Si è appena conclusa la quarta edizione di Festarch – Festival Internazionale di Architettura – organizzato da Abitare a Perugia dal 7 al 10 Giugno dal titolo “Le città nella città”.
Voto complessivo: 6 meno
Il festival dà l’opportunità di conoscere più da vicino il lavoro di numerosi personaggi del mondo dell’architettura, tutti riuniti in un fitto programma di incontri e lecture. Ma il paragone con l’edizione del 2011 non regge. Più basso il livello dei personaggi invitati e molto diminuita l’affluenza di pubblico.
Tema: 6 e mezzo
Il tema delle città informali è sempre stimolante ma il rischio è di cadere nel vago e nell’inconcreto. I numerosi studi fatti su favellas e slums, hanno infatti già appurato l’inadeguatezza degli abituali metodi di progettazione. La scelta di continuare a parlarne ha il merito di tenere vivo l’interesse sul tema ma ha
il difetto di non aggiungere ne togliere nulla di nuovo. Inoltre è difficile mantenere la coerenza, molti degli invitati, non essendo esperti in materia, si sono limitati a esporre i propri lavori senza alcun nesso con il Festival.
Mostre: 4
Il luogo è uno dei più suggestivi di tutta Perugia, la Rocca Paolina. Ma le mostre non sono alla sua altezza, non tutte almeno. La maggior parte, a esclusione di “São Paulo Calling”, non ha alcuna attinenza con il tema della manifestazione. L’idea che traspare è di un grande calderone dove hanno trovato spazio molte associazioni locali. Il caso più eclatante è la mostra delle ceramiche Deruta disegnate da Michele De Lucchi. A parte il legame con l’artigianato del luogo e il nome altisonante del designer la scelta appare quantomeno inopportuna.
Andare l’anno prossimo? Si, perché tra le decine di appuntamenti in programma, almeno uno di interessante ci sarà sicuramente. Senza contare che si possono visitare numerosi palazzi e teatri perugini gratuitamente.







Ma perchè siamo così provinciali che abbiamo bisogno dei grossi nomi per parlare di alto “livello” ?Gli inviti di quest’anno erano più giovani, energetici, seri e internazionali delle 4 archistar che attraggono le masse ma ci mostrano delle architetture appartenenti a un mondo (quantomeno economico) che non esiste più. Invece che essere curiosi delle novità siamo forse interessati ad essere rassicurati dai soliti e i soliti contenuti? Quello che a me è piaciuto di festarch è che non si respirava quell’aria di decadenza che si attacca alla pelle ad ogni evento di architettura che accade in Italia (e forse in europa), biennale compresa.