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Bokja – di Camilla Bonuglia

E’ cosi che ama definirsi il duo libanese nascosto dietro il marchio Bokja.

Hoda Baroudi e Maria Hibri, l’una proviene da una carriera finanziaria, l’altra dalla letteratura, entrambe affascinate dall’antiquariato, dal ricamo e del ricco patrimonio tessile dell’Impero Ottomano, aprono a Beirut il loro atelier laboratorio.

 Bokja è una parola turca che descrive un tessuto finemente lavorato creato per coprire la dote della sposa.

 Questa immagine ci da  subito l’idea della cura e della lunga lavorazione che le due designer scelgono di adottare come carattere imprescindibile del marchio.

 

Arredi anni ’50, ’60 e ’70 scovati nei mercatini libanesi vengono imbottiti e riportati a nuovo con il sapiente uso di tecniche tradizionali  e una grande  sensibilità cromatica e stilistica.

Lavorano con gli artigiani locali, reperiscono le materie in loco, andando al cuore della materia per essere sicure che i preziosi strumenti della tradizione siano preservati.


 “…vediamo i nostri mobili  come celebrazione della vita e delle sue infinite risorse… sono un collage di differenti  terre,  periodi storici e momenti della vita delle persone, ogni singolo pezzo rappresenta la complessità umana.”

 

 Amano le antiche stoffe e gli arazzi caratteristici delle terre che circondano la via della seta, ed è lì che vanno a rifornirsi per poi tagliarle, cucirle, martellarle ed abbinarle ad altre per poi tesserle su strutture di mobili moderni, dando vita a pezzi unici. E allora succede che ogni mobile, rivestito di stoffe che in passato sono appartenute a persone diverse, diventa portatore di una storia. E ognuno di loro ha una sorta di “passaporto” che ne descrive la storia, il paese da cui proviene la stoffa, le tradizioni che stanno alla base della tessitura.

 Aprono, nel 2000, uno spazio/fabbrica dove è possibile assistere alle varie fasi della lavorazione seguendo le mani  attente degli artigiani: pittori, falegnami, tappezzieri, ricamatori.

 

Nel 2009 le creazioni Bokja sono state scelte da Li Edelkort, una tra i più importanti trend forecaster al mondo, fondatrice e per 10 anni direttrice dell’Eindhoven School of Design, per essere presenti nella sua retrospettiva all’Institut Néerlandais a Parigi, in occasione della quale ha messo in luce tutto ciò che ritiene abbia maggiormente influenzato le tendenze mondiali nel campo della moda, della fotografia e del design.

Questo è uno di quegli affascinanti casi in cui la tradizione, attraverso l’amore e la cultura estetica, viene amorevolmente portata nel mondo moderno, dove l’uso poetico del colore e dei materiali  adornano le curve armoniose e le linee ordinate di entrambi gli oggetti di design, anonimi e celebri (riconosciamo le sedie di Bertoia, Eames, Thonet,, Lina Bo Bardi).

 

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