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A Parigi, il 6 Giugno ha inaugurato la mostra “Panorama” di Gerhard Richter, uno degli artisti viventi più venduti al mondo. Il Centre Pompidou gli ha dedicato l’intero sesto piano, per la vastità delle opere accumulate in più di 60 anni di attività (141 dipinti, distribuiti in 10 stanze, che partono dai lavori geometrici astratti del 1960 fino alle stampe digitali del 2011).

 Gerhard nasce nel 1932 a Dresda, in Germania.  Abbandonata la scuola all’età di sedici anni, inizia a lavorare nel campo della pubblicità e come pittore di scenografie teatrali per poi riprendere gli studi presso l’Accademia d’Arte di Dresda.
 L’artista è noto per i suoi foto-dipinti e per le sue complesse opere astratte, opera accomunata dalla ricerca del rapporto tra illusione e realtà.  L’opera di Richter, infatti, si confronta con generi o tecniche diverse senza rispettare un’evoluzione cronologica lineare. Il suo stile si basa sull’assenza di certezze o regole, è difficile riconoscerlo attraverso fotografie, quadri ad olio, acquarelli e disegni. Tecniche diverse ma anche temi diversi, spazia dal paesaggio, alla moda, dall’architettura al ritratto.

 L’artista realizza i suoi dipinti partendo da fotografie di luoghi reali, imitando le caratteristiche dell’immagine fotografica e portando al limite le possibilità linguistiche della pittura. Si pone a metà tra astrazione e figurazione tramite una stesura pittorica a macchie o ad ampie pennellate e un inedito punto di vista sopraelevato che si contrappone alla tradizionale prospettiva frontale della pittura da cavalletto. La tecnica della pittura a macchie si può trovare già nel 1957 nei microsites, serie conosciuta sotto il titolo di Elbe , dal nome del fiume che attraversa Dresda. I lavori sono il risultato di una serie di esperimenti che Richter porta avanti, utilizzando l’inchiostro durante la fase di stampa delle fotografie, creando delle tracce nere che variano l’apparenza dell’immagine.

 

Gherard ha dedicato la sua intera carriera artistica alla ricerca di ciò che possiamo definire come l’essenza dell’immagine, là dove essa non é più rappresentazione del reale ma creazione di una realtà a sé stante. Egli, riflettendo sul valore delle immagini all’interno della società contemporanea, cita il repertorio visivo del nostro tempo, come le immagini dei media, ma usa anche fotografie private o motivi di genere, che diventano materiali di partenza per la sua riflessione sulla pittura.

E succede così che davanti ad una sua opera stenti a comprendere se si tratta di pittura o fotografia, perché non è così evidente come lo è per Carson, dove la fotografia (taglio e inquadratura) diventano il soggetto pittorico, in questo caso il soggetto del quadro resta quello che era il soggetto della fotografia stessa; aggiungendo un sottile alone d’irrealtà.

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