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L’artista, classe 1959 nasce ad Edimburgo per poi trasferirsi a Trinidad e poi in Canada, a Montreal. Peter ricorda la sua infanzia nella quale la sua famiglia non ha mai vissuto per più di due anni nello stesso posto.  All’età di 18 anni si trasferisce a Toronto dove si iscrive ad una scuola d’arte, decisione presa per la sua passione per la pop art e per la musica, sperando di poter un giorno disegnare le copertine dei dischi dei suoi idoli.

All’età di vent’anni và in pellegrinaggio in Germania.

Nel ’79 si sposta a Londra e segue un corso di pittura alla Saint Martins School of Art. Negli anni ’90 viaggia in giro per la Francia e dal 2002 vive a Trinidad.

Sfogliando la monografia si passa dalle cime innevate alla giungla, dalle metropoli a sfondi fantastici dal nome impronunciabile come Gasthof Zur Muldentalsperre.

In una tela  si riconosce Hopper (Lapeyrouse Wall), in altre Gaugin, e nella serie inspirata al film Friday 13th, Munch. In altre ancora, uno stile personalissimo che l’artista matura durante gli anni ’90, che sembra appartenere ai ricordi d’infanzia, a quel “periodo canadese”, espresso in paesaggi malinconici, umidi, pieni di laghi e abeti. Sembra che Peter abbia passato molto tempo a capire come, attraverso la materia e il colore, rendere la sensazione d’umidità alle sue tele.

 

Ci sono però dei caratteri sempre presenti nei suoi paesaggi, primo su tutti la contaminazione umana; l’uomo, l’architettura.

Nella serie  Concrete Cabin, per esempio, l’artista resta affascinato dal volume modernista di Le Corbusier, decide di dipingerlo ma proprio come l’aveva scoperto lui stesso, ovvero camminando tra gli alberi nel bosco che lo precede. Le fronde, i cespugli e i tronchi spesso in primo piano rendono lo spettatore partecipe della storia che in quel momento la tela racconta. E così si evidenzia quel contrasto tra natura incolta e architettura disegnata, che trova un perfetto rapporto di proporzioni: vivo-morto,  mosso-fermo, bagnato-asciutto, natura-artificio…

Un altro carattere omnipresente è l’attenzione per i dettagli, in particolare per l’abbigliamento con cui veste i suoi soggetti pittorici, le maschere indossate da Doig e un suo amico in Gasthof, il cappello a cilindro di Metropolitain (House of Picture), la giacca da sci anni ’80 (moon racket) di Blotter; la maschera da pipistrello di Man dressed as bat…

L’artista ha ammesso in un’intervista di dedicare molto tempo alla scelta “dell’abito giusto per il dipinto giusto”… “credo che l’outfit rappesenti uno specifico tempo e momento.”

 

Infatti alcune sue opere nascono come collage: luoghi , figure umane e costumi appartenenti ad un periodo più recente o più lontano, sovrapposti e mescolati tra loro per creare scenari eclettici.

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