presS/Tletter
 

5.1.4: Wright: opere della tarda maturità

Parte 5: 1944-1956, Capitolo 1: Risvegli 
1.4 Wright: opere della tarda maturità

Dopo gli exploit della Casa sulla Cascata e degli altri capolavori degli anni Trenta, Wright, precedentemente in ombra nel suo esilio di Taliesin, viene riscoperto e rivalutato. Nel 1939 il Royal Institite of British Architects gli conferisce la medaglia d’oro.

Nel 1940 il MoMA organizza una retrospettiva sulla sua opera. Tra il 1941 e il 1943 compaiono una riedizione aggiornata dell’autobiografia, una raccolta di scritti e una monografia redatta da Henry-Russel Hitchcock.

Nel 1949 la Golden Medal gli e’ conferita dall’American Institute of Architects, l’associazione professionale che in precedenza lo aveva snobbato. Nel 1951 una importante retrospettiva e’ organizzata a Firenze dove riceve un’ennesima medaglia d’oro, mentre subito dopo a Venezia gli e’ consegnata una laurea honoris causa.

Ferve anche l’attività professionale e Wright, a partire dagli anni quaranta e sino alla morte avvenuta nel 1959 all’età di novantadue anni, fa fatica a stare dietro alle numerose commissioni di progetti, soprattutto case unifamiliari che gli vengono continuamente richiesti da un pubblico sempre più appassionato alla sua opera.

Tra i suoi clienti, facoltosi uomini di affari e personaggi del mondo dello spettacolo -nel 1957 la celebberrima coppia Marylin Monroe e Henry Miller-, ma anche famiglie con possibilità economiche più limitate che ricorrono all’autocostruzione o alla realizzazione per fasi successive.

A diffondere il mito di Wright, visto come un genio creativo disposto a combattere contro il mondo intero pur di conservare l’integrità della propria arte, e’ la scrittrice Ayn Rand che nel 1943 pubblica il libro The Fountainhead che nel 1949 verrà trasposto in un film di successo interpretato da Gary Cooper e Patricia Neal.

Tra le opere eseguite nel dopoguerra il Museo Guggenheim ( 1943-1959) e’ la più nota. Con le due spirali ( una più grande e una più piccola legate tra loro da una fascia che, secondo una idea ripresa dagli edifici della Johnson Wax, funziona come una ideale cintura di trasmissione) che si aprono verso l’alto e’ insieme un organismo che propone un modo nuovo di vedere l’arte, una sfida alla staticità della legge di gravità e una critica alla griglia ortogonale della città di Manhattan.

I visitatori, diversamente dai musei tradizionali dove sono posti di fronte a sequenze più o meno articolate di stanze, arrivano, condotti da ascensori, sulla sommità dell’edificio e da qui discendono lungo una rampa con una passeggiata durante la quale incontrano le opere d’arte.

L’idea, affascinante per il suo carattere dinamico e per la possibilità che dà di poter godere dell’intero museo da ogni sua parte, presenta tuttavia alcuni inconvenienti che causano una ininterrotta conflittualità tra l’architetto e il direttore del museo, James Johnson Sweeney. Il più rilevante e’ che gli interpiani nelle zone in cui sono esposte le opere d’arte sono troppo bassi per le dimensioni crescenti delle opere d’arte contemporanee ( Wright risponde a questa critica dicendo che se fosse stato per lui gli artisti avrebbero potuto anche tagliare le tele troppo grandi).

La luce proviene, poi, dai tagli orizzontali che all’esterno segnano la spirale e cioè proprio dalla parete dove si trovano i quadri – e non solo dall’alto come sarebbe auspicabile- con un possibile effetto di abbagliamento. Le pareti inclinate, inoltre, poco si prestano ad appendervi i quadri a meno che, per avere questi ultimi a piombo, non si utilizzino dei distanziatori metallici che Wright aveva previsto.

Infine Sweeney avrebbe preferito un colore bianco per le pareti, mentre per Wright il bianco e’ un non colore, il risultato di una incapacità di scelta cromatica. Modificato gravemente ma non sostanzialmente dopo la morte dell’architetto, quando viene inaugurato, il Guggenheim e’ comunque un oggetto talmente affascinante che ben presto diventa un landmark della città di New York.

Prefigura una sempre più marcata linea di tendenza, verso oggetti a forte carattere iconico, che d’ora in poi si affermerà nelle città americane e europee: dalla Sidney Opera House di Utzon sino al Geggemheim Museum di Bilbao di Gehry.

Del 1949 e’ la realizzazione della chiesa unitaria di Madison, un’opera dove Wright sembra rifare i conti con la stagione delle Prarie House. L’edificio si distende lungo la linea del tetto, la cui gronda corre poco sopra la linea del terreno, relazionandosai con il morbido andammento del paesaggio circostante, per poi impennarsi in corrispondenza della grande vetrata che illumina la sala destinata al culto.

Nel 1950 e 1951 con le case per David Wright e per la famiglia Friedman, l’architetto sonda le geometrie curve, dimostrando che anche con forme così difficilmente organizzabili si possono produrre organismi unitari caratterizzati da una coinvolgente dinamica spaziale. Dimostrazione questa che gestirà impeccabilmente nel complesso di Marin County (1957-62), un intervento pensato alla scala territoriale, ritmato da tutte le variazioni dello schema ad arco.

Tra il 1952 e il 1956 con la Price Tower a Bartlesville in Oklahoma sperimenta una strategia per realizzare un edificio a torre di venti piani senza le semplificazioni che caratterizzano gli edifici alti del periodo: banali prismi con anonime sequenze di bucature o pareti a specchio.

Nel 1956 con il progetto per un grattacielo alto un miglio, Wright mostra che nella città territorio l’unica dimensione da evitare e’ quella intermedia perché non ha né la capacità di legare l’abitare al suolo – così come avveniva con la città orizzontale di Brodoacre- né quella di proiettarlo verso il cielo così come accade con questo edificio di oltre un chilometro e mezzo d’altezza nel quale possono operare 120.000 abitanti.

Infine, con la sinagoga Beth Sholom di Elkins Park (1959) riprende il tema dell’edificio a pianta centrale, illuminandolo con la luce filtrata attraverso il rivestimento trasparente.

Leave A Response