Arrivano le prime immagini del Serpentine Gallery Pavilion numero dodici e non sono rassicuranti. Il trio Herzog, de Meuron e Ai Weiwei, dopo il clamore provocato dallo stadio cinese, il Bird’s nest, optano per una soluzione sottomessa, con poca verve e scarso appeal. Un grande buco circolare rivestito in sughero a ricordare uno scavo archeologico, undici colonne in memoria dei precedenti padiglioni più una a rappresentare quello corrente, una piattaforma sospesa a più di un metro da terra a fare da specchio d’acqua. Elementi apparentemente sconnessi e senza carattere. Ma se c’è un aspetto stimolante nell’operazione Serpentine è sempre stato quello della temporaneità combinata con un livello architettonico altamente qualitativo e una forte dose di libertà. Una rarità nel campo delle strutture temporanee. E per questo un merito, visto che spesso, queste architetture in miniatura, meglio delle sorelle maggiori, sanno raccontare la storia, il processo creativo e la ricerca di chi le ha concepite. Cosa succede, quindi, se si rinuncia a tutto questo preferendo “uno sguardo al passato attraverso i fantasmi delle precedenti strutture”? Succede che si rischia il tonfo o peggio il buco nell’acqua cadendo nell’indifferenza generale. Che senso ha riportare alla luce le tracce dei vecchi padiglioni se la loro ragione di esistere era la temporaneità? A chi interessa quell’accozzaglia di segni, forme e scarti tra l’altro frutto di una ricostruzione arbitraria? Forse, un motivo per cui quelle tracce erano state rimosse c’era, e non andava sottovalutato.












Ciao Zaira,
leggo con interesse il tuo articolo.
Ti domandi:
“Cosa succede, quindi, se si rinuncia a tutto questo preferendo “uno sguardo al passato attraverso i fantasmi delle precedenti strutture”? Succede che si rischia il tonfo…”
Esattamente quello che il nuovo Pavillion vuole denunciare.
La prospettiva che suggerisce lo specchio d’acqua, alter ego dello scavo, è molto chiara a proposito. Ecco perchè trovo la storia interessante.
Un saluto.
Luca Braccini
Ciao Luca,
non sono sicura che il loro intento sia proprio quello di cui parli. Se lo è, mi sembra ambiguo. E sarebbe come ammettere di aver fatto un monumento al fallimento…il che non è proprio il massimo.
la mia sull’argomento…
http://nicodemod.blogspot.it/2012/06/tappi-e-tombe.html