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4.1.5: Prouvé: esercizi di High Tech

4.1.5: Prouvé: esercizi di High Tech

Parte 4: 1933-1944, Capitolo 1: Tra natura e tecnologia 

1.5 Prouvé: esercizi di High Tech

 

Jean Prouvé

 

Gli Atelier Jean Prouvé risalgono al 1923. E’ una officina specializzata in opere in ferro che produce cancelli, gabbie d’ascensore, balaustre ma anche progetti di case e di mobili. L’ attività lo porta a collaborare con i più importanti architetti e designer della propria generazione: tra questi Le Corbusier e Charlotte Perriand. E a realizzare prodotti di successo, su proprio disegno, quali poltroncine con sedili e schienali orientabili. Nel 1930, per esempio, realizza con Beaudouin, Loos e André alcuni banchi scolastici in lamiera pressopiegata e legno compensato progettati in funzione ergonomica, regolabili in altezza e, all’occorrenza, facilmente smontabili.

 

Nel 1931 fonda la società anonima Les Ateliers Jean Prouvé con la quale provvede alla fornitura di mobili in ferro e attrezzature per il completamento dell’ospedale Grange-Blanche progettato da Garnier a Lione.

Il lavoro lo impegna a lungo, soprattutto per quanto riguarda l’impeccabile progettazione ed esecuzione dei dettagli che richiedono diverse centinaia di disegni. Ma, alla fine, sarà in perdita. Agli anni Trenta risale la progettazione di un sistema di pareti mobili e alcuni esperimenti di case o strutture prefabbricate, leggere e facilmente trasportabili quali la maison BLPS del 1935, una abitazione di circa 3×3 metri pensata come unità minima per le vacanze.

 

Sempre al 1935 risale la realizzazione dell’Aeroclub Roland-Garros a Buc ( Parigi), una struttura in ferro con rivestimenti in vetro o in pannelli prefabbricati double face, con interposto strato isolante. Prefabbricati anche i blocchi sanitari con un procedimento che ricorda quello usato negli ambienti di servizio delle navi e degli aerei e che prefigura la cellula bagno tridimensionale progettata tra il 1938 e il 1940 da Buckminster Fuller per la sua Dymaxion.

Le similitudini tra i due inventori sono numerose: entrambi lavorano principalmente con il ferro e credono alla prefabbricazione e alla produzione in officina, entrambi sono affascinati dall’immaginario tecnologico, entrambi puntano all’ottimizzazione dei materiali, al risparmio di materia, alla leggerezza, alla funzionalità e alla flessibilità senza cadere nel tranello formalista, dove il rappresentare la modernità appare più importante che conseguirla. “ Io non ho uno stile – afferma Prouvé- non ho mai disegnato delle forme. Ho fatto delle costruzioni che avevano una forma”.

 

Tra il 1936 e il 1938 Prouvé e’ impegnato con la realizzazione della Maison du Peuple a Clichy (Parigi). E’ un edificio di circa 40 metri per 38 completamente flessibile al fine di ospitare funzioni diverse che si alternano nell’arco della giornata e della settimana: dal mercato alla sala per le conferenze.

Ne viene fuori una macchina architettonica dove tetto, pareti e solai sono pensati come componenti mobili. Prefigura la ricerca della completa flessibilità tentata trentacinque anni dopo dal movimento High Tech e – almeno nelle intenzioni progettuali- da Piano, Rogers e Franchini con il centro Pompidou a Parigi del 1971-77 ( detto per inciso al concorso per il Pompidou uno dei giurati è proprio Prouvé).

 

Impegnato nella realizzazione, per conto di altri architetti, di facciate e sofisticati sistemi di tamponamento  ( Frank Ll. Wright che visita nel 1938 la Maison du Peuple, lo considera l’inventore del curtain wall), Prouvé si occuperà per tutta la propria esistenza di industrializzazione e prefabbricazione, nonché della produzione di oggetti di raffinato design, alcuni dei quali godono di una certa diffusione.

Tuttavia, come accadrà per Buckminster Fuller, il suo sarà sempre un successo dimezzato: i suoi interlocutori gli riconosceranno abilità e genialità ma pochi avranno il coraggio di seguirlo muovendosi in territori poco conosciuti.

Da qui il fallimento della grande officina di Maxeville  nella quale Prouvé, a partire dal 1947, in pieno clima postbellico, aveva riposto molte delle proprie aspettative: sull’orlo del dissesto economico sarà assorbita nel 1954 dalla Societé de l’Alluminium Francoise mentre lui sarà confinato all’ufficio studi, con una operazione che se gli permetterà ancora di operare, dall’altro lo debiliterà profondamente, tagliandogli, come scriverà Le Corbusier con una immagine tanto cruda quanto efficace, le mani. 

 

 

Padiglione a Evian, foto di Diego Terna

 

 

 

 

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