Frammento85. Il numero 811 di Casabella è molto bello. Nel senso che sono belli i numeri che lo compongono: il numero 8, l’infinito; il numero 1, da cui tutto inizia; e poi uno più uno che fa due, bellissimo numero; otto più due che fa dieci, numero tondo. Per il resto questo numero di marzo 2012 non emoziona e non sembra proprio avere “numeri”. O meglio, i numeri ci sarebbero pure: la torre per uffici di Zaha Hadid a Marsiglia; la casa a LLàbia di Souto De Moura in Spagna; le case a Santa Isabel di Ricardo Bak Gordon in Portogallo; una residenza privata di Alvaro Siza in Corea del Sud; e poi, ancora, la Biblioteca Centrale Universidad Diego Portales di Mathias Klotz a Santiago del Cile; il nuovo Teatro dell’Opera di ABDR a Firenze. Insomma, ottimi numeri (come nel caso delle architetture in Spagna, in Portogallo e in Corea del Sud) che precedono buoni numeri (ABDR e Mathias Klotz) e poi la solita, super, mega ArchiStar (Zaha Hadid) che viene prima di tutti e tira le vendite della Rivista.
Ed è proprio per questo che il numero 811 di Casabella non convince: perché è una accozzaglia di architetture, divise per capitoli che non hanno nessun legame tra di loro. Buone immagini patinate, anche buoni progetti, ma poche idee. Sono lontani gli anni che –dal 1928– rendevano Casabella il centro del dibattito sull’Architettura contemporanea. Adesso basta trovare qualche bravo fotografo, qualche immagine di ArchiStar, qualche bravo redattore (spesso molto giovane e sottopagato), basta mettere poi i rispettivi lavori in una centrifuga, agitando bene, e salteranno fuori, a caso, i prossimi venti numeri di Casabella.
Marco Maria Sambo
["Casabella 811 – Marzo 2012". Articolo-Sgrunt apparso su presS/Tletter n.12-2012]






