presS/Tletter
 

“ POP! ” – di Giulia Mura

“ POP_ l’invenzione dell’artista come star”

Di Luca Beatrice

Ed. Rizzoli, 2012

Euro 18,00

 

 

Eccentrici, dissoluti, mondani: difficile dire se siano stati più influenti come artisti o come personaggi. Di certo hanno saputo andare oltre le loro opere e sono diventati delle vere e proprie stelle.

 

Dalì, Warhol, Basquiat, Koons, Hirst, Cattelan: questi i nomi analizzati nel libro, scritto da Luca Beatrice, torinese classe 61, critico d’arte e docente all’Accademia Albertina, giornalista e curatore.  Interessante soprattutto perché prova a creare un percorso – quasi un viaggio – alla scoperta della figura dell’ artista rockstar e trend setter, in totale controtendenza alla visione romantica che vedeva i pittori come fragili, ispirati e solitari esseri pieni di grazia. È evidente che tale scollamento è dovuto all’evolversi che, nel corso del Novecento, ha subito l’intero sistema dell’arte e dei mass-media in generale, provocando un unico magma mondano in cui gli artisti – al pari di attori e musicisti – si tuffavano per ottenere popolarità ( ricorderete tutti la celebre frase di Andy Warhol “ Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti”).

Secondo l’autore è già a fine Ottocento che si verificano i primi cambiamenti, dall’artista propriamente bohémien si passa, con le Avanguardie, agli artisti impegnati anche su altri fronti, passando per Pollock, schivo e autodistruttivo, si arriva a Salvador Dalì con cui si apre uno squarcio, una cerniera tra passato e presente: lui è il primo (forse dopo Picasso) ad aver cambiato il ruolo dell’ artista innalzandolo a star planetaria. Egli per primo capisce che la fama deve provenire innanzitutto dalla sua personalità, dal suo look, dal suo atteggiamento, ancor prima che dalla bellezza o dalla potenza delle sue opere. Capisce che bisogna frequentare certi posti, certi locali, certi ristoranti, certe donne, andare in villeggiatura nelle mete ambite dal jet set e corteggiare, o meglio adulare, gli stilisti che d’arte sembrano nutrirsi con bramosia. E cosi si innescano meccanismi propri del mercato che muovono intere masse e i loro gusti (vedi Andy Warhol e la sua New York, e la factory e l’arte POP e lo Studio 54). Dal boom degli anni Sessanta, si assiste poi ad un nuovo fenomeno: gli anni Ottanta, che con la loro sregolatezza, modificano geneticamente e definitivamente la figura dell’artista. C’è chi muore di eccessi negli anni Ottanta, come Keith Haring, Jean Micheal Basquiat o Robert Mappelthorpe. E cosi si passa a parlare dei contemporanei – Koons, Hirst e Cattelan, ma anche Metthew Barney o Francesco Vezzoli – che, per sopravvivere allo strapotere dei media si inventano mondi e nuovi canali di comunicazione per continuare a stupire. A volte, senza motivo.

 Un libro divertente, forse troppo leggero, forse, solo troppo POP.

 

 Voto: 5 e mezzo

 

Giulia Mura

Leave A Response