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L’Olandese Volante – di Luca Maria Francesco Fabris

L’Olandese Volante – di Luca Maria Francesco Fabris

È stato da poco riaperto ad Amsterdam lo Stedelijk Museum. Il museo cittadino, specializzato in arte moderna e contemporanea con opere a partire dal 1870, si rinnova dopo un restauro durato quattro anni di progettazione e cinque anni di lavori: tra una cosa e l’altra più di dieci anni per un cantiere che ha interessato una parte nevralgica della capitale olandese, il quartiere dei musei, dove si raccoglie la marea di turisti che giungono qui per conoscere tutto il mondo artistico nato e sviluppatosi nel Paese dei tulipani. L’edificio originale dello Stedelijk Museum data 1895 ed è stato progettato dall’allora “architetto della città” Adriaan Willem Weissman secondo i dettami dell’architettura storicista, non discostandosi di molto dalla matrice del quasi coevo Rijksmuseum (1885), aggiungendo però una nuova attenzione al rapporto tra spazi espositivi e luce naturale. Questa innovazione è stata sottolineata nel primo grande cambiamento avvenuto nell’organizzazione del museo, quando Willem Sandberg, grafico e direttore del museo dal 1945 al 1963, decise di togliere le tappezzerie per dare vita ad un continuum bianco capace di fare da sfondo perfetto all’arte in tutte le sue sfumature. Ora, il nuovo progetto di Mels Crouwel (Benthem Crouwel Architects) riprende il gioco delle stanze ottocentesche, lasciate tutte bianche, ribaltando il percorso espositivo con l’addizione di un nuovo corpo (quasi 9.500 mq) che fa dell’a-mimetismo un vessillo. Fluttuante sopra il Museumsplein, il grande corpo bianco, sospeso su una palizzata di vetro, è un vero e proprio vascello, non solo per la forma, ma anche per la tecnica con cui è stato realizzato, mutuata dall’industria nautica. Lo scafo volante, di per sé una struttura d’acciaio che contiene anche la nuova sala espositiva da 1.000 mq e sulla cui coperta trovano posto gli uffici amministrativi, è stato rivestito completamente con pannelli polimerici compositi saldati fra loro in perfetta soluzione di continuità. Un materiale e una tecnologia inventata in Olanda (dalla Azko), finora mai usata in modo così ampio in architettura, e ora commercializzata dalla giapponese Teijin. È vero, i costi per il nuovo Stedelijk sono stati enormi (127 milioni di euro) e i tempi epici, ma Amsterdam dimostra (con due grandi musei aperti in un anno, l’atro è l’EYE Film Museum) come si possa sperare che puntare sulla cultura ripaghi. Ancora.

 

Foto ©John Lewis Marshall

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