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Mostre ANGELO MANGIAROTTI, RETROSPETTIVA. Il piacere della ricerca – di Giulia Russo

Mostre ANGELO MANGIAROTTI, RETROSPETTIVA. Il piacere della ricerca – di Giulia Russo

In occasione della settimana del design, la Galleria Carla Sozzani di Milano ospita la mostra Retrospettiva: 60 anni di attività dell’Architetto Angelo Mangiarotti. Disegni, modelli di studio, oggetti di design, fotografie, sculture e video presentano il piacere della ricerca del Maestro Mangiarotti che ha influenzato il design e l’architettura contemporanea, svolgendo anche attività didattica presso università italiane e straniere.

Nei progetti di Angelo Mangiarotti emerge il rigore concettuale e produttivo di chi conosce e sa osservare l’uomo, i suoi gesti quotidiani, i suoi spazi. Da sempre sedotto dalla materia e dalle sue potenzialità, studia il modo migliore in cui trattarla, adottando le tecnologie contemporanee e manifestando il piacere di sperimentare, verificare e poi rimettere di nuovo in discussione i risultati acquisiti.

Il percorso espositivo propone subito allo spettatore due grandi sculture in marmo, mettendo in evidenza il parallelismo fra la ricerca artistica e l’attività progettuale e costruttiva dell’architetto. Scolpire è sperimentare liberamente le innumerevoli qualità fisiche e formali della materia. Lavora il marmo, il plexiglass, il bronzo e si interroga continuamente sugli equilibri fra pieno e vuoto, concavo e convesso, positivo e negativo, lucido e opaco, giungendo a soluzioni formali sempre nuove.

Fra le opere esposte, la collezione di oggetti in cristallo, con gli originali modelli in legno, nati nel 1986 da una continua collaborazione fra azienda e progettista e realizzati ponendo estrema attenzione alle caratteristiche del cristallo e alle sue tecniche di lavorazione. L’architetto supera e rinnova la forma tradizionale di oggetti che quotidianamente usiamo senza più osservare. La serie di calici e caraffe Bibulo asseconda l’impugnatura, annullando la consueta simmetria tra le parti. Nei bicchieri per whisky Ice Stopper ed Ebbro una piccola piega, come un’impronta, ferma il ghiaccio nel momento della degustazione.

La forma delle posate Serie Ergonomica, del 1990, deriva da un attento studio sulla correttezza ergonomica. L’impugnatura di questa serie di posate ha inoltre un peso ridotto, grazie all’utilizzo di lamiera d’acciaio stampata. Nel 1991 Mangiarotti ripensa sensibilmente anche alla progettazione di una Caffettiera Ergonomica. È in acciaio, con base più larga per aumentare la stabilità e la superficie a contatto con il fuoco, diminuendo il tempo di preparazione del caffè. Presenta una leggera inclinazione che asseconda il gesto di versare e la sezione rimane circolare in quanto più semplice da avvitare. Il manico in resina è posizionato il più lontano possibile dal corpo metallico evitando surriscaldamenti. Tutto è pensato, disegnato e verificato per rispondere ai nostri più elementari bisogni e facilitare le nostre azioni.

Gli Orologi Secticon, progettati nel 1956, sono costituiti da un corpo unico in materiale plastico che ingloba base, supporto e quadrante. È una collezione di orologi da tavolo, da appoggio e da parete. La forma a fungo del modello più rappresentativo è ideata per dare massima leggibilità all’ampio quadrante, buona presa nella parte centrale a sezione ridotta e migliore stabilità alla base.

Mangiarotti dedica buona parte della sua esperienza professionale alla progettazione della luce, attraverso una sapiente modellazione del vetro. Un esempio ben noto è la Lampada Lesbo, del 1966, in vetro soffiato e sfumato. Anche qui si riconosce la caratteristica forma a fungo, che consente di trattare un unico materiale in modo differente a seconda delle sue parti. Il vetro è, infatti, sfumato alla base per celare la sorgente luminosa e in alto per far riflettere la luce sul piano d’appoggio. La parte centrale non sfumata genera invece una luce diffusa.

La complessità della lampada a sospensione V+V, del 1967, nasce dall’assemblaggio di più elementi in vetro uniti fra loro con grande libertà. Si tratta di anelli chiusi a doppio ferro di cavallo,  ripiegati su se stessi. L’illuminazione è indipendente dalla struttura ottenuta e può provenire indifferentemente dall’alto o dai lati. La luce riflette a cascata su queste tende e si scompone in modo sempre differente.

Numerosissimi sono anche i progetti di sedie e tavoli, costruiti con diversi materiali. La Sedia Chicago, progettata nel 1983, è un monoblocco in fibra di vetro rinforzata, la cui struttura consente durante l’uso anche una flessione in avanti, verso il tavolo da pranzo.

Cardine della ricerca dell’architetto Mangiarotti è lo studio dell’incastro a gravità, calibrato e proporzionato in base al materiale adottato, dando origine ad arredi privi di giunzioni come i tavoli in marmo Eros, del 1971, il cui nome allude chiaramente al giunto maschio-femmina. Il piano accoglie e blocca, con un foro, la gamba dalla sezione tronco/conica, dando stabilità all’intera struttura. La serie di tavoli Incas, del 1978, è realizzata invece in pietra serena sabbiata, ideale per un utilizzo in ambienti esterni. Il disegno del giunto questa volta è definito da tagli ortogonali che caratterizzano l’intera collezione.

Ripercorrendo tutte le opere in mostra, credo sia l’accoglienza l’aspetto distintivo dei progetti di Mangiarotti che ad ogni occasione rivendica la preziosità della materia e dell’uomo che la usa, nel rispetto, sempre e comunque, del saper fare. Un saper fare colmo di ricerca e comprensione che, come ci suggerisce il Maestro, ci renderà felici.

 

Milano // fino al 28 Aprile 2013
Retrospettiva: 60 anni di attività dell’Architetto Angelo Mangiarotti
Galleria Carla Sozzani
Corso Como, 10

 

 

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