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5.1.8: L’architettura organica di Scharoun

Parte 5: 1944-1956, Capitolo 1: Risvegli 

1.8 L’architettura organica di Scharoun

H. Scharoun

 

Costretto durante il nazionalsocialismo ad abbandonare l’attività professionale e a limitarsi alla progettazione di qualche casa unifamiliare, Hans Scharoun, dopo la fine della guerra, trova impiego come direttore della sezione edilizia e abitazioni della Grande Berlino. Nel 1946 organizza una mostra con il gruppo Planungskollektiv che illustra una ipotesi innovativa per la ricostruzione di Berlino.

Licenziato dal Comune a causa di un cambiamento di orientamento politico della giunta, nel 1947 e’ chiamato alla Technische Universität di Berlino dove insegnerà sino al 1958. Ciò gli permetterà di dedicarsi, con la necessaria tranquillità economica, ai concorsi, una attività in cui riceverà numerosi riconoscimenti ma pochi incarichi.

 

Nel 1951 nella città di Darmstadt si svolge una conferenza dal titolo “Mensch und Raum”, l’uomo e lo spazio. Scharoun e’ invitato insieme ad altri architetti tedeschi quali Otto Bartning, Rudolph Schwarz, Egon Eiermann, sociologi di fama internazionale quale Max Weber e filosofi del calibro di José Ortega y Gasset e Martin Heidegger.

Quest’ultimo presenta per l’occasione una lezione dal titolo Bauen, wohnen, denken, che, nonostante i trascorsi nazisti del filosofo, sarà interpretata come una critica tra le più profonde al funzionalismo a favore di una concezione dell’abitare che riscopre il senso più autentico dei valori della tradizione e dell’attaccamento alla terra.

Scharoun ritrova nelle parole di Heidegger temi che da sempre sono stati cari alla ricerca espressionista ed organica e annota con cura il testo del filosofo. In occasione della conferenza, così come gli altri architetti invitati, Scharoun espone un progetto. Il suo è per una scuola e suscita uno straordinario interesse per i criteri innovativi che la informano. Nuova e’ la concezione delle aule concepite come cluster di ambienti che si relazionano agli spazi comuni e  alla natura circostante.

Nuova e’ la composizione d’insieme che abbandona i modelli gerarchici ottocenteschi per proporre spazi informali e dinamici.

Nuovo e’, infine, l’aspetto di insieme che ricorda un’immagine comunitaria, quasi da villaggio medioevale, o, meglio,  un organismo organico che nasce dalla natura, secondo i suggerimenti dell’amico e maestro Hugo Häring con il quale Scharoun e’ in contatto.

 

Impegnato nella ricostruzione, Scharoun realizza numerosi complessi abitativi. Si caratterizzano per l’attenzione, quasi ossessiva, alla pianta e per la ricerca delle migliori soluzioni dal punto di vista tecnologico e distributivo.

Nel complesso Romeo e Giulietta a Stoccarda (1954-1959), sonda due diversi schemi distributivi: con abitazioni accorpate intorno a un corridoio centrale e  con un ballatoio semicircolare. In entrambi i casi l’obiettivo e’ realizzare appartamenti possibilmente ciascuno diverso dall’altro, ben illuminati e con vista.

Non riusciamo a pensare a una ricerca che differisca in maniera così radicale sia da quella di Le Corbusier che di Mies.  A Stoccarda manca, infatti, la fissazione per la standardizzazione e l’unificazione dell’Unità di abitazione  di Marsiglia  e l’ossessione  di rigore e di semplificazione formale delle torri in cristallo per Chicago ( qualcuno ha fatto notare anche che mentre gli edifici di Mies  al Lakeshore Drive sono contrassegnati da semplici numeri, le due torri di Scharoun sono battezzate con un nome poetico che allude alla loro forma, semicircolare e accogliente per Giulietta, prismatica per Romeo).

Inoltre Scharoun mostra che si può realizzare ottima architettura senza troppe fisime formaliste: la complessità, infatti, non nasce dalla riduzione dei problemi a una rigida concezione estetica ma dalla ricerca, senza preconcetti, della migliore soluzione all’interno di un organismo in cui le singole parti sono tra loro interrelate.

 

Tra i numerosi concorsi ai quali Scharoun  partecipa nel periodo, ve ne sono diversi per strutture teatrali e musicali. E’ interessante quello per il teatro di Mannheim anche perché allo stesso vi partecipa Mies. 

Questi propone un elegantissimo prisma ritmato da travi reticolari estradossate, tanto perfetto che nelle immagini di presentazione del progetto l’architetto fa di tutto per non mostrare l’ingombrante torre scenica. Il progetto di Scharoun invece si confronta con il contesto urbano e con i problemi tecnici di un teatro: da qui la proposta di una forma articolata ed innovativa per il foyer e per la scena.

Un ulteriore tassello nella ricerca di una forma organica per questo tipo di struttura che prelude all’edificio della Filamonica di Berlino, realizzato tra il  1956 e il 1963. Ne parleremo nel prossimo capitolo.

 

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