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13a Biennale di Venezia versus 5th IABR: 0 a 1 – di Federica Russo

The Guardian l’ha definita “la più grande festa e vetrina dell’architettura al mondo”, sicuramente non a torto, ma ora che i festeggiamenti sono conclusi e la vetrina è stata chiusa con il grande Finissage del 24 Novembre, per la 13a Biennale di Venezia è ora di tirare le somme.

I presupposti quest’anno erano buoni. Un bel tema: “Common Ground”, che si proponeva di trovare una base condivisa tra i progettisti che fosse piattaforma di partenza per il dialogo e il confronto. Un metodo di selezione originale: in  cui Chipperfield sceglieva solo una parte dei partecipanti che a sua volta doveva intessere una rete di relazioni che coinvolgesse il resto. Numeri che di anno in anno non deludono mai: 69 i progetti realizzati, 119 partecipanti, 55 partecipazioni nazionali.
E allora cosa è andato storto?
Chi ci è andato colmo di speranza ha trovato anche quest’anno poco di nuovo, molti nomi noti, un po’ di confusione di intenti condita dalle solite luci ed effetti speciali che ormai non stupiscono più. Insomma un eccellente negozio con poco dentro. Quest’anno una parte del problema può essere imputata alla eccessiva libertà del tema che ha lasciato tutti andare a briglia sciolta per diverse direzioni con il risultato di un percorso espositivo senza una linea guida. Ma la mancanza di ricerca, di rivelazione o per lo meno di curiosità, che ogni anno ci aspetteremmo da un così grande evento culturale, sta iniziando a diventare un must delle Biennali veneziane, forse un pò per il peso degli anni, un pò per la tempistica italiana che vanta incarichi curatoriali sempre più dell’ultimo minuto, un po’ per un metodo organizzativo che varrebbe la pena di reinventare.
Come? Diamo un occhio ai nostri colleghi olandesi.
Da Aprile ad Agosto a Rotterdam  si è svolta la 5th IABR e per chi è potuto esserci è stata una bella sorpresa.
Chi sta pensando che la Biennale olandese sia anch’essa una vetrina si sbaglia. Se lo fosse sarebbe comunque una vetrina molto stretta. Gli spazi del NAI, per quanto belli, non hanno niente a che vedere con quelli della città lagunare, ma il contenuto, partendo dalla Main exhibition alle altre, era fitto e ricco di spunti interessanti.
“Making city”, questo Il topic, è stata realmente un contenitore di esperienze. “L’80% del genere umano vivrà nelle città dove più del 90% della nostra ricchezza è generato. E tutto questo copre il 3% della superficie terrestre.” No city no future. Questo il punto di partenza,”how” la domanda, “making city” la risposta. La Biennale,questa volta nel vero senso del termine, non è stata la mostra di quest’anno, ma due anni di ricerca durante i quali sono stati definiti tre test site: Rotterdam, Istanbul e San Paolo, in cui gruppi di progettisti si sono confrontati con queste particolari realtà e hanno proposto soluzioni urbane concrete. La proposta di ZUS per Rotterdam del Luchtsingel è stata addirittura realizzata con la partecipazione, fundraising, dei cittadini dell’area interessata. 35 città da tutto il mondo hanno aderito alla ricerca proponendo nuovi modelli per i centri urbani del futuro e creando in differenti località workshop, lectures e masterclass. I risultati più interessanti sono andati in mostra al NAI, 20 casi studio, e in altri tre contesti: “Smart Cities – Parallel Cases 2”, “I/We/You Make Rotterdam” e “Design as Politics”, oltre che nelle due città coinvolte, San Paolo e Istanbul, che ha chiuso questa Biennale diffusa con l’ultima mostra il 10 di Ottobre. Tra Aprile e Agosto si sono svolti gli archi-bike tour a Rotterdam, aperti a tutti i cittadini, due settimane di programmi TV, radio e internet, e numerose lectures al NAI.
La “piattaforma di partenza per il dialogo, il dibattito, l’opinione” di cui ha parlato Chipperfield nel suo comunicato stampa qui ha avuto veramente luogo.
Il metodo ha fatto la differenza, due anni di lavoro di squadra di ben 10 curatori e 100 progettisti e la volontà di non puntare tutto sulla mostra in quanto evento, ma di far si che la stessa sia il risultato di un processo pratico, partecipato, in cui ci si sporca le mani cercando di capirci qualcosa.
Naturalmente dallo scorso Giugno si sa già che Dirk Sijmons di H+N+S Landschapsarchitecten sarà il curatore della 6th IABR “URBAN by NATURE” a cui si inizia a lavorare fin da ora.
L’efficienza olandese non si smentisce mai e nella speranza di una rivincita veneziana possiamo già prenotare i biglietti aerei per i Paesi Bassi per il 2014, non credo rimarremo delusi.

 

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