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6.2.1 Contro l’interpretazione

Parte 6: 1956-70,  Capitolo 2: Poetiche della contestazione 1966-1970

2.1 Contro l’interpretazione

1966. Susan Sontag, scrittrice, femminista  e critico d’ arte, pubblica una raccolta di saggi, il più importante  dei quali, Against Interpretation  (Contro l’interpretazione), dà il titolo al libro. 

Against Interpretation  è un attacco alle  scuole di pensiero strutturaliste  che dalla fine degli anni Cinquanta, si sono poste ossessivamente il problema  della interpretazione. E per fare ciò non hanno esitato a interrogare la linguistica, la semiologia, l’antropologia con studi  non privi di fascino e di interesse. Ma il problema,afferma la Sontag, non è mettere a punto nuovi strumenti ermeneutici che permettano una più corretta esegesi dei testi poetici o una più approfondita conoscenza – in chiave psicanalitica o sociologica o marxista- delle motivazioni che fondano l’opera d’arte. Il valore  dell’opera risiede, infatti, in ciò che  è ininterpretabile, intraducibile. E continua: in un quadro astratto non vi è alcun contenuto o è così flebile che non vale la pena correrci dietro. In un’opera Pop il contenuto è così esplicito che alla fine scompare per  eccesso di visualizzazione. Inutile quindi accanirsi su un testo quasi fosse un enigma, né cercare in un’opera la massima quantità possibile di informazione, spremendone quanti più dati possibili. E’  nella trasparenza che ” è oggi il più alto, il più liberatorio valore nell’ arte e nella critica.” E conclude: ” al posto di una ermeneutica, noi abbiamo bisogno di un’erotica dell’arte”.

Con la conseguenza che non solo riacquistano dignità  generi ancora considerati  come minori quali il cinema d’evasione e la fantascienza, ma soprattutto diventano preminenti tutte quelle forme d’arte dove centrale é il problema del rapporto tra gli oggetti, il corpo, lo spazio.  Per esempio gli happenings eccessivi, dissacratanti, di Kaprow, Red Grooms, Jim Dine, Claes Oldemburg.

Le tesi della Sontag riassumono brillantemente tre filoni di pensiero.

Il primo è rappresentato da una schiera nutrita di critici che, insoddisfatti dalle letture contenutistiche delle opere d’arte, si sono focalizzati sulla forma dell’opera  indipendentemente da qualsiasi contenuto da essa veicolato. Dai formalisti russi agli italiani Cesare Brandi e Sergio Bettini. Sino al  semiologo Roland Barthes che finalizza le sue ricerche, per quanto sofisticate, al puro piacere del testo.

Il secondo filone è rappresentato da studiosi che hanno orientato la propria ricerca  sugli stretti legami che esistono tra arte e erotismo, intese entrambi come facoltà intercomunicanti attraverso le quali, per mezzo del valore liberatorio del piacere, si manifesta il rimosso, che è il nostro sentire più autentico.  Da Georges BatailleJacques Lacan, da Wilhelm Reich a Erich Fromm.

Il terzo filone di ricerca è impegnato nella critica della società dei consumi , intendendo questa non come una degenerazione di una società fondata sulla razionalità e la scientificità, ma , proprio, come la sua più perfetta realizzazione. Da qui una sfiducia assoluta per i miti della efficienza e del tecnicismo e il bisogno di controbilanciare alla sorda e avalutativa positività del ragionamento scientifico il valore concreto dell’arte che sola, con il suo potere dialettico spiazzante e dirompente, è in grado di negare ciò che minaccia di negare la libertà.  A questo gruppo appartengono gli studiosi della scuola di Francoforte e , in particolare, Herbert Marcuse il cui celebberrimo libro  L’uomo a una dimensione (1964) ebbe un notevolissimo successo tra gli studenti americani, durante gli anni della contestazione.

 

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