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Fuori Salone 2013. Orgoglio Padiglione Italia – di Francesca Gattello

Fuori Salone 2013. Orgoglio Padiglione Italia – di Francesca Gattello

Da troppo tempo non si vedeva un allestimento di progetti di design italiano allacciati da un tema comune e sviluppati, per la maggior parte, in maniera efficace e coinvolgente. Sorprendentemente il Padiglione Italia, in occasione del Fuori Salone 2013, è riuscito a presentare un’esposizione ricca di idee e proposte in linea con il dibattito attuale. Nulla da invidiare ai designer olandesi o alle sperimentazioni delle università del nord Europa.

Il filo conduttore dei progetti elaborati da 17 giovani designer per il Padiglione Italia 2013 è il CIBO, scelta sicuramente influenzata dall’avvicinarsi dell’Expo 2015: cibo come materia prima ma anche come elemento fondamentale del processo produttivo e creativo. Edible is better è il motto che sta alla base di un’analisi che si serve di uno degli elementi indispensabili per la continuità della nostra esistenza per stimolare un approfondimento sul senso degli oggetti che ci circondano. L’utilizzo di un tema comune ha permesso di dare una svolta allo stato di stallo in cui il design contemporaneo italiano si trovava fino all’anno scorso: lo stesso Padiglione nel 2012, deludeva gli spettatori a causa della mancanza di prospettive comuni, in quanto mera vetrina di progetti scelti in base a nessun evidente criterio, incapaci di creare un dialogo tra loro e di destare interesse nel visitatore.

Quest’anno, invece, nonostante la presenza di qualche progetto rielaborato da altri lavori già visti sui blog, il Padiglione Italia con Foodmade ci offre prodotti narrativi carichi di grande forza comunicativa e concettuale e dotati di efficacia formale: un successo per il design italiano a livello internazionale. All’interno del padiglione ci troviamo di fronte a progetti inediti e dotati di quella cura del dettaglio che è carattere distintivo del prodotto italiano: ne è un esempio Taste of Wood di Antonio Aricò, che trattando la superficie di oggetti in legno di ulivo con olio d’oliva puro, riesce a materializzare percezioni sinestetiche in prodotti che sembrano avere una pelle morbida e profumata, che raccontano la storia del territorio da cui nascono e alludono a sapori e odori che riportano in Calabria. Altri progetti invece sono audaci e spregiudicati, tre in particolare trattano di una tematica per noi tabù come quella della religione: Ecstasy di Cristina Celestino, Transubstantia Paganus di Ctrlzak e Every Blessed Day di Emanuele Magini coinvolgono l’utilizzo dell’ostia, il pane di Dio, come  materiale per la realizzazione di mobili, oggetti quotidiani e calendari, facendoci riflettere sul significato intimo che sta all’origine del nostro rapporto con la realtà materica. Infine, oltre ad alcune interessanti proposte di prodotti realizzati attraverso l’uso del cibo come fonte diretta di materiale (N.I.P.S di Usedesign e Fooodscapes di Whomade+Michela Milani), perchè non rovesciare il paradigma del legame che si instaura tra l’uomo e il suo primordiale istinto della fame? Stefano Rigolli con Ho Fare rende il cibo prodotto e oggetto di contemplazione per un limitato periodo di tempo.

Finalmente un tentativo di rinnovamento della pratica del design italiano, che si mette in gioco esplorando un terreno profondamente legato alle più discusse tematiche attuali. La sfida sta nello scrollarsi di dosso la polvere del Grande Design italiano del secolo scorso, che negli ultimi anni si è costituito come parametro di confronto paralizzante per le nuove generazioni che ora reclamano a gran voce il valore del loro apporto alla progettazione e all’innovazione del prodotto e del processo.

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