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Le PAGELLE di presS/Tletter: Energy al Maxxi – di Zaira Magliozzi

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 Inaugurata il 21 Marzo al Maxxi di Roma “Energy. Architettura e reti del petrolio e del post-petrolio”, la mostra, a cura di Pippo Ciorra, indaga il rapporto tra energia, architettura e paesaggio. Tre le sezioni interpretate in chiave temporale.

 

Storie, a cura di Margherita Guccione ed Esmeralda Valente, mette in luce il rapporto architettura-energia del secondo dopoguerra italiano mostrando circa 80 disegni e progetti storici di Autogrill – sponsor della mostra – e stazioni di servizio quasi tutti dell’Agip, oggi Eni – main sponsor di Energy.
Voto: 4
E’ la sezione meno leggibile e interessante, legata quasi esclusivamente all’esperienza italiana. Gli esempi, tranne qualche raro caso, non sono capolavori dell’architettura e sembrano inseriti più per convenienza che per ragioni curatoriali. E’ la zavorra dell’intera mostra che non le permette di spiccare il volo oltre i confini italiani.

– Fotogrammi, a cura di Francesca Fabiani, è la parte di mostra dedicata alla fotografia di Paolo Pellegrin, Alessandro Cimmino e Paola Di Bello in cui si inquadra il paesaggio italiano contemporaneo legato al petrolio.
Voto: 6
Interessante l’intersezione con la fotografia che spesso, meglio di qualsiasi parola, riesce a cogliere l’essenza dell’architettura. Peccato che questa sezione sia relegata a un piccolo antro alla fine del percorso espositivo, quasi fosse un elemento distaccato non integrato nel filo logico della mostra.

– Visioni, a cura di Pippo Ciorra, è il cuore di Energy, la parte che, per dimensioni e intenzioni merita più attenzione per capire l’operazione culturale presentata. A 7 studi internazionali di architettura è stato chiesto di immaginare la stazione di servizio del terzo millennio. Diverse e a tratti interessanti le risposte, soprattutto perché in pochi si sono attenuti al compito assegnato, decidendo di andare ben oltre. Tra queste degne di nota sono “Highway! Cultivating Energy 2050” dello studio italiano Modus e “Energy forest” del giapponese Sou Fujimoto architects. Il primo, azzardato e provocatorio, interviene sugli oltre 6.600 km di autostrada italiana per raddoppiarli e renderli produttori e distributori essi stessi di energia: un parco elettrico diffuso su tutto il territorio. Il secondo propone un sistema energetico ispirato alla foresta, reinterpretata in chiave contemporanea secondo lo stile sobrio e leggero di Sou Fujimoto, in cui le diverse parti riescono a convivere in equilibrio.
Voto: 6-
Nel suo fallimento la sua vittoria. Chiedere a un architetto di materializzare con un opera site specific la propria visione della stazione di servizio del futuro ha da un lato il merito di superare l’annosa questione tra il progetto e la sua rappresentazione. Ma dall’altro risulta riduttivo. Soprattutto se l’argomento, come quello energetico, non lo si può confinare a questioni formali e puntuali. Il risultato dei progetti esposti racconta proprio questo: l’impossibilità di pensare un unico oggetto se non inserito in un sistema di relazioni più vasto. Per questo le proposte sembrano scollegate dal tema, appena accennate da installazioni che non sempre riescono a raccontarne sfaccettature e applicazioni. Ognuna sarebbe meritevole di un approfondimento specifico, invece di una toccata e fuga.

Voto complessivo: 5
Le tre parti che compongono la mostra sembrano slegate tra loro, per criteri e costituzione. L’intera operazione ha inoltre un grande neo per essere portabandiera dell’approccio curatoriale di un’istituzione come il Maxxi.
Non ha respiro internazionale e rimane troppo costretta – soprattutto nella parte storica – ai confini italiani, rendendola di difficile esportazione in altri Paesi. Ma soprattutto, dopo quasi quattro anni dall’apertura nell’edificio della Hadid, il Maxxi non è ancora riuscito a entrare nel sistema dei circuiti museali internazionali, doves l’eccellenza è rappresentata da un’attività curatoriale all’avanguardia che indaga non solo le dinamiche contemporanee in atto, ma soprattutto prefigura e anticipa il futuro che verrà facendo spesso scelte in controtendenza con gli umori e i poteri del tempo in cui viviamo.

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