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Ombre e luci del Padiglione Italia all’Expo 2015 – di Zaira Magliozzi

Quando il 20 novembre è stato presentato il concept che avrebbe animato il Padiglione Italia all’Expo 2015 molti addetti ai lavori hanno storto il naso. A essere scelto come ideatore non è un personaggio del mondo dell’architettura. Marco Balich è infatti uno dei direttori creativi di eventi più conosciuti all’estero. Oltre che presidente della Filmmaster Events. E di certo non lo si può considerare l’ultimo arrivato se ha curato, tra l’altro, le cerimonie olimpiche di Torino 2006 e Londra 2012.
Tempo dieci giorni e, sul concept di Balich, viene lanciato il concorso per la progettazione del Padiglione Italia con un bando a procedura aperta. In prima battuta, passato lo spauracchio del solito incarico diretto, il consenso è unanime. Finalmente un concorso aperto a tutti dove far emergere la qualità e la creatività che i progettisti hanno da offrire.
I numeri sono importanti: 40 milioni di euro il costo massimo complessivo dei lavori e oltre 276 mila euro lordi al primo classificato da considerarsi come anticipo, pari al 60% dell’importo per la progettazione preliminare. Termine per la consegna 20 febbraio 2013.
Passano poche ore e, soprattutto sui social network, si iniziano a leggere i primi commenti negativi per le non poche limitazioni del bando. A una più attenta lettura sono almeno un paio i punti che non convincono.
Prima constatazione: l’elevato fatturato considerato requisito economico fondamentale. Il concorrente deve dimostrare di possedere un fatturato di almeno 4.949.876,68 euro, espletati negli ultimi cinque esercizi antecedenti il bando. Il motivo è “in relazione alla particolare rilevanza, sotto il profilo architettonico e ingegneristico, dell’intervento da realizzare”. Come a dire, solo chi ha un fatturato di questa portata può essere all’altezza di un incarico di tale consistenza e assicurare un buon prodotto. In questo modo a partecipare potranno essere solo le grandi firme. O, se si è un piccolo o medio studio, bisogna cercarsi un partner più forte economicamente come una società di ingegneria. Con l’inevitabile spostamento dell’attenzione dalla qualità dell’architettura alla quantità del fatturato.
Seconda nota: l’obbligo del giovane. Per compensare l’alto livello del fatturato imposto, il bando richiede che “almeno uno dei firmatari della proposta progettuale deve essere abilitato da meno di 5 anni”. Credendo di favorire la partecipazione delle nuove generazioni in realtà se ne sottolinea il ruolo di minoranza e subordinazione. Quante sono le grandi società che permettono a un giovane professionista di ricoprire un ruolo da protagonista nella progettazione? E quante invece useranno l’ultimo degli stagisti per dimostrare di avere le credenziali per poi, in caso di vittoria, relegare lo stesso stagista a una funzione puramente accessoria?

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