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Blog_ di Laura Crognale -TESTO FINALISTA-

Testo inedito.

L’architettura è illegale.
Pensiamo, oggi, di chiedere un permesso a costruire per una casa sulla cascata o per edificare su pali in una laguna o per un restyling di un edificio storico, ecco cosa accade: diniego. La casa sulla cascata di Write, reato ambientale su area tutelata dalla legge galasso e successive modifiche, Venezia città abusiva per costruzione su aree a rischio idrogeologico e pericolo di inquinamento ambientale, Borromini condannato per aver alterato lo stato originario di numerosi beni architettonici. Nel 2012 i più grandi architetti della storia che hanno sognato e costruito meraviglie oggi sarebbero condannati penalmente. Eppure mai come prima si guarda la storia come fonte di verità, modello a cui ispirarsi, ma bisogna comprendere l’evoluzione della storia per poter continuare a fare storia dell’architettura.
Negli ultimi anni sono state generate un’overdose di normative e vincoli per dettare parametri pseudo scientifici a garanzia del territorio, del costruire secondo un “piano sovraordinato” ed ecco il risultato: una città senza architettura. La norma ha distrutto tutti i principi storici alla base della qualità del costruire, lo spazio quotidiano è costretto, intrappolato nei parametri di legge minimi; tutto è al minimo, lo spazio della qualità architettonica è morto! come possiamo fare qualità nei sottotetti abusivi, nei bonus piano casa e similari, partendo dai regolamenti comunali che vietano i tetti verdi, i chiostri interni e le sporgenze. Sembra un discorso banale, poco aulico, ma è il presupposto per capire che quotidianamente non si è più liberi di progettare perché l’architettura è illegale mentre l’edilizia è legale.

Architettura geneticamente modificata.
Contestualmente a questa realtà e in totale dissonanza con essa, oggi si progettano nuovi materiali geneticamente modificati e in un futuro prossimo sarà possibile pensare e progettare materie a proprietà multiple, a trasformazione di fase, a cambiamento di forma, la nuova generazione di materiali intelligenti rivoluzionerà la tecnologia costruttiva fino ad oggi conosciuta. Recentemente sono sorte le prime banche dati materiche per la promozione di nuovi brevetti da Matrec a Material Connexion, la Philips sta progettando nuovi appartamenti per il 2020 costruiti con un “pelle” capace di filtrare luce, recuperare acqua e depurare l’aria, nel Living Tomorrow a Vilvoorde tutte le più grandi multinazionali sperimentano la nuova dimensione di casa intelligente e a Linz nell’Ars elettronica Center si vedono i primi prototipi di superfici sensoriali ad alterazione di forma che interagiscono con il movimento umano. La nanotecnologia è la nuova scienza che altererà l’architettura ma, tutti gli scenari evolutivi e gli sforzi fatti dai laboratori di ricerca, sono privi di essere se la materia non sperimenta la realtà.

Architettura usa e getta.
Oggi la sperimentazione è lasciata solo ai grandi progetti, ai grandi cantieri, ma anche lì qualcosa non funziona. Forse, gran parte di quei cantieri che nascono per grandi eventi, finiscono con il diventare “architetture usa e getta”; anche in questo caso siamo diventati consumisti ed è triste vedere come le architetture testamento dell’ecosostenibilità, studiate e pubblicate per i loro principi innovativi, a solo sei anni dalla loro costruzione vengono abbandonate ed alcune trasformate involucro contenitore di negozi cinesi. Ad Hannover come a Barcellona i tanto acclamati progetti che dovevano sviluppare e riqualificare spaccati urbani consistenti sono diventati luoghi più pericolosi di quelli preesistenti; su youtube impazzano i video amatoriali di giapponesi che fanno chilometri per vedere le grandi architetture, ma ecco cosa appare: transenne e sbarramenti, un sito inaccessibile perchè pezzi di rivestimento di architetture stanno cadendo giù. E allora o pensiamo di fondare un’associazione che salvi l’architettura contemporanea oppure capiamo dov’è il problema, per non continuare a reiterare un sistema malato.

Autoarchitettura.
La vera aberrazione del sistema è sicuramente la dimensione, come l’economia globale sta degenerando e si parla di decrescita, parallelamente, anche l’architettura, deve confrontarsi e rappresentare la nuova realtà sociale. Diversi movimenti sociali stanno fondando scuole permanenti di decrescita, sostenibilità, ecologia; è nata, da tre anni, la conferenza internazionale e la festa della decrescita. Sullo stesso spirito iniziano corsi per autocostruire case in paglia, l’azienda agricola La Boa fa seminari in tutta Italia al costo di solo trentacinque euro per insegnare come fare a costruirsi casa e a Pescomaggiore il Comitato della rinascita nel cratere sismico Aquilano sta realizzando un eco villaggio in paglia costruito da volontari che pagano sette euro al giorno per il vitto e per aiutare la popolazione, il tutto gestito e promosso da un gruppo di giovani architetti BAG.
Autoproduzione è questa la nuova dimensione anche per il design italiano, se sei un giovane designer per vivere e sopravvivere devi autoprodurre e vendere in rete su piattaforme per edizioni limitate o nelle fiere tipo Operae a Torino dove i giovani talenti vendono direttamente le loro creazioni. Il design che era nato per la produzione industriale sta tornando ad essere artigianato di qualità. “L’energia creativa non organizzata” come definisce i nuovi designer Alessandro Mendini hanno perso qual è il contesto del design: esso nasceva per essere prodotto industriale, ma, la decrescita, ha portato il design ad una nuova era che sembra riportare il prodotto post-industriale ad uno stato pre-industriale.
Autoconsumo, autosufficienza, autoproduzione sono i nuovi paradigmi etici per il prossimo sviluppo. Storicamente l’autoconsumo è stato sempre definito “caratteristica dei primi stadi dello sviluppo economico” ora è tornato ad essere il modello a cui tendere; anche in questo caso è nata una fattoria dell’autosufficienza che sostiene ed educa a concetti di permacultura e di agricoltura sinergica e si assiste alla nascita di tanti ecovillaggi che credono che l’autoproduzione alimentare ed energetica dona autonomia economica e di pensiero. L’architettura entro il 2020 dovrà essere energeticamente autosufficiente; gli spazi comuni delle città, le aree condominiali stanno diventando i luoghi di autoproduzione destinati a orti urbani comuni, per questo i tetti verdi, così come le terrazze verdi stanno colonizzando anche i progetti più ambiziosi quali lo skyfarming di New York. Non è questo un fenomeno elitario ma al contrario, come rilevato da uno studio della Garden Writers Association, è una tendenza che investe gli strati meno ricchi della città e che ha portato a raddoppiare il consumo di sementi in un solo anno. Il New York Time ha lanciato “il manifesto degli agricoltori metropolitani” a Brooklyn un campo da giochi nella red Hook Community è stato trasformato in una fattoria urbana da 12 mila metri quadrati dove gli studenti delle scuole superiori si alternano per coltivare ortaggi.
Inevitabilmente, ogni epoca, a trasformato il paesaggio secondo un modello di organizzazione sociale, questi cambiamenti radicali in atto, oltre che appartenere ad una nuova coscienza ambientale, rappresentano una risposta all’instabilità economica che stiamo subendo.
e allora?

Saldi estivi: Architettura a -50%.
“In tempi di crisi nasce così, il progetto Aktiv. L’acquirente mette a disposizione terreno e soldi, poi gli svedesi pensano a tutto il resto” è questo un articolo di aprile del portale www.liberoquotidiano.it che annuncia il modello Ikea arriva sul mercato con un massimo di 80mila euro ad abitazione compreso anche i mobili. Definita da diversi blog una ”manna dal cielo” contro la crisi, lunga sedici metri e larga quattordici arriva tutta pre-assemblata e pronta per l’autocostruzione. Il progetto è stato ideato da Ideabox, una società di architetti con sede a Portland, Oregon. E’ difficile digerire annunci del genere, fino ad oggi, sono stati
tanti i progetti simili ma mai realmente attraenti, il colosso Ikea, con il suo brand, credo sia un modello molto pericoloso. Allora immagino quale sarà il prossimo tessuto urbano o tipologia edilizia di periferia o campagna: una serie di mini abitazioni identiche in tutto il mondo fatte ad un piano in legno in cui, la sola cosa che cambia, è il colore della cucina.

Credo che lo spazio-tempo per l’architettura sia finito. Abbiamo bisogno di una nuova dimensione, spero, in ogni modo, che non ci rimanga, come unica piattaforma per costruire liberamente il nostro pensiero, quella virtuale di Secondlife.

Laura Crognale

DATI PERSONALI:
Nome: Laura
Cognome: Crognale
Data e luogo di nascita: 14/03/1981 – Lanciano (CH)
Professione: Architetto

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