presS/Tletter
 

Parte 5: 1944-1956, Capitolo 1: Risvegli 
1.6 Endless House

Mentre Mies propone architetture sempre più astratte e minimali, lo scultore-architetto Frederick Kiesler, fedele ai principi del correalismo – li abbiamo brevemente illustrati nel capitolo precedente, parlando del progetto per la galleria Art of This Century per la Peggy Guggenheim – lavora alla Endless House, una casa senza fine, pensata come un guscio all’interno del quale gli ambienti si susseguono in un continuum spaziale.

Ad essere banditi sono l’angolo retto e la griglia funzionalista, due principi contro i quali nel 1949 Kiesler scrive il saggio dal titolo Pseudofunzionalismo dell’architettura moderna. Infatti, come testimonia la scelta di adoperare per la Endless forme che ricordano le caverne e i rifugi ancestrali, al  di là dell’orizzonte seducente ma arido dell’intelletto, sono le ragioni del cuore che impongono  uno spazio infinito, denso di riferimenti simbolici e archetipici.

Personaggio atipico, Kiesler e’ sostanzialmente isolato dalla cultura ufficiale. Philiph Johnson, curatore del Moma e in quegli anni totalmente preso dalla poetica miesiana del quasi nulla, ne sottovaluterà, per esempio, l’opera come onestamente riconoscerà più tardi: “noi lo sentimmo un nemico (anche perché) la galleria Art of this Century per Peggy Guggenheim (1942)… fu un attacco a quella che noi credevamo allora dovesse essere l’architettura moderna”.

Anche se, con la consueta intelligenza e preveggenza, già dal 1951 acquisterà per il museo il modello in creta della Endless e nel 1953 gli commissionerà una scultura in legno per la propria casa a New Canaan.

Dell’importanza dell’opera di Kiesler si accorgono invece artisti ed eretici. Il compositore John Cage afferra immediatamente la rilevanza di opere architettoniche e scultoree che esaltano il vuoto, il nulla-fra-le-parti (nothing-in-between).

La coreografa Marta Graham gli commissiona scenografie per i propri balletti sperimentali. E simpatia per la sua opera avranno Louis Kahn, che ne apprezzerà l’ansia simbolica antifunzionalista, e Buckminster Fuller con il quale nel 1952 esporrà al MoMA nella mostra,  Two Houses. New Ways to Build, nella quale sarà esposto il modello in creta della Endless, accanto a una cupola geodetica.

Tra il 1959 e il 1960, Kiesler propone un’altra versione, più articolata, della Endless esponendola nella mostra Architettura visionara, svoltasi al MoMa nel 1960. Nel 1961 i principi della Endless confluiscono nel progetto per l’Universal Theatre, una imponete struttura con due sale di 1600 e 600 posti, all’occorrenza trasformabili.

Dal 1957 (sarà completato nel 1964) lavora al tempio del libro a Gerusalemme, l’unica opera di grande respiro che riesce a concretizzare. Il risultato, per quanto affascinante, nella successione degli spazi aperti e chiusi e nell’uso di forme inconsuete per la tradizione architettonica occidentale, testimonia però la distanza tra gli aspetti lirici dei suoi ben più affascinanti progetti teorici e la più prosaica realtà di un processo costruttivo che, forse per mancanza di esperienza, non riesce a padroneggiare completamente.

 

Leave A Response