Ma, anche, lontano dal contemporaneo approccio razionalista e cubista caratterizzato da volumi bloccati, elementari che richiamano l’ideologia macchinista. Con l’ampliamento del municipio di Gotemborg (1934-1937), Asplund  dimostra che e’ possibile intervenire in contesto storicamente molto delicato parlando un linguaggio schiettamente moderno. Con il crematorio del Cimitero Sud a Stoccolma (1935-40) ritorna al classico, ma senza cadere nella trappola classicista.

 

Crematorio, foto di Diego Terna

 

Sulla stessa linea, pragmatista e empirista, si muove tra il 1933 e il 1935 uno dei membri del CIAM, il finlandese Alvar Aalto, completando due opere di cui ha vinto i rispettivi concorsi nel 1928 e nel 1927: sono il Sanitario antitubercolare a Paimio e la biblioteca di Viipuri. Entrambe possono essere ascritte allo stile internazionalista del Movimento Moderno declinato secondo gli indirizzi poetici della così detta Nuova oggettività: in particolare, vi sono notevoli riferimenti allo stile asciutto ed elegante di Duiker che, con il Sanatorio di Zonnestral, eserciterà sul giovane Aalto ( nel 1928 ha 30 anni) una notevole influenza. Vi e’ tuttavia in entrambe le realizzazioni, esattamente come nelle opere di Asplund, una specifica attenzione agli aspetti percettivi unita alla sensibilità per la natura e per i materiali. Il sanatorio, per esempio, si apre nei due fronti principali al paesaggio circostante, si caratterizza per interni colorati e utilizza nelle camere numerosi accorgimenti per rendere meno oppressiva la degenza: soffitto colorato, riscaldamento ai piedi del letto, un sistema di ricambio d’aria che evita le correnti, lavabi disegnati in modo da ridurre il rumore dello scorrere dell’acqua, mobili in compensato ricurvo. Nella biblioteca Aalto sperimenta uno spazio dove i libri – disposti lungo il perimetro di una sala a doppia altezza illuminata da generosi lucernari- sono immediatamente disponibili agli utenti e, inventa, per la sala per le conferenze e i dibattiti, un soffitto ondulato in legno le cui curve sono studiate per migliorare la resa acustica e, insieme, per suggerire le forme di una natura che non accetta di farsi imbrigliare in composizioni lineari e ortogonali.

Personaggio versatile, nonché abilissimo professionista, nel 1932 Aalto produce per Artek, una fabbrica di mobili nella quale e’ coinvolto in prima persona, la poltrona in legno laminato  messa a punto per il sanatorio. Entrerà in produzione nel 1933 e, insieme agli altri mobili in legno curvato che produrrà successivamente, rappresenterà una sorta di manifesto della linea organica dove al posto di esili tubi in ferro cromato e rigide forme geometriche – si pensi ai mobili coevi disegnati da Le Corbusier o da Mies- prevarranno i materiali naturali e le curve riprese dal paesaggio nordico.

Nel 1937, in occasione dell’Esposizione mondiale di Parigi, Aalto stupisce i colleghi del CIAM con un padiglione in struttura d’acciaio rivestito da pareti in legno e con strutture accessorie in legno sorrette da tronchi sbozzati e annodati mediante corde in fibra naturale. Concretizzano il tema dell’esposizione -l’utilizzazione del legno finlandese come elemento strutturale e come rivestimento nella costruzione moderna- con un’opera, che, nella sua elegante semplicità, ridicolizza i retorici, monumentali e classicisti padiglioni allestiti dalla Germania nazista su progetto di Albert Speer e  dalla URSS stalinista su progetto di Boris Iofan

Nel 1939, incaricato del padiglione finlandese per l’esposizione di New York, ne taglia diagonalmente lo spazio interno, alto 16 metri, con una magistrale parete ondulata suddivisa in quattro fasce orizzontali sovrapposte che, inclinate, si proiettano sullo spettatore. La più alta e’ in parte rivestita con illustrazioni dedicate alla Finlandia, la terza al lavoro, la prima e la seconda ai prodotti. E’ l’opera matura di nuova architettura organica europea di cui Aalto si candida come guida ( negli USA a guidare il movimento e’ ovviamente Frank Ll. Wright).

Sempre nel 1939 e’ completata villa Mairea a Noormarkku. Ha una pianta ad L che, con l’aggiunta di una pensilina e della sauna tende a formare una U per delimitare su tre lati  uno spazio interno nel quale e’ ubicata una piscina curviforme. All’esterno la villa e’ rivestita con diversi materiali – mattoni, intonaco, pietra, legno, ardesia- ciascuno dei quali evidenzia i singoli aspetti volumetrici di una costruzione che si presenta in forma articolata per meglio inserirsi all’interno del contesto ambientale, con un approccio che rammenta la poetica del pittoresco. Poetica sottolineata dall’inserto di frammenti naturali, come per esempio gli esili tronchi di betulla a sostegno della tettoia che segna l’ingresso principale. All’interno predominano i materiali caldi naturali gestiti in modo tale da valorizzare le loro differenti colorazioni. Gli immancabili tronchi di betulla sorreggono la scala in legno chiaro che collega il piano terreno con il piano superiore e, per evitare la fredda esposizione delle strutture, i pilastri, in ebano nero, sono parzialmente rivestiti di vimini.

E’ un modo di procedere diverso da quello adottato da Wright che, invece, si confronta più decisamente con la natura circostante, affrontandola con decisione, senza concessioni mimetiche e che , all’interno dell’abitazione persegue una logica spazialmente più stringente e unitaria a cui sono subordinate le singole componenti, arredi fissi compresi, al fine di farli diventare parte integrante della struttura.  Ma forse, proprio perchè la strategia di Aalto e’ più soft, ha un enorme successo. Giedion aggiornerà il suo Spazio, tempo, architettura per far posto al nuovo maestro e presto Aalto verrà invitato in America per insegnare al MIT e lavorare al progetto dei nuovi dormitori. Ne parleremo in un prossimo paragrafo.

 

 

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