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Intervista a Benedetta Bruzziches: raccontare la vita attraverso le borse – di Federica Marchetti

 

Benedetta Bruzziches

Benedetta Bruzziches

 

Benedetta Bruzziches (link al sito), 28 anni, è una designer di borse.  Nel giro di tre anni è riuscita a rendere famoso il suo marchio attraverso impegno, creatività e simpatia. Cerchiamo di conoscerla meglio attraverso alcune domande.

 

Benedetta, cosa significa per te la moda?

La moda rappresenta una potente forma di comunicazione. Ciò che indossiamo riflette la nostra personalità e la trasmette a chi abbiamo di fronte. Personalmente ho  sempre scelto di portare abiti e accessori che interpretassero  il mio modo di essere, senza preoccuparmi dei pregiudizi. Quando frequentavo la scuola di moda a Roma, facevo esperimenti creativi per mostrare l’impatto della moda sulla società. Mi mettevo a pulire i vetri delle macchine ai semafori in abito da sera. Volevo cogliere l’effetto che una situazione paradossale di questo tipo ha sulle persone. Nella nostra cultura, l’immagine che diamo di noi attraverso un vestito ha un ruolo fondamentale per comprendere gli altri.

 

 Come  interpreti questa convinzione nelle tue creazioni?

 Le mie borse sono ideate e realizzate attraverso un’ unione originale di tecniche e materiali: io le chiamo ‘i miei talismani’ perché sono eccezionali e preziose. Queste caratteristiche permettono alle donne di esprimere la loro unicità, di trasmetterla a chi le osserva. Alcune mie creazioni sono pura  comunicazione. Per esempio, la mia borsa lavagna. Potendo scriverci e cancellare messaggi è un mezzo diretto per dire chi sei a tutti mentre la indossi. Nei miei viaggi in Sud America ho conosciuto molte persone proprio grazie a lei.

 

In  un periodo in cui tutte le imprese delocalizzano la produzione hai deciso di aprire la tua attività in una città italiana di provincia. Raccontaci perché.

 Inizialmente ho fatto diverse esperienze all’estero, tra cui una in India. Proprio in quest’ultima occasione ho perso 15.000 euro di capitale. Nonostante ciò, non mi sono scoraggiata e ho deciso di ripartire dal mio paese di origine: Caprarola. Ho voluto puntare sulle artigianalità perdute della mia zona, così ho aperto il mio laboratorio a Viterbo. Attualmente non si tratta solo di creare borse. Attraverso la mia attività ho rigenerato un circuito economico che ormai non aveva più sbocchi nel mercato attuale. Le mie borse possono davvero cambiare la realtà che ci circonda.

 

L’originale combinazione di tecniche e materiali nonché la ricerca di artigianalità locali mostrano un’alta attenzione per il fattore qualità. Pensi che le tue borse siano cercate per questo?

Penso che sia un elemento importante, ma non il solo. Le persone le comprano perché non vogliono un semplice oggetto di lusso, un accessorio alla moda. Le mie borse rappresentano qualcosa di più significativo perché si ispirano ai miei viaggi e alle mie impressioni sul mondo: raccontano storie. Penso che attualmente le donne vogliano portare e indossare degli oggetti frutto di un lavoro più profondo e ricercato.

 

Questo ultimo anno è stato pieno di successi. Che progetti hai per il futuro?

Continuare ad impegnarmi e realizzare creazioni sempre più originali. Ho iniziato per caso, non avendo mai  ideato una borsa prima e sono finita su Vogue a Novembre. Ormai ho la certezza che volere è potere.

 

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