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Villa Welpeloo:oltre la reused house-di Federica Russo

Villa Welpeloo:oltre la reused house-di Federica Russo

Villa Welpeloo e’ una piccola villa realizzata dai 2012Architecten nella zona Est dell’Olanda per una coppia di collezionisti, che cela dietro una chiara pulizia formale un piccolo segreto.
L’intervento, già architettonicamente interessante, ha il suo punto di forza nel concetto alla base della filosofia su cui si fonda 2012Architecten: il Superuse.
Il  significato di Superuse è diverso da quello di recycling, produrre nuovi materiali riciclandone vecchi, e consiste nel riutilizzare elementi originari così come sono, donando ad essi nuova vita e funzione, reinventandone  l’essenza. E’ molto importante per l’intero processo l’impatto ambientale in quantità di energia che viene utilizzata. In questo lo studio attua due strategie:  la prima e’ l'”harvest map”, una vera e propria mappatura del territorio che permette per ogni progetto di avere i materiali disponibili a non più di 15 km di distanza e ridurre quindi le emissioni di  CO2  per il trasporto al minimo e la seconda consiste nell’ottimizzare il processo progettuale in funzione dei materiali da utilizzare.
Questo non vuol dire necessariamente, come molti sostengono, rinunciare all’architettura anzi, è un metodo che permette di percorrere nuove strade progettuali in cui lo studio si confronta in ogni progetto con limitazioni diverse basate su una forte scelta sostenibile e questo permette di puntare su nuovi sviluppi tecnologici e sull’innovazione.
La villa Welpeloo lo dimostra: ben il 60% dei materiali utilizzati nella costruzione sono di seconda mano e anche per occhi esperti è veramente difficile rendersene conto.
L’intera facciata è costituita da listelli di legno provenienti da 1000 bobine per cavi in disuso, recuperate da TKF, una vicina fabbrica che produce cavi. Queste bobine, danneggiate per il loro originale scopo sono costituite da listelli di legno di una dimensione standard e  facilmente riutilizzabili in un edificio. L’effetto formale è chiaramente architettonico perché lo scopo dello studio olandese è trasformare l’elemento non solo nella sua funzione,  ma anche nel suo aspetto difficilmente riconducibile all’originale. Scavando all’interno dell’edificio anche l’intera struttura in acciaio è riusata: proviene da una macchina tessile dismessa di una vicina industria. In questo territorio il settore tessile è molto diffuso ed è stato semplice trovare l’acciaio a una distanza accettabile.
Anche gli spazi interni della residenza,  che ruotano intorno al nocciolo espositivo da cui si diramano i diversi volumi funzionali,celano una buona componente di riuso: negli arredamenti, nell’illuminazione, i cui dispositivi sono costituiti da telai di ombrelli poi andati distrutti e raccolti per l’occasione, e addirittura nel montacarichi per le opere, utilizzato prima nella costruzione dell’edificio e poi integrato in esso.  
L’impatto ambientale dell’intero intervento è notevolmente ridotto: i rivestimenti producono in tutto il loro ciclo di vita, compresa la manutenzione e il trasporto il 5%  in meno della quantità di CO2  rispetto a una costruzione tradizionale e la struttura in acciaio il 12% in meno. Inoltre la villa è stata progettata pensando anche al suo proprio riuso: tutti i componenti in acciaio sono stati bullonati e non saldati e il tamponamento non è permanente.
Guardando il risultato finale Villa Welpeloo non appare affatto come una re-used house ed e’ questo il punto su cui riflettere: il concetto di Superuse si integra perfettamente con l’architettura definendo una nuova estetica. Un piccolo progetto ma ben fatto, da considerare un tassello nell’ampio dibattito sul futuro della progettazione secondo criteri sostenibili.

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