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La Villa di Piero Portaluppi. Dalla famiglia Necchi a Fabrica passando per Tilda Swinton, quasi un secolo di ospiti – di Camilla Bonuglia

Al civico 14 di via Mozart a Milano, dietro il grande cancello che domina la strada, c’è l’incantevole Villa Necchi Campiglio. Costruita negli Anni 30 dal celebre architetto milanese Piero Portaluppi, per il nucleo familiare composto da Angelo Campiglio, sua moglia Gigina e sua cognata Nedda Necchi, che qui vissero per molti anni prima di donare la villa al FAI. Abituati a ospitare amici, i proprietari volevano che la casa continuasse a essere viva e frequentata, con le porte sempre aperte.

La Villa razionalista è stata occupata dai tedeschi durante la guerra e in seguito ristrutturata da Tomaso Buzzi, che conferirà alle sale un aspetto più classico, perché i proprietari volevano dimenticare, tra drappeggi e decori barocchi, i tempi difficili appena trascorsi.

Il mondo dei Necchi è quello dell’alta borghesia industriale lombarda, classe agiata ma anche tenace lavoratrice al passo con i tempi, il boom dell’azienda avviene nel 1932, quando venne messa a punto la prima macchina da cucire per famiglia con cucitura “zig-zag”, la “Bu”, che permetteva di eseguire senza accessori migliaia di motivi ornamentali e di punti diversi, di rammendare di attaccare bottoni e di fare asole. La Necchi divenne la macchina da cucire più imitata e ricercata in tutto il mondo. Dopo il successo del modello Bu, nasce la Supernova e Supernova Automatic, poi uscì Mirella, un capolavoro di funzionalità e di estetica, vincitrice del ” Compasso D’oro ” e gran premio della XI Triennale di Milano.

Quello con la Triennale è un legame che è stato omaggiato, durante lo scorso Salone 2012, dai ragazzi di Fabrica, con la collaborazione di importanti aziende italiane, da Moroso a Richard Ginori, che hanno realizzato 25 oggetti che raccontano l’anima più autentica del luogo e li hanno poi inseriti tra i divani settecenteschi, le consolle di mogano, i letti a baldacchino, le specchiere da toeletta, le credenze piene di antiche porcellane… In particolare per la guardarobiera, l’unica ad avere un bagno senza specchiera e spazzole, hanno progettato un set da toletta tutto per sé. Per il Dottor Campiglio una sedia portatile, da abbinare alla sua scrivania da viaggio. Per i coniugi un profumo personalizzato con le fragranze preferite. E poi cappellini, foulard, borse da caccia, per soddisfare i gusti esigenti delle sorelle, molto attente alla moda.

Nel 2010 la Villa fa da scenario e da protagonista del film “Io sono l’amore” di Guadagnino, dove Tilda Swinton, algida padrona di casa costretta in abiti borghesi e in un matrimonio di apparenza, sarà premiata per la sensibile interpretazione.

La Villa, così bella ed altera, sembra congelare qualsiasi movimento del cuore, quando improvvisamente entra colui che “è l’amore”, colui che porta con se il principio di natura. Solo la padrona di casa e suo figlio sembrano accorgersene e rispondere a questo richiamo, spostandosi emotivamente e fisicamente da Milano e così dalla Villa.

4 Comments

  1. Elsa Campolucci 09/10/2012 at 22:23

    Ho avuto occasione di visitare la Villa a maggio, uno spazio magico e un’occasione per conoscere il cuore di Milano.

  2. Ferruccio Luppi 10/10/2012 at 13:09

    razionalista???

  3. Anna Pistocchi 25/03/2013 at 10:02

    Articolo di una superficialità imbarazzante. Per altro, per definire razionalista Villa Necchi ce ne vuole. Saluti.

    • sergio de santis 21/11/2013 at 11:58

      si … in effetti sembrerebbe abbastanza difficile poterla definire una villa razionalista anche se in fondo il razionalismo, o anche funzionalismo, non consiste esclusivamente in una semplice questione di linguaggio architettonico … sarebbe pertanto interessante valutare se la villa nel suo impianto planimetrico offra spunti di composizione che siano in qualche modo riconducibile agli “argomenti” del razionalismo … non la conosco … ma non posso a priori escludere che non sia un edificio che già risenta seppur in parte di influenze funzionaliste … per quanto riguarda il fatto che l’articolo sia di una superficialità addirittura “imbarazzante” … beh … dacci la tua versione dei fatti … facci leggere questo trattato su questa Villa Necchi … siamo bramosi di cultura in questo paese che arranca …

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