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Parte 5: 1944-1956, Capitolo 1: Risvegli 

1.7 Niemeyer

O.Niemeyer, Villa presso Rio de Janeiro

 

E’ Oscar Niemeyer che introduce in Brasile il linguaggio razionalista di Le Corbusier. Già nel 1936 con Lúcio Costa, Jorge Machado Moreira e Alfonso Edoardo Reyde invitano il maestro svizzero-francese ad assumere il ruolo di consulente per il Ministero dell’Educazione a Rio de Janeiro (completato nel 1945), un edificio caratterizzato da una piastra e da una torre di quattordici piani poggiante su pilastri e orientata lungo la direzione nord-sud, con il lato nord schermato da brise soleil in cemento e pannelli mobili in absesto.

Sulla terrazza, trattata secondo i principi del tetto giardino, e’ ubicato un ristorante affiancato dai torrini degli ascensori e dai serbatoi d’acqua, realizzati come se fossero oggetti scultorei e rivestiti con brillanti mattonelle color blu.

Nel 1940, con la chiesa di San Francesco ad Assisi a Pampulha, Niemeyer mette a punto il proprio personale linguaggio, caratterizzato dall’uso del cemento armato a faccia vista umanizzato attraverso il ricorso a forme curve e l’inserimento di macchie di colore, anche in questo caso ottenute con il rivestimento a maioliche. “ Gli angoli retti creati dall’uomo, duri e inflessibili “, afferma, “ non  mi attirano”.

E difatti nel Casinò di Pampulha (1940-42) i volumi curvi della sala da ballo si integrano con quelli più squadrati delle sale da gioco,  a loro volta supportati da pilastri di diverse altezze per integrarsi con la complessa orografia del posto e collegati tra loro mediante rampe.

 

Progettista di successo, nel dopoguerra, Niemeyer e’ autore di numerosi progetti, alcuni decisamente speculativi, tra questi alcuni giganteschi hotel, ma comunque umanizzati da linee sinuose e da un magistrale controllo del disegno d’insieme, ridotto a pochi ma plasticamente significativi elementi. Tra il 1947 e il 1952, a testimonianza di un riconosciuto successo internazionale, e’ coinvolto con Le Corbusier e altri nella complessa vicenda della progettazione del Palazzo delle Nazioni Unite a New York.

 

Ma il suo capolavoro e’ una semplice abitazione, realizzata per se stesso, nel 1953 presso Rio de Janeiro. Il modello preso a riferimento e’ la casa Farnsworth realizzata da Mies tre anni prima: una glass house inserita nel paesaggio circostante.

Ma mentre la casa di Plano e’, per quanto ineccepibile in ogni suo più minuto dettaglio, una scatola, quasi un’ascetica idea platonica, la casa di Niemeyer non ha un solo angolo retto ed e’ pensata come un susseguirsi di sensuali curve che ricordano le opere biomorfe di Hans Arp e di Alexander Calder o , se vogliamo restare a Mies, il suo progetto ben più espressionista per un grattacielo di cristallo del 1922 (mentre le estremità che avvolgono il soggiorno e la sala da pranzo, risolte con tramezzi curvi in legno ricordano la celeberrima parete in ebano di casa Tugendhat).

Vi sono alcuni riferimenti a Wright, per esempio nella roccia che entra dentro la casa e che, così, la lascia sospesa in una dimensione a metà tra l’artificiale e il naturale.

 

Si racconta che Mies rimase non poco scioccato dalla vista di un’opera così fortemente edonista, così barocca: “questa e’ una piccola costruzione, molto bella ma irripetibile” disse, non senza una punta di sgomento.

E in effetti, le forme dinamiche e fluttuanti di Niemeyer mostrano che il linguaggio moderno può vivere benissimo senza il moralismo etico tipico delle realizzazioni dei Maestri, trasformandosi in un linguaggio piacevole, sensuale e fortemente comunicativo: insomma popolare.

 

Un aspetto che non sfugge a Juscelino Kubitschek, il neo presidente della repubblica, il quale, passeggiando nel giardino della casa, propone a Niemeyer di realizzare, insieme con Lúcio Costa, Brasilia, la nuova capitale.

 

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