presS/Tletter
 

Se anche gli Emirati Arabi falliscono – di Zaira Magliozzi

L’ultima isola delle meraviglie architettoniche, Saadiyat Island a 500 metri dalla costa di Abu Dhabi, è nuovamente al centro dell’attenzione mondiale. Il grande sogno di trasformare questo pezzo di 27 chilometri quadrati di terra in una delle più importanti mete culturali del globo stava per svanire. Doveva essere tutto pronto nel biennio 2013-2014 ma, esattamente un anno fa il TDIC – Tourism Development and Investment Company – developer dell’iniziativa, aveva annunciato l’impossibilità di rispettare i tempi per tre delle principali architetture che avrebbero caratterizzato l’area: il Louvre Abu Dhabi di Jean Nouvel, lo Zayed National Museum di Norman Foster e il Guggenheim Abu Dhabi di Frank Gehry. La causa, non confermata dal TDIC, era stata imputata da alcuni analisti alle incertezze sul mercato immobiliare di Abu Dhabi dopo il crollo degli affitti che aveva colpito gli Emirati nel 2011. Il rallentamento dell’economia in quella parte del mondo era stato evidente agli occhi di tutti a seguito della cosiddetta primavera araba e dopo lo smisurato boom economico-immobiliare dei primi anni zero. Ma oggi, con la ripresa dell’attività nel grande progetto dell’isola, quella di un anno fa potrebbe sembrare solo una flessione fisiologica. A supportare questa tesi, l’annuncio, da parte della TDIC, delle nuove date di apertura dei tre musei portabandiera di Saadiyat Island: nel 2015 sarà pronto il Louvre Abu Dhabi, successivamente lo Zayed National Museum e nel 2017 il Guggenheim Abu Dhabi.
Se queste promesse non venissero mantenute l’immagine florida e opulenta che tutti abbiamo degli Emirati Arabi verrebbe definitivamente deteriorata. Ma a venire meno è anche la credibilità di un sistema messo in piedi dal nulla dai più ricchi sceicchi del mondo. Così, per mantenere viva l’attenzione mediatica e rilanciare il progetto, Jean Nouvel, Norman Foster e Frank Gehry sono stati invitati alla Abu Dhabi Art Fair (dal 7 al 10 novembre) a prendere parte a un incontro pubblico sul ruolo dell’architettura nella società di oggi. Un segno di forza o il disperato tentativo di calmare le insistenti voci che annunciano imminente il collasso?

 

Leave A Response