presS/Tletter
 

Italy Now. Architetture italiane – di Mauro Andreini


Di Mauro Andreini                     

Si è inaugurata lo scorso 8 Marzo a Toronto, in Canada, ITALY NOW. ARCHITECTURE 2000-2010 – la rassegna sull’architettura italiana dell’ultimo decennio – e proseguirà fino al 27 Aprile presso l’Istituto Italiano di Cultura.

Successivamente approderà a Vancouver. La stessa mostra aveva esordito a Tokio nell’ottobre scorso in occasione del Congresso Mondiale d’Architettura.

Si tratta di una sorta di selezione itinerante, organizzata e patrocinata dal CNAPPC, dall’ANCE, dall’Università di Napoli, dall’IIC di Toronto e con l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica. 

Una mostra, quasi antologica, che intende raccontare gli ultimi dieci anni dell’architettura italiana attraverso 100 progetti edificati.
                       

A ben vedere, questa rassegna non appare come il solito carrozzone familistico in cui la parrocchia o il curatore fa salire i suoi amici, come in alcune rassegne degli ultimi ventanni, biennali comprese. Una fondamentale distinzione di metodo: non c’è un unico curatore bensì venti curatori, uno per regione, e già questo fa la differenza.

                       Mario Pisani, curatore generale, che di mestiere fa lo storico ed il critico d’architettura, ha saputo scegliersi per ogni regione un “sottocuratore” – noto agli esterofili come advisor – in modo da assicurare all’insieme nazionale una pluralità di stili e di presenze la cui formula andrebbe resa obbligatoria ad ogni rassegna collettiva pagata con soldi pubblici. Ne è venuta fuori una selezione variegata e suddivisa per regioni dove è rappresentata ogni tendenza senza preclusioni di sorta od ostracismi o esaltazioni di determinate correnti di pensiero. Come un vero curatore dovrebbe fare, lasciando da parte il proprio narcisismo.

E come Mario Pisani ha dimostrato si possa fare, facendosi addirittura coadiuvare anche da una commissione di garanti quali Portoghesi, Wines, England, Inghersoll e Culot.
                     

Ma soprattutto c’è, a parer mio, la gran parte dell’architettura costruita più interessante venuta fuori in quest’ultimo decennio, crisi compresa. In questa rassegna sono presenti architetture vere, quelle costruite.

                       Ci sono, certo, quelli per fama acclarata, quei pochi italiani conosciuti all’estero, i maestri, i grandi nomi. Sono pochi, invece e meno male, i notabili accademici, quelli che solitamente sono sempre presenti per forza di potere. Ci sono opere già ampiamente conosciute ma ci sono anche opere meno note al grande pubblico architettonico, di autori forse meno “famosi” ma che avrebbero da insegnare a molti dei più conosciuti.

                      Giovani – in architettura trattasi di quarantenni – e meno giovani fuori dal circuito della visibilità o fuori dal giro dei favori da scambiare, che hanno costruito con bravura ma che non hanno avuto finora le meritate opportunità.

Ed è a loro che va dedicata questa nota. Tra questi, in molti mi hanno particolarmente incuriosito con le loro opere.

Dagli Elasticospa per l’inserimento del nuovo nel vecchio con una originale facciata, ad Alessandro Scandurra per aver reso aulico il linguaggio dei contenitori delle aree industriali trasformandolo in un mirabile palazzo per uffici.

Da Alfonso Cendron per la semplicità schematica di un gruppo di case a schiera che rimanda al miglior razionalismo, ad Alessandro Bulletti per l’eleganza della casa su basamento.

Dal cimitero di Amoretti Calvi Ranalli alla casa di Andrea Oliva, da Insula Architettura Ingegneria col raffinatissimo e dettagliatissimo centro studi, a Nothing Studio, linguaggio gehryano in un ottimo inserimento contestuale.

E ancora da Medir a Pozzi Buongiovanni, dalla semplicità e riconoscibilità del bel complesso parrocchiale di Garofalo Miura  alla leggerezza della casa di Architrend, degni dei migliori Five, dal Parco dei Principi di Scau Studio all’albergo di Enrica Mosciaro.

                 Se dovessi muovermi per andare a visitare un’architettura moderna (cosa che non faccio quasi mai), tra queste di Italy Now, non avrei dubbi. Destinazione Ragusa, per salire sulla torre di controllo di Maria G. Grasso Cannizzo.

                 Infine, chissàse dovremmo accontentarci di vedere queste opere sulle belle foto del catalogo edito da Edilstampa oppure la mostra approderà anche in Italia. Speriamo in quest’ultima evenienza e che anche i sindaci vadano a vederla, se non altro per scoprire che assoldare sempre e soltanto archistars straniere fa bene più che altro alla loro propaganda.

Leave A Response