presS/Tletter
 

Parte 5: 1944-1956, Capitolo 1: Risvegli 
1.3 Eames’ house

Charles e Ray Eames

Nel 1945 John Entenza, direttore della rivista Arts & Architetture decide di lanciare il programma Case Study Houses. Consiste nella costruzione di case progettate nel territorio angeleno da architetti sperimentali, quali Rudolph Schindler, Richard Neutra, William Wilson Wurstel, Raphael Soriano, Craig Ellwood, Pierre Koenig, Quincy Jones, allo scopo di dimostrare concretamente i vantaggi di un modo più contemporaneo di intendere l’abitare. Il programma durerà sino agli anni sessanta e vedrà la realizzazione di 27 abitazioni unifamiliari e di due edifici ad appartamenti.

A progettare la casa numero 8 sono Charles e Ray Eames mentre la numero 9 sono Charles Eames e Eero Saarinen. Entrambe le abitazioni, una destinata a ospitare la stessa coppia di progettisti e l’altra Entenza, saranno completate nel 1949 anche se la progettazione inizia già nel 1945, subito dopo la guerra: la prima e’ sicuramente la più interessante, mentre l’altra e’ testimonianza di un rapporto di amicizia che lega Charles ed Eero.

I due si sono conosciuti, infatti, nel 1938 a Crambrook, l’università progettata dal padre di Eero, Eliel,  l’architetto che si era classificato secondo al concorso per il Chicago Tribune, suscitando l’ammirazione di Luis Sullivan, e l’ autore della brillante stazione centrale di Helsinki, eseguita in uno stile neoromanico che ricorda insieme Richardson e Berlage. Charles dal 1939 al 1940 collabora sia con Eero che con Eliel  i quali dal 1937 lavorano in forma associata.

Nel 1940, sempre a Crambrook, Charles incontra Ray Kaiser, un’artista che ha partecipato alla fondazione dell’American Abstract Aritist Group: il suo aiuto e il suo talento artistico saranno preziosi nella preparazione del concorso, bandito dal MoMA “Organic design in Home Furnishing” che vede la partecipazione di Charles e Eero con poltroncine e sedie in legno curvato e un piacevole sistema di tavoli e cassettiere: serve infatti a svecchiare Charles dalla sua impostazione accademica e a introdurre, nel lessico ancora bloccato di Saarinen , il quale si era formato con Gropius e Bel Geddes, il gusto della gestualità propria dell’espressionismo astratto.

Nel 1941 Charles e Ray si sposano e si trasferiscono a Los Angeles dove incontrano Entenza che li invita a partecipare al Case Study Houses.

La prima delle due case, la n.8 – come dicevamo- e’ destinata a ospitare la coppia. Questa, per realizzarla al minimo costo, pensa a una struttura con componenti in ferro scelti da catalogo e alla tamponatura con pannelli in legno colorati e finestre anch’esse di produzione industriale.

Componenti che tra l’altro, per un cambiamento di programma deciso all’ultimo momento, quando già il materiale era arrivato in cantiere, vengono assemblati in modo diverso da quello previsto nel progetto originario, quasi a dimostrare che anche con prodotti prefabbricati e’ possibile  pensare a realizzazioni tra loro diverse.

Concreta nel suo pragmatismo costruttivo, la Case Study #8 rappresenta l’antitesi al sin troppo raffinato metodo costruttivo miesiano, che presto conquisterà molti architetti americani. Realizzata quasi in contemporanea con la celeberrima casa Farnsworth ( 1945-50), la residenza degli Eames, infatti, se ne distacca per la sua concretezza, per il suo lessico più popolare: e’, come e’ stato notato, la manifestazione, sia pure in forma spettacolare, della vita di tutti i giorni e non l’ipostatizzazione di un concetto di bellezza operata, in nome di principi assoluti, per mezzo della riduzione a pure essenze degli elementi in gioco.

Racchiusa all’interno di una pianta quadrata di 42×42 piedi ( circa 13 metri per 13) la Case Study #9, evita, a differenza della #8, di mostrare la struttura, che viene nascosta dal tamponamento in legno, per focalizzarsi sullo spazio interno suddiviso in tre zone –  del soggiorno, della notte, degli spazi di servizio ( garage e ripostiglio)- ruotanti intorno ad uno studio, posto in posizione baricentrica, e senza finestre per  realizzare un ambiente totalmente introverso e così evitare distrazioni visive.

Leave A Response