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Il fantasma della Serpentine – di Zaira Magliozzi

Il fantasma della Serpentine – di Zaira Magliozzi

Arrivano le prime immagini del Serpentine Gallery Pavilion numero dodici e non sono rassicuranti. Il trio Herzog, de Meuron e Ai Weiwei, dopo il clamore provocato dallo stadio cinese, il Bird’s nest, optano per una soluzione sottomessa, con poca verve e scarso appeal. Un grande buco circolare rivestito in sughero a ricordare uno scavo archeologico, undici colonne in memoria dei precedenti padiglioni più una a rappresentare quello corrente, una piattaforma sospesa a più di un metro da terra a fare da specchio d’acqua. Elementi apparentemente sconnessi e senza carattere. Ma se c’è un aspetto stimolante nell’operazione Serpentine è sempre stato quello della temporaneità combinata con un livello architettonico altamente qualitativo e una forte dose di libertà. Una rarità nel campo delle strutture temporanee. E per questo un merito, visto che spesso, queste architetture in miniatura, meglio delle sorelle maggiori, sanno raccontare la storia, il processo creativo e la ricerca di chi le ha concepite. Cosa succede, quindi, se si rinuncia a tutto questo preferendo “uno sguardo al passato attraverso i fantasmi delle precedenti strutture”? Succede che si rischia il tonfo o peggio il buco nell’acqua cadendo nell’indifferenza generale. Che senso ha riportare alla luce le tracce dei vecchi padiglioni se la loro ragione di esistere era la temporaneità? A chi interessa quell’accozzaglia di segni, forme e scarti tra l’altro frutto di una ricostruzione arbitraria? Forse, un motivo per cui quelle tracce erano state rimosse c’era, e non andava sottovalutato.

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3 Comments

  1. Luca Braccini 05/06/2012 at 22:43

    Ciao Zaira,

    leggo con interesse il tuo articolo.
    Ti domandi:

    “Cosa succede, quindi, se si rinuncia a tutto questo preferendo “uno sguardo al passato attraverso i fantasmi delle precedenti strutture”? Succede che si rischia il tonfo…”

    Esattamente quello che il nuovo Pavillion vuole denunciare.
    La prospettiva che suggerisce lo specchio d’acqua, alter ego dello scavo, è molto chiara a proposito. Ecco perchè trovo la storia interessante.
    Un saluto.

    Luca Braccini

    • Zaira Magliozzi 06/06/2012 at 11:25

      Ciao Luca,
      non sono sicura che il loro intento sia proprio quello di cui parli. Se lo è, mi sembra ambiguo. E sarebbe come ammettere di aver fatto un monumento al fallimento…il che non è proprio il massimo.

  2. Nico 05/06/2012 at 22:55

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