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David Hockney, nasce il 9 luglio 1937 ed è forse il più grande pittore inglese vivente del XX secolo. Filosofo della percezione visiva aperto alle nuove tecnologie, Hockney ha registrato dal 1990 a oggi otto mila paesaggi. E’ ora in mostra al Gugghenaim di Bilbao per poi fare l’ultima tappa a Colonia.

Il tour è iniziato alla Royal Academy di Londra dove l’artista ha criticato l’uso che Hirst fa degli assistenti, e ha fatto stampare sulla locandina la frase: «Tutti questi lavori sono stati fatti dall’artista stesso, in persona». In risposta alla provocazione di Hirst: “Hirst is the First”.

 Si forma al Royal College of Art, dove partecipa alla collettiva Young Contemporaries, insieme a Peter Blake; la mostra annuncia l’arrivo della British Pop Art. Ma David ha sempre rifiutato la definizione di artista pop, si definisce piuttosto un pittore ironico. Tra le maggiori influenze nello stile di David Hockney, c’è Pablo Picasso, il giovane artista andò a vedere una sua mostra otto volte e scoprì con entusiasmo che un pittore può essere versatile e cambiare più volte stile e direzione.

Hockney è un ammiratore della poesia omoerotica di Cavafy e la usò come fonte per numerosi lavori risalenti al periodo di studio (1960). Si tratta di disegni e dipinti ad olio inspirati allo stile di Dubuffet.

 

Pittore, fotografo, designer, ha contribuito al movimento della pop art negli anni ’60 per poi avvicinarsi alla fotografia sperimentando il photo-collage.

Infatti negli anni ’80 le sue opere si trasformano in una serie di polaroid “joiners” , sistemate su una griglia, i cui soggetti spaziano dal paesaggio al ritratto allo still life.

Le sue fotografie sono scattate da diverse prospettive e in tempi differenti, ne risulta un lavoro che ha una certa affinità con il cubismo; che è poi lo scopo della ricerca dell’artista: discutere il modo in cui le visioni umane lavorano.

La creazione dei joiners accade per caso. Hokney si accorge che negli anni ‘60 i fotografi usavano il grand’angolo e lui non amava l’effetto distorto che scaturiva dalle immagini. Mentre lavorava ad un dipinto di un soggiorno con terrazza a Los Angeles, scattò una serie di polaroid spostandosi per non deformare lo spazio;  le unì, senza sapere che sarebbe diventata una composizione.

Nel 1985 viene incaricato di illustrare una serie di pagine per l’edizione francese di Vogue. Ispirandosi al cubismo, scelse di ritrarre Celia Birtwell da differenti punti di vista, come se l’occhio vedesse il suo viso diagonalmente.

Quello che rende Hockney particolarmente interessante è la sua capacità di adattarsi alle tecnologie senza la paura di perdere il suo stile. Lui avanza senza schivare la velocità che il tempo gli impone. 

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