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Parte 5: 1944-1956, Capitolo 1: Risvegli 

1.10 Aalto. Due capolavori

A. Aalto, Baker House

 

Dopo la guerra, Alvar Aalto e’ invitato come visiting professor al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Affascinato dalla cultura tecnologica americana, ne avverte, allo stesso tempo i limiti: l’industrializzazione eccessiva, la standardizzazione, la disumanizzazione della produzione. Vede, invece, nella figura di Frank Ll. Wright una chiara sintesi, l’indicazione di una direzione verso la quale muoversi.

 

E forse a Wright si ispira quando realizza la Baker House (1946-1949), un edificio destinato a dormitorio per gli studenti del MIT.

La costruzione, realizzata prevalentemente in mattoni a faccia vista, si presenta con un doppio fronte: ondulato con una soluzione a doppia curva sul lato prospiciente il fiume, al fine di garantirne a quasi tutte camere il panorama; segmentato in una spezzata lungo il lato che affaccia sul campus dove si trova l’ingresso e dove , in alto, aggettano i corpi scala, disposti in sequenza e che spezzano in due, lungo la diagonale, il prospetto dell’edificio con una soluzione che sarebbe stata ancora più brillante se la parte superiore, invece che intonacata per ragioni di budget, fosse stata rivestita con piastrelle, come era previsto in fase di progetto.

E’ interessante notare che sempre per gli studenti del MIT, Gropius, con il suo studio the Collaborative Architects, realizzano negli stessi anni (1948-1950) gli Harkness Commons, anch’essi destinati a dormitorio.

La differenza tra i due approcci non potrebbe essere maggiore. Gli edifici di Gropius  denunciano un approccio ancora legato allo stile Bauhaus, mentre la Baker House già prefigura nuove direzioni di ricerca, e non solo in senso organico: vi si può intravedere un cero gusto brutalista che sarà caratteristico di molte architetture degli anni Cinquanta in Europa e negli Stati Uniti.

 

Tornato in Finlandia, Aalto si trova alle prese con numerosi incarichi, numerosi dei quali ottenuti a seguito di concorsi di progettazione. L’opera più significativa di questi anni e’ il centro civico di Säynätsalo (1948-1952). Si caratterizza per la semplicità dell’impianto a C che viene racchiuso da un corpo   di fabbrica lineare antistante che così delimita una sorta di corte aperta tale da comunicare sia la sensazione di intimità propria di un edificio claustrale sia il senso di apertura desiderabile in una struttura pubblica. 

Sensazione, quest’ultima, sottolineata da una scala rivestita in granito e una d’erba, che si interpongono tra i due edifici – quello a C e quello lineare- e colmano il dislivello tra il terreno circostante, posto più in basso, e la corte, posta più in alto. A contrastare l’orizzontalità del progetto provvede la sala consiliare, posta sul terzo livello ( secondo rispetto alla corte).

Conferisce all’intera composizione, anche grazie all’accorgimento di far confluire dissimetricamente le due falde del tetto verso l’interno, un aspetto decisamente pittoresco, quasi neo-medioevale; mentre dal punto di vista della percorrenza costituisce l’ultima stazione di una promenade architecturale che si snoda allo spazio esterno, alla corte e, poi, mediante una scala interna, alla sala consiliare.

Disegnato  con mano felice e leggera, il centro civico di Säynätsalo si fa notare per l’uso di tre materiali- i mattoni, il legno e il vetro- e per una serie di incantevoli dettagli, quali per esempio le capriate a ventaglio del soffitto dell’aula consiliare.

Comunicano l’idea di una amministrazione pubblica poco istituzionale, per nulla burocratica, vicina al cittadino. Esattamente il contrario di quanto avviene in altri Paesi Europei e, soprattutto in Italia, dove l’immagine dell’istituzione pubblica e’ ancora affidata a forme monumentali e a materiali, quali il marmo, usati retoricamente.

 

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