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ESERCIZI DI ERMENEUTICA di Marcello del Campo
Eutanasia culturale
E se staccare la spina a certi personaggi in coma culturale irreversibile non fosse reato?
IN EVIDENZA
- LA NOTIZIA DELLA SETTIMANA: Sono partiti i grandi concorsi: Young Italian Architects 2012 e Giovani Critici 2012!
- L’OPINIONE: Commissariare il Maxxi
- CARTOLINE: Cartoline di Renato Nicolini
- AIAC TUBE: Selinunte 2012: Salvatore Spataro, Arcò e Mario Cucinella, Camillo Magni e Architetti Senza Frontiere, Fare Studio, Mario Cutuli, Massimiliano Fuksas, Catalogo della mostra NEEDS, Paolo Riani, Alfonso Mercurio
- DOCUMENTI: Tutti a Tusa dall’1 all’8 luglio per il Workshop di design: Istanze di design Fiumara d’Arte
- INCONTRI DELLA SETTIMANA: News di Elisabetta Fragalà
- MOSTRE DELLA SETTIMANA: News di Filippo Puleo
- UNIVERSITA’ E DINTORNI: News di Nicolò Lewanski
- CORRISPONDENZE: Zaira Magliozzi: Fuga, senza ritorno, dei cervelli
- ANTIDIZIONARIO: Camilla Bonuglia: Wiener Werkstatte
- RESTAURO TIMIDO: Marco Ermentini ci parla di: Politici casalinghi
- LA STORIA DELL’ARCHITETTURA: L’architettura del 1900 raccontata da LPP: 2.3.5 Malevic, Tatlin e il grado zero della forma
- AFORISMI RISTRUTTURATI: Diego Lama produce ed aggiusta aforismi per il pubblico di presS/Tletter…
- INTERMEZZO: Edoardo Alamaro ci parla di: Persico o Trota d’Italia?
- RECENSIONI, COMMENTI, SUGGERIMENTI: “Changing Shanghai _ From Expò after use to new green towns” Di Zheng Shilling e Angelo Bugatti
- IDEE: Diego Terna: Il design spiegato a me stesso: designweek 2012
- SGRUNT: Marco Maria Sambo: L’evoluzione dell’architettura, i Blog e le Riviste italiane
- SEGNALAZIONI: Quinta edizione del Premio internazionale Ischia di architettura — Workshop UNPLUGGED
- TESTIMONIANZE: Lorenzo Grifantini: l’Architetto professionista ai giorni d’oggi
- CONTRO-ARCHITETTURA: Massimo Locci: Città e sviluppo turistico
- LETTERE: Luciano Bolzoni: Gimme Shelter?
- ALLEGATI: Bando del Workshop internazionale per un design contemporaneo Tusa (ME) 1-8 Luglio 2012
A.A.A. concorso YOUNG ITALIAN ARCHITECTS
presS/Tletter_Associazione Italiana di Architettura e Critica insieme a professioneArchitetto con il supporto e il patrocinio dell’ IUAV ALUMNI Associazione dei Laureati IUAV bandisce la seconda edizione del Concorso per l’architettura Young Italian Architects. Il concorso ha lo scopo di individuare progetti di architettura ideati da giovani progettisti e di promuoverne la conoscenza. In particolare è finalizzato ad individuare progetti, non realizzati, di giovani architetti italiani che si distinguano per ricerca, innovazione e lettura della realtà contemporanea. La partecipazione è aperta ai progettisti e agli studi italiani che sono under 35. La scadenza è fissata per le ore 12:00 del 25 giugno 2012.
A.A.A. Concorso GIOVANI CRITICI
In seguito alle tre precedenti edizioni del concorso, presS/Tletter_Associazione Italiana di Architettura e Critica insieme a professioneArchitetto bandisce la quarta edizione del Premio per la critica d’architettura.
Il concorso ha lo scopo di promuovere tra i giovani l’attività critica. La partecipazione è gratuita ed è aperta a tutti gli under 35.
La scadenza è fissata per le ore 12:00 del 25 giugno 2012.
Commissariare il Maxxi
Così come è stata posta, la questione del Maxxi si ridurrebbe a una storia di soldi. Secondo il Ministero se ne spendono troppi e, comunque, i fondi concessi in precedenza servivano per lo start up e non potevano essere erogati ad aeternum. Secondo gli amici di Pio Baldi, tutti i musei hanno bisogno di corposi e continui aiuti pubblici e toglierli vuol dire, di fatto, staccare la spina. Nella polemica nessuno sembra porsi la domanda: ma questo Maxxi, così come è gestito, serve davvero? Vediamo il settore architettura: mostre prese in prestito e in formato ridotto su architetti morti e sepolti, una prodotta in casa ma che ha scambiato il riuso degli edifici con il riciclo dei singoli componenti (e questo in un’Italia devastata dal riuso di edifici inappropriati ma che non riesce a porsi il problema del riciclaggio dei rifiuti), una pallida iniziativa per i giovani limitata a commissionare un allestimento. Presenze? Solo 450.000 in un anno, ma a giudicare dagli incassi (meno di 2 milioni di euro pari a 4,35 euro a ingresso) in gran parte gratuiti, forse di imbucati durante le inaugurazioni.
E allora? E allora la domanda è: perché sprecare soldi pubblici per un’istituzione se non serve a produrre cultura, cioè a muovere pensiero? Ecco, credo, il nodo della questione. (lpp)
CARTOLINA CHI PARLA MALE PENSA MALE
“Quei bei tetti grigi sono ormai entrati a far parte dello skyline di Roma come le cupole barocche”
(Walter Veltroni per il decennale dell’Auditorium di Piano)
CARTOLINA LIBERAZIONE
Sarà una mia impressione forse non condivisa da tutti, ma mi è sembrato che questo 25 aprile le parole: “resistenza” e “liberazione” acquistassero un altro significato, riferito non tanto al 1945 e al fascismo quanto al triste grigiore del presente.
CARTOLINA PERSICO
Di fronte alle crisi concomitanti della produzione edilizia, dell’Università, delle riviste, della produzione delle archistar e degli architetti “comunali”, tutte insieme e tutte virulente, verrebbe voglia di esclamare di nuovo, avendo le forze intellettuali di Edoardo Persico: “punto e a capo per l’architettura”.
CARTOLINA ROMA
Mentre si celebra il decennale dell’Auditorium, Roma assiste con la stessa indifferenza del Nerone di Sienkewicz di fronte ai combattimenti dei gladiatori, allo smantellamento del proprio sistema culturale, Costruito nel corso di più di trent’anni, da Argan fino a Veltroni, metteva insieme elementi effimeri (estate romana, notti bianche, festival della letteratura e del cinema), elementi di servizio (il sistema delle biblioteche comunali, i teatri di cintura in periferia) ed un poderoso sistema di spazi per l’arte: Palazzo delle Esposizioni, Scuderie del Quirinale, MACRO di via Reggio Emilia, MACRO Testaccio, MAXXI…L’elenco potrebbe continuare ed ogni lettore può farlo a piacere… Ciò che si costruisce in trent’anni può essere demolito in un tempo molto più breve. E’ successo con il sistema del cinema pubblico (Cinecittà, Luce, Centro Sperimentale), sta succedendo di nuovo oggi. Il MAXXI prima è stato spinto fuori dal MIBAC e costretto a trasformarsi in un’improbabile Fondazione… Oggi lo Stato si chiama ancora di più fuori, riducendo a due milioni di euro la propria quota di finanziamento annuale ed invocando fantomatici sponsor privati. Due milioni per la gestione, 150 per la costruzione: basta un ragioniere, non serve l’economista, per capire che qualcosa non torna… Eppure per l’arte contemporanea passa la sfida tra le grandi nazioni, Centre Pompidou per la Francia contro le grandi sorelle americane, Guggenheim, MOCA, MOMA, MET, Getty Center… Stesso discorso per la Festa del Cinema… Il rinnovamento che voleva Muller riprendendo dall’estate romana l’idea delle proiezioni nell’area archeologica (il “Napoleon” di Abel Gance è stato un successo culturale e critico senza uguali…), si è già ridotto ad un tendone davanti al MAXXI… La parabola dei ciechi? Pagare ad Ornaghi il viaggio a Napoli perché vada a Capodimonte?
Selinunte 2012: Salvatore Spataro, Arcò e Mario Cucinella, Camillo Magni e Architetti Senza Frontiere, Fare Studio, Mario Cutuli, Massimiliano Fuksas, Catalogo della mostra NEEDS, Paolo Riani, Alfonso Mercurio
— Su AiacTube (Canale ufficiale di diffusione video dell’Associazione Italiana di Architettura e Critica) vi segnaliamo altri video realizzati in occasione del meeting internazionale “Architects meet in Selinunte” 2012:
1- Dopo Firenze, Ferrara e Bergamo la mostra “NEEDS Architetture nei Paesi in via di sviluppo” è stata allestita a Selinunte in occasione di “Architects meet in Selinunte” 2012. Ce lo racconta Salvatore Spataro, curatore della mostra – Intervista di Giulia Mura.
2- Mario Cucinella e gli Arcò ci raccontano il progetto esposto per la mostra NEEDS: Centro Polifunzionale per l’infanzia ecosostenibile per i bambini e le donne della comunità beduina di Um al Nasser – Intervista di Giulia Mura.
3- Camillo Magni, Presidente di ASF Italia – Architetti Senza Frontiere, parla del progetto esposto per la mostra NEEDS: Scuola di veterinaria nel campo profughi Saharawi a Raduni in Algeria – Intervista di Giulia Mura.
4- I FARE Studio ci raccontano il progetto esposto per la mostra NEEDS: Centro Polivalente in Burkina Faso, progetto nato nel 2006 per L’AIDOS (Associazione Italiana donne per lo sviluppo) – Intervista di Giulia Mura.
5- Mario Cutuli racconta il progetto esposto per la mostra NEEDS: Scuola elementare Maria Grazia Cutuli, giornalista italiana uccisa nel 2001 in Afghanistan – Intervista di Giulia Mura.
— Vi ricordiamo inoltre di vedere i filmati pubblicati la settimana scorsa:
6- Intervista di Luca Marinelli a Massimiliano Fuksas:
7- Catalogo della mostra Needs raccontato da Giulia Mura:
8- Intervista a Paolo Riani, di Maria Clara Ghia:
9- Intervista ad Alfonso Mercurio, di Maria Clara Ghia:
— Se non lo avete già fatto, iscrivetevi ad AiacTube, mandateci le vostre proposte, le vostre idee, i vostri filmati ed unitevi ai nostri 750 iscritti:
Workshop internazionale per un design contemporaneo Tusa (ME) 1-8 Luglio 2012
La Fondazione Fiumara d’Arte in collaborazione con l’AIAC e Press/Tfactory, è lieta di presentare, il primo workshop internazionale di design, che si terrà a Tusa presso il museo-albergo Atelier sul mare, nella prima settimana di luglio 2012.
Per il bando vai nella rubrica ALLEGATI
CONTOURS OF THE CITY a Bologna
Convegno internazionale dedicato alla memoria della prof.ssa Giovanna Franci. Dal 3 al 5 maggio si indagherà la forma della città, approfondendo temi quali il (dis)impegno civico, i parallelismi tra città antiche e moderne, fiumi urbani e mappatura, riflessioni ed analisi sviluppate dal Laboratorio di Ricerca sulle città. Ampio spazio sarà dedicato a due città – Londra e Parigi – soffermandosi in particolare su come appaiono nella letteratura e nell’arte. È prevista la presenza di Umberto Eco, che introdurrà il convegno, e la lettura di una lettera di Harold Bloom. In occasione del convegno sarà consegnato il Premio Giovanna Franci, un riconoscimento destinato ai lavori di tesi di laurea magistrale o quadriennale creato per ricordare la figura di studiosa della prof.ssa Franci e continuarne l’opera di ricerca e di critica.
Da giovedì 3 a sabato 5 maggio presso la Cappella Farnese, Piazza Maggiore 1, Bologna .
URBAN GREEN a Roma
In occasione di Open House Roma, week end di visite guidate in 80 siti di ogni epoca sul territorio capitolino, la Galleria di Architettura “come se” apre le sue porte per partecipare all’evento romano con mostre progettuali e momenti conviviali. Urban Green Line.Una infrastruttura ecologica tra passato e futuro. Proposte della Cattedra di Progettazione Architettonica Facoltà di Architettura “La Sapienza” di Roma,prof. Antonino Saggio. A cura di:Rosetta Angelini con la collaborazione di Gaetano De Francesco, Donatella Finelli, Cristina Interdonato.
Sabato 5 e domenica 6 maggio , presso la Galleria di Architettura “come se”, Via dei Bruzi 4/6, Roma.
LE GRANDI CITTÀ ITALIANE. Società e territori da ricomporre a Bari
Presentazione del libro a cura di Giuseppe De Matteis , discutono con l’autore, Alessandro Laterza, Giuseppe Moro e Mariavaleria Mininni. Modera e presenta Nicola Martinelli.
venerdì 4 maggio, ore 15.30 Aula Multimediale del Politecnico di Bari, Via Amendola 126/b, Bari
WORK IN PROGRESS / architettura e musica a Venezia
La Città di Venezia partecipa all’evento Notte Verde del Nordest, una lunga notte nel segno della sostenibilità, che coinvolgerà venti città e quartieri dell’area metropolitana tra Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Dibattiti e workshop, presentazione di progetti e prodotti, performance musicali, teatrali ed artistiche, degustazioni di prodotti biologici o a km 0, animeranno Venezia e le altre città del Nordest, per esplorare le migliori esperienze sostenibili: tecnologie pulite ed energie alternative, mobilità e gestione dei rifiuti, bioarchitettura e design, smart city, arte e cultura, agricoltura, paesaggio.
Sabato 5 maggio ore 18:00 – 22:00 Badoer, San Polo 2468, Venezia
LEGALITA’ & LEGACT CULTURALE: Le risorse pubbliche nazionali ed europee per l’evoluzione delle architetture urbane,a Roma
Ruggero Lenci dibatterà con il Dott. Lucio Battistotti, il Dott. Paolo Palomba, l’On. Senatore Luigi De Sena, il Dott. Gaspare Sturzo, l’Arch. Pietro Barucci, il Prof. Giuseppe Roma, la Dott.ssa Serena Angioli.
lunedì 7 maggio, ORE 10.00, Facoltà di Ingegneria, in via Eudossiana 18, nell’Aula affrescata del Chiostro di S. Pietro in Vincoli, Roma.
Ai Weiwei – Milano, Lisson Gallery
Ai Weiwei (Beijing, 1957) presenta, all’interno dello spazio sia architettonico che arboreo della Lisson Gallery, sei opere esposte, di pregiata manifattura, mettono in comunicazione l’elemento artistico con quello naturale, all’interno di una cornice di stampo ottocentesco con delicate aperture e spazi minimali, che rimanda allo stile londinese di Kenwood House.
dal 12 aprile al 25 maggio 2012
Presso: Lisson Gallery, via Zenale, Milano
Orario: da lunedì a venerdì, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00
Info: www.lissongallery.com
Doris Salcedo. Plegaria Muda – MAXXI, Roma
a cura di Monia Trombetta – Lead curator del tour “Plegaria Muda”, Isabel Carlos
Oltre centoventi coppie di tavoli di legno sovrapposti, separati da un pane di terra, dai quali nascono esili fili d’erba, simbolo di rinascita e di vita: è Plegaria Muda, l’ultimo progetto di Doris Salcedo che riempie con la sua presenza avvolgente l’intera Galleria 2 del Museo.Artista di grandissima forza espressiva, scultrice della memoria e della vita, del disagio e della dignità, Doris Salsedoha trovato ispirazione rivolgendo lo sguardo alle vittime delle stragi avvenute per mano dell’esercito in Colombia, suo paese natale, ma anche alle morti violente nei sobborghi di Los Angeles.
Dal 15.03.2012 al 24.06.2012
Presso: MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo,via Guido Reni, 4 A, Roma.
Giovanni Michelucci. Elementi di città – MAXXI, Roma
a cura di Andrea Aleardi, Claudia Conforti e Corrado Marcetti
La mostra Giovanni Michelucci. Elementi di città racconta la grande stagione progettuale dell’architetto, dal dopoguerra fino alla straordinaria vitalità degli ultimi progetti, un lungo percorso creativo trapuntato da innumerevoli disegni, gli Elementi di città, che si configurano come profezie, esortazioni, insegnamenti e miraggi di una nuova visione della realtà urbana e di una architettura consapevole del suo ruolo sociale.
Dal 5 aprile – 20 maggio 2012
Presso: MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo,via Guido Reni, 4 A, Roma.
Mircea Cantor. Sic Transit Gloria Mundi – MACRO, Roma
a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Stefano Chiodi
Con un lavoro che comprende installazioni, video, fotografie, e che si serve spesso di tecniche della tradizione popolare, l’artista rumeno elabora immagini potenti e originali che interrogano la cultura, la politica, la società attuali in modi sottili e altamente personali.
Dai conflitti alle differenze culturali, etniche, religiose, dalla storia alla politica, la sua sensibilità rivela e al tempo stesso trasforma in senso poetico i nodi più controversi della cultura contemporanea.
Dal 16 Marzo al 6 Maggio 2012
Presso: MACRO, Via Nizza 138 – Roma
Secondo Imbrunire, a Catania
Secondo Imbrunire è il titolo del workshop in Product Design che il designer Giulio Iacchetti terrà presso l’Accademia Abadir dal 28 al 31 Maggio 2012. La quattro giorni si chiuderà con una presentazione aperta al pubblico dei lavori prodotti durante il workshop, alla quale prenderanno parte Giulio Iacchetti e tutti i progettisti che avranno preso parte alle attività. Le iscrizioni dovranno pervenire all’indirizzo workshop@abadir.net entro il 21 maggio 2012. Info: http://www.abadir.net/#/?http://www.abadir.net/?p=1262
Il Green Building nell’Edilizia Residenziale, a Firenze
Sono aperte le iscrizioni alla Giornata di Studi: Il Green Building nell’Edilizia Residenziale. Progettare Costruire e Riqualificare. Il protocollo di sostenibilità architettonica energetica ed ambientale GBC HOME: lo standard italiano di LEED® FOR HOMES. Martedì 8 Maggio dalle 15.00 alle 19.00 presso l’ Aula Magna Rettorato dell’Università di Firenze. Info: http://www.arspat.it/eventi.php oppure 055 5357356
Le Grandi Città Italiane, a Bari
Presentazione del libro Le Grandi Città Italiane. Società e territori da ricomporre a cura di Giuseppe Dematteis. Discutono con l’autore Alessandro Laterza, Giuseppe Moro e Mariavaleria Mininni. Modera e presenta Nicola Martinelli. Venerdì 4 Maggio alle 15.30 presso l’Aula Multimediale del Politecnico di Bari, Via Amendola 126/b.
La Garbatella, a Milano
Inaugurazione della mostra La Garbatella, il moderno attraverso Roma, che espone i materiali delle case ed edifici della Garbatella, una parte di Roma interessante per l’architettura del secolo scorso.
Giovedì 3 Maggioalle 16 allo Spazio Mostre Guido Nardi, in via Ampere 2. La mostra resterà aperta sino all’ 11 maggio. Info: http://w3.uniroma1.it/osmar/
New technologies and public spaces, a Vico Morcote
Workshop sull’influenza delle nuove tecnologie sugli spazi pubblici, ed in particolare sulle intersezioni tra spazio pubblico in senso fisico e sue estensioni digitali, con Frederic Levrat e Oliviero Godi. Dal 30 Luglio al 5 Agosto 2012, 24 posti disponibili. Info: info@i2a.ch
Fuga, senza ritorno, dei cervelli
Guglielmo Vaccaro, parlamentare italiano, scrive al direttore del Corriere della sera: “Mi dimetto se non si aiutano i cervelli italiani all’estero”. Il deputato parla di una ricerca che l’Associazione Italents e l’amministrazione Pisapia hanno realizzato coinvolgendo gli italiani fuggiti all’estero interessati a rientrare nel Bel Paese. Tra loro, solo il 13% esclude questa possibilità mentre il restante, pur con riserve, ammette di essere partito con l’idea di ritornare un giorno in Italia. Una voglia in cui non vengono assecondati. Nonostante la legge Controesodo le difficoltà a tornare e, soprattutto a rimanere in Italia, rimangono tante. In primis per le difficoltà burocratiche di applicazione della legge, ma non solo. Il tema della fuga dei cervelli tiene banco ormai da qualche anno senza che niente di concreto sia stato fatto. Soprattutto in architettura, l’emigrazione massiccia di progettisti verso importanti studi internazionali, sembra non conoscere declino. Con l’esperienza dell’Erasmus e del Leonardo moltissimi hanno sperimentato in prima persona cosa volesse dire studiare prima e lavorare poi, fuori dai confini italiani. Ascoltando i tanti racconti e guardando i numeri sembra impossibile dargli torto. Basterà quindi una legge a sostegno del rientro dei nostri talenti? Non sarebbe arrivato il momento di pensare a creare le condizioni per farli rimanere? Perché se la situazione in Italia continua a non smuoversi, rimanendo in forte stallo, a ripartire ci si mette pochissimo. E poi, chi potrà biasimarli?
Wiener Werkstatte
Qualcosa di davvero sorprendente accade nel rapporto tra cultura e moda.
Stilisti e designer si avvicinano tanto da scambiarsi i ruoli.
E così oggi, ma già nei primi del ‘900, la figura dell’uno sconfina in quella dell’altro.
A pensarci bene, la definizione di “stilista”, come ci suggerisce la parola, è colui che crea uno stile. “Designer” è colui che lo progetta.
All’interno di questo ambito c’è chi lo fa vestendo luoghi e chi abitando corpi.
Moda e industrial design si sono incontrati nella Vienna di inizio secolo durante la Secessione Viennese.
Nel 1903 l’ architetto Josef Hoffmann e il decoratore Koloman Moser fondano la “Wiener Werkstatte”, la ditta di artigianato artistico che segue il miraggio dell’”arte totale” e del “pezzo unico”. Hoffmann, in particolare, abbraccia l’idea di arte in ogni sua forma d’espressione, dall’architettura alla grafica, dai gioielli alle porcellane…
Nei laboratori di questa grande fabbrica, le due figure lavoreranno al fianco di Gustav Klimt, Oskar Kokoschka e Egon Schiele.
Hoffmann, già nel 1898 scriveva Das Individuelle Kleid (L’abito individuale), in cui esprimeva la concezione di riforma dell’abbigliamento. Seguito da Adolf Loos che analizzò il nascente fenomeno della moda attraverso una serie di pubblicazioni giornalistiche e saggistiche, la più importante delle quali è stata tradotta in italiano con il titolo “Parole nel vuoto”, pubblicato da Adelphi. Loos trovava la questione del vestire di estremo interesse, nella rivista Das Andere (L’Altro), pubblicata nel 1903 a Vienna, come supplemento alla rivista Kunst redatta da Peter Altenberg, rivendicava la scoperta che le regole dell’abito di sartoria inglese erano perfetta espressione di modernità, concetto riconducibile alla sua battaglia contro l’ornamento.
Nel 1910 fu aperto un vero reparto di moda alla “Wiener Werkstatte”e l’anno seguente fu presentata la prima collezione disegnata da Hoffmann. Abiti che verranno pubblicati nella raffinata rivista di moda “Die Damenwelt”, conosciuta per la grafica e i nomi degli illustratori, tra cui Klimt.
Al contrario, Paul Poiret, protagonista della moda parigina, a cui si deve la liberazione del busto dalle mises femminili, in uno dei viaggi per la presentazione delle sue collezioni, volle conoscere di persona le esperienze dell’arte decorativa e dell’arredamento in Austria. Fu talmente colpito da Hoffmann, da voler fondare l’“Atelier Martine”, sul modello della Wiener Werkstatte.
E così fu. L’atelier di Faubourg-Saint-Honoré divenne una scuola-laboratorio.
Poiret, convinto che non esistesse alcun ambito estetico in cui il couturier non potesse esercitare il suo talento, codifica le regole dell’alta moda: sarà il primo a creare una linea di profumi, di oggetti d’arredamento come tappeti, lampade e vasi, ad organizzare feste e allestire sfilate spettacolari. Coniando una nuova figura: il couturier-demiurgo.
Politici casalinghi
E’ inutile che ci lamentiamo del disinteresse per la nostra disciplina, ormai è un’evidenza: i nostri politici amano l’architettura. Solo però quella relativa alla propria casa: attico con vista Colosseo, appartamento a Montecarlo, casa Batman, villetta a Gemonio e ora terrazza in via Ugo Bassi. Forse, se ci fosse ancora Zevi, sarebbe partito proprio da questi esempi per criticare la storia dell’architettura della seconda repubblica, forse è inutile lamentarsi per la presente quaresima. Una cosa però è certa: sugli immobili (ma anche sui mobili come le amate poltrone) bisogna stare immobili!
2.3.5 Malevic, Tatlin e il grado zero della forma
Secondo Casimir Malevic, il suprematismo nasce nel 1913. Ma è possibile che il celeberrimo Quadrato nero sia stato eseguito più tardi, forse a guerra iniziata e predatato. Comunque siano andate le cose, certo è che in questi anni la pittura di Malevic comincia a cambiare, registrando la sempre più affollata compresenza di generi diversi, tra cui una non facilmente definibile pittura transmentale.
Nel quadro Mucca e violino del 1914 vi è in nuce un’ideologia pre-dada, oltre ad allusioni alla pittura metafisica per lo strano inserimento, in un’opera in apparenza cubista, di icone figurativamente ben delineate ma fuori scala e non legate da alcuna logica apparente.
Nel dicembre del 1915 Ivan Puni, Malevic presenta trentasei composizioni astratte e suprematiste in occasione della mostra 0.10, l’ultima mostra futurista, sollevando l’ira dei suoi rivali e, soprattutto, di Vladimir Tatlin, che sta mettendo a punto una propria ricerca fatta di oggetti poveri montati a formare uno spazio fortemente plastico che preannuncia il costruttivismo.
Di Malevic, Tatlin non riesce a sopportare le incoerenze formali, la confusione stilistica, la semplificazione geometrica, ma in realtà i rapporti tra i due sono segnati da un’acerrima rivalità caratteriale.
Tatlin arriva a mettere in crisi lo svolgimento della mostra stessa, motivando l’opposizione con l’accusa, infame e pretestuosa, del dilettantismo dell’avversario.
Fra le trentasei opere di Malevic spicca il Quadrato nero, messo in angolo come le icone nelle case contadine. Significa che la dimensione dell’uomo, rappresentata dal quadrato, è subentrata a quella divina, resa dal triangolo.
Accanto al quadrato, altre opere di rigorosa semplificazione geometrica, quali la croce nera o il cerchio nero. Propongono l’annullamento, la riduzione estrema: “Mi sono”, afferma Malevic, “trasfigurato nello zero delle forme”.
Nella poetica di Malevicˇ gli atteggiamenti nichilistici assumono un valore paradossalmente costruttivo.
È attraverso il nulla che si intuisce l’essenza del cosmo, che si attua l’ascesa verso l’indicibile, l’inesprimibile, il punto zero da cui si origina tutto e dove “alto, basso, qui, là, non esistono più”.
È un mondo senza oggetti, come bene esprimerà il titolo del testo che negli anni venti viene pubblicato nelle edizioni del Bauhaus (Die gegenstandlose Welt): “Nel vasto spazio del riposo cosmico, ho raggiunto il mondo bianco dell’assenza di oggetti, manifestazione del nulla svelato”.
Il grado zero è il passaggio obbligato per la successiva ricostruzione. Se ne accorge El Lissitskij quando, nel 1922, tenta di sintetizzare la svolta: “Sì, il percorso della cultura pittorica, retrocedendo, è arrivato al quadrato, ma dall’altro una nuova cultura inizia a dare i suoi frutti, sotto una nuova forma. Sì, la linea pittorica è scesa regolarmente… 6, 5, 4, 3, 2, 1 fino allo 0, all’altra estremità inizia una nuova linea 0, 1, 2, 3, 4, 5…”.
Nel 1918 Malevic realizza un Quadrato bianco su fondo bianco per la Decima mostra di Stato. Soltanto un cambiamento di tono distingue figura e sfondo. Il quadrato compare e scompare alla nostra vista, quasi come fosse una finestra aperta sull’infinito.
Abbandonata la prospettiva, e cioè il punto di vista finito, le immagini sembrano fluttuare. La pittura, rigorosamente bidimensionale, ha raggiunto una tridimensionalità virtuale.
Alcuni studiosi hanno voluto riconoscervi il mondo così come percepito da un aeroplano, da un satellite, da un oggetto che si muove nell’infinito. Un punto di vista orbitale che permette di appropriarsi del cosmo.
Attraverso risultati sempre più sorprendenti, la pittura si avvicina all’architettura.
È questa la meta ultima, la sintesi di tutte le arti. Già tra il 1914 e il 1915 Malevicˇ ha realizzato un quadro dal titolo Casa in costruzione, che allude al sovrapporsi delle forme attraverso piani. Sempre nel 1915 sperimenta spazi in tre dimensioni; le intitolerà Planits o dell’ambiente contemporaneo. Seguono gli Architectonica.
Sono assemblaggi di cubi e di prismi. Forse alludono all’iperspazio: se infatti il quadro riesce a rendere la realtà delle tre dimensioni attraverso figure semplici piane, non si vede perché l’architettura non possa rendere le quattro attraverso volumi primari.
Nel 1924 il suprematismo si orienta ufficialmente sul fronte dell’architettura, con progetti che rassomigliano sempre di più a quelli De Stijl.
A fronte di ragionamenti così astratti, quasi platonici e sicuramente segnati da un sottofondo mistico, Tatlin non può che protestare.
La strada da percorrere, a suo giudizio, è altra. È fatta di materia e non di colore, di costruzione e non di composizione, di energia e non di spiritualità. A provarlo sono le sculture astratte che realizza in questi anni accostando materiali inconsueti: cemento, rame, ferro, vetro, lamiera forata.
E, a testimoniare che l’arte non è pura contemplazione, i vestiti funzionali da lavoro e la stufa a basso consumo che realizza nel 1918-19.
Altro che mistico spazio suprematista, l’arte per Tatlin si ottiene montando oggetti reali nello spazio reale. La rivoluzione ha senso solo se legata a una nuova etica ed estetica produttiva. Quindi sì a lavori scultorei, no a quelli pittorici di Malevic.
Certo anche per Tatlin il sogno è annullare la forza di gravità, vincere il peso, conquistare lo spazio. Ma attraverso lo studio scientifico, come prova a fare con il suo Letatlin, una leonardesca macchina con le ali per permettere all’uomo di spiccare il volo.
Oppure con il monumento semovente alla Terza Internazionale, progettato nel 1919-20. È un’immensa torre, alta quattrocento metri. Ricorda le grandi opere d’ingegneria dell’ottocento, in particolare la Torre Eiffel.
Con il movimento differenziato dei suoi componenti interni – ognuna delle tre sale si muove con maggiore o minore velocità di rotazione all’interno dell’ossatura metallica – segna il tempo simbolico della rivoluzione.
Tatlin e Malevic non potrebbero essere più diversi. Vivono però entrambi una medesima contraddizione, uno stesso spirito di conquista di uno spazio liberato. Il dilemma è se la ricerca debba investire la sfera concettuale o esistenziale.
Malevic opterà per l’idea, cioè per la prima ipotesi, Tatlin per la materia, cioè per la seconda. Una visione di allucinata progettualità, antitetica ma appassionata, li unisce. Alla morte di Malevicˇ, nel 1935, in pieno buio staliniano,
Tatlin, sempre più deluso e affaticato, si sentirà in dovere di partecipare ai funerali dell’antagonista.
Chi presto progetta presto si pente
In un progetto una sola idea stupida rovina dieci buone
La bellezza di certe opere è solo nella bocca di chi ne parla
Il viaggio d’architettura non è mai una fregatura
L’architetto con la testa nelle nuvole non vede più la terra
Persico o Trota d’Italia?
—-Messaggio originale—- Da: l.prestinenza@gmail.com – Data: 28-apr-2012 9.04 – A: <eldorado.it> Ogg: fatti a pezzi per la presst –
Testo, tasto, tosto: Non è ancora arrivato il tuo pezzo pazzo per la presst … ma che fai? Sei de-presst … Veramente non ce lo mandi, il pezzo senza pizzo ‘e presst di questa settimana? Veramente ti vuoi prendere le “vacanze anticipate”, … veramente -come hai scritto- ti vuoi “mettere in aspettativa”? Ma qui il pubblico aspetta, lo sai … No, niente congedo, domanda respinta. Ripensaci: ‘sta pressT aspetta a tte …. nun ce lassà … questo è solo un lavoricchio ‘e pressT archi-multi parti post time, … lucidi intermezzi opachi fatti con pochi mezzi, … sfatti così alla buona, … scucinati in casa e chiesa, … scampoli di fine stagione dei tuoi pensieri fini … ricordi inzuppati nelle madeleine, … anzi nelle filumeine napoletane, … nel bar dell’Epoca, … senza pegno e impegno. Magari anche senza ingegno … tanto che fa?, in questo sei in buona compagnia ‘e presst ‘a foristica ….
“Non Abbiate Paura!!!”, disse il sommo pontefice. E vinse. E lo hanno fatto santo subito. E allora anche tu: “Eldorado santo subito, in vita d’intermezzo!” Non aver paura di continuare ‘e presst, … e di accettare quanto allegato come gentile omaggio dalla redazione, per la tua redenzione. Dai, dai … dai un’occhiata alla nostra offerta: ti offriamo -di cuore e di fegato nostro- un bonus per i migliori ristoranti moderni della tua città. Fino al 70% di scontro sui prezzi segnati sul menù e sui capitonati d’appalto!
Non conosci i migliori ristoranti contemporanei di Napoli ztl perché fai la fame architettonica? Perché non te li puoi permettere? Perché hai bruciato la testa tua e la testata della Opel corsa blu comunale d’annata e vai ora a piedi, … e perciò non vai più in là della pizzeria tradizionale “ai tre Santi” alla Sanità che con 5 euro ti dà ancora (per pietà) una pizza e una mezza birra a Peroni?
Non c’è problema. La nostra presst ti allega anche una carta turistica di Napoli da mangiare oggi, clicca qui e vedrai. Siamo una rivista di servizio d’architettura ‘e presst mordi e fuggi. Anzi no: rilassati, accomodati, pranza con calma al 70% di sconto. Magna magna anche tu con noi, Eldorà!!! Tutto ‘o lassato è perduto. Del doman non c’è certezza d’impresa. Solo Imu per tuttì a volontà.
Invece con noi tutti i giorni ci sono offerte imperdibili ‘e pressT. Imprendibili a tutti i comuni mortali dell’architettura, … ma non a te, fortunato, che collabori immortale a questa presst da sei anni tuttoappagato. Piatti unici e vini selezionati a prezzi sbalorditivi, super stracciati. E, a richiesta, sempre con sconto del 70%, dopocena d’architettura burlesque ‘e presst. Dove stà Zazzà’ … ‘a mossa!!!
Eldorà, collabora ancora con noi. … Eldorà, il nostro non è che un inizio di notiziario, … Eldorà, ancora uno sforzo … poi ci sarà lo sfarzo … tutto il grasso colerà da questa presst, … ce la puoi fare, ce la faremo, è sicuro: ci sono ottime prospettive d’espansione, … sei ancora giovane e forte. Rimani con noi. … E poi lo sai: Non è mai troppo ri-tardi … e … e poi .. l’hai visto l’ultimo libro noir di Camilleri? Quello “dentro il labirinto” della morte a Milano di Eduardo Persico, nel 1936? Morte moderna sospetta e sospettata del Persico d’architettura. Che con i Trota dei fiumi d’oggi che passano per i Pirelloni d’Italia non c’entra però niente. Pare, forse, dispari, non so. Altri tempi, altre tempre, altre speranze, altri labirinti.
E il commissario Montalbano va sulle orme letterarie della storia antica dell’architettura moderna che fu … ma Eldorà, tu l’avresti scritto meglio, si sa, lo sappiamo! …. Chi non ricorda il tuo: “Vele, io vi salverò”, un noir napolicentrico d’architettura sulla morte di Franz Di Salvo e della sparizione delle sue carte progettuali di Scampia? (cfr. Press/Tletter 10-15/2011, ndr).
Ti manca e marca solo l’editore, … ti manca chi ti lancia, … chi ti dà: “la grande occasione” … che verrà, sicuro, … avverrà … lascia tempo al tempo e si saprà, … si appurerà e appunterà che il commissario Eldorado è meglio der commissario Montalbano …. come Maradona è meglio ‘e Pelè, … De Magistris è meglio ‘e Bassolino e … e Lpp meglio ‘e brunozzevi!!! O no? Saluti e baci, buone vacanze, Elpp dorado
Di Zheng Shilling e Angelo Bugatti
In collaborazione con IUSS- Institute for advanced study di Pavia e Tongji, University of Shanghai
Officina edizioni – Collana Occasioni di architettura 2011 – euro 22
Un libro interessante, soprattutto per i contenuti più che per un eventuale appeal grafico ocommerciale: innanzitutto perché, cosa rara, è trilingue – italiano, inglese e cinese – e poi perché presenta una serie di essays teorici accompagnati da tavole di analisi incentrate su temi spesso trascurati dalle riviste patinate, troppo impegnate a presentare sfavillanti realizzazioni più che studi preliminari o risultati di workshop internazionali.
Già dal titolo infatti si intuisce qual è il tema centrale del volume, capire cioè cosa ne sarà delle architetture e delle trasformazioni subite da Shanghai nel post expò, cosa esso ha significato, cosa ha poi prodotto in termini di miglioramento infrastrutturale, vivibilità, fruizione turistica. L’expò del 2010 ha rappresentato per la città una straordinaria opportunità di rinnovamento (“Better city, better life”) ma, soprattutto, ha fatto riflettere sul ruolo dell’evento architettonico nella città contemporanea. Afferma Riccardo dell’Osso « la Cina passa il testimone all’Italia che nel 2015 ospiterà a Milano la prossima edizione […] i meccanismi alla base della manifestazione cinese sono analoghi a quelli con cui si sviluppa la città asiatica contemporanea, caratterizzata dall’enfatizzazione del gesto architettonico e dalla condizione di breve durata con cui talvolta si pensa l’architettura e la morfologia dei luoghi. Così appare privilegiata la natura effimera dell’architettura dei padiglioni da smantellare a fine evento. »
Pone, inoltre, una serie di temi ad ampio spettro sulla città, sulle stratificazioni tipologiche, sulla dimensione fisica della flessibilità, sul pluralismo e sul significato dell’abitare di questa società fluida.
Conclude Tiziano Cattaneo con una riflessione intensa sulla trasformazione dell’aspetto percettivo e sulla definizione di IPERDENSITA’ come “ dimensione che definisce viste spaziali ravvicinate o panoramiche, escludendo visuali intermedie. L’aspetto direzionale prevalente nelle realtà asiatiche è quello verticale e questo implica, per bilanciare, un aumento di importanza nell’organizzazione dello spazio orizzontale e della scala umana.”
Urban soup.
Voto: 6emezzo
Giulia Mura
Diego Terna: Il design spiegato a me stesso: designweek 2012
Passo sotto le gambe di una drag-queen nello studio di Portaluppi.
Anche quest’anno è fatta, penso.
E’ finita la settimana del Fuorisalone 2012.
Propendiamo, credo, ad allargare le nostre personali sensazioni a supposte tendenze in atto e così farò anch’io: quello di quest’anno è stato un evento che sta cambiando radicalmente, evolvendo in una situazione indipendente dalle sue aspirazioni native.
Qui il design di oggetti non c’entra più nulla ed è giusto così.
Non è più possibile trasformare la città in un bazar di oggetti più o meno interessanti e riusciti: la quantità, nonostante il mondo in cui viviamo prosegua verso questa idea, non riesce più ad attirare attenzione.
Non può essere altrimenti: il design di oggetti è, oggi sempre più spesso (a parte, naturalmente i pochi, bravi, progettisti), pratica comune di una serie di persone incapaci di formulare un pensiero progettuale che si discosti da un gesto puramente formale, magari raffinato, piacevole, “bello”, ma in generale vuoto di significati.
Casualmente scopro un piccolo schema di Gio Ponti che racconta, con pochi tratti e ancor meno parole, il perchè della forma di un set di posate: il coltello si impugna in maniera tale che se ne usa in special modo la punta e per questo la forma della lama si deforma per ampliare e rinforzare il movimento ergonomico.
Questo, io credo, è il progetto di un oggetto: l’evoluzione di una forma a partire da uno studio ergonomico e funzionale. Non c’è nulla di più che ci permetta di giudicare un buon progetto, o, meglio, possiamo dare un giudizio solo muovendo da questa prima considerazione.
Ancora, casualmente, osservo una scarpa, alla cui progettazione ha partecipato lo studio Arup e capisco il divario tra lo schema semplice di Ponti e l’ambiguo uso di un nome “nobile” nel progetto di una suola da scarpe.
Il design di oggetti, come avviene nel cinema, nella musica, nel calcio, nella politica, cerca di avvantaggiarsi non nella qualità del prodotto, ma nella foga di un nome, di una personalità, indipendentemente dal reale apporto che questo nome può dare nella progettazione. E’ certo che ciò avvenga anche nell’arte e nell’architettura, ma in questi giorni abbiamo assistito all’esibizione di improbabili progettisti di oggetti e alla sottomissione delle riviste specializzate ai rituali nei loro confronti (per esempio, Domus che intervista Lenny Kravitz, con buona pace di Ponti).
Mi è sembrato inutile, allora, girovagare per la città in cerca di un oggetto ben progettato: questa è un’attività per pochi adepti, che riescono a cogliere sottili sfumature nelle gambe di un tavolo, nella piegatura di una lamiera, nella curvatura di una termoformatura. Si tratta di piccoli dettagli, che è necessario sondare giusto perchè nell’insieme forse non esiste una reale innovazione.
Allora la Designweek 2012 ha forse proseguito nell’unica strada che le permetta di sopravvivere: essere un evento sociale nella città.
Durante questa settimana, come esplodendo, si liberano le tensioni di una città incapace di offrire una quotidiana ospitalità nei suoi spazi collettivi, aprendo ai cittadini luoghi in generale arroccati entro le pareti di una manifesta nobiltà e permettendo dunque che avvenga ciò che è vitale in una città: l’incontro fra le persone.
In effetti la settimana del Fuorisalone sta ottenendo ciò che la crisi sembrava voler togliere: la gioia (seppur ansiosa, spesso) di comunicare con altre persone, di rivedersi in luoghi inediti, di approfittare di un’ospitalità inattesa (anche se frenata dal tentativo di essere esclusiva), di vivere dunque, anche se per poche ore, in una grande convivialità, muovendosi per le strade cittadine come se queste fossero realmente pensate per il movimento lento degli uomini, e non solo per le folli corse automobilistiche.
L’evento del Fuorisalone, ormai, non ha alcun legame con la progettazione degli oggetti: è il pretesto per ricordare che le persone vivono concentrate in un territorio altamente antropizzato perchè necessitano di una rete di esseri umani all’intorno, di relazioni possibili e, anzi, favorite, di legami che si intersecano nella scoperta dell’incontro.
Naturalmente, essendo lo spettacolo, nonostante tutto, a Milano, la città pubblica risulta assente: ogni singolo spazio, ogni singolo evento, ogni singola sistemazione urbana (temporanea) è il risultato di un progetto privato, che cerca di costruire, per la breve durata del Fuorisalone, una alternativa cittadina che risulti ospitale: così facendo, però, segue solo i propri interessi, senza badare ad una unitarietà di intenti che potrebbe realmente trasformare in maniera definitiva, anno per anno, la città.
Questo sarebbe compito del pubblico che, pare, non si sia presentato all’appello.
L’evoluzione dell’architettura, i Blog e le Riviste italiane
«“Architectural Review” e “Casabella” sono, dal punto di vista culturale, le riviste più engagées del mondo: le più audaci e, per conseguenza le più esposte; si potrà accettare o rifiutare alcune delle loro posizioni, ma nessuno che le esamini con apertura potrà negare che entrambe contribuiscono validamente con l’apporto di scoperte critiche, di approfondimenti, di proposte a una più valida problematica dell’architettura: rompendo gli schemi del formalismo modernistico». (Editoriali di architettura di Ernesto N. Rogers – Einaudi, Torino 1968, pagg. 127, 128 – Parte seconda, “L’evoluzione dell’architettura” pubblicato su Casabella n.228 nel giugno del 1959).
Forse il problema di molte Riviste di architettura in Italia –oggi– è proprio questo: non rischiano, non sono più audaci. In una parola: non sono coraggiose. E per questo, nella maggior parte dei casi, non riescono a rompere, con nuove scoperte critiche, gli schemi del formalismo modernistico contemporaneo. Questa problematica è sicuramente accentuata dal fatto che –a costo zero (o quasi)– qualsiasi persona di cultura può aprire su internet un Sito o un Blog (facendo quindi concorrenza alle Riviste, già provate dalla crisi dell’Editoria) e creare in questo modo dibattito d’architettura in Rete, svincolato da quel magma caotico di favori, marchette, interessi d’immagine ecc ecc, eventi catastrofici ai quali per forza di cose le Riviste sono, di tanto in tanto, sottoposte e che spesso costituiscono un pesante freno per correre qualche rischio in più e per creare nuovi spunti critici che si distacchino dalla solita solfa dello Star System e dalla carrellata dei “soliti noti”.
Trovo tuttavia di fondamentale importanza che la rottura di questi schemi culturali, con tutto il carico di valide proposte per il futuro, debba arrivare (prima o poi) dalle stesse Riviste d’architettura italiane e non solo dai Blog. Perché il rischio più grande è che si passi da quel magma caotico di favori, marchette, interessi d’immagine di molte Riviste patinate, al deserto della tabula rasa di alcuni Blog d’architettura nei quali tutti sembrano essere scrittori, critici, intellettuali e nei quali tutti vogliono essere, in fin dei conti, professori tra i professori senza avere le necessarie competenze.
E forse proprio per allontanare questo pericolo, oggi, continuiamo a comprare in edicola, in libreria o con abbonamento, molte delle Riviste di architettura ormai in agonia. Perché –in fin dei conti– siamo sicuri di trovare qualche bravo professionista della critica che scrive, tra un commento e l’altro, tra una pagina e l’altra. E forse anche perché –alla fine– siamo ottimisti. E speriamo che –dal prossimo numero di Rivista che compreremo– qualcuno ricomincerà, con serietà e competenza, a rompere gli schemi del formalismo modernistico con l’apporto di nuove e sorprendenti scoperte critiche. E così qualcuno tornerà anche a rischiare, di tanto in tanto, magari chiamando al suo fianco i migliori, i più seri e bravi scrittori, critici, blogger e intellettuali della Rete.
Quinta edizione del Premio internazionale Ischia di architettura, pubblicato il bando del concorso sugli alberghi e spa piu’ belle del mondo
Organizzato dall’associazione PIDA in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Napoli, il PIDA giunge alla V edizione ed amplia il proprio raggio di azione rimuovendo i limiti geografici, presenti nelle scorse edizioni, del concorso sugli alberghi e spa più belle del mondo. Per il primo anno il concorso prevede anche una sezione “Concept” per le opere solo progettate. Il bando è consultabile sul sito www.pida.it. Entro il 29 giugno dovranno pervenire gli elaborati previsti. Dal 16 al 21 luglio le giornate in cui si svolgeranno gli incontri, il workshop e le conferenze. Il programma completo del festival dell’architettura sarà disponibile dal 15 giugno.
Ufficio stampa PIDA:
Giovannangelo De Angelis – 3485113889 – info@pida.it
Marita Francescon – 3393504121 – marita.francescon@hotmail.com
UNPLUGGED
Sono aperte le iscrizioni alla prima edizione del workshop estivo di progettazione “UNPLUGGED”, un progetto di Zeroundicipiù, Associazione Culturale per l’Architettura Contemporanea con sede in Torino: www.zeroundicipiu.it.
Obiettivo: sviluppare un metodo progettuale basato sul riconoscimento ed espressione del valore architettonico dei materiali da costruzione. Ai partecipanti verrà chiesto di affrontare il tema progettuale del “piccolo rifugio urbano” a partire dall’analisi, e attraverso la manipolazione, di una serie di materiali da costruzione a loro disposizione.
Destinatari: studenti, neolaureati e giovani architetti di qualsiasi nazionalità, interessati ad approfondire il rapporto poetico che unisce architettura e materia.
Dettagli
Date: dal 17 al 23 giugno 2012.
Luogo: Hotel Residence Miramonti, p.za Derna 238, Torino.
Tutors: Grainne Hassett, Antonio Ravalli, Simone Sfriso, René van Zuuk, Ignacio Vicens.
Costo: 250 € (solo workshop) o 390 € (workshop e alloggio con trattamento a mezza pensione).
Crediti: la partecipazione al workshop “UNPLUGGED” permette di acquisire 3 crediti CFU.
Termine per l’iscrizione: 13 maggio 2012.
Info
Mail: redazione@zeroundicipiu.it
Città e sviluppo turistico
A Salerno in un convegno organizzato dal Festival delle Culture Giovani si è affrontato il rapporto tra città – nelle forme e nell’organizzazione funzionale che gli attribuisce l’architettura – e il suo sviluppo connesso con il mondo della cultura e dell’economia turistica.
Tema non nuovo che si è molto discusso in questi anni, ma nello specifico è particolare in quanto verifica di processi di riconversione strategica di interi ambiti territoriali, già a vocazione primaria industriale e ora con attività prevalente turistico-culturale. Sono noti i casi di Bilbao e Valencia in Spagna, il Bacino della Rhur in Germania, di Graz, Basilea o Rovereto per non citare Rotterdam, Barcellona e Berlino, che oltre alla funzione direzionale hanno potenziato quella turistico-culturale.
In Italia lo sforzo maggiore di riconversione lo stanno facendo Genova, Torino e, appunto, Salerno le cui amministrazioni hanno fatto scelte coraggiose nella pianificazione delle attrezzature e per l’integrazione delle reti infrastrutturali, per i nuovi musei e gli spazi della cultura (teatri, auditorium, parchi tematici).
Salerno dopo il Piano di Bohigas ha bandito un numero rilevante di concorsi internazionali e cominciato a programmare e costruire i nuovi attrattori: per un verso le strutture per la nautica, quali la Stazione Marittima di Zaha Hadid (in fase avanzata di realizzazione) e la Marina di Arechi di Santiago Calatrava, per altri il recupero di aree dismesse ( Area ex Salid, il progetto di Vulcanica per l’ex Marzotto, Cotonificio di Fratte, l’intervento di Massimiliano Fuxsas per l’ex Fonditori). Molte buone architetture previste (Palazzetto di Tobia Scarpa, lo Zenith di Perrault nella cava dismessa con l’auditorium che potrebbe essere la sede per un festival musicale) e in corso d’opera (tranne ovviamente il Crescent a S.Teresa e Piazza della Concordia di Bofill e la fin troppo monotona cittadella dei Tribunali di Chipperfield).
Contemporaneamente si sta lavorando sulle reti infrastrutturali (Interramento Ferrovia ad opera di Ove Arup, il nodo intermodale alla testa dell’Irno su progetto di Gnosis). Rilevante l’attenzione alla accessibilità alla città il cui gate da ovest è stato ripensato da Massimo Pica Ciamarra. Opere ben documentate da una recente pubblicazione di Maurizio Russo .
Quale è il problema dunque? Il primo rischio è che molti di questi progetti possano rimanere sulla carta, per poca concretezza, ad esempio gli Edifici Mondo della Sejima, che aveva un indiscusso merito: dopo decenni di strenua difesa della inalterabilità totale dei nuclei antichi aveva in discussione l’orientamento ultra conservativo delle amministrazioni territoriali. Inoltre molti complessi monumentali, quali Santa Sofia e vari palazzi storici attendono una destinazione compatibile.
Il secondo rischio è che si possa pensare che il problema si esaurisca nel realizzare i contenitori per le attività culturali, come nel caso recente del MAXXI di Roma, e non in un’azione di programmazione complessiva anche di natura economico-finanziaria e con gestione manageriale del sistema. Infatti la produzione culturale ha le sue regole imprenditoriali e le specifiche procedure di marketing, che devono essere necessariamente più sinergiche con il territorio e altre istituzioni culturali, flessibili e articolate.
Lettere spedite a: l.prestinenza@gmail.com
Luciano Bolzoni: Gimme Shelter?
A proposito dei Pink Floyd e della loro derivazione scenografica, vorrei aggiungere qualcosa sui miei “amati” Rolling Stones.
Chissà cosa avrebbe pensato Keith Richards nel 1965, svegliandosi di notte con in testa le note di Satisfaction, se avesse saputo che nella loro futuro ultimo tour mondiale (2007) a più di quarant’anni dalla dichiarazione di impotenza espressa dalla canzone, avrebbe ancora soddisfatto il suo pubblico, addirittura, ospitandolo nel suo stage, direttamente facendolo salire a bordo nelle due strutture circolari ai lati del luogo dove si rappresenta la musica, da anni sempre la stessa, direttamente lì dove suonano i Rolling Stones di Jagger & Richards, duecento persone, celate in quella struttura con le due torri circolari, un po’ Guggenheim un po’ parcheggio multipiano.
Il tutto made in Mark Fisher, l’architetto delle star senza essere lui stesso un archistar.
La tensione dell’evento verso obiettivi dimensionali delle strutture ambientali ha nei palchi degli Stones qualcosa di patologico: dalle assi del palco dei mitici concerti al Palalido di Milano, del 1967 e 1970, con l’unica scenografia della rappresentazione pomeridiana e serali dell’act, rappresentata dai carabinieri di presidio, appoggiati alle balaustre, annoiati dal concerto, ai progetti di Mark Fisher che, dal 1990 ad oggi, vedono una continua rielaborazione della scenografia urbana, non troppo lontana dalle gelide periferie industriali inglesi, dai quali i nostri provengono; si ricorderà il palco (palco o ambientazione scenografica dello strano film Moulin Rouge?) del tour di Bridge to Babylon, quello che viene trasportato e montato negli stadi, arrivando perfino a lambire le montagne di un villaggio del Tirolo, Imst.
Si trattava del gigantesco palco con l’effige della donna statuaria, che si arrampicava su un capitello, con l’amplificazione camuffata da una messe di torce; la stessa donna immessa più o meno sempre in qualità di Honky tonk woman in tutti i tour: nel 1990 nelle scenografie di Urban Jungle e Steel Wheels una donnona sportivamente abbigliata si gonfiava ai lati dello stage.
Gli Stones sono sempre stati considerati arroganti in due aspetti correlati alla loro immagine; prima di tutto non giustificare mai le proprie mosse in relazione alle proprie (scarne) uscite discografiche e di jet-set, secondo, allestire in occasione dell’uscita della nuova produzione musicale l’ennesimo tour mondiale, supportato in tutti i sensi da una vera architettura scenografica legata al concept musicale del disco.
Tutto ciò a creazione dell’ennesimo luogo irreale che riesca in termini di progetto ed impatto a cancellare la grandiosità dell’allestimento del precedente tour.
In tal senso per gli Stones affidarsi ad un architetto (Fisher) per dare continuità scenografica alla propria idea di spettacolo musicale non rappresenta certo una stranezza ma risulta in linea con tutta l’acuta strategia di marketing del gruppo che non ha mai abbandonato la propria lucidità organizzativa in nome dell’arte.
Ed è proprio per questo che è proprio loro il più efficace quanto scarno palco mai allestito: lo stage a forma di lingua, montato in pochi secondi nell’intervallo del Super Bowl a Detroit nel 2006, dove gli Stones arrivano blindati in un automezzo, suonano pochi minuti e poi tagliano la corda, così come accade al loro palco che letteralmente scompare, restituendo il terreno di gioco agli atleti (http://www.youtube.com/watch?v=MjafUKrjeaE).
Luciano Bolzoni
Istanze di design Fiumara d’Arte
Workshop internazionale per un design contemporaneo Tusa (ME) 1-8 Luglio 2012
La Fondazione Fiumara d’Arte in collaborazione con AIAC e Press/Tfactory, è lieta di presentare, il primo workshop internazionale di design, che si terrà a Tusa presso il museo-albergo Atelier sul mare, nella prima settimana di luglio 2012.
Data: 1 – 8 luglio 2012
Lingua: Italiano /Inglese
Livello: Intermedio /Avanzato Iscrizione al corso: 400 euro
Crediti: 3 ECTS crediti per 50 ore Partner: ISIA di Firenze
A chi è rivolto
Laureati o laureandi delle facoltà di architettura e giovani artisti con inclinazioni per il design.
Tema
Innescare sinergie tra progettualità e approcci culturali diversi e la realtà siciliana di Fiumara d’Arte, ripensare lo spazio e la commistione tra discipline (arte, architettura degli interni, design di oggetti), attraverso la realizzazione di una stanza dell’albergo Atelier sul mare con oggetti di design prodotti ad hoc.
Fiumara d’arte e il design
Dopo 30 anni di collaborazioni con artisti di fama internazionale e svariate ricerche su nuovi modi di abitare, attraverso l’arte contemporanea e la creazione di ambienti unici nelle camere del museo-albergo Atelier sul mare, la Fondazione Fiumara d’arte ha deciso di iniziare un nuovo percorso, ponendosi una nuova mission: esplorare l’opera come processo collettivo e non più come libero sviluppo della creatività individuale. Da qui l’inizio di un nuovo percorso della Fiumara d’arte indirizzato al design contemporaneo.
La finalità del workshop è infatti quella di creare un laboratorio permanente in cui si sperimenta, anche attraverso la mappatura e la stretta collaborazione con le ditte artigiane del territorio, un’ibridazione tra il processo artistico e quello della produzione di un oggetto di uso quotidiano. L’intenzione è dare vita a una scuola capace di sviluppare una pluralità di scritture, che possano rispondere maggiormente al bisogno collettivo di individualizzazione, e che al contempo – attraverso il reciproco scambio tra la sapienza locale artigiana ed il “know how” creativo dell’artista-designer – sia capace di generare cultura e di creare nuove ed inedite risorse ed identità per il territorio.
Organizzazione del workshop
I partecipanti nei sette giorni del workshop svolgeranno sia attività pratiche che teoriche, saranno divisi in gruppi di 7/8 persone, ciascuno dei quali affidato a un tutor di fama internazionale. Le attività pratiche di gruppo saranno svolte durante le 4 ore delle mattina a fianco del tutor nelle botteghe artigiane del territorio; quotidianamente i tutor, alternandosi, svolgeranno le attività teoriche per tutti i partecipanti durante le ore pomeridiane
Il workshop svilupperà le seguenti aree tematiche:
Progetto di design della stanza d’albergo
Ogni gruppo lavorerà al progetto della stanza stabilendo un tema e sviluppando nel dettaglio il disegno degli arredi, della luce e di un bagno impossibile.
Formazione laboratoriale
Ogni gruppo realizzerà un manufatto secondo il tema scelto: una sedia, un tavolo o una lampada, in stretta collaborazione con il tutor e gli artigiani locali
Studio e riflessione teorica
Il workshop dedicherà tre ore al giorno allo studio e alla riflessione teorica. Durante ogni giorno ci saranno due lecture. Saranno tenute dai 7 tutor, dai membri della giuria e dagli altri ospiti.
Giorno 7 luglio i gruppi dovranno consegnare i lavori realizzati: 1. prototipoinscala1/10dellacameracorredatodatavoleesplicative; 2. manufattorealizzato–sedia, tavoloolampada
I lavori realizzati verranno esposti e una giuria di fama internazionale sceglierà il progetto della camera, tra quelli proposti dai gruppi, che dovrà essere realizzato e il manufatto più interessante.
Tutor
Giovanni Levanti (Italia) Mario Trimarchi (Italia) Aldo Bakker – Droog (Olanda) Chris Kabel – Droog (Olanda) Michael Obrist – feld72 (Austria) Vered Zaykovsky (Israele) Wyssem Nochi (Libano)
Scientific coordinator: Fondazione Fiumara d’Arte, Gaia Girgenti
Scientific partner: AIAC
Coordinator from Holland: Maria Elena Fauci
Realizzazione della camera
Il gruppo vincitore realizzerà il progetto della stanza scelto dalla giuria entro il 2012. A tal fine il gruppo dovrà predisporre i disegni esecutivi per eseguire i lavori. La realizzazione della stanza sarà a totale carico della Fondazione Fiumara d’Arte. Inoltre fornirà l’ospitalità per un mese (il tempo necessario stimato per la realizzazione della camera) e due rimborsi spese di 1000 euro alle due persone del gruppo che seguiranno in loco i lavori.
Realizzazione dei manufatti di design
Tutti i manufatti prodotti nell’ambito del workshop saranno esposti in una mostra, e rimarranno di proprietà della fondazione. I vincitori verranno premiati con un attestato di merito e con la promozione e la diffusione dell’opera nelle più importanti riviste del settore. La Fondazione si impegna inoltre a promuovere la divulgazione dell’opera nell’ambito delle attività dalla stessa organizzate.
Iscrizione al workshop
Per iscriversi al workshop inviare una richiesta di partecipazione corredata da un breve curriculum vitae all’indirizzo design@fondazionefiumaradarte.org con oggetto candidatura iscrizione workshop entro il 6 giugno 2012. La Fondazione Fiumara d’Arte valuterà le candidature pervenute ed invierà un mail di conferma con i dati per procedere all’iscrizione.
Servizi e logistica
Per chi fosse interessato la Fondazione Fiumara d’Arte offre una lista di strutture ricettive nel territorio. Si prega di notare che la Fondazione agisce solo come information provider, non si assume alcuna responsabilità – eccetto per l’Atelier sul mare – per eventuali questioni relative alla procedura di prenotazione alloggio o reclami alloggio.
Pernottamento e prima colazione:
Albergo Atelier sul mare in camera tripla: 50,00 € a persona per notte.
B&B (località Tusa e Santo Stefano di Camastra): 30,00 € a persona per notte.
Appartamenti in affitto ammobiliati (max 4 persone): 500,00 € a settimana.
Per i servizi di ristorazione
convenzione con l’albergo Atelier sul mare (pranzo o cena): 20,00 € a persona a pasto.
Per info
Mandare una mail con oggetto richiesta informazioni all’indirizzo
design@fondazionefiumaradarte.org
La Fondazione Fiumara d’Arte, per la sua vocazione filantropica, ha deciso di organizzare il workshop, nella sua prima edizione, finanziando totalmente la realizzazione delle stanze del design e contribuendo ad integrare i costi generali con i propri fondi, in modo da contenere il più possibile il costo di partecipazione.
Link: www.librino.org – www.ateliersulmare.it
Fiumara D’arte è un museo a cielo aperto d’arte contemporanea, voluto ed ideato dall’artista/mecenate siciliano Antonio Presti. Esso occupa il letto di un antico fiume che scorreva tra i monti Nebrodi per 21 Km – oramai secco – che solo in inverno assume carattere torrentizio. L’idea di Fiumara d’Arte nasce da Antonio Presti nel 1982, in seguito alla morte del padre, al quale volle dedicare un monumento alla memoria. Commissiona così la scultura a Pietro Consagra e immagina sin da subito di non farne un semplice fatto privato ma di donare l’opera alla collettività; il progetto muta presto di segno e diventa più ampio, arricchendosi negli anni delle numerose opere d’arte contemporanea che danno vita a questo straordinario parco scultoreo in cui il linguaggio contemporaneo si coniuga all’aspra bellezza dei luoghi. Fiumara d’arte nasce per volontà del suo ideatore su terreni demaniali, come omaggio alla Sicilia contemporanea, ma anche come precisa scelta politica di non voler possedere l’opera (che è per la collettività) ma soltanto l’idea. Una scelta etica/politica di condivisione che però non viene accettata subito dalle istituzioni. Contro le opere della Fiumara vengono infatti avviati 5 procedimenti giudiziari per abusivismo edilizio e occupazione di demanio marittimo, nonostante i numerosi appelli a favore di Presti da parte della stampa e del mondo dell’arte. Un’intricata vicenda processuale che si è chiusa grazie all’impegno costante e alla battaglia ventennale condotta da Presti, riconoscendo ufficialmente e a livello nazionale Fiumara d’arte come patrimonio artistico e storico.
Atelier sul Mare ideato da Antonio Presti, parte integrante del circuito di Fiumara d’Arte, è una realtà unica al mondo, un albergo-museo d’arte contemporanea a pochi metri dalla spiaggia del piccolo borgo di Castel di Tusa (Me). La realizzazione di 25 delle camere dell’Atelier sul mare, è stata affidata ad artisti di fama internazionale che hanno creato degli ambienti unici e stravolto, secondo l’idea di Antonio Presti, la funzione classica di camera d’albergo, permettendo ai fruitori di dormire e abitare all’interno di un’opera d’arte: “E’ solo entrando e abitando la camera che l’opera sarà realizzata; la presenza, l’uso della stanza saranno parte integrante e fondamentale di essa”.
AIAC associazione Italiana di Architettura e critica, è un’associazione fondata nel 2010 e presieduta da Luigi Prestinenza Puglisi con sede a Roma in via Pietro Da Cortona 1, ha carattere culturale e sociale, si dedica alla promozione dell’architettura contemporanea e a diffondere a tutti i livelli l’arte e la scienza inerenti l’architettura, l’urbanistica e il design; organizza o aiuta ad organizzare e a promuovere workshop, corsi, concorsi, mostre, ricerche, pubblicazioni ed eventi. Per la promozione e diffusione delle sue iniziative ha un accordo di collaborazione con il laboratorio presS/Tfactory, e con le riviste web presS/Tletter e presS/Tmagazine.
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